Rare fotografie delle band iconiche degli anni ‘70 prima che diventassero famose

Il fotografo Pierre René-Worms ci ha raccontato di come ha scattato ritratti intimi, spontanei e introvabili dei più grandi artisti dell'epoca, da Debbie Harry e Grace Jones ai Joy Division.

di Sarah Moroz; traduzione di Diletta Culla
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25 ottobre 2021, 11:58am

Nonostante all’inizio non fosse né appassionato di musica né di fotografia, Pierre René-Worms è riuscito negli anni a ritagliarsi un posti di rilievo in entrambi gli ambiti. Nella tarda adolescenza, infatti, si è formato da autodidatta, acquistando libri di fotografia come L'Aristocratie du Reportage Photographique e cercando ispirazione in artisti quali Norman Seeff e Jean-Loup Sieff, mentre teneva d'occhio lo sviluppo delle scene post-punk e New Wave in giro per il mondo attraverso band che stavano emergendo all’estero ed erano ancora del tutto sconosciute in Francia—ad esempio Joy Division e Soft Cell—, molte delle quali sono poi diventate leggendarie. Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, Pierre le ha fotografate tutte, dai piccoli gruppi rockabilly scozzesi ai Duran Duran su uno yacht a Saint Tropez, pubblicando i suoi scatti sulla stampa francese locale.

Lo stile fotografico di Pierre si basava su un approccio documentaristico, con l’obiettivo di ottenere ritratti di qualità da studio ma spontanei, e il risultato è un quadro analogico di una scena musicale quando era ancora libera, selvaggia e informale, senza intromissioni pubblicitarie o stilisti artificiosi che ne ostacolavano l'autenticità. Un oggi più attuale che mai per via della tendenza delle band di citare le generazioni precedenti di musicisti e di considerarle delle pietre miliari, riportando in auge l’immaginario di quell’epoca.

Ritratto di Alan Vega con la sua chitarra scattata da Pierre René-Worms

Una selezione delle foto di Pierre intitolata Patrouille de Nuit (Pattuglia notturna) è ora in mostra al Confort Moderne di Poitiers, in Francia, e include quasi 300 scatti in bianco e nero e a colori. Band internazionali (Marianne Faithfull, Cure, B-52's) compaiono accanto a gruppi francesi locali (Taxi Girl, Etienne Daho, Les Rita Mitsouko), tutti decollati tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.

Prima dell'inaugurazione, abbiamo parlato con Pierre—che oggi dirige il dipartimento di fotografia di France Media Monde—di Parigi, dell’importanza di questa città come terreno di formazione e di crescita, della longevità di alcuni riferimenti musicali e dell'inimitabile Grace Jones.

Una foto dei Duran Duran mentre fumano una sigaretta su uno yacht a Saint Tropez scattata da Pierre René-Worms

All’epoca sei stato incaricato da qualcuno di immortalare ciò che stava accadendo nella scena musicale e culturale, oppure il tuo lavoro è stato dettato da un’esigenza personale?
È partito tutto da me, quando ho preso consapevolezza di quello che stava succedendo leggendo la stampa inglese. Il mio punto di riferimento erano riviste come NME e Melody Maker. Lì trovavo nuove band, ascoltavo quello che facevano e, quando venivano in Francia—o qualche volta andavo io all'estero—, mi mettevo in contatto con loro per scattarle. C'era molto poco spazio nella stampa francese all'epoca per questo tipo di eventi culturali, ma la mia idea era quella di individuare le tendenze musicali, di agire come pioniere e precursore. Oggi lo chiameremmo creare hype. Essere un fotoreporter all’epoca era come essere un influencer adesso. Si trattava di fare parlare le persone delle novità in corso, anche col rischio di commettere errori; alcuni gruppi sono rimasti sconosciuti, ma molti di loro sono cresciuti e hanno fatto successo.

Quanto eri a conoscenza del modo in cui altri fotografi stavano ritraendo questi gruppi o lo avevano già fatto prima di te?
Dal punto di vista delle immagini, avevo pochissime fonti. Allora ne circolavano molte meno di adesso e spesso le band emergenti venivano solo menzionate brevemente nelle riviste, senza un supporto iconografico. Il medium principale erano le copertina degli album o del singolo, non si trovavano contenuti specifici e ricercati come la documentazione di ogni look, le date e i luoghi dei concerti, informazioni sul brackground della band e così via. Durante quell'epoca—perché era un’epoca a tutti gli effetti, si parla di 40 anni fa—eravamo costantemente in modalità scoperta e l’interesse per il look delle band faceva parte di questo fermento; era importante per l'immaginario collettivo che circondava la musica rock.

Foto di alcuni ballerini scattata da Pierre René-Worms

Come gestivi il mix di spontaneità e pianificazione necessario per ottenere scatti di successo?
Il mio lavoro è quello di fotoreporter, più che di fotografo da studio, dove le cose sono molto più discusse e pianificate. Per esempio, la luce e l’ambientazione sono due aspetti che nella fotografia di reportage non puoi padroneggiare come in uno studio, ed è necessario adattarsi. I ritratti sono a tutti gli effetti una sorta di reportage. Ogni volta era diverso; ogni volta era un'avventura. Non ci sono regole.

Dopo avere selezionato la band, devi guadagnare la sua fiducia; prima viene l’incontro interpersonale, poi la creazione di un'immagine. È importante non avere preconcetti: devi passare del tempo con la band, in modo che dimentichino che sei lì, anche perché, se sei troppo presente, li disturbi. Questo approccio fotogiornalistico all’epoca era più raro in Francia che negli Stati Uniti o nel Regno Unito, dove Bob Gruen e Annie Leibovitz stavano scattando per Rolling Stone.

Scatto di Robert Smith e della sua chitarra scattata da Pierre René-Worms

Hai usato spesso Parigi come sfondo, in che modo le immagini la riflettono come luogo?
Era bello andare in giro con i soggetti e fare scoprire loro la città, che non conoscevano bene, e realizzare scatti in punti diversi. Con i Cure abbiamo scattato foto di notte, sottoterra; con i Joy Division, abbiamo gironzolato per Les Halles, che all'epoca era in costruzione. Si tratta di mescolare il mondo della band con la città in cui ci si trova. Ho anche fotografato band a New York, Londra, Berlino, o nel luogo in cui vivevano. L'idea è sempre quella di lavorare con ciò che già esiste intorno a te. Si tratta di vivere accanto ai musicisti e adattarsi al loro stile di vita e a chi sono, per creare immagini che siano il più possibile personali per loro.

Perché hai chiamato il progetto Patrouille de nuit (Pattuglia notturna)?
La frase viene da un reportage che avevo realizzato per un settimanale che non esiste più. Parlava di un poliziotto che cantava nei fine settimana nella banlieue. Lo seguivamo di notte, sia quando lavorava in giro per i quartieri come poliziotto, sia nel fine settimana quando lavorava come performer, con un abito di paillettes e papillon e accompagnato da ballerini seminudi. Il titolo è un riferimento a quelle serate, ma anche ai concerti notturni: per individuare nuovi talenti, devi presenziare a diversi concerti in luoghi diversi.

Ritratto di Grace Jones con gli occhiali da sole e il suo stereo scattata da Pierre René-Worms

Adoro la fotografia che hai scattato a Grace Jones. Parlaci dello shooting con lei.
L'ho fotografata nella hall di un hotel in rue Christine a Saint Germain, intorno al 1981-82. Era diventata famosa in Francia dopo la cover di Edith Piaf, prima ancora di diventare il volto del bicentenario della Rivoluzione francese con la sfilata coreografata da Jean-Paul Goude sugli Champs Elysées nel 1989. All’epoca, Grace Jones era conosciuta all'interno della scena musicale, ma non era ancora una star globale, come sarebbe poi diventata in seguito. Ho passato un'ora con lei, e verso la fine le ho chiesto su quale dispositivo ascoltasse musica. "Ho questo stereo,” ha risposto, ed è salita nella sua stanza per prenderlo. Oggi il suo aspetto è ancora estremamente moderno, ma l’attrezzatura musicale della foto—che all’epoca era molto moderna—ora è antiquata. È interessante vedere come un'immagine può evolversi nel corso del tempo, in termini di ciò che rappresenta. Questa è la vita di un'immagine: significa cose diverse in momenti diversi.

Credi che queste immagini abbiano risonanza oggi perché la musica attuale è legata a doppio filo alla nostalgia?
È vero che queste band rappresentano un'epoca particolare che ha valore oggi, ma è anche vero che per ogni generazione c’è anche un periodo a cui fai riferimento. Per me, nei primi anni '80, erano le band degli anni '50 e '60 a essere quel riferimento. Documenti la musica che riflette il tuo tempo attuale, che riflette la tua generazione. Sono orgoglioso di avere scattato queste foto che funzionavano 40 anni fa e funzionano ancora oggi, dopo 40 anni. Trasmettono qualcosa su una certa epoca. Lo sguardo cambia, perché i tempi cambiano. Per essere immortale, un po’ devi essere fortunato, un po’ fare le scelte giuste. 

Una foto di Chrissie Hynde dei Pretenders mentre regge una chitarra alla stazione dei treni scattata da Pierre René-Worms
Una foto dei Clash durante una performance scattata da Pierre René-Worms
Ritratto di  Debbie Harry in un vestito a righe scattata da Pierre René-Worms
Una foto degli U2 mentre cenano scattata da Pierre René-Worms
Ritratto dei b-52's di Pierre René-Worms
Ritratto di Sting mentre regge una Coca Cola di Pierre René-Worms
Ritratto di Johnny Rotten in un ristorante scattato da Pierre René-Worms
Ritratto di Marianne Faithfull nel suo letto scattato da Pierre René-Worms

Questo articolo è comparso originariamente su i-D UK.

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