Memoria, pulsione archivistica e ibridazione tra reale e virtuale: Chiara Passa incontra Fornasetti

In occasione della Milano Design Week 2022, Chiara Passa porta le sue sperimentazioni nell’universo vintage del brand. Come? Attraverso “Still Life” la sua opera in AR.

di i-D Staff
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03 giugno 2022, 4:00am

Se dovessimo individuare una sola parola per descrivere la nostra epoca, probabilmente sarebbe ibridazione. Tra opere NFT, Arte Digitale e Metaverso, nell’ecosistema crossmediale e iper tecnologizzato in cui viviamo, la dimensione fisica si interseca senza soluzione di continuità con quella digitale. Ed è impossibile non avere mai avuto a che fare con queste dinamiche e i quesiti esistenziali e ontologici che solleva. Cosa sta succedendo? Dove ci porterà tutto questo? E in che modo possiamo sfruttare le nuove tecnologie per realizzare i nostri progetti?

Ed è proprio su questo che riflette, ormai da diversi anni, Chiara Passa, artista visiva nata a Roma che dal 1997 analizza gli spazi liminali tra fisico e virtuale, utilizzando ad ampio raggio le tecnologie immersive. La sua visione si concretizza dunque in animazioni, net-art, video-installazioni interattive e site-specific e video sculture che utilizzano e incorporano diversi visori 3D. Still Life è uno degli ultimi tasselli di questo percorso artistico, un’app per smartphone presentata per la collaborazione tra i-D Italy e Fornasetti. Verrà svelata in occasione dell’inaugurazione della Milano Design Week 2022, all’interno dell’area dedicata agli oggetti vintage presso lo store Fornasetti di Corso Venezia.

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Al centro dell’opera, valori chiave tanto per Chiara quanto per Fornasetti: il loop tra passato e presente, lo scambio tra reale e virtuale e l’attenzione archivistica verso oggetti comuni, intesi come veicoli di un valore storico capace di valicare le epoche e gli stili. Prendendo spunto dal magico mondo di Fornasetti, Chiara riflette sulla costruzione degli oggetti e sul concetto stesso di oggetto: oggetti rivestiti dalla patina degli anni, oggetti vissuti ma senza tempo, dotati di un valore in continua crescita. Valori cruciali per il brand e parte dell’heritage del fondatore Piero Fornasetti, che trovano in Still Life un dialogo stimolante e coerente.

La pulsione archivistica è infatti propria di Fornasetti fin dalle origini, che ha saputo trasformare in decoro oggetti comuni, stratificandone il valore, i significati e la semiotica. Dagli anni ‘40, lo storico marchio fonde pittura e artigianato in una proposta di decorazione d’interni che spazia dai mobili ai complementi, dalle candele per la casa alle carte da parati, dallo sguardo fermo di Lina Cavalieri (1874-1944)—la soprano e attrice musa del brand—alle influenze di De Chirico, Campigli, Savinio, Clerici e Fontana, unendo il bagaglio culturale del fondatore con una propensione manuale agli antichi mestieri di bottega.

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Conservando la propria essenza di atelier, dove ogni complemento è realizzato a mano e con cura per il dettaglio, Fornasetti interpreta la contemporaneità, così come il ricordo e l’innovazione, attraverso una sperimentazione continua e un’intenzione a lavorare su oggetti vissuti e senza tempo. Ed è questa la visione al centro della selezione di oggetti vintage del brand—la sala dello store che raccoglie pezzi del brand provenienti da vari decenni—, come anche il fil rouge che lega l’opera di Passa e che innerva Still Life.

Preparati a entrare in un mondo ibrido, una dimensione altra ma simultanea a quella IRL, dove la Wunderkammer collezionistica e curatoriale del brand si mixa alle opere di interior design create ad hoc da Chiara Passa. Così, potrai colmare luoghi IRL—come la tua casa, la tua cameretta o il tuo ufficio, ma anche uno spazio espositivo, un negozio, un atelier—con design inediti e d’impatto. Per saperne di più, ne abbiamo parlato direttamente con l’artista.

