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giulia bersani racconta la fragilità e la forza dell'universo femminile

In occasione dell'uscita del nostro nuovo numero dedicato allo sguardo femminile, analizziamo assieme che cosa significa essere donna oggi attraverso l'obiettivo e la voce di alcune creative del nostro tempo.

di Giorgia Baschirotto
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24 agosto 2016, 9:05am

"Come società abbiamo bisogno di concentrarci di più sull'universo emotivo," afferma la modella e fondatrice di Gurls Talk Adwoa Aboah nella sua ultima intervista per i-D. "Perché non lo riteniamo tanto importante quanto lo studio? Dobbiamo imparare a parlare, ed essere onesti riguardo ai nostri sentimenti, perché è solo quando condividiamo i nostri pensieri più profondi che ritroviamo la nostra forza," aggiunge con fermezza, accennando alla sua lotta contro la depressione e la dipendenza.
Sembra trovarsi d'accordo anche Giulia Bersani, giovane fotografa di Milano conosciuta soprattutto per i suoi ritratti senza filtri di giovani innamorati, ragazze della porta accanto e scatti di sé stessa in situazioni quotidiane, tra viaggi in treno, ascensori, letti sfatti, camere d'albergo e vasche da bagno. Giulia si lascia guidare dalle sue emozioni, che solo la fotografia gli ha permesso di elaborare e liberare creando un dialogo con sé stessa e con i suoi soggetti femminili, protagonisti quest'ultimi della sua nuova serie. Bruttina, attraverso alcuni scatti intimi di giovani ragazze e dei loro corpi, vuole raccontare per immagini l'insicurezza delle donne, trasformando in un punto di forza quel senso di vulnerabilità che molte ragazze hanno dovuto imparare a dominare. Nell'epoca della digitalizzazione della vita quotidiana troppo spesso sembra non esserci spazio per la complessità delle emozioni, e la tendenza all'eccessiva semplificazione dei social media ha colpito anche le giovani donne, impegnate per troppo tempo a plasmare un perfetto alter ego online, una versione popolare, appetibile e leggera di sé stesse. Le ragazze della serie di Giulia, invece, ritratte nella loro spontaneità, sembrano ricollegarsi con il proprio universo interiore e dare ascolto alle proprie fragilità, abbastanza forti per mostrare le proprie debolezze ed imparare da quest'ultime.

Abbiamo incontrato la fotografa per parlare del suo rapporto con la macchina fotografica, del condividere il senso di inadeguatezza con i suoi soggetti e del perché ha scelto di autopubblicarsi. 

Con la tua nuova serie racconterai le insicurezze e le fragilità delle donne. Perché hai scelto di affrontare questo tema?
Perché personalmente devo farci i conti di continuo. Mi considero molto forte e molto debole allo stesso tempo - probabilmente parte della mia forza sta proprio nella mia debolezza, nel mio lato emotivo. Ho pensato che lavorare su questo aspetto attraverso la fotografia, confrontandomi con ragazze con cui condivido la stessa ipersensibilità e insicurezza, mi avrebbe aiutata.

Credi sia importante porre l'attenzione del pubblico sui problemi femminili o il tuo è un progetto volto ad aiutare le donne a mostrare il loro lato più vulnerabile ed ad affrontare le loro paure?
Di sicuro sensibilizzare il pubblico sarebbe un'ottima cosa. Il primo titolo che mi è venuto in mente per questo progetto è stato Bruttina, per indicare la visione distorta che molte donne hanno di sé. Quando l'ho presentato in anteprima ad alcuni amici e conoscenti la loro reazione è stata "ma queste ragazze sono tutte belle, avresti dovuto sceglierne di più sfortunate", come se una persona fisicamente bella non potesse stare davvero male e sentirsi completamente inadeguata. Allo stesso tempo ad essere sincera lavoro sempre in modo molto istintivo; inizio un progetto principalmente per me stessa, non penso all'effetto che vorrei avesse sul pubblico. Sento un bisogno fortissimo di comunicare e lo seguo. In questo caso credo che una cosa ne abbia fatta accadere un'altra di conseguenza: ho iniziato questo lavoro per una mia necessità e confrontandomi con le altre ragazze ci siamo sentite tutte meno sole e più preziose, proprio per via della nostra emotività.

