Images courtesy of Marine Serre

Marine Serre ci spiega il concetto di eco-futurismo che ha ispirato "Core", la sua collezione F/W 21

Rivoluzionando ancora una volta l'ecosistema della moda, la maison parigina riflette sui cambiamenti radicali di cui l’industria ha bisogno.

di Mahoro Seward
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03 marzo 2021, 4:09pm

Images courtesy of Marine Serre

Nella moda, le mobilitazioni per ottenere una maggiore trasparenza sono sempre più di tendenza, e spesso non sono nient’altro di questo. Per quanto possa suonare chic una frase simile, è un dato di fatto che siano davvero pochi i brand che riescono a mettere in pratica nel concreto questo approccio. Ma c’è una stilista che è assolutamente decisa a farlo, e a insegnare a tutto il settore come farlo—e farlo bene: Marine Serre, la fondatrice dell’omonimo brand, che nell’arco di soli quattro anni è diventata la figura di riferimento della nuova generazione di designer parigini. 

È dal 2017 che Marine parla esplicitamente del bisogno di una rivoluzione eco-futurista, e lo fa attraverso sfilate post-apocalittiche—ad esempio la S/S 20 Marée Noire (termine francese per “marea nera”) e la S/S 21 Amor Fati—, usate come mezzo per sensibilizzare sulle azioni che dobbiamo compiere per innescare un cambiamento concreto e sul macabro futuro che ci aspetta se non le metteremo in pratica al più presto.

Intervista Marine Serre F/W 21

Per questa stagione, però, Marine ha deciso di rinunciare agli scenari allarmisti, puntando le luci sul cuore del suo operato: l’innovazione guidata dal cambiamento eco e il progetto di un’industria della moda più sostenibile.  Il risultato di questa riflessione è stato svelato durante la Paris Fashion Week 2021. Intitolata Core, la sfilata di Marine è un trittico composto da 69 outfit dalla F/W 21, un documentario e un book in edizione limitata.

Il fulcro della collezione sono quei capi in lycra con la stampa della luna crescente, ormai marchio di fabbrica di Marine Serre nonché pezzi imprescindibili nel guardaroba di ogni influencer. Ma vediamo il simbolo del brand anche inciso a laser sui pantaloni di pelle upcycled e intessuto nei ricami a jacquard di lana riciclata, il segno distintivo di questa stagione. E poi vediamo i capispalla in lucidi tessuti moiré, gonne e abiti di seta drappeggiata e sciarpe tartan.

Intervista Marine Serre F/W 21

Basta un primo sguardo per rendersi conto che chiunque potrebbe desiderare questi abiti, tutti facilmente indossabili e dal taglio semplice, ma che hanno alle spalle una lavorazione accurata e complessa. Ed ecco che entra in gioco il documentario: un racconto in dodici capitoli in cui vengono mostrati tutti i retroscena della collezione, i processi di rigenerazione dei materiali e le tecniche dietro alla creazione di ogni tessuto, restituendo la storia di ogni singolo capo e di come è venuto alla luce.

“Volevamo dare importanza all’intero ciclo produttivo che si nasconde dietro a ogni singolo pezzo: mostrare i magazzini stipati dei jeans che abbiamo recuperato, i vecchi tappeti trovati nei mercatini delle pulci e le tonnellate di vecchi foulard; tutti elementi che, attraverso un processo di trasformazione assumono una nuova vita nella collezione che ora avete davanti agli occhi,” spiega Marine. 

Intervista Marine Serre F/W 21

I segmenti informativi del film sono controbilanciati da clip intime di amici e amiche della stilista, che indossano la collezione sfoggiandola mentre svolgono le faccende della giornata—ad esempio mentre vagano tra i negozi di Parigi, leggono un libro o si prendono cura del loro giardino. Tutte queste riprese, nel loro insieme, vanno a comporre una delle sfilate digitali più toccanti ed emozionanti che abbiamo visto finora, scegliendo dunque una strada diversa rispetto ai molti e fantasiosi tentativi delle presentazioni di moda messi in scena per distrarci dalla nostra realtà, un reminder di quanta magia possa essere racchiusa anche nei contesti più umili. “C’è qualcosa di affascinante in attività semplici come, non so, lavorare a maglia o leggere un libro. La moda tende a instillaci l’idea che tutto debba essere stravagante, ma la trovo una visione logorante. Sento il bisogno di dedicarmi soltanto a disegnare vestiti per il giardinaggio,” riflette la Marine.