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Come ti sei avvicinata all'arte digitale?
Grazie alle poche informazioni raccolte durante viaggi in Europa e attraverso alcuni libri, come ad esempio Pioneers of Electronic Art, catalogo che ho acquistato a Linz subito dopo la metà degli anni Novanta. È così che ho sviluppato una forte curiosità verso i pionieri della Computer Art anni Sessanta e Settanta ed ho iniziato a esplorare il campo artistico della media art. Incentrare ricerca e modus operandi intorno alla tecnologia per me significa progettare una fruizione artistica aperta a molteplici livelli percettivi, che introduce il pubblico attivamente nel vibrante contesto dell’opera multimediale.

Negli anni Novanta l’Accademia è stata la scelta più versatile e vicina al discorso New Media che mi ha permesso di iniziare a sperimentare ad ampio raggio, anche se al tempo il tema Media Art era decisamente allo stato embrionale. L’approccio alle nuove tecnologie e in particolare al computer, usato come strumento artistico, è iniziato nel 1996, quando ho acquistato il mio primo PC che istintivamente ho adoperato come mezzo della mia produzione artistica—dentro e fuori Internet—affascinata com’ero dalle molteplici possibilità creative che il computer continua ad offrirmi ancora oggi. Quindi, alla fine degli anni Novanta ho elaborato un linguaggio artistico attraverso i cosiddetti “nuovi media” e in particolare attraverso le tecnologie immersive che attualmente costituiscono i principali strumenti della mia espressione.

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Il ricordo è la fonte d’ispirazione principale delle tue creazioni in AR per l’app Still Life. Cosa unisce l'indagine del passato a questo strumento tecnologico? 
La memoria è importante in rapporto alla trasmissione culturale dell’opera. È una condizione con cui noi artisti, volenti o nolenti, inevitabilmente ci confrontiamo. Nel caso di Still Life, tutti gli oggetti che si vedono attraverso la tecnologia della realtà aumentata provengono da casa di mia madre.

Quando ho capito che la sua famiglia si avviava a scomparire ho avuto come una pulsione archivistica che mi ha indotta a rendere gli oggetti di famiglia degli “oggetti della memoria” che, anche se da me digitalmente manipolati, inducono il ricordo. Still Life è un’esperienza cognitiva dove il concetto di ricordo si estende anche allo spettatore che, fruendo l’opera, raccoglie informazioni culturali in grado di proiettarlo anche verso ricordi e informazioni personali.

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L’opera è costituita da oggetti dinamici che ho creato per trasformarsi oltre la propria funzionalità, secondo anche la scuola di pensiero Object Oriented Ontology che pensa agli oggetti come entità mutevoli, quindi dotati di una intrinseca metafisica. Still Life è una natura morta che attraverso la tecnica della realtà aumentata racconta una storia mantenendo viva la tradizione di questo genere artistico, creando una visione ontologica che specula su paesaggi, dipinti e cose per ricreare uno spazio interattivo orientato agli oggetti e che si sviluppa tutto intorno allo spettatore.

Si tratta di un’opera che dimostra come la realtà aumentata, in verità, alteri la nostra dimensione percettiva del reale, sottraendo, sfocando e modificando la realtà per aumentare l’immaginario nella nostra dimensione reale. La realtà aumentata è una tecnologia letteralmente fantastica per raccontare storie ad-hoc e site-specific in ambito artistico.

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Che tipo di esperienza vuoi veicolare attraverso la tua arte? 
Iper-vedere tra-gli-spazi, in quella dimensione sospesa tra reale e intangibile ove in arte tutto è possibile. Uso la realtà immersiva per disegnare spazi virtuali liminali e dinamici che vanno a intersecarsi con lo spazio reale, sfidando la nozione statica di architettura per espandere i limiti percettivi oltre l’idea di corpo materiale. Nella mia ricerca artistica è centrale il tema del coinvolgimento dello spettatore che, da vario tempo ormai, non è più alla ricerca di un’esperienza estetica, ma sa che deve trasformarsi in spett-attore (termine già usato da Augusto Boal) dinamico e consapevole di essere parte attiva del processo dell’opera, che è esperita attraverso nuovi paradigmi costruiti da imprevedibili combinazioni sinestetiche.

