I capi più audaci degli anni '70 li trovi nello shop Mgoya Vintage

Attingendo da un decennio spesso stereotipato o travisato, la piattaforma cura una selezione di pezzi unici in cui spirito vintage e contemporaneità convivono armoniosamente.

di Giorgia Imbrenda
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25 marzo 2022, 10:15am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Mgoya Vintage, il progetto di rivendita creato dal designer Hassani che propone una selezione di capi vintage direttamente dagli anni ‘70, per trasportarli nella contemporaneità.

100% sostenibile, la piattaforma nasce dall’amore del fondatore per la moda del passato, in particolare degli anni ‘70, con l’obiettivo di riportare in vita stili apparentemente dimenticati. Attingendo dalle estetiche, correnti e movimenti di quel decennio, il brand si rivolge a chi intende esprimere se stesso senza filtri, perseguendo uno stile personale definito e d’impatto. I capi proposti dalla piattaforma, infatti, sono pezzi unici e tutto ciò che viene presentato sul sito è frutto di accurata selezione e disponibile in minime quantità. Ogni capo è un piccolo pezzo di storia che mira a rispecchiare la personalità e i valori di chi lo sceglie.

Per saperne di più sul progetto e le sue evoluzioni, abbiamo intervistato direttamente il fondatore di Mgoya Vintage toccando i temi della storia della moda, della sostenibilità e della difficoltà di estrarsi da un sistema spesso tossico e inquinante.

Mgoya Vintage rebel label intervista di moda designer emergenti Hassani

Ciao Hassani! Come spiegheresti Mgoya Vintage a chi ancora non lo conosce?
Ciao a tutti! Mgoya Vintage è innanzitutto il coronamento di una passione. 
Ho fondato questo brand 100% sostenibile con l’intento di riportare in vita stili dimenticati che racchiudono ancora grandissima forza comunicativa. Il progetto nasce dagli album fotografici di famiglia, dalla volontà di attingere da ciò che ha segnato un’epoca iconica—quella degli anni ‘70—che offre infinite possibilità di espressione e permette di creare outfit straordinari. Mi piace pensare a Mgoya Vintage come a un ponte tra presente e passato: è la moda vintage portata nelle strade di oggi, indossata nella vita di tutti i giorni, calata nella contemporaneità.

Come definiresti il tuo brand in tre parole?
Studio, individualità, timeless.

Mgoya Vintage rebel label intervista di moda designer emergenti Hassani

Che cosa significa il nome Mgoya Vintage?
Sono felice me lo abbiate chiesto—è uno degli aspetti che più mi sta a cuore e sulla cui scelta non ho mai avuto dubbi. Mgoya è la seconda parola che compone il cognome della mia famiglia, nonché come mio papà veniva chiamato in maniera più confidenziale da amici e parenti. Il nome del brand fa riferimento al primo contatto con la moda vintage che ho avuto, quando ho scoperto una valigia contenente capi risalenti agli anni ‘70 appartenuti a mio papà (e conservati da mia mamma). È un ricordo costante dei valori dietro al progetto ed è la mia più grande fonte di ispirazione. L’attaccamento e la gratitudine verso la famiglia è ciò che da sempre ha contraddistinto il mio cammino, ho quindi voluto che questo si riflettesse sia nel nome che nel logo (la calligrafia è quella di mia mamma).

Cosa troviamo nell’ultimo tuo moodboard o nei drop che lanci sul sito?
Da un punto di vista stilistico, ci sono certe caratteristiche che presento con più frequenza di altre e che segnano l’identità estetica del brand. Lo stile Mgoya Vintage predilige elementi come le giacche in pelle—shearling, safari, trench, per citarne alcun—la vita alta, il denim a zampa d’elefante, accessori audaci come i cappelli da cowboy e una maglieria con pattern geometrici decisi. Cromaticamente, la palette sposa i toni della terra: dalle scale di marrone ai colori caldi, come ad esempio il bruciato di Siena. In termini di calzature, gli stivali la fanno da padrone: dagli ankle boots dalla silhouette più sinuosa ai cuban heels dei modelli western.

Mgoya Vintage rebel label intervista di moda designer emergenti Hassani

Uno dei tratti caratteristici di Mgoya Vintage è l’unicità di ogni capo che viene data sopratutto dalla tua fase della ricerca dei pezzi. Raccontami le fasi creative dietro al tuo brand e cos’è per te il vintage.
È importante per me che il brand mantenga sempre un’identità molto forte e per concepire il brand ho studiato e approfondito le mie idee e visioni per anni. Ho esplorato i vari aspetti del vintage per capirne lo spirito, sia per quanto riguarda la moda che per la musica, il cinema, l’arredamento e il design. In generale, mi immergo in ogni manifestazione artistica e creativa della società del tempo.

