jimothy lacoste fa canzoni impossibili da levarti dalla testa

Le ascolti una volta, e poi ti ritrovi a canticchiarle per tutta la settimana successiva. L'abbiamo intervistato per capire come fa a creare ritmi così coinvolgenti e presi bene.

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lug 17 2018, 4:08pm

Questo articolo è realizzato in collaborazione con Ortigia Sound System.

La prima volta che ho ascoltato Jimothy Lacoste ero in soggiorno in un pomeriggio di quel caldo pre-temporalesco di maggio. Un caro amico che per lavoro ascolta un sacco di musica e quando mi entusiasmo per qualche novità mi fa sentire come Roberto Saviano che “scopre” Ghali ha messo Getting Busy di Jimothy Lacoste.

Non so se voi siete più dei fini crate diggers alla Strange Sounds From Beyond o dei Roberto Saviano, comunque io mi sono subito emozionata per questo giovanissimo londinese di origini latinoamericane che coniuga la sua passione per i testi da filastrocca, facili ma con un messaggio ben chiaro, a ritmi catchy (quasi tutti autoprodotti) e una passione per la moda maturata vagando per le bancarelle di Camden.

La prima traccia della manciata che ha pubblicato ad oggi, uscita la scorsa estate, è quasi una premonizione: s’intitola Getting Busy, e sta di fatto che da lì in poi Jimothy si è ritrovato piuttosto impegnato. Ma ha continuato a documentare la quotidianità sua e dei suoi coetanei con un mix tra consapevolezza e semplicità disarmante, per cui il paragone più azzeccato che mi viene in mente è come mi immagino un predicatore illuminato di una ipotetica religione giusta. I temi di cui parla sono seri e significativi, ma lo fa in un modo che ti fa improvvisamente sembrare qualsiasi cosa tu stia facendo senza rifletterci—drogarti? bere? trattare male le ragazze?—molto, molto stupida.

Ho contattato Jimothy per parlare di musica, moda e romanticismo.

So che ultimamente la tua vita è “piuttosto emozionante” [ ‘life is getting quite exciting’ è la punchline di Getting Busy, il primo pezzo di Jimothy Lacoste]—che cosa stai facendo?
Faccio musica, mi diverto e sto creando intorno a me una fanbase in crescita, sia mentalmente, sia fisicamente.

Dopo che la scorsa estate è uscita Getting Busy ti sei improvvisamente trovato al centro dell’attenzione. Come è cambiata la tua vita? Forse allora non eri nemmeno lontanamente busy quanto lo sei oggi.
Non ho sentito il cambiamento così tanto perché è stato graduale, ma è buffo perché quella canzone era stata fatta per un futuro in cui sarei stato pieno di cose da fare, e ora lo sono. Può anche essere una scocciatura, ma in generale mi piace essere pieno di cose da fare.

Tutte le tue canzoni dimostrano un atteggiamento positivo nei confronti della vita, che è una cosa che forse al giorno d’oggi non è così usuale—ma ne abbiamo davvero bisogno (quindi grazie). Ti consideri una persona spensierata? Qual è il messaggio che cerchi di passare con la tua leggerezza al pubblico?
Non mi considero una persona sempre felice, né sempre triste. È solo che so come esprimere i miei sentimenti, quando sono felice lo dico e quando sono triste, anche. Quello che consiglio a tutti è di non cercare di nascondere la tristezza, piangere e fare proprio questa emozione. E quando invece ti senti felice e davvero senti la positività e l’adrenalina, saltare e ballare e parlare con la gente.

Nelle tue canzoni e nei tuoi video ci sono situazioni di tutti i giorni: feste e serate, trasporti pubblici e così via. Soprattutto trasporti pubblici, che sono il focus principale di Subway System. Cos’è questa passione per la metropolitana e gli autobus?
Dipende dal fatto che tutti, lì dentro, si sentono a disagio, imbarazzati e strani.

Sono curiosa di sapere quando e come hai cominciato a produrre musica.
Ho cominciato nella mia stanza a 15 anni, forse anzi ero ancora più giovane. Sono autodidatta al pianoforte e tutto il resto, ho usato un programma per imparare. Ah, e non uso mai sample per fare musica.

