Fotografia di Christian DeFonte e Louis Flashman 

Sovvertiamo la maglieria! Ecco 4 brand che sperimentano con capi in maglia sex positive e inclusivi

Sono Crandall Duffy, Ecke Faei, Gabe Gordon e SONJI, e ci hanno raccontato cosa c'è dietro al trend più in voga (e sostenibile) dell'estate 2021.

di Zoë Kendall
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09 agosto 2021, 10:41am

Fotografia di Christian DeFonte e Louis Flashman 

L'estate è finalmente arrivata: i festival hanno ripreso, il clima è torrido e tutt* indossano… vestiti in maglieria? Nonostante tendiamo tradizionalmente ad associare questo tipo di abbigliamento ai mesi invernali (pensa ai maglioni di tuo nonno o all’iconico cappellino di Keanu Reeves), la maglieria, in tutte le sue declinazioni (su tutte, l’uncinetto!), è diventata improvvisamente la moda dell’estate 2021. T-shirt a costine, vestiti in maglia larga e corpini trasparenti uncinettati: ammettilo, li hai visti ovunque.

Certo, si potrebbe dire che questa moda sia l’ennesimo sintomo dell’ossessione per i lavori manuali e il DIY che ha invaso le nostre giornate durante i vari lockdown, oppure, che sia esplosa perché si è rivelata la soluzione ideale per i nostri revenge outfit dell’estate 2021. Qualunque sia il motivo, è innegabile che questa tecnica sta vivendo una rinascita trasversale, che coinvolge l’intero spettro del design della moda, e di cui si sono impossessati soprattutto i brand e i progetti emergenti di una nuova generazione di designer che sta valicando i confini di questa pratica antica non solo per portarla nel presente, ma anche per porre le basi della moda del futuro: sostenibile, irriverente, inclusiva e sex positive.

Qui sotto trovi le interviste di i-D a Cat Duffy di Crandall Duffy, Freya Grötecke e Julia Forslund di Ecke Faei, Gabe Gordon e Sonja Locher di SONJI, quattro designer da scoprire e tenere d’occhio che stanno sperimentando con la maglieria, contribuendo a renderla il trend dell’estate 2021.

Ecco 4 brand da conoscere di vestiti in maglieria perfetti per l’estate 2021, sostenibili e sex positive

Ecke Faei

modelle che posano indossando look del brand di maglieria ecke faei
modelle che posano indossando look del brand di maglieria ecke faei

Dopo essersi incontrate nelle aule della Kingston School of Art di Londra, Freya Grötecke e Julia Forslund hanno fondato Ecke Faei durante i lockdown del 2020. Attingendo dal loro background condiviso, il duo progetta capi in maglia per tutti i tipi di corpi e di identità di genere.

Come vi siete avvicinate al mondo della maglieria?
È stata Freya a farmi conoscere il mondo della maglieria. Durante la sua formazione si è specializzata nella creazione e manipolazione di tessuti, e dunque conosceva già questa pratica. Lavorando insieme, siamo rimaste incredibilmente affascinate dal modo in cui il filato elasticizzato consente di vestire così tanti tipi di corpi, modellandosi sulle forme di chi lo indossa.

Qual è la filosofia del vostro brand?
Dato che proveniamo entrambe da famiglie non abbienti, collaborare a questo progetto ci ha permesso di condividere competenze e risorse, ma anche di scavare nella nostra eredità culturale e tracciare la filosofia del progetto. Il nostro obiettivo è quello di progettare una moda consapevole, che sovverta gli stereotipi legati all'estetica della classe operaia e la celebri all’interno dell’alta moda.

Qual è l'ispirazione dietro ai vostri pezzi unici, in particolare quelli con trasparenze?
L’idea di questi capi parte dal concetto di “sentirsi appesi a un filo”, ed è dunque un'esplorazione visiva dello squilibrio di potere percepito dalla classe operaia. Prendendo ispirazione dal mito della Spada di Damocle e da La maschera dell’anarchia di Shelley, volevamo dimostrare che la collettività è più forte e potente dell’individualità. Abbiamo lavorato su studi di calze strappate che si collegavano sia all'eredità di Julia, la cui bisnonna lavorava in una fabbrica di biancheria intima in Svezia, sia all'idea della vergogna che marchia i collant strappati come simbolo di povertà.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del vostro lavoro?
Il corpo è centrale, sia che si tratti del nostro e di ciò che amiamo indossare, sia che si tratti di quello dei nostri amici, che sono i primi a indossare i nostri capi e a darci i feedback su come potrebbero essere modificati. Abbiamo sviluppato tutti i design a casa durante il lockdown, e avendo solo noi come unici modelli di vestibilità abbiamo voluto progettare pezzi che potessero comodamente coprire le taglie dalla 38 alla 48. Il corpo è anche ciò attorno a cui incentreremo i prossimi passi del nostro percorso nel design: vogliamo espandere la gamma di taglie con ulteriori modelli di vestibilità. Lavoriamo sempre con integrità e intenzione, perché vogliamo che il nostro brand diventi sinonimo di empowerment.