Le fasi creative dietro al brand hanno come obiettivo quello di riproporre i codici degli anni ‘70—o quelli che io reputo tali—dall’esaltazione dell’individualità e la libera espressione di se stessi alla sicurezza nel portamento, dai capi dai tratti esagerati (vedi i colletti delle camicie o i risvolti delle giacche) alle prime manifestazioni dello street style. Le fasi di ricerca sono dettate da tutti questi codici e la scelta di utilizzare capi vintage è per me una fuga dalla monotonia della quotidianità. Il vintage stimola la mia immaginazione mantenendo un senso di imprevedibilità e di mistero. È un rapporto gratificante: più ti dedichi al vintage, più il vintage ti restituisce informazioni e ti dà la possibilità di sviluppare uno stile personale che racconta, per esempio, chi sono ancora prima che lo facciano le parole.

Mgoya Vintage rebel label intervista di moda designer emergenti Hassani

Parlando di sostenibilità, in che modo credi che un brand possa ridurre il suo impatto ambientale?
Può sembrare scontato, ma penso che il primo passo necessario da parte di ogni brand sia prendere consapevolezza delle problematiche legare all’ambiente. Più a fondo analizzi le cause e gli effetti del problema, più sei in grado di trovarne soluzioni efficaci. Nel mio caso, tutto parte da due obiettivi. Da un lato c’è il volgersi al passato per trovare ciò che quest’ultimo ha già da offrire, evitando di favorire la produzione di qualcosa di cui già disponiamo. Dall’altro, invece, c’è la sfida di immettere nuovamente nel mercato questi capi e di farli vivere quanto più a lungo possibile, prolungandone il ciclo di vita ed evitando di produrre ulteriori scarti.

C’è un personaggio, reale o inventato, del presente o del passato, che credi rappresenti i codici estetici del tuo brand?
Penso alla New York degli anni ‘70, teatro di profonde fratture sociali e di intere minoranze in cerca di emancipazione—la comunità afroamericana, le donne, la comunità LGBTQAI+, quella latina. Così, chiunque scelga di raccontare la propria storia esprimendo la propria identità in modo sincero e libero rappresenta i valori del mio brand. In quanto fondatore, cerco di diffondere in prima persona la visione del brand e facendolo mi fondo spesso con quest’ultimo.

Mgoya Vintage rebel label intervista di moda designer emergenti Hassani

Qual è stato il momento più difficile della tua carriera finora?
Il momento più difficile in realtà è ogni giorno, è cercare di non farmi travolgere dai ritmi frenetici a cui ci hanno abituato i social media. La pressione imposta da queste piattaforme—quella di dover essere costantemente presenti e arrivi, di pubblicare o creare tutti i giorni qualcosa di nuovo su Instagram—è così forte che non riusciamo più a dedicare tempo né a noi stessi né agli altri. È preoccupante vedere come si è accorciata la percezione del tempo: quello che abbiamo fatto ieri, è già vecchio oggi. Si ha la convinzione che caricare un contenuto dietro l’altro sia l’approccio migliore per lasciare un segno della nostra presenza. La mia impressione è che si tratti di regole che non abbiamo deciso per noi stessi, ma alle quali ci siamo ritrovati a giocare senza però mai soffermarci a riflettere sugli effetti che hanno sulla nostra salute mentale. Tutto ciò che decidiamo di condividere con gli altri è il risultato di un percorso esperienziale. Anche la moda, come ogni altro tipo di racconto, necessita di tempo per essere elaborata e successivamente condivisa.

**E ora, quali sono i tuoi programmi futuri?
**I progetti futuri sono di aprire uno spazio fisico tutto mio. Nel breve o medio periodo ho in mente di attivare dei pop-up che mi permettano di connettermi di persona con chi supporta il brand. Nonostante il focus rimanga sul menswear, voglio aggiungere sempre più articoli anche per la donna. Da fan del cinema, un piccolo sogno nel cassetto è quello di poter vedere un giorno i pezzi Mgoya Vintage indossati su qualche set cinematografico ambientato in ere passate. Ma la vera priorità al momento è soltanto una: diventare un punto di riferimento per tutti coloro che mi supportano e soprattutto per chi, come me, prima di intraprendere quest’avventura aveva timore di credere nelle proprie idee e inseguire le proprie intuizioni per paura del giudizio degli altri.

Mgoya Vintage rebel label intervista di moda designer emergenti Hassani
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Crediti

Testo Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa Mgoya Vintage.

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