Foto dei sex club di Berlino quando cala la notte

La pluripremiata serie "Silence is Sexy" di Martina Cirese esplora le forme del desiderio, il significato di poliamore e l'urgenza di sfogo insita nella cultura kink.

di Sarah Moroz
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09 settembre 2021, 9:39am

La fotografa italiana Martina Cirese gravitava attorno a Berlino per la sua fama di città irriverente. Alla ricerca di audacia e libertà, ha iniziato a frequentare i sex club "più stravaganti e trasgressivi" di Berlino, riflettendo sui concetti di distacco e di desiderio. Affascinata dal poliamore e dalla cultura edonistica di questi luoghi, ne ha incanalato il fervore in diverse serie fotografiche intime, scattando i suoi amici e amanti. Nel suo progetto in corso Silence is Sexy, iniziato a Berlino tra il 2015 e il 2016, i nudi sono accostati a immagini di vegetazione, interni anonimi o estratti dai diari personali della fotografa, mappando questa sua sorta di viaggio di formazione. Nel 2017 Martina ha lasciato Berlino per trasferirsi a Parigi, ma anche lì ha continuato a lavorare a Silence is Sexy, spostando il focus dalla cultura kink al gaze della macchina fotografica. Nel 2020, la serie ha vinto la Jury's Choice al concorso fotografico francese Prix Virginia.

Dopo aver finito il suo ultimo lavoro nei boschi sperduti dell'Umbria—e prima di partire per il suo progetto di ritratti subacquei nelle isole del Dodecaneso in Grecia—, Martina ci ha parlato dell'evoluzione di Silence is Sexy, della diversità degli approcci al sesso a seconda della geolocalizzazione, dell concetto voyeurismo e del recente annacquamento della cultura kink.

un corpo femminile vestito di rosso e un vecchio palazzo

Cosa ti ha spinto verso la fotografia? Vieni da una famiglia creativa?
Ho sempre scattato fotografie: nelle mie librerie conservo dozzine di album di istantanee della mia intera adolescenza. I miei genitori erano giornalisti—ora in pensione. Mio padre disegna instancabilmente e mia madre scrive romanzi senza sosta. Mia nonna era una pittrice e mio nonno era un antropologo. Da loro ho imparato tutto: passione per la ricerca, ossessione, determinazione.

Ho sentito il bisogno di seguire due strade: laurearmi (in storia contemporanea) e coltivare i miei interessi artistici. Ho fatto la spola avanti e indietro dal quartiere di San Lorenzo a Roma, seguendo corsi di storia la mattina e corsi di fotografia la sera, dove ho incontrato per la prima volta fotografi professionisti. Ho pensato: diventare fotografa è un traguardo raggiungibile.

una coppia nuda a letto e dei rami di alberi

Quali sono stati i fotografi che ti hanno colpita per la primi?
Nel 2011, quando ho lasciato Roma per il Master alla Sorbona di Parigi, ricordo che passavo ore a La Chambre Claire, una libreria di fotografia. Lì sono rimasta stregato da Half Life di Michael Ackerman, Mala Noche di Antoine D'Agata e Café Lehmitz di Anders Petersen.

Come si è evoluto il progetto Silence is Sexy da quando l'hai iniziato sei anni fa?
La serie è nata durante la mia scoperta della vita notturna di Berlino nel 2015-2016. Da novembre 2017, quando ho deciso di lasciare Berlino per spostarmi a Parigi, tutto è cambiato. Ho aperto la mia ricerca ad altre questioni oltre la sessualità. Gli elementi che restano presenti sono certamente il corpo, il ritratto e l'indagine costante e ossessiva sulle relazioni—ma sempre partendo dalla questione del desiderio. Il lavoro è ancora in corso. Nell’alternanza tra corpi e paesaggi ogni immagine dialoga con le altre. Il progetto è un insieme di testi, foto e disegni… Ho appena iniziato il mio 18° diario.

un collage di una pagina di diario e una foto rossa di corpi che si abbracciano

**Sei italiana, hai trascorso del tempo a Berlino e ora vivi a Parigi… Hai notato atteggiamenti marcatamente diversi nei confronti della sessualità tra i diversi paesi? Cosa ti ha sorpresa, messa in difficoltà o delusa?
**La Roma in cui sono cresciuta—nelle scuole e nelle università del centro — ha un approccio tradizionale alla sessualità, al desiderio e al rapporto col corpo. Domina il paradigma della coppia eterosessuale in una relazione esclusiva e monogama a lungo termine. Ci sono certamente alcune comunità romane che sfidano quest’idea, ma sono sporadiche e difficili da trovare. Parigi mi è subito sembrata simile a Roma.

