Fotografie courtesy di Michaela Stark.

La lingerie di Michaela Stark celebra il corpo in tutte le sue forme

Attraverso design intricati e intimi ritratti, l'artista australiana sta sovvertendo gli ideali tradizionali di bellezza legati al corpo, e a come debba essere percepito, mostrato e "valorizzato".

di Laura Pitcher
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31 agosto 2020, 10:20am

Fotografie courtesy di Michaela Stark.

La designer australiana Michaela Stark ha passato l’infanzia sentendosi dire che era “quella in carne, con troppi peli e sempre fuori posto.” Nel 2017 si è laureata in fashion design, si è trasferita a Londra e nel giro di pochi anni si è guadagnata un suo posto all’interno dell’industria della moda. Dopo questi successi, ha deciso di affrontare i traumi del suo passato attraverso la lente della creatività.

È così che ha preso vita il suo omonimo progetto di lingerie, che celebra le insicurezze femminili attraverso capi che sovvertono gli standard di bellezza contemporanei e i preconcetti legati alla “valorizzazione” del corpo femminile.

“Sono stata bullizzata per il mio aspetto fin dalla scuola elementare, eppure quando sono arrivata all’università ho iniziato a disegnare abiti e lingerie per le taglie standard, scegliendo design estremamente femminili creati con le sete più delicate,” ci ha raccontato la designer 25enne.

“Siccome non ho mai trovato lingerie che mi andasse davvero di indossare, sempre in quegli anni ho iniziato a cucirmi da sola i capi di intimo, ben diversi da quelli che realizzavo all’università. È così che ha preso vita il mio progetto,” conclude. I pezzi che Stark crea per il suo progetto personale sono infatti disegnati e modellati sul suo stesso corpo, e poi documentati attraverso autoritratti piuttosto intimi.

E per quanto questi capi siano originali, la lingerie è solo uno degli aspetti del lavoro di Stark come designer. L’artista ha iniziato a lavorare come sarta per alcuni giovani brand inglesi, per poi diventare una designer a tutto tondo. Di recente si è spostata a Parigi dove ha lavorato per Marine Serre. Ora la sua lista di clienti include personalità del calibro di Beyoncé, che ha indossato un suo design in Black is King. “Ho iniziato a lavorare con il suo team per diventare la sua sarta personale, e poi mi sono fatta strada nel mondo del design,” afferma. “Quando chiedevano dei capi, ero la prima a dire ‘posso farcela’, e poi spingevo i limiti sempre più in là. Una cosa ha poi portato ad un’altra.”

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Stark ha un chiaro talento naturale per la costruzione di abiti intricati, ma afferma che il suo sogno da piccola era quella di diventare una star bambina. “Mi agitava molto il pensiero di diventare grande, perché significava avere un anno in meno per diventare un’attrice bambina, e ero ossessionata da tutto ciò che era il cinema e teatro,” ride. “Poi la scuola ha offerto un corso di moda per i maturandi e ho deciso di seguirlo, senza sapere dove mi avrebbe portata. Dopo più di 16 anni a sognare di diventare un’attrice, ho dimenticato tutto quanto.”

Quando inizia a lavorare su un nuovo capo di lingerie, Stark drappeggia il tessuto sul suo corpo di fronte ad uno specchio, finché non ottiene le forme distorte che desidera. I pezzi perfettamente costruiti e il modo attraverso cui li documenta, contorcendo il suo corpo in scatti intimi, evidenziano le infinite forme che i nostri corpi possono creare, lontane anni luce dall’idealizzata e ultra-magra forma a clessidra tipicamente associata al corpo femminile. La designer afferma che ci vogliono un vasto numero di prototipi prima che qualcosa la convinca e sia efficace a tal punto da mettere in luce le sue insicurezza in “maniera abbastanza delicata.” I capi solitamente passano poi dal suo corpo al letto, per passare poi al manichino in un processo che dura in tutto quasi un mese, sostiene.

