10 album che hanno fatto la storia della lotta politica in Italia

Diventati di culto in alcuni casi, scivolati nel dimenticatoio in altri, ripercorriamo la genesi di quelle cover che si sono fatte portavoce delle istanze ribelle di intere generazioni.

di Camilla Rocca e Lorenzo Ottone
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22 settembre 2021, 4:00am

i-Dentità Ribelli è la nuova rubrica di i-D Italy in cui scaviamo nei meandri dell’archivio Ragazzi di Strada per indagare le sottoculture e gli stili giovanili che hanno preso forma in Italia tra gli anni Cinquanta e i primi Duemila.

Attraverso materiale visivo, footage, interviste e aneddoti, l’obiettivo è quello di raccontare come diverse generazioni di giovani italiani hanno saputo cogliere, interpretare e fare proprie le sottoculture e le scene musicali e stilistiche provenienti dall’estero.

In questo terzo episodio della rubrica andiamo a indagare la discografia dissidente in Italia.


Nel corso della storia, la musica si è fatta portavoce, cassa di risonanza e incarnazione delle istanze ribelli di intere generazioni. Allo stesso modo di certe operazioni di graphic design, diventate demiurghe di loghi e slogan che hanno fatto la storia della lotta sociale. Ci sono poi altri casi in cui la musica ha incontrato la grafica, instaurando un dialogo proficuo e incisivo: le copertine dei dischi. È in questo terreno fertile che le tematiche radicali di certe canzoni e lo slancio rivoluzionario di certi immaginari hanno trovato negli artwork delle cover una concretizzazione d’impatto e destinata a diventare iconica.

Dalle fascinazioni maoiste delle contestazioni studentesche degli anni ‘60 all’antagonismo dei centri sociali dei ‘90, l’underground italiano ha dato alle stampe dischi che hanno saputo cogliere il fervore dello spirito iconoclasta del momento. Diventati di culto in alcuni casi, scivolati nel dimenticatoio in altri, si tratta di album o singoli spesso stampati in poche copie, tramite etichette indipendenti e distribuiti—quasi fossero testi informativi o ciclostili—in ambienti precisi ed esclusivi, benché facessero dell’inclusività politica una bandiera. Dischi che ieri suonavano come veri e propri manifesti militanti e che oggi (ri)suonano, non senza sfumature naïf, come guizzi geniali di graphic design dall’intonsa potenza comunicativa.

A spiccare è soprattutto l’impegno politico di queste operazioni, che permeava ogni pratica del giovani italiani di quegli anni, disposti a usare qualsiasi mezzo e circostanza, dal vinile alla grafica, per esprimere le proprie idee e rivendicare i propri diritti—un modo di fare politica pragmatico e concreto, parecchio distante dall’odierno attivismo sui social.

Ecco le 10 copertine di album italiani che hanno fatto la storia della lotta politica

“Dio è Andato all’ONU”, Claudio & Riccardo (ESSE Records, 1967)

claudio e riccardo dio è andato all onu 1967

Certo, l’organo—che, si immagina, ambiva a ricalcare quelli della psichedelia barocca inglese—lascia un po’ a desiderare, ma le intenzioni, almeno, erano buone. Un disco con cui gli emergenti (e sconosciuti) Claudio & Riccardo uniscono la vena politica del pop anni ‘60 con il filone della Messa Beat, che aveva trovato nell’Italia del Concilio Vaticano II un terreno fertile. La copertina del disco si fa portavoce di una protesta giovanile che, dal testo all’artwork, abbraccia la controcultura Beatnik ed esistenzialista in stile Greenwich Village, pur rimanendo italianissima (e vagamente catto-comunista).