Da donna, come affronti le tue insicurezza? La fotografia è un mezzo che ti aiutato in qualche modo a superarle?
Sì, la fotografia mi aiuta moltissimo a buttare fuori le energie contrastanti che ho dentro e che altrimenti mi farebbero impazzire. Il processo creativo mi permette di sfogarmi, di calmarmi e di elaborare sensazioni e pensieri.

Uno dei tuoi account Tumblr raccoglie una serie di autoritratti senza filtri. Perché hai sentito l'esigenza di rendere pubblico questo lato intimo di te e quale funzione svolge l'autoritratto per te?
Si tratta di autoritratti in ogni tipo di situazione quotidiana: mentre guardo la TV sul divano, mentre dormo, mentre faccio colazione, mentre ho la febbre e vomito, mentre sono a letto con il mio ex eccetera. Ho iniziato quel progetto sempre per me stessa, perché volevo crearmi dei ricordi dell'ultimo periodo da studentessa. Credo che tra 20, 30, 40 anni, quando il mio corpo ed il mio stile di vita saranno cambiati, quelle foto saranno un documento con un valore personale enorme. In più mi hanno aiutata ad avere una visione più oggettiva di me stessa e quindi a costruire un'autostima un po' più solida. Vedermi dall'esterno in situazioni quotidiane mi ha aiutata a capire che il mio carattere (che nei momenti di panico non riesco a percepire) in realtà esiste. La mia personalità esiste ed è anche forte! È qualcosa di intrinseco; mi segue ovunque e non c'è pericolo che possa sparire.

Le emozioni, sia positive che negative, occupano un posto importante in tutti i tuoi lavori. Come credi sia possibile per la nostra generazione, spaventata all'idea di mostrare i proprio sentimenti e la propria vulnerabilità, rientrare in contatto con l'universo emotivo?
A questo non posso rispondere perché per me è semplicemente una necessità. Cerco emozioni forti (positive e negative) perché ne sono praticamente dipendente. Non credo di essere la persona giusta per dare un giudizio sulla nostra generazione e sulle sue abitudini sentimentali. Mi sembra troppo complicato.

In Italia sono ancora poche le artiste che parlano dei problemi delle donne. Perché secondo te e come possiamo rendere i creativi e il pubblico più sensibili verso questa tematica?
Secondo me il modo più semplice è essere sincere in prima persona, con noi stesse e con chi ci circonda, in modo da sconfiggere alcuni tabù. Dovremmo accettare alcuni aspetti che fanno parte dell'essere donna (come ad esempio gli sbalzi d'umore particolarmente forti, l'aspetto naturale del nostro corpo, il desiderio...) e andarne fiere. Prima come singole persone e poi, di conseguenza, come collettività.

Hai realizzato a mano i tuoi ultimi due libri. Perché hai scelto di crearli da sola e quali vantaggi ha autopubblicarsi al giorno d'oggi?
Ho scelto di crearli da sola perché faccio fatica a scendere a compromessi per quanto riguarda i miei progetti personali e anche perché mi piace molto il gesto di creare un oggetto con le mani per poi consegnarlo a qualcun altro. L'ultimo libro in particolare l'ho messo insieme a partire da semplici fogli A4, ago, filo, penna, stampe delle foto e poco più. In un momento di crollo emotivo ho deciso di incanalare le energie e dal nulla nel giro di due giorni è spuntato il prototipo. Poi ci sono volute tre settimane di lavoro manuale per confezionale le altre copie (tutte vendute).

Se dovessi descrivere il tuo futuro come fotografa con una parola, quale sarebbe?
Mi auguro "sorprendente".

giuliabersani.com

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Gulia Bersani

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The Female Gaze Issue
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