Prima della sfilata di oggi, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marine per parlare della sua sfilata, allontanandoci dalle tinte fosche della realtà d’oggi , perché no, riflettendo su come il cambiamento in corso nel mondo della moda debba ora trasformarsi in azione concreta.

Intervista Marine Serre F/W 21

Core è il titolo del tuo progetto nel suo insieme, composto da libro, documentario e collezione. Sembra una scelta auto-esplicativa… vuoi dirci di più di come ha preso forma?
Ogni nuova collezione è un processo. Non è mai davvero un insieme degli elementi che ti hanno ispirata nei lavori precedenti, anche se si pone in un’ottica di continuità. Ciò che creiamo dipende molto anche da quello che sta accadendo nel mondo. Questa collezione viene dopo Amor Fati, che aveva un taglio piuttosto distopico proprio perché è stata prodotta durante i primi sei mesi di lockdown. In quel caso stavamo tentando di sensibilizzare le persone, far prendere loro consapevolezza di quanto problematica fosse diventata la situazione, dimostrando l’importanza di agire all’unisono per produrre cambiamenti radicali. Core viene dopo questa chiamata alle armi, concentrandosi più sulle azioni e sulle connessioni che dobbiamo creare per apportare i cambiamenti necessari. 

Ho pensato fosse davvero importante mostrare tutta la lavorazione che sta dietro a ogni indumento. Il risultato finale potrebbe sembrare piuttosto semplice, ma dietro a ciascuno c’è un enorme sforzo collettivo. Sulla base di questo processo, ho pensato che un documentario fosse il modo migliore per mostrarlo senza troppe parole. Oltre a questo, mi ha spinta alla realizzazione del documentario l’enorme successo riscosso all’inizio del lockdown dai nostri video REGENERATED, che abbiamo iniziato a girare nel 2019 per mostrare al pubblico chi cuce i nostri vestiti, le mani attraverso cui passano. Penso che sia un processo bellissimo ma che non venga mostrato abbastanza nell’ambito della moda. 

Intervista Marine Serre F/W 21

Tra l’altro alcuni dei video hanno anche un effetto terapeutico…
Sì, hanno un qualche tipo di effetto calmante. Non era voluto o premeditato, ma di fatto il tempo che serve per guardare l’intero documentario è piuttosto lungo. In un certo senso potremmo definirlo un lusso. Le persone ora hanno più tempo da dedicare a questo genere di cose. Prima una sfilata durava solo 10 minuti, mentre per Core nel suo complesso ti servono almeno tre ore.

Questa collezione segna un cambiamento netto rispetto alla narrativa distopica dei tuoi lavori precedenti. Cosa ti ha spinta a questo cambio di tono?
Direi che con Amor Fati abbiamo raggiunto il punto più alto dalla creazione di un mondo distopico. E ora che anche il mondo intorno a noi sta a sua volta cambiando credo che non abbiamo davvero bisogno di parlare ulteriormente di distruzione. Stiamo vivendo nell’occhio del ciclone, senza un chiaro orizzonte futuro; siamo già abbastanza in ansia così. Quindi volevo parlare di cosa possiamo fare, in ottica propositiva, e provare a trovare una soluzione. Prima sentivamo l’urgenza di lanciare un allarme e al contempo provare a fare qualcosa per risolvere la situazione. Mentre delle nostre azioni—ad esempio il processo di rigenerazione dei capi—parlavamo poco, eravamo annebbiati da questo stato di allarme. Penso che questo cambiamento sia anche legato al fatto che il brand ormai esiste da tre anni. Siamo una maison di moda: facciamo vestiti. Ho pensato fosse importante sottolinearlo. 

