Fotografia di Rob Rusling. Immagini courtesy di A-Cold-Wall* 

Samuel Ross torna alle radici di A-Cold-Wall* per la sua A/W 22

Il designer based a Londra ci parla di istinti creativi, di riconessione e di come ha plasmato la sua ultima collezione riflettendo sul concetto di mortalità.

di Mahoro Seward; traduzione di Carolina Micella
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19 gennaio 2022, 2:13pm

Fotografia di Rob Rusling. Immagini courtesy di A-Cold-Wall* 

Come per molte altre persone, i due anni di pandemia sono stati per Samuel Ross l’occasione ideale per ripensare a fondo gli obiettivi e gli intenti del suo marchio, A-Cold-Wall. Uno dei risultati più significativi di questi mesi di contemplazione e riflessione è stata la divisione del brand in due filoni narrativi e progettuali: ACW—nome delle pre-collezioni, orientate in particolare verso il mercato—e, beh, A-Cold-Wall*, ecosistema progettuale dove dominano le sperimentazioni più visionarie dell’immaginario del brand.

La collezione A/W 22 di A-Cold-Wall*, Brittle. Render. Sequenced. Thought., segna il debutto di questa nuova linea e la voglia di Samuel di riconnettersi con quel dolce senso di sicurezza che un buon numero di designer emergenti bramano quando vedono la propria attività espandersi. “Negli ultimi due mesi ho avuto la possibilità di stare da solo e riflettere,” afferma. “Ho potuto giocare con inchiostri e materiali e capire come riportare quel processo spontaneo e fluido nei progetti su cui lavoro ora.”

Tornando a un approccio creativo che privilegia l’intuizione alla strategia, il designer ha iniziato a giocare con materiali per belle arti “come argilla e gesso” e a “modellare forme e capi”, impregnando i 28 look della collezione di una profonda dimensione tattile. Pesanti silhouette si poggiano su pantaloni arcuati, alludendo alla plasticità e flessibilità dell’argilla, e corazze simili ad armature suggeriscono un senso di tenacia e resilienza. Altrove, macchie di vernice metallizzata sporcano pensanti maglie e capispalla, risultato di un impeto di impulsività creativa—gli abiti vengono infatti trattati come tele, più che come prodotti.

Un modello indossa A-Cold-Wall*

Lo spirito della collezione viene incarnato dal fashion film realizzato in collaborazione con il fotografo e regista Rob Rusling, un cortometraggio cupo e austero che sembra avere molti più punti in comune con opere artistiche che con le presentazioni di moda. Successore avvincente alla sfilata-performance presentata per la collezione A-Cold-Wall* A/W 19, il film evoca un’atmosfera tetra e quasi sacrale, presentando la moda come un mezzo per innescare una risposta creativa, piuttosto che come qualcosa destinato a essere acquistato e indossato.

In effetti, il progetto solleva molti interrogativi come quale sia il ruolo di un designer e direttore creativo oggi. È per caso quello di creare abiti facilmente indossabili e desiderabili o è una sfida, una corsa a ostacoli che ha come obiettivo quello di espandere la portata artistica della moda? Per Samuel, la risposta sta nel mezzo—anche se, in questo caso, sembra vertere più verso la seconda opzione. “Volevo essere sicuro che almeno il 70% di quello che stiamo progettando sia in linea con i tempi,” afferma. “Quello a cui sto puntando è rendere A-Cold-Wall* un luogo in cui poter osservare e conoscere nuove idee e prospettive, e non solo un posto dove creare dei semplici prodotti.”

“Brittle. Render. Sequenced. Thought.” Ci parli di come sei arrivato a questo titolo?
[Ride] Beh, in realtà siamo partiti da alcuni titoli molto lunghi e stavo riflettendo su come passare dal macro al micro—quattro o cinque parole che riassumessero l’intero concetto della collezione. Con la parola “britter” (in italiano, “friabile”) volevamo stimolare un senso di nitidezza, fragilità e sensibilità—volevamo tracciare una sorta di coscienza della materia e capire come avrebbe potuto reagire. Con “render” c’è un doppio senso: da una parte, parla della capacità di renderizzare gli abiti, di operare e raccontare una storia attraverso superfici digitali, che sembra molto contemporanea. Dall’altra, parla di intrattenimento e interpretazione, di recitazione e spettacolo, teatro e performance. Con “sequenced thought”, volevo trasmettere come mi sono sentito, sia consciamente che inconsciamente, negli ultimi sei mesi. Volevo essere onesto e produrre qualcosa di più emotivo.

