Sulla sinistra Getulio Alviani fotografato da Tofoletti. Sulla destra Getulio Alviani, Anthropometry, Cerchio quadrato, 1965, fotografia di Massimo Capodanno.

"anthropometry" celebra il punto di vista unico di getulio alviani

Punto di riferimento dell’arte cinetica italiana, ideatore plastico e divulgatore della Op-Art, Getulio Alviani è una di quelle figure del Novecento da conoscere assolutamente.

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14 maggio 2019, 2:18pm

Sulla sinistra Getulio Alviani fotografato da Tofoletti. Sulla destra Getulio Alviani, Anthropometry, Cerchio quadrato, 1965, fotografia di Massimo Capodanno.

Punto di riferimento dell’arte cinetica italiana, ideatore plastico e divulgatore della Op-Art. Questi sono solo alcuni modi per definire la figura eclettica e poliedrica di Getulio Alviani.

Nato a Udine nel 1939, si avvicina al mondo dell’arte giovanissimo, diventando allievo dello scultore statuario Max Piccini. La passione del maestro nel fare e nel costruire diventa anche per lui fondamentale nella creazione dell’opera.

Precoce ed innovativo, realizza già alla fine degli anni Cinquanta le superfici a struttura vibratile, superfici metalliche fresate caratterizzate da texture particolari che assorbono e rimandano la luce, creando riflessi e immagini uniche a seconda del punto di vista dell’osservatore. Sono i primi passi dell’artista nel mondo dell’arte cinetica e della Op-Art.

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Immagine dall'installazione Anthropometry.

Nel 1961 espone le sue opere per la prima volta alla Mala Galerija di Ljubijana, dal 1962 si indirizza verso una ricerca grafica, sempre mantenendo il suo rilievo nel mondo dell’arte. È nel 1963 che inizia una collaborazione con Germana Marucelli e, in seguito, con Rudi Gernreich, la quale porterà alla creazione di tessuti stampati dalle proprietà cinetiche-visuali. Nasce la Moda OP, e ben presto si diffonde rapidamente in tutto il mondo.

Le plissettature e le costruzioni di Germana Marucelli, le stampe stesse del tessuto disegnate da Alviani, le combinazioni tra materiali rendono gli abiti quasi vivi sul corpo di chi li indossa, diventando delle vere e proprie sculture plastiche che cambiano e mutano a ogni movimento.

L’indumento e la persona fisica si uniscono, andando a creare un’opera d’arte unica che non esisterebbe senza la coesione dei due elementi. Esempio lampante è Bat(h)tape, realizzato nel 1966, che vede un corpo che diventa tutt’uno con un singolo nastro, il quale crea l’illusione di eliminazione della nudità del corpo femminile sottostante.

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Immagine dall'installazione Anthropometry.

Già nel 1965 espone i suoi abiti-scultura Cerchio+Quadrato=Volume e Positivo-Negativo al MoMa, Museum of Modern art, di New York in occasione della mostra The responsive eye, mostra di importanza epocale per l’arte ottica nel mondo. Questo è un anno ricco di soddisfazioni per l’artista, che ha l’occasione di presentare il suo lavoro in diverse parti del mondo, tra cui Tel Aviv in occasione dell’esposizione Art and movement e al Palais des Beaux Arts di Bruxelles per Lumière, mouvement et optique.

Sempre in quell’anno sperimenta con la creazione di Mono-orecchino il concetto di gioiello come scultura in movimento indossabile, concretizzato poi anche dal gioiello Cerchi Virtuali realizzato nel 1967.

Nel 1967, poi, inizia a realizzare degli oggetti luminosi a movimento termomeccanico, ponendo l’attenzione sul cambiamento dell’opera all’occhio dello spettatore a seconda del calore, del freddo, dell’umidità. Sempre nel 1967 si avvicina all’arte ambientale partecipando all’esposizione Lo spazio dell’immagine a Palazzo Trinci a Foligno.

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Immagine dall'installazione Anthropometry.

Negli anni Settanta entra nel mondo accademico accettando la cattedra di pitture dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e negli anni Ottanta si trasferisce in Venezuela per dedicarsi alla ricostruzione e alla direzione del museo di arte moderna di Ciudad Bolivar. Sebbene interrompa la sua attività artistica per un decennio, il mondo dell’arte riconosce la sua importanza nel mondo dell’arte, esponendo le sue opere e sottolineando la sua genialità creativa.

Eclettico e poliedrico si dedica dagli inizi del 2000 all’architettura, dimostrando come la passione e la curiosità per il fare e il costruire, tramandate in giovinezza dal suo maestro, siano applicabili a diversi campi.

Getulio Alviani si spegne a Milano il 24 febbraio 2018 all’età di 78 anni.

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Sulla sinistra Getulio Alviani fotografato da Tofoletti. Sulla destra Getulio Alviani, Anthropometry, Cerchio quadrato, 1965, fotografia di Massimo Capodanno.

Anthropometry, la mostra a lui dedicata, offre al visitatore un’esperienza tra arte, moda, gioielli, musica e performance teatrale, ricalcando l’attitudine di Alviani nei confronti dell’arte, mai circoscritta a una sola disciplina.

Ad accompagnare le opere di Getulio Alviani saranno esposti per la prima volta gli abiti inediti realizzati da Diora Fraglica Alviani con la guida artistica e tecnica di Andrea Altitonante. Il risultato di questa collaborazione, in grado di incarnare il progetto cinetico di vestibilità di Getulio Alviani, è una serie di abiti realizzati con nuove combinazioni cromatiche e di linee, le quali rendono l’abito un’immagine in continuo mutamento.

Anthropometry è aperta al pubblico su appuntamento durante l’esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia dal 9 al 30 maggio 2019 a Palazzo Barbaro.

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Getulio Alviani, Anthropometry, 1969. Fotografia di Ada Ardessi.

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Crediti


Testo di Alina Cortese
Immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa Negri Firman