Il futuro della moda è sempre più digital. Ma cosa vuol dire realmente?

Abbiamo fatto un tuffo nel metaverso con Benoit Pagotto, fondatore di RTFKT Studios, per capire cosa significa creare outfit interamente virtuali e scoprire le immense possibilità di questa pratica.

di Jacopo Rossetto
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14 aprile 2021, 10:01am

Il mondo della moda, come molti altri settori creativi, è stato costretto a reinventarsi drasticamente a causa della pandemia. Tra le varie covid struggle, il lockdown, distanziamento sociale, blocco della vita e mancanza di interazioni sociali, il mercato della moda—come ogni altro settore creativo—è andato in crisi, vedendo i propri confini ridimensionarsi in maniera radicale. Per fare fronte alla situazione, alcuni brand hanno iniziato a sperimentare nuove pratiche a inoltrarsi verso nuovi orizzonti, soprattutto nella direzione della digital fashion, che consiste nella creazione di vestiti iperrealistici ma immateriali, che esistono solo nella realtà aumentata.

I primi passi li ha mossi Gucci l’anno scorso. Per creare hype e aumentare le vendite durante la pandemia, il brand diretto da Alessandro Michele ha avviato una collaborazione con Snapchat per creare un virtual try-on della loro nuova collezione di sneaker. L’idea consiste nel permettere all’utente di provare le scarpe tramite una scansione del piede dal cellulare, per poi essere reindirizzato direttamente al sito di Gucci dove poter acquistare direttamente il capo.

Ma quello è stato solo l’inizio, perché a partire da quel momento molte altre case di moda hanno fatto il salto e si sono spinte anche decisamente oltre: per la collezione S/S 21, ad esempio, il brand italiano di streetwear GCDS ha creato una runway interamente 3D, facendo sfilare modelli umani e alieni di taglie molto diverse tra loro e inserendo tra le file del pubblico vari avatar di celebrità, tra cui Chiara Ferragni e Fedez.

Metajacket Zaid.png
Metajacket Zaid, RTFKT

In questo periodo storico il rapporto tra la digital fashion e la dimensione irl è sempre più stretto e centrale. Acquistare vestiti digitali con cui realizzare contenuti sui social media è diventata una delle soluzioni ideali per bypassare le difficoltà dell’acquisto in negozio o online, oltre al fatto che si tratta di un processo decisamente più sostenibile e inclusivo, offrendo la possibilità al mondo della moda di svilupparsi in direzioni oggi rilevanti.

Sui social media la digital fashion sta letteralmente spopolando tra influencer della Gen Z, soprattutto su TikTok, e sono sempre di più i brand che si stanno cimentando in questa nuova sfida. Uno di questi è RTFKT Studios, che combina tecnologie all’avanguardia, autenticazione blockchain e realtà aumentata per creare capi, sneakers e artefatti digitali unici nel loro genere. In occasione della Crypto Fashion Week, abbiamo intervistato Benoit Pagotto, co-fondatore di RTFKT per saperne di più sul suo progetto e sul futuro della digital fashion.

**Ciao Benoit! Per prima cosa, raccontami un po’ di te: qual è il tuo background e come sei finito a creare capi di digital fashion?
**Dopo la laurea in arti figurative ho iniziato a lavorare nell’advertising, e lì ho iniziato a capire che potevo utilizzare la mia creatività, la mia passione per i videogame e il mio interesse per l’arte moderna all’interno della gestione di un brand, esprimendo la mia visione artistica attraverso i social media. Così ho fatto esperienza lavorando per grandi marchi di lusso nel reparto di innovazione digitale, dove mi occupavo di creare nuove esperienze di acquisto per i clienti più giovani.

Quando ho lavorato come marketing director per Fnatic, un brand inglese di e-sport per il quale mi sono occupato di espandere l’identità online del marchio attraverso la creazione di skin personalizzate e merchandising digitale, mi sono accorto che il mondo del gaming non è più solo una nicchia per appassionati, ma un vero e proprio mercato in espansione. Durante questa esperienza ho incontrato Chris Le e Steven Vasilev, e insieme abbiamo deciso che era il momento perfetto per creare un brand su misura per le nuove generazioni, a metà tra fisico e digitale, open source, e attento alla tutela dei creativi. Così è nato RTFKT Studios.

Elon Musk sul red carpet di un evento che indossa delle scarpe RTFKT

**RTFKT Studios è nato a gennaio 2020, quindi avete dovuto immediatamente fare i conti con la pandemia: come avete fatto a concentrarvi e rimanere ispirati durante un periodo così pesante?
**Fin dall’inizio ci siamo posti l’obiettivo di creare crypto-art e NFT [Non-Fungible Token, NdR], ma non ci aspettavamo di riuscire a realizzarlo così velocemente—almeno finché la pandemia non ha accelerato il processo di digitalizzazione della società, soprattutto dal punto di vista dell'innovazione tecnologica. Fin dall’inizio, infatti, abbiamo pensato le nostre creazioni in versione digitale, facendo dei test per capire il riscontro del nostro pubblico sui social media, e solo alla fine producevamo delle sneaker vere e proprie, ognuna collegata alla versione NFT digitale.

