ADĀMO, il brand genderless nato nell'anno più strano della storia

Nel corso del 2020 Andrea Adamo ha dato vita a un marchio sensuale, in cui i capi non sono davvero capi, ma una seconda pelle in cui muoversi liberamente.

di Giorgia Imbrenda
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04 dicembre 2020, 11:47am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di ADĀMO, il brand fondato da Andrea Adamo nell’anno più strano della storia recente, il 2020.

Partendo dall’idea del corpo come tempio, Andrea ha realizzato capi genderless che sono un’ode all’unicità della carne, tutti declinati in una palette di colori che non sono davvero colori, ovvero il bianco, il nero e varie tonalità di beige.

Incuriositi dalla sua visione quasi spirituale della moda, abbiamo deciso di intervistarlo e farci raccontare direttamente da lui estate 2021 / n01, la sua prima collezione.

Intervista al designer emergente ADĀMO Andrea Adamo per la rubrica
Fotografia di Marco Cella

Ciao Andrea, raccontami di te. Chi sei e da dove vieni?
Arrivo dal nulla: sono cresciuto in una città, Crotone, che amo e ho amato molto, ma dove le opportunità sono poche e le ambizioni rimangono sogni irraggiungibili.

Sapevo di voler diventare un designer, volevo lavorare nella moda, ma non potevo permettermi di entrare in una scuola di prestigio, così mi sono trasferito a Bologna. Studiavo all’Accademia di Belle Arti e contemporaneamente lavoravo in un call center per pagarmi l’università.

Subito dopo è iniziata la mia avventura nella moda, e dopo 12 anni all’interno di aziende e brand ho deciso di iniziare un nuovo percorso, ADĀMO.

Ma questa passione per la moda di cui parli, com’è nata di preciso? E in che modo sei riuscita poi a trasformarla in un tuo brand personale?
Mi piace pensare che la mia passione per la moda sia un qualcosa di innato. Ho avuto la fortuna di avere una nonna sarta, che mi ha permesso di seguire e nutrire le mie inclinazioni.

Trasformare questa passione in un brand tutto mio era un sogno ben presente in me fin dall’inizio della mia carriera, ma volevo aspettare il momento giusto per realizzarlo. Poi, durante il lockdown ho avuto molto tempo per riflettere e fare ricerca, così ho deciso di ripartire da me stesso e dalla mia storia.

Intervista al designer emergente ADĀMO Andrea Adamo per la rubrica
Fotografia di Marco Cella

Qual è stato il primo pezzo in assoluto del tuo brand?
L’abito a tubino. È il capo che definisce al meglio l’effetto di nudo-non-nudo, che è uno dei capisaldi del mio brand. Inoltre, in quell’abito è espresso anche il tema delle sovrapposizioni, perché è come se un copri spalla fosse incastrato in un vestito.

Come descriveresti l’estetica di ADĀMO?
Come Adamo ed Eva erano nudi e non avevano vergogna, anche la mia estetica è fatta di nudità che si plasma nel corpo di chi indossa i capi ADĀMO. Non ci sono colori, non ci sono etichette. La mia estetica è essenziale e nasce da quello che vedo nella società.

Intervista al designer emergente ADĀMO Andrea Adamo per la rubrica
Fotografia di Alvaro Beamud Cortes

Parlaci della tua prima collezione, “ADĀMO estate 2021 / n01”: come hai ottenuto questa armonia tra pelle, carne e tessuto?
Partendo dal mio cognome ho voluto creare un brand che giocasse sul nudo. La mia moda non vede colori, non vede differenze, anzi la diversità è un punto di forza. L’unicità è un motivo d’orgoglio e non esiste un fisico perfetto per indossare ADĀMO Andrea Adamo.

La mia moda, dunque, non è pensata per un fisico perfetto, ma è semplicemente per chi vuole essere sé stesso e vuole trasmettere la nuda verità. La nudità è una cosa che spaventa, come la verità, ma io voglio che chi indossa i miei capi si senta a suo agio per quello che realmente è.

I tuoi capi riescono a valorizzare ogni corpo e ogni forma. Come lo ottieni a livello di design, tessuto e realizzazione?
Nella mia carriera ho sempre lavorato con tessuti fluidi come lo chiffon o la georgette. Sono stato abituato a creare abiti da sera con ricami, pizzi e tagli di un certo tipo. Quando ho iniziato a lavorare alla mia prima collezione, ho deciso di sperimentare con la maglieria e il jersey.

Avendo voluto creare una seconda pelle, avevo bisogno di non avere cuciture sul corpo e ho sperimentato la tecnica del seamless, che ti permette di non avere tagli e a livello funzionale ha un determinata elasticità che permette si modella perfettamente a ogni corpo.

Intervista al designer emergente ADĀMO Andrea Adamo per la rubrica
Fotografia di Alvaro Beamud Cortes

Quanto sono importanti, secondo te, i social media per un progetto emergente?
Se anche i grandi progetti e brand non possono fare a meno dei social media, figurarsi se una nuova realtà come la mia può evitarli! Credo però che i media tradizionali restino dei potentissimi e insostituibili mezzi di comunicazione.

Cosa c'è nel futuro del tuo brand? E dove ti vedi tra 5 anni?
Lo studio di nuove collezioni che spero mi permettano di sperimentare sempre di più per creare abiti coerenti con il mio messaggio. Non so dove sarò fra 5 anni, ma spero di essere sempre un normale ragazzo di Crotone con tanti obbiettivi da raggiungere e molti sogni da realizzare.

Intervista al designer emergente ADĀMO Andrea Adamo per la rubrica
Fotografia di Alvaro Beamud Cortes

Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografia di  Marco Cella e Alvaro Beamud Cortes

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