Diego Villarreal, foto dal libro Boys Pee On Things

"Boys Pee On Things": scatti erotici per ripensare alla vulnerabilità degli uomini

L'equazione uomo = insensibile non è più valida, lo sappiamo. Ma è ora di riflettere sul perché.

di Beatrice Hazlehurst
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05 marzo 2020, 1:09pm

Diego Villarreal, foto dal libro Boys Pee On Things

Nel nostro viaggio verso l'inclusività, siamo oggi senza alcun dubbio sempre più attenti alle esigenze di chi fino a qualche decennio fa veniva considerato un underdog. Chi, mantenendo una metafora animale, rappresentava il cavallo su cui non valeva la pena scommettere. Quelli che, in un'ottica darwiniana, venivano relegati all'ultimo posto della catena alimentare.

In apparenza, a subire le conseguenze di questa inversione di tendenza sono coloro che stanno in cima alla piramide sociale: uomini bianchi, etero e cisgender. Nel nostro mondo sempre più gender-fluid e post #metoo, l'ipermascolinità è senza dubbio roba vecchia. Ma per la maggior parte degli uomini, essere uomo significa ancora ciò che significava duecento anni fa: essere assolutamente invulnerabili. O più semplicemente, non fare la femminuccia.

"Abbiamo insegnato agli uomini che non devono mai essere a loro agio con le emozioni, tranne la rabbia, che può essere espressa sempre e comunque."

Nel nuovo libro fotografico di Lida Fox, Boys Pee On Things, la fotografa sottolinea come sia proprio da questo meccanismo che scaturisce la mascolinità tossica. Non serve una laurea in psicologia per capire perché le comunità incel denigrino sia le donne di potere che i cosiddetti Chad (stereotipo dell'uomo conquistatore, dalla mascella squadrata e muscoloso): abbiamo insegnato agli uomini che non devono mai essere a loro agio con le emozioni, tranne la rabbia, che può essere espressa sempre e comunque.

Dopo aver provato sulla sua pelle quanto i diktat sociali siano tossici, Lidia Fox ha messo questo tema al centro della sua fotografia.

Libro fotografico stereotipi genere
Rebekah Campbell.

"La mancanza di vulnerabilità maschile ha da sempre un impatto sulla mia vita, così come lo ha su quella delle persone che mi circondano," mi spiega. E Boys Pee On Things vede la modella, musicista e autrice dare spazio a una serie di creativi che attraverso immagini e testi riflettono sul tema della vulnerabilità (o della sua assenza). E ciò significa, secondo Lida, confrontarsi con le aspettative della società e come queste influenzano i nostri comportamenti.

L'unica regola che si è data in questo lavoro è stata quella di includere il maggior numero possibile di prospettive (i contributor sono di età, generi e identità sessuali diversi), così da offrire l'opportunità ai cosiddetti outsider di descostruire le norme maschili. "Alcuni di loro sono incazzati," continua. "Altri divertiti, malinconici, curiosi o felici. Poi c'è chi ha capito subito come contribuire a questo libro, mentre altri ci hanno messo un po' di tempo."

"In contrasto con le immagini iper-costruite di cui era protagonista in quanto modella, Lida inizia a sperimentare con la fotografia analogica."

Lida stessa ha scoperto la fotografia quando era una modella giovanissima, usandola come mezzo per documentare i suoi viaggi prima dell'arrivo degli smartphone. Quell'esperienza l'ha spinta a sperimentare con il mondo analogico, in contrasto con le immagini iper-costruite di cui era protagonista in quanto modella. Lavoro che, mi dice Lida, le ha causato un forte stress mentale ed emotivo: non aveva praticamente alcun potere sulla sua immagine. "Dovevo costantemente piegarmi alle aspettative che le altre persone avevano di me."

Oggi Lida, tra i membri fondatori della band punk di Los Angeles cumgirl8, ha fatto della creatività il suo unico credo. Boys Pee On Things è il suo terzo libro (il primo pubblicato da Good Taste Publications), prima del quale aveva lavorato a una selezione di immagini inedite di lei e le sue amiche dal titolo Film Hooligans, diventata poi una fanzine, e Kiss Me, progetto che—avete indovinato—esplora l'atto del bacio.

Libro fotografico stereotipi genere
Laura Allard-Fleischl.

"L'idea dietro Boys Pee mi girava in testa da un po' di tempo," ammette Lida. "Amo i libri, sono oggetti tangibili che posso toccare, sfogliare e percepire. Non ho mai messo in discussione il fatto di poterlo pubblicare in un formato diverso: i libri d'arte e fotografia stanno diventando oggetti per collezionisti, opere d'arte a sé stanti."

Anche se i suoi libri non sono parte di una serie, tutti sono collegati gli uni agli altri: Boys Pee On Things segue la struttura di Kiss Me, mentre Film Hooligans è stato il trampolino di lancio per entrambi, permettendole di creare ed allargare la sua rete di contatti. Proprio da questo progetto, inoltre, sono scaturite le prime riflessioni sulla mascolinità: la fragilità del sesso maschile era una sorta di fil rouge che continuava a tornare.

"Anche le esperienze quotidiane possono acquisire nuovi significati se osservati da punti di vista inconsueti."

Certo, analizzare questo tema non è niente di nuovo, ammette Lida, ma anche le esperienze quotidiane possono acquisire nuovi significati se osservati da punti di vista inconsueti. "L'identità di genere è un argomento su cui riflettiamo e studiamo da centinaia, se non migliaia, di anni. Ma questo lavoro credo offra una nuova prospettiva. Spero questo libro possa dare vita a conversazioni sul tema, facendo sentire comprese le persone che hanno vissuto esperienze simili sulla loro pelle."

Libro fotografico stereotipi genere
Rebekah Campbell.
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Lida Fox.
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Diego Villarreal.
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Lida Fox.
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Massima Desire.
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Charles Caesar.
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Noelle Duquette.
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Lida Fox.

Boys Pee On Things è edito da Good Taste Publishing e disponibile qui

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