L’anno scorso eravamo coinvolti in una serie di progetti pronti a partire, concentrandoci sull’aspetto fisico delle nostre creazioni e pensando la parte digitale come un accompagnamento. La pandemia ha stravolto completamente i nostri piani, ma l’abbiamo presa come un’occasione per mettere ancora più a fuoco la nostra visione, creando un laboratorio di innovazione per sneakers per concentrarci su quello che conosciamo meglio: artefatti digitali e contenuti social coinvolgenti, con l’obiettivo di condividere la nostra visione sul futuro della moda e del fenomeno NFT.

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Braccialetto virtuale RTFKT

Durante la Crypto Fashion Week il team di RTFKT si è ispirato al manga cyberpunk Appleseed per la vostra nuova Metajacket. Quali mondi visivi vi ispirano oltre agli anime?Dietro a RTFKT ci sono tre menti creative diverse, e proviamo a combinare in modo originale le nostre visioni. Io ad esempio sono appassionato di anime, RPG e arte moderna; Chris ama i film sci-fi e il design creativo di armi (è un designer di CSGO skin di grande successo); mentre Steven conosce bene il mondo dello streetwear, i brand di moda giapponese underground ed è un fan sfegatato di Yu-Gi-Oh!. Siamo tre nerd, nel senso positivo del termine, cresciuti con una forte passione per i mondi creativi alternativi e completamente immersi nelle rispettive community.

**Liberarsi dalla dimensione fisica dei vestiti significa potenzialmente rendere i capi indossabili da chiunque. Pensi che la moda digitale stia spianando la strada a una maggiore inclusività nel fashion?
**L’inclusività è uno dei valori chiave della moda contemporanea, e la digitalizzazione sta contribuendo parecchio a implementarlo. Penso che la moda digitale sia a tutti gli effetti uno strumento creativo: ora che il workflow e gli strumenti di lavoro diventano più accessibili, sono sicuro che vedremo una nuova generazione di creativi entrare nel mondo della moda, anche provenienti da un background completamente diverso, per adottare nuove visioni e sperimentare con progetti innovativi.

sneaker in un'ambientazione virtuale

**Creare vestiti digitali significa ridurre l’utilizzo di materiali e di manodopera a basso costo. Credi che possa essere una soluzione per diminuire la sovrapproduzione e gli sprechi del mondo della moda?
**Questo è senza dubbio uno dei benefici principali della transizione verso la moda digitale: ridurre gli sprechi, limitare l’utilizzo di risorse in esaurimento ed eliminare la manodopera a basso costo. L’obiettivo è quello di arrivare a un mondo in cui la maggior parte degli outfit sono digitali e si acquistano solo un numero limitato di vestiti fatti su misura. In questo modo la società può imparare per davvero a ridimensionare il valore degli oggetti fisici.

Bisogna però stare attenti ai rischi della digital fashion, che non è sempre sostenibile. La tecnologia blockchain utilizza un’enorme quantità di energie e risorse per poter funzionare, e la community che la circonda sta lavorando per trovare soluzioni a questo problema. Inoltre, lo sfruttamento della manodopera può avvenire anche all’interno della moda digitale, dove i giovani creativi spesso vengono sottopagati. Bisogna pensare a questo momento come a un’opportunità di ridefinire l’intera catena di produzione, da chi progetta l’idea al prodotto finale, così come i metodi di distribuzione e il valore dell’usato.

le scarpe di rtfkt

**RTFKT collabora spesso con giovani talent di TikTok, come nel caso di @richchocolit. Quanto conta lo sviluppo di nuove piattaforme social per la crescita del vostro business?
**TikTok e il suo equivalente cinese Douyin sono tra le social platform più coinvolgenti degli ultimi due anni. L’opportunità di avere accesso a strumenti creativi in maniera così rapida, unita ai miglioramenti di un algoritmo che favorisce nuove idee originali, ha dato vita ad una nuova generazione di creativi.

L’interattività è un elemento chiave di Tiktok, che si ispira al mondo del gaming in modo costante. Le nuove tecnologie unite ai social media sono terreno fertile non solo per noi che creiamo nuovi format interattivi come azienda, ma anche per le persone che hanno bisogno di trovare il loro modo di esprimersi creativamente, dando loro finalmente la possibilità di avviare un business sfruttando la propria passione.

metajacket viola di RTFKT

Sembra che la digital fashion per ora coinvolga principalmente i giovanissimi e i tech-savvy**. Secondo te sarà possibile in futuro coinvolgere anche altre generazioni e accogliere la moda digitale nel mondo mainstream?
**Penso che i più curiosi e i creativi si lasceranno coinvolgere, ma Dipende molto dalla cultura in cui cresci. I giovani e le persone che si sono sviluppate con la cultura del digitale si interessano, interagiscono e spendono soldi nei mondi virtuali perché per loro è una forma di intrattenimento e li appassiona. Chi invece è scettico o fa polemica non farà mai quel salto, e vede queste innovazioni con una mentalità già vecchia mentre il mondo intorno a loro si evolve a ritmi mai visti prima.

C’è chi non capisce o si rifiuta di capire come funziona la moda digitale, chi la vede come un’opportunità di lavoro, e chi l’ha già accettata e si sta adattando. Che ci si creda o no, la cultura della moda digitale esiste già e sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo.

immagine virtuale cappotto scarpe RTFKT

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Crediti

Testo di Jacopo Rossetto
Fotografie su gentile concessione di RTFKT Studios

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