Sono rimasta delusa dall'elitarismo e dal classismo della città. Per scoprire una dimensione sociale alternativa, spesso bisogna ricevere un invito in location private, e solo se si hanno i giusti contatti. Se c'è un prezzo d'ingresso, è sempre troppo alto, o l'indirizzo rimane segreto fino all'ultimo minuto… il senso di meraviglia e istinto spesso sono ostacolati e le esperienze non fluiscono. Questa dinamica selettiva rallenta radicalmente la sperimentazione sessuale. Al contrario, mia ha sorpreso la vitalità berlinese, con i suoi party edonistici e dionisiaci aperti a tutti i tipi di persone e a tutte le età: accessibili, accoglienti, trasversali. La sfida per me era lasciarmi andare, aprirmi a incontri che potessero mettere in discussione la cultura che mi ha plasmata.

foto di nudo femminile in rosso e nero

Per fotografare soggetti in un contesto di cruda intimità, come definisci i confini o come giochi con loro?
Passo ore a parlare, bere e fumare con i miei soggetti prima di iniziare a scattare. Mi apro per prima e parlo delle cose che mi attraggono e mi disturbano di più. Spingo l'altro a reagire, a dirmi storie, a condividere sogni e ferite. Una volta che prendo in mano la macchina fotografica, non decido nulla. Aspetto che gli eventi accadano, cerco di cogliere un flusso istintivo basato sull'incontro tra i corpi.

Diresti che il tuo è una sorta di voyeurismo?
Il mio processo creativo è immersivo: vivere in un luogo, integrarsi nel territorio, fare parte di quell'ambiente. Voglio esplorare, aprire le porte a un'esperienza personale che può cambiarmi. Il piacere nasce dal rapporto con le persone e dalla condivisione di un'esperienza. Cerco un incontro che possa portare a un cambio di prospettiva. Come testimone dell'intimità altrui, osservavo e, allo stesso tempo, faccio parte del gioco. Quale fotografo osserva ed entra nel mondo che vuole immortalare senza che questo processo sia una forma di voyeurismo?

una coppia che si abbraccia e un albero

Nel testo che accompagna la tua serie, citi la sensazione di "ambivalenza". Ti va di parlarcene meglio?
Il mio primo anno a Berlino, il 2015, è coinciso con la crisi di una lunga relazione sentimentale, quella che aveva strutturato il mio universo affettivo, relazionale e artistico fino a quel momento. Tra la fine di un rapporto esclusivo e viscerale e l'inizio di una serie di nuovi incontri per me rivoluzionari, ho sperimentato la forma ambivalente che può assumere il desiderio. Questi impulsi diametralmente opposti sono diventati la base di questo lavoro.

**Com'è cambiata la tua visione del kink da quando hai iniziato questa serie
**Quando ho scoperto questa dimensione alternativa della sessualità a Berlino nel 2015, era proibito scattare qualsiasi tipo di fotografia all'interno dei locali notturni. Per capire qualcosa bisognava parlare con le persone, vivere il momento, respirare l'atmosfera e anche rispettare le regole. Oggi ci sono i fotografi ufficiali dei club berlinesi che postano le foto su Instagram con l'hashtag #kink… tutto viene manipolato per vendere e consumare.

un disegno su una parete e una mano sul muro

Quali fotografi, secondo te, ritraggono il kink o il fetish in modo onesto e rilevante?
Mi piace The Park di Kohei Yushiyuki, degli anni '70. Nei suoi scatti voyeuristici di notte nel Chuo Park di Tokyo sento tutta la complessità emotiva che si scatena nelle pratiche più intime—kink, sadomaso, fetish. C'è desiderio, adrenalina, gioco e rituale, ma anche tanta vulnerabilità, solitudine e disperazione.

Si potrebbe dire che la maggior parte delle rappresentazioni che esplorano il kink sono ancora dominate dal male gaze?
Sì, anche se Pandora's Box di Susan Meiselas, che ci porta in un club S&M di alta classe di Manhattan negli anni '90, mi viene in mente come esempio di interpretazione femminile del fetish.

In che modo il titolo riassume la serie?
Silence is Sexy è un titolo provvisorio… È tratto dagli Einstürzende Neubauten, storico gruppo tedesco di musica sperimentale. Il ritmo ipnotico della voce di Blixa Bargeld, i testi contraddittori, le pause, mi hanno accompagnata durante i momenti intensi, dolorosi, cruciali dei miei primi anni berlinesi. Associo il silenzio alla conoscenza della sofferenza e dell'isolamento, ma anche alla lotta per creare nuove connessioni.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti

Testo di Sarah Moroz

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