Possiamo parlare un attimo della genesi delle tue canzoni? Per esempio ho letto un’intervista in cui dicevi che Drugs viene da una ragazza che hai visto a una festa tutta fatta di psicofarmaci, e per cui hai provato un po’ di tristezza. Tutte le tue canzoni vengono dalla vita vera?
Sì e no. Sicuramente Drugs è l’esempio migliore. Anche Future Bae è reale, non voglio ancora una fidanzata al momento perché mi sto concentrando sul far soldi. Alcune canzoni riguardano il mio futuro, piuttosto, alcune le ho fatte perché i miei fan si prendano bene nelle loro stanzette, e altre sono fatte solo per ascoltarle e divertirsi senza un motivo specifico.

A proposito di sostanze, qual è la tua posizione sulla cultura contemporanea dello sfascio?
Non ho problemi con la droga, se vedo a un mio concerto una persona fatta sono un po’ contento perché vuol dire che si sta divertendo con la mia musica. Ma quello che mi sento di dire è che usare le sostanze per essere sempre felici è l’inizio del problema, perché è brutto non essere in grado di godersi la vita da sobri. Personalmente non piace nemmeno ubriacarmi, mi piace solo essere un po’ brillo. Ma se tu sei capace di gestirtela è ok, dipende dalla persona.

Future Bae parla di amore eterno e di impegno in una relazione, che sono cose di cui molti ragazzi della tua età non parlano spesso. Sei un romantico?
Non lo sono al primo appuntamento, ma comincio a esserlo quando le cose vanno bene. Il motivo per cui io ne parlo e molti miei coetanei no è solo che sono cresciuto in modo diverso, e vedo le cose in modo diverso.

Ti auto-produci molti pezzi, ma riesci ad avere comunque un suono unico. Ci sono degli artisti in particolare che ti hanno ispirato? Per esempio, Peter Duffy, che ha prodotto Future Bae, come l’hai conosciuto?
Non saprei proprio dire chi mi ha ispirato, tutte le canzoni che ho sentito si sono come mescolate in una. È la musica in generale che mi ispira. Il mio cervello mi ispira. La sicurezza in me stesso. Con Peter, invece, ci siamo incontrati al pub prima che scrivessi Future Bae e lui mi ha detto, “Senti, Jimothy, hai bisogno di aiuto?” e mi ha offerto di registrare nel suo studio, quindi sono andato e abbiamo cominciato a lavorare insieme.

Nei tuoi video e anche sulla tua pagina Instagram ti esibisci spesso in una danza molto riconoscibile , sono dei movimenti che fai con le anche e le spalle… Da dove arriva?
Viene da un videogioco, ma non ti dirò quale…

Parliamo di moda. Ti chiami Jimothy Lacoste e tra i tuoi brand preferiti hai citato Burberry, Ralph Lauren e Lacoste, ma hai anche uno stile molto personale.
La moda mi è sempre piaciuta. Quando andavo alle elementari mi ricordo che era il momento delle Air Force della Nike, e poi sono venute le Superstar di Adidas. Verso i 13 anni ho iniziato a uscire con ragazzi più grandi, e c’era questo tipo sempre vestito benissimo che mi ha aperto la testa alla moda. È stato allora che ho cominciato a sperimentare e ho trovato un mio stile molto classico. Molti diranno che è uno stile hipster, ma senti, è semplicemente classico. Pantaloni slip, maglia infilata nei pantaloni e Samba—semplice, classico e smart.

Dobbiamo aspettarci qualche collaborazione con un brand?
Spero. Aspetta e vedrai.

Qual è l’impatto che vuoi avere sulla società e sul tuo pubblico con la tua leggerezza e il tuo umorismo?
Voglio rendere le persone felici, ma la cosa più importante ancora è che voglio aiutare le persone a esprimere le loro emozioni. Non sono perfetto, sto ancora lavorando su me stesso. Non sono nato sicuro di me, ho dovuto lavorarci su. Voglio che le persone trovino loro stesse e non facciano gli errori che fanno in molti, al giorno d’oggi.

Jimothy Lacoste suonerà a Ortigia Sound System, in programma dal 25 al 29 luglio a Ortigia, il centro storico di Siracusa, in Sicilia. Tutte le informazioni sul sito di OSS.

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Altro festival italiano molto figo, altra occasione per fare un'intervista molto figa:

Crediti


Intervista di Elena Viale
Immagine di copertina su gentile concessione di Ortigia Sound System