Il progetto è stato per Stark un viaggio verso l’accettazione di sé, anche se ammette con sincerità di sentirsi ancora molto insicura a volte. Riprendere il suo corpo attraverso tutto il progetto, però, le ha permesso di guardarlo attentamente fino ai più minimi dettagli. “Credo che la cosa più potente del mio lavoro sia il fatto che ha davvero cambiato la mia percezione delle cose,” commenta a questo proposito. “All’inizio mi sentivo molto insicura, ma credo che il lavoro mi abbia permesso di celebrare il mio corpo, e non sentire più la vergogna che provavo prima.”

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Con l’intenzione di disegnare abiti che siano modellati su chi li indossa, Stark lavora come una couturier, creando capi fatti a mano e cuciti a seconda del corpo di ogni suo cliente e sulle sue forme. Questo processo, afferma, nasce dal fatto che lei non si sente particolarmente interessata a “far parte” del sistema dell’industria della moda. “Credo che questo sistema non sia funzionando molto bene, ed è diventato sempre più ovvio per le persone, specialmente nell’ultimo anno,” afferma. “Come designer, vorrei creare degli abiti senza delle limitazioni di tempo o dei ritmi da seguire, ma che siano creati appositamente sulle richieste di clienti specifici.”

Stark ha in mente di esporre i propri capi di lingerie all’interno di un progetto artistico museale. Assieme all’artista ucraina Alina Zamanova, il suo lavoro sarà esposto presso la Gillian Jason Gallery all’interno di una mostra chiamata “Inside Me.” Prendendo ispirazione una dall’altra, la mostra presenterà degli abiti couture di Michaela (esposti come sculture) e una serie di ritratti, oltre ai dipinti e alle sculture di Zamanova.

Fin dagli albori della sua carriera come designer, Stark ha sempre cercato di mostrare i suoi talenti oltre al campo del fashion design, affermandosi come artista a 360 gradi. “Creo molto lavoro editoriale e mi sto spingendo verso la direzione creativa, oltre a questo mi piacerebbe prendere in carico altri progetti, come il design di costumi per i film” afferma. “Vorrei avere una visione globale dell’essere una designer, e non incentrarmi solamente sul ruolo dello stilista, che in qualche modo diventa schiavo dell’industria in cui lavora.”

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E se il lockdown a Parigi è stato un momento molto difficile per Stark dal punto di vista finanziario, essendo una giovane creativa freelance in un paese straniero, ha però ammesso che è stata un’esperienza illuminante dal punto di vista fisico, permettendole di rallentare i ritmi. “Credo che essere stata costretta a fermarmi mi abbia reso capace di rendermi conto di chi fossi come artista,” afferma. “Ho speso tutto quel tempo a lavorare sulla mostra, e a farmi foto ogni singolo giorno.”

Questo processo creativo, afferma, è qualcosa che viene costantemente messo alla prova dalla censura di Instagram. “Amano censurarmi. Instagram è noto per censurare di più i corpi plus size e ho la sensazione che sia così perché vengono sessualizzati molto di più,” afferma. Stark tenta di parlare anche delle molestie sessuali sulla propria piattaforma, e ha lanciato il suo sito per incoraggiare e supportare gli artisti lontani dalle dinamiche di Instagram.

Gli ostacoli che Stark affronta quotidianamente nel mostrare il proprio lavoro, e nel portare avanti i propri progetti da giovane artista nell’era digitale, sono la dimostrazione che il suo lavoro, la celebrazione della bellezza dei corpi e il sovvertire i canoni di bellezza, è ora più necessario che mai. “Attraverso il mio lavoro cerco di liberare il corpo femminile, e ricevere tutte queste segnalazioni e censure du Instagram dimostra esattamente il mio punto e i miei ideali come artista-- il fatto che il corpo femminile debba chiaramente essere liberato.”

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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