“La Crisi”, Gianfranco Manfredi (Spettro, 1972)

manfredi la crisi

In questa copertina il Sessantotto sferzante fa autocritica con ironia e orgoglio, mettendo a nudo i dubbi e le fragilità del movimento. Un cantautorato, quello di Manfredi, che si avvicina al teatro-canzone di Gaber, Dario Fo e Franca Rame. Divertente ed estroso—dalla figura di Giuseppe che studiava Lenin a quella dell’Avanguardo—, ma anche militante, tanto che La Crisi diventa manifesto di quella sinistra extra parlamentare e intellettuale già in transito dal Sessantotto al post-Sessantotto. La stessa pungente ironia si ritrova nella copertina, cinematica e decisamente politica, di Guido Crepax, padre dell’iconica Valentina, qua in uno dei suoi rarissimi lavori estranei al mondo del jazz.

“KARLMAXSTRASSE”, Paolo Pietrangeli (I Dischi del Sole, 1974)

pietrangeli krlmarxstrasse 1975

“Per esempio se Corso Umberto si chiamasse Karlmarxstrasse,” così esordisce Paolo Pietrangeli in questo disco scanzonato, che si inserisce nel filone del cantautorato vicino al mondo del teatro e del cabaret politico—un trademark dell’etichetta I Dischi del Sole. Ad accompagnare i testi, ricchi di calembour ma mai lasciati al caso (Vizi Privati Pubbliche Virtù), è l’artwork fumettoso del graphic designer Roberto Maderna, che trasforma la copertina dell’album in un oggetto di stampa alternativa italiana, quella che univa la critica sociale all’estetica dei comics psichedelici statunitensi. Altrettanto iconico è l’artwork del precedente LP Mio Caro Padrone Domani Ti Sparo (1970), un album che stupisce per la capacità di abbinare al cantautorato impegnato una copertina di design tra il modernismo e l’astrattismo, che quasi riesce ad elevarsi dal contesto politico del disco diventando un oggetto artistico a sé stante, sulle impronte della lezione della Falce & Martello di Enzo Mari.

“Generazione Vietnam”, Artisti Vari (Dischi dello Zodiaco, 1975)

generazione vietnam

Nello stupendo docu-film sui Beatnik italiani di Lino Del Fra, Come Favolosi Fuochi d’Artificio (1967), c’è una scena in cui un corteo di antimilitaristi filo-Vietnam sfila in Piazza Duomo al grido di “Ho-Ho-Ho Chi Minh”. Questa raccolta di canti politici che esprime, sul finire della Guerra del Vietnam, il punto di vista della controcultura folk italiana sul disastroso conflitto voluto dagli States, merita soprattutto per l’artwork, che ritrae il leader vietnamita in stile pop art. L’album viene pubblicato da Dischi dello Zodiaco, etichetta militante di sinistra fondata dall'insospettabile compositore di colonne sonore Armando Sciascia.

“La Morte Bianca: Tarantata dell’Italsider”, Antonio Infantino & Il Gruppo di Tricarico (1976)

cover la morte bianca

Taranto, sindacati e Italsider: questo il background di un disco che unisce il folklore pugliese all’avanguardia prog anni ‘70. Un album che anticipa i recenti intrecci tra musica e lotte sindacali legate all’Ilva (l’istituzione che dal 1995 ha preso il posto della storica Italsider). La copertina politico-metafisica, ad opera del pittore italiano di origine cilena Pablo Echaurren—intimo di Franco Angeli e Arturo Schwarz—, fa entrare il disco di diritto nell’estetica prog del tempo, contribuendo ad arricchire l’iconografia pop della classe operaia italiana dei Settanta.

“Karabigniere Blues” Skiantos (Cramps, 1978)

skiantos karabigniere

Bologna, il Movimento del ‘77 e l’ironia degli Skiantos, così dissacratoria da mettere a nudo le contraddizioni di entrambi gli schieramenti delle lotte studentesche. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un 45 giri disimpegnato (sul lato B c’è l’altrettanto pungente Sono un Autonomo) offre in realtà una delle istantanee più accurate e sferzanti della società italiana tra la fine del lungo Sessantotto e gli inizi dei ruggenti anni Ottanta. L’artwork, manifesto della creatività grafica della Bologna a cavallo tra i due decenni, all’epoca capitale italiana dei fumetti underground, è accompagnato da un inserto dai tratti molto punk che ricalca i ciclostili dei gruppi terroristici degli Anni di Piombo. 

