cosa passa per la testa di gum

Abbiamo intervistato le colonne portanti del salone più di tendenza di Milano. Quali saranno i colori e i tagli del futuro?

di Eloisa Reverie Vezzosi
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09 novembre 2015, 10:40am

Avete mai pensato di farvi i capelli blu? Rasarvi a zero e tingere la cortissima chioma di rosa? O semplicemente siete mai stati assaliti dal desiderio di cambiare stile e di trovare il VOSTRO hair look perfetto ma non avete mai osato chiedere aiuto oppure non avete mai conosciuto le persone più giuste a cui domandare? A Milano c'è GUM. Dal lifestile al trattamento post hangover, dall'omonima linea di prodotti naturali al barber shop... l'universo GUM è uno stile di vita. Abbiamo sentito che era arrivato il momento di intervistare Stefano Terzuolo, Owner & Senior Director, Marco Steri, Stylist Director e Monica Farina, Art Director & Top Technician, ovvero le tre colonne portanti del salone più di tendenza della capitale lombarda per conoscere il dietro le quinte del loro processo creativo, chiedere loro le novità della prossima stagione, e quali sono i rischi e consigli del mestiere. 

Come nasce GUM e cosa è diventato oggi?
Marco: il progetto GUM nasce nel 2009 da Stefano Terzuolo e Monica Farina col desiderio di rispecchiare lo stile inglese e differenziarsi da tutto ciò che già esisteva. Volevamo creare un'entità forte, riconoscibile e che garantisse alle persone di sentirsi a casa in un mondo nuovo in cui musica, arte e moda si trovassero indissolubilmente uniti. Nel 2011 sono arrivato io e col tempo sono diventato stylist director. Noi tre rappresentiamo oggi i membri più longevi di questa nostra famiglia. All'inizio il salone era più piccolo e dal 2012 ci siamo ingranditi inserendo anche l'angolo barber e creando i nostri personali prodotti organici, costruendo così il nostro brand che rappresentasse noi e racchiudesse questo nostro universo. Abbiamo deciso di dare di più al nostro pubblico, abbia voluto regalare loro un'emozione, un'esperienza che non si fermasse al solito taglio di capelli. Al team poi si sono uniti: Emiliano Vittorio, senior barber, Alessandro Lacriola, Junior Barber e Crystle Ingram, assistant.
Stefano: la nostra idea nasce dal nostro desiderio di differenziarci e il nostro metodo si ispira a quello anglosassone. Non abbiamo creato GUM perché ci sentivamo superiori agli altri ma perché credevamo nel costumer service e desideravamo dare al cliente la possibilità di vivere un'esperienza diversa e di livello. Il "cambiamento" molte persone vogliono viverlo con estrema cura, attenzione, particolari accorgimenti. E proprio questo è ciò che offriamo, sempre aperti alle nuove idee. Abbiamo voluto ampliare il nostro business ai prodotti beauty e allo spazio dedicato al cibo. Ci sono stati