Gabe Gordon

modella che posa in una foreste indossando un look in maglia di gabe gordon
modelle che posano su sfondo floreale indossando un look in maglia di gabe gordon

Traendo ispirazione dalla propria storia personale, lo studente della Rhode Island School of Design Gabe Gordon progetta capi in maglia che esplora la condizione di vulnerabilità che si genera in quello spazio interstiziale tra comfort e disagio.

Come ti sei avvicinato al mondo della maglieria?
Mio ​​padre è morto durante il mio secondo anno di università, e questo vissuto ha cambiato radicalmente il modo in cui percepisco il mio lavoro. Tornato a scuola, avevo bisogno di trovare una catarsi, e la maglieria è stato lo sfogo ideale. Creare capi dai filati e sviluppare tessuti da zero è molto emozionante per me, perché racchiude un senso di potenziale. Sono convinto che i tessuti possano avere una vita propria e che cambino nel corso del tempo; sono in un costante stato di divenire.

Tradizionalmente, la maglieria viene indossata per proteggersi dal freddo e per coprirsi. Per questo, col tempo, è stata associata a una tipologia di abbigliamento piuttosto conservatore. In che modo questa interpretazione determina il tuo processo creativo? Stai sfidando questa concezione?
Mi interessa proprio sfidare la concezione che la maglieria debba per forza trasmettere un senso di calore e comfort. Nel mio lavoro cerco di trovare una sorta di equilibrio tra la sensazione di comfort e di disagio. Avendo diverse attrazioni e repulsioni nei confronti del tatto, molti materiali e tessuti mi fanno sentire a disagio al contatto con la pelle. Ad esempio, odiavo il tocco del cotone grezzo, ma ero incline a utilizzarlo. Nel modo in cui mi vesto, a volte mi ritrovo a confrontarmi con silhouette che mi mettono a disagio. Quello che cerco di fare è andare oltre la semplice creazione di vestiti che siano piacevoli da indossare, anzi, voglio che richiedano a chiunque li indossi di entrare in uno stato di vulnerabilità.

Puoi parlarci dell'ispirazione dietro i tuoi pezzi unici, in particolare dei pezzi ritagliati?
Sono appassionato di libri e autori che descrivono un trauma per la perdita di una persona cara. È stato interessante percepire le somiglianze che uniscono tutte le diverse esperienze di uno stesso fatto. Ad esempio, Joan Didion ne L’anno del pensiero magico descrive il suo dolore come un "vortice", una metafora in cui mi identifico completamente. I miei capi "vortice" hanno lo scopo di estetizzare stati d’animo che derivano da sentimenti di dolore: una sensazione di ruzzolare, cadere, girare vorticosamente. Incarnano calore ma anche costrizione, come una forte stretta. Per questo, la tintura a mano si distende, adattandosi alla forma del corpo, cambiando scala e colore. Volevo rappresentare un movimento che avvolge il corpo.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del tuo lavoro?
Penso che la maglieria possa avere una funzione di seconda pelle per la sua capacità di adattarsi perfettamente al corpo. Diventa un veicolo per un’esposizione di se che all'inizio può fare sentire a disagio, ma che alla fine può portare a un'esperienza liberatoria.

Crandall Duffy

modella che posa indossando look in maglia di crandall duffy
modelle che posano indossando look in maglia di crandall duffy

Con il suo brand Crandall Duffy, la designer based in Maine Cat Duffy sovverte le associazioni che legano la pratica dell’uncinetto all’ambiente domestico. Il risultato sono capi sex positive ed empowering che celebrano il corpo in tutte le sue forme.