“Compilation Di Gruppi Dell’Area Antagonista Milanese”, Artisti Vari (C.S. Leoncavallo, 1989)

compilation area antagonista milano cover

Sono gli anni in cui la Milano antagonista è colpita duramente con la chiusura dello storico centro sociale Virus, col tentativo fallimentare dell’occupazione del Teatro Miele e, infine, con la chiusura del Leoncavallo nell’’89. La controcultura milanese, d’un tratto, si trova sprovvista di spazi autogestiti per l’autoproduzione di musica, arte e fanzine. Nasce così l’esigenza di pubblicare una compilation antagonista, che urli le problematiche dell’underground meneghino di fine Ottanta. Il retro copertina recita: "Gli Spazi autogestiti, i centri sociali che in questi anni hanno lavorato sull’autoproduzione, nonostante le continue repressione politiche e poliziesche, rappresentano un riferimento concreto, che rompe il muro della logica del profitto e della mercificazione della propria arte, diventando scomode realtà per i ‘padroni della città.’"

“Batti Il Tuo Tempo”, Onda Rossa Posse (Autoprodotto, 1990)

onda rossa posse

È il 1990 quando in Italia venne pubblicato il primo disco considerato di "rap italiano": Batti Il Tuo Tempo di Onda Rossa Posse. Nasce così un nuovo filone musicale, che è anche politico: le posse, ovvero rap di carattere politico antagonista. L’artwork è una rielaborazione grafica del cantante Militant A col pugno alzato, mentre sul retro è riportato il celebre logo della posse: la stella con la pantera nera. L’influenza delle Black Panthers si riflette anche nell’inserto, dove, tra una serie di iconografie tematiche, spicca la copertina del testo di Malcolm X “Con Ogni Mezzo Necessario”. Un leit motiv che in quegli stessi anni guida la direzione artistica del gruppo reggae-rocksteady, I Fratelli di Soledad. La copertina, così come il disco, sono la rappresentazione della militanza pura dell’epoca: un movimento appena nato che stava già prendendo piede in maniera prorompente in gran parte centri sociali italiani.

“Balla e Difendi”, Artisti Vari (Gridalo Forte, 1991)

balla e difendi

Quattro anime del movimento antagonista Romano—Banda Bassotti, Filo Da Torcere, AK 47 e Redhouse—si uniscono in un’unica raccolta di dodici tracce, diventata culto per il filone musicale di militanza working-class.  Balla e Difendi racchiude tutte le dicotomie della società italiana del tempo, sia nelle tracce che nella grafica della copertina, esprimendo le contrapposizioni sociali attraverso contrasti cromatici. Il mondo circostante, con le case popolari razionaliste a fare da sfondo, è fotografato in scala di grigi, mentre bandane e bandiere spiccano di un rosso vivo.

“Curre Curre Guaglió”, 99 Posse (Esodo Autoproduzioni, 1993)

99 posse corre guagliò

Curre Curre Guaglió è entrato nella storia delle posse, sia come primo album della crew napoletana 99 Posse, sia per il riconoscimento ottenuto anche da parte del pubblico generalista, tanto da essere insignito della Targa Tenco nel 1994. Lo scatto della copertina è la summa perfetta dei contenuti del disco: la storica processione di San Gennaro che marcia davanti a delle serrande abbassate sopra cui è appeso uno striscione contro gli sgomberi. La Napoli della tradizione religiosa si scontra con la Napoli anti-fascista: un’unione complessa, che ancora oggi non trova pace. 

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Crediti

Testo di Camilla Rocca e Lorenzo Ottone
Un ringraziamento speciale al negozio di dischi Materiale Resistente di Torino per la collaborazione. 

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