Attraverso la realtà immersiva lo spettatore iper-fruisce lo spazio, dilatando così le proprie possibilità percettive trasversalmente a una visione sensibile ed elastica dell’opera. Per creare nuove opportunità di fruizione dobbiamo portare l’arte in luoghi inesplorati come, ad esempio, è stato per la street art, l’arte in rete, l’arte immersiva, e molte altre pratiche artistiche. È proprio così che i non-luoghi possono diventare musei.

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Quali sono i punti in comune con Fornasetti? Cosa ti ispira dell’Heritage e dell’estetica della atelier? 
Sicuramente in comune c’è il discorso inerente alla costruzione degli oggetti, che se anche reali nelle creazioni di Fornasetti, hanno per me lo stesso peso concettuale, storico, artistico ed estetico degli oggetti virtuali di Still Life. Le creazioni di Fornasetti vertono sul discorso della storia e della memoria proprio come la mia opera Still Life. Infatti, ho visto oggetti di Fornasetti che evocano racconti e mobili che sembrano scenografie teatrali.

Still Life, proprio come le opere di Fornasetti, dialoga con la storia dell'arte per reinventare il passato come se fosse presente e futuro, stabilendo così un asse temporale elastico fatto di valori culturali, storici e artistici. Si tratta tanto per me quanto per Fornasetti del passaggio essenziale dall’eredità artistica proveniente dal passato, al bene comune contemporaneo.

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Guidaci nel processo creativo che hai applicato per il progetto Still Life.
Still Life è una variegata installazione artistica costituita da una parte fruibile attraverso la realtà virtuale e da diverse sculture di ceramica animate attraverso la tecnologia della realtà aumentata. La mia opera si inserisce perfettamente nel filone storico-artistico della realtà immersiva che affonda le radici negli affreschi pompeiani, dove i grandi trompe-l'oeil proiettavano gli spettatori nelle scene di vita del tempo.

Per Still Life ho disegnato gli ambienti virtuali adoperando tecniche come fotogrammetria e scansione 3D. Quindi, ho lavorato sulla manipolazione cromatica di mappe e texture. Il risultato è una natura morta, un quadro tridimensionale scomposto e interattivo, dove gli oggetti si animano inaspettatamente e capace di realizzare finalmente (grazie alla realtà virtuale) quanto recitava più di un secolo fa il manifesto futurista: “Porteremo lo spettatore al centro del quadro”.

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Still Life VR recupera anche la tradizione pittorica del vedutismo paesaggistico, infatti, è strutturata come una passeggiata in cui lo spettatore, per vedere tutto e da ogni angolazione, deve scegliere alcuni percorsi faticosi piuttosto che altri più semplici durante una inaspettata passeggiata sui generis. In Still Life AR invece gli spettatori sono invitati a visitare le sculture in ceramica da vicino, esplorandole interattivamente attraverso la tecnologia della realtà aumentata.

Il pubblico, infatti, attraverso tablet e smartphone, è invitato a guardare oltre la superficie, dentro l’oggetto fisico esplorando la dualità liminale della superficie scultorea che oscilla tra tangibile e virtuale.

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Crediti

Testo: Anna Maria Giano
Creative Director: Gloria Maria Cappelletti
Senior Art Director: Gloria Bertuzzi
Executive Producer: Rosario Rex Di Salvo
Account Director: Valentina Curti
Account Manager: Lina Giselle Murillo Martinez
Fotografie: Gloria Bertuzzi tramite l’app Still Life di Chiara Passa
Video: Guglielmo Del Signore tramite l’app Still Life di Chiara Passa
Un ringraziamento speciale a Chiara Passa

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