Come ti sei avvicinata al mondo dell’uncinetto?
È successo in modo molto naturale: tutte le donne della mia famiglia lavorano a maglia o all'uncinetto da generazioni. Paradossalmente, ho ripreso a lavorare a maglia quando sono andata al college, lontano dalla mia famiglia, ed è stata una pratica istintiva, come se le mie mani sapessero già cosa fare. Con l’uncinetto, mi sento in grado di scolpire il filato in forme complesse, e sento che non potrei farlo con altri mezzi.

Qual è la filosofia del tuo brand?
Crandall Duffy è un brand di capi fatti a mano di alta qualità intrisi di amore. Mi ispiro alla mia infanzia, passata tra i boschi e la costa del Maine, le fiabe e le chincaglierie vintage. Allo stesso tempo, voglio che il mio brand sia l'antitesi della natura impersonale e quasi ostile della fast fashion.

Tradizionalmente, la maglieria viene indossata per proteggersi dal freddo e per coprirsi, e con il tempo è stata associata a una tipologia di abbigliamento piuttosto conservatore. In che modo questa interpretazione determina il tuo processo creativo? Stai sfidando questa concezione?
Non credo di stare coscientemente sfidando questa concezione, semplicemente disegno abiti in cui mi sento a mio agio. L'uncinetto e la maglieria sono comunemente associati a un certo tipo di femminilità legata all’ambiente domestico, alla docilità o alla cura. Invece di vederlo come un aspetto negativo della pratica, mi piace riappropriarmi di quell’estetica, utilizzando pizzo, balze e fronzoli per realizzare capi che fanno sentire empowered chi li indossa.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del tuo lavoro?
A volte mi concentro sulla creazione di pezzi che assecondano il movimento e le forme della persona che li indossa, che ci cammina dentro e che ci vive la propria giornata. Altre volte, creo strutture in maglia che alterano l'aspetto del corpo di chi li indossa, come grandi sbuffi sulle maniche o punti che cingono il corpo.

SONJI

modella che posa di fronte a una tenda mentre indossa un look in maglia di sonji
modelle che posano su sedie mentre indossano maglieria di sonji

Based tra Berlino e Vienna, la designer di SONJI Sonja Locher trae ispirazione dallo spirito e dall’energia di entrambe le città per creare i capi del suo brand: in maglia larga, leggerissimi e inclusivi.

Come ti sei avvicinata al mondo dell’uncinetto?
Anche prima di fondare SONJI, avevo tantissime idee per abiti e altri tipi di capi, ma non avevo ancora le capacità, le conoscenze o i fondi per realizzarli da sola o mettere insieme un team. Prima ero anche molto timida e riservata e preferivo lavorare da sola. La maglieria mi ha permesso di realizzare le mie idee senza passare attraverso un processo di produzione di massa.

Qual è la filosofia del tuo brand?
Ho sempre voluto fare qualcosa che mi permettesse di realizzare tutto a mano, e credo che questo sia stato il motivo per cui ho fondato il brand. Il mio obiettivo con SONJI è quello di innescare consapevolezza e un senso di responsabilità all'interno del sistema della moda: incoraggiarci a valutare ciò che indossiamo e a conoscere la storia dietro a quel determinato capo che acquistiamo—sapere come è fatto e da chi.

Tradizionalmente, la maglieria viene indossata per proteggersi dal freddo e per coprirsi, e con il tempo è stata associata a una tipologia di abbigliamento piuttosto conservatore. In che modo questa interpretazione determina il tuo processo creativo? Stai sfidando questa concezione?
Non credo di voler sfidare attivamente questa concezione. Un capo che realizzo potrebbe non essere considerato conservatore di per sé, ma può diventarlo nel momento dello styling. Apprezzo questo aspetto della maglieria: ha tante sfaccettature. Personalmente, creo capi che immagino possano fare stare bene me e la mia cerchia. Nasce tutto da lì.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del vostro lavoro?
I miei pezzi sono fatti per tutti i tipi di corpi. Offro ai miei clienti la possibilità di avere pezzi realizzati su misura, non voglio lavorare con dimensioni o taglie standard. I miei design non sono creati perché stiano bene solo se indossati da un certo tipo di corpo. Voglio che le persone che indossano SONJI si sentano radicalmente connesse e felici con il capo, come se fosse parte di loro. Questo è sempre stato il mio obiettivo.

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Crediti

Testo di Zoë Kendall

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