Intervista Marine Serre F/W 21

Un altro elemento importante di Core è il libro. Cosa ci puoi dire a riguardo?
Prima non avevamo mai avuto veramente il tempo di immergerci nei nostri archivi, portando alla luce le tantissime cose che facciamo di cui le persone non sanno niente. Così ho pensato che sarebbe stato carino rinfrescarci la memoria. Al contempo si tratta di una creazione piuttosto intima—per questo sono disponibili soltanto un numero limitato di copie—, che racconta l’iter dietro a ogni tessuto che utilizziamo attraverso un linguaggio strutturato e facilmente accessibile.

Parlando di tessuti, c’è una frase nella narrazione audio di Core caricata sul vostro sito che parla di come “i tessuti cedano il passo alle silhouette, e quindi ai vestiti.” Quali sono gli esempi più significativi di questo processo all’interno della collezione? 
In questo senso, i pezzi ispirati ai tappeti sono piuttosto iconici: è veramente importante trovare l’equilibrio tra il passato e il senso che assume nel presente, nel nostro inconscio quel singolo pezzo, e come trasformarlo. Con trasformazione, intendo anche semplicemente pulire, tagliare o rinnovare un pezzo; tentiamo di apportare il minor numero di cambiamenti possibile, specialmente con pezzi che hanno già un enorme valore intrinseco. In quel caso ci limitiamo a prenderlo ed elevarlo, senza apportare troppe modifiche. Mi piace molto questo equilibrio, che emerge anche dai pezzi in tartan; vedi i kilt plissettati che richiamano il punk, nonostante si tratti di vecchie sciarpe trasformate in gonne. Con le magliette stampate, invece, si è trattato di mettere insieme le T-shirt di concerti iconici e combinarle in un modo che richiamasse il passato senza risultare nostalgiche. Quasi tutta la collezione di questa stagione ruota intorno a questo messaggio.

Intervista Marine Serre F/W 21

Anche questo approccio sembra rientrare nel concetto di ‘eco-futurismo’, un termine che usi da parecchio tempo per descrivere il tuo lavoro. Cosa significa nello specifico, e come viene messo in pratica? 
Si tratta di mettere l’immaginazione al servizio della trasformazione. Tentiamo di definirlo con tre parole, per farla più semplice: circolarità, neutralità climatica e resilienza. Di fatto, è con questo metodo che creiamo i materiali della linea Regenerated, che compone la metà della collezione, mentre l’altra metà è riciclata. Nella parte di sartoria, ad esempio, abbiamo realizzato il tessuto usando fibre riciclate. In sostanza, si tratta di pensare in modo nuovo al futuro.

Ora che siamo tutti consapevoli dell’importanza della neutralità climatica, dobbiamo però trovare nuovi modi di condurre le nostre vite. Eco-futurismo è una parola che implica un modo di vivere e un modo di agire; un modo di creare e di ispirarsi, ed è in linea con quello che vogliamo dal futuro. Penso che una grossa parte della nostra attuale depressione collettiva risieda nel fatto di non avere alcuna speranza per il futuro. Per questo abbiamo bisogno di trasformare quello che ci sta attorno. Ovviamente è un lavoro che richiede uno sforzo enorme. Non si tratta soltanto di disegnare un abito, ma anche e soprattutto di come lo si cuce e come lo si fabbrica.

Alla fine della sfilata, i titoli di coda recitano: “Core coglie un momento di rivoluzione sistemica dell’industria della moda.” Se quello di cui siamo testimoni è davvero un rinnovamento del sistema, cosa pensi ci sia bisogno di fare per renderlo reale?
Azione. Le parole sono belle, ma sta tutto davvero nel compiere delle azioni. Sento che c’è motivo di speranza. Durante l’emergenza di cui facciamo parte, molte porte sono state chiuse, bloccate, sia fisicamente che mentalmente, e ora si sono aperte di nuovo, sono tornate ricettive. Abbiamo bisogno di affidarci alla fantasia quando dobbiamo apportare un cambiamento del sistema. Quando guardo indietro agli ultimi tre anni, l’evoluzione è stata lenta, ma ora penso che dobbiamo sfruttare questo strano periodo che stiamo vivendo per fare finalmente dei passi avanti concreti verso un cambiamento che sia duraturo. Se ci lavoriamo insieme come comunità globale, allora tutto può succedere.

Intervista Marine Serre F/W 21
Intervista Marine Serre F/W 21
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