Nelle note della sfilata scrivi che vuoi allontanarti dalle “previsioni e dai forecast creativi”. Come ci sei riuscito e che impatto ha avuto sul tuo approccio creativo? 
Beh, le aziende di moda spesso cominciano progettando in maniera davvero autentica, per poi crescere ed eliminare quella patina di realtà. Succede quasi sempre, ma bisogna preservare e proteggere quel senso artistico iniziale e trovare una maniera per comunicare il proprio valore in un modo che non sembri omogeneo al resto dell’industria. Quindi, il mio ruolo è quello di assicurarmi che quando sviluppiamo le nostre collezioni, le silhouette e i materiali, ci sia un senso di integrità e di purezza. Per questa collezione non stavo pensando a come realizzare il perfetto pantalone cargo o il migliore blouson, stavo pensando a quali sentimenti volevo trasmettere e come le forme e i volumi potessero aiutare a contestualizzare quelle sensazioni.

Un modello indossa A-Cold-Wall*

La precarietà degli ultimi sei mesi ha influenzato il tuo processo?
Penso che il concetto di mortalità abbia influenzato notevolmente la collezione—un paio di persone con cui ho parlato del film mi hanno detto “Ca**o, sembra davvero oscuro e cupo!”. Credo di aver permesso al mio subconscio di scatenarsi per davvero e se è questo ciò che le persone vedono, allora sarà così. Detto questo, parlare della mortalità non era una delle mie intenzioni, ma la consapevolezza del fatto che la vita ha una fine non ha fatto altro che rendere la mia creatività ancora più libera e potente. Non abbiamo molto tempo su questa terra e, quando te ne rendi conto, devi solo assicurarti che ogni espressione di te, che sia dall’emisfero destro o sinistro, riempia la stanza.

A proposito del film, invece, in questa stagione hai collaborato con Rob Rusling. Cosa ti attrae del suo lavoro?
Rob e io abbiamo lavorato insieme per la prima volta durante la sfilata della S/S 19. Ho capito subito che era il collaboratore perfetto. Abbiamo una sensibilità simile per tutto ciò che ha a che fare con il teatro, l’arte e il cinema e sapevo che applicare queste intuizioni ad A-Cold-Wall* avrebbe funzionato. Dopo aver trascorso vario tempo a ripensare A-Cold-Wall* e dopo aver preso la decisione di dividere il brand in due sezioni, dando quindi spazio a entrambe le visioni, ho capito che volevo lavorare con lui. In particolare, una cosa che apprezzo in lui è che possiamo avere uno scambio di opinioni costruttivo, non sempre siamo d’accordo su tutto, ma siamo felici di discutere in maniera creativa, per il bene del lavoro.

Un modello indossa A-Cold-Wall*

Che tipo di conversazioni avete avuto lavorando a questo progetto?
Beh, abbiamo avuto un sacco di conversazioni sulla rappresentazione del corpo nero. La prima esposizione di nudità di A-Cold-Wall* è avvenuta nella sfilata A/W 19, quando abbiamo mostrato un corpo bianco ricoperto di vernice rossa. Questa volta, abbiamo voluto che il corpo fosse nero per legarlo al fondatore del brand che è una persona nera, trasmettendo così una vicinanza e relazione personale che umanizzasse il corpo. Si trattava di esplorare l’idea di forza e fragilità, una messa in discussione che alimentasse l’autoconsapevolezza. Questa è una caratteristica della comunità Black allo stesso modo in cui lo è il fatto di avere un 1,5-2,5% in più di proteine muscolari. Mostrare questo, esponendo parti del corpo maschile nero che solitamente non vengono rappresentate—l’area lombare, i glutei, la coscia—sembrava la cosa giusta da fare, umanizzandolo e aprendo una conversazione più profonda.

Un modello indossa A-Cold-Wall*
 Un modello indossa A-Cold-Wall*
Un modello indossa A-Cold-Wall*
Un modello indossa A-Cold-Wall*
Un modello indossa A-Cold-Wall*
Un modello indossa A-Cold-Wall*
Un modello indossa A-Cold-Wall*
Un modello indossa A-Cold-Wall*

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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Crediti


Fotografie: Rob Rusling. Immagini courtesy di A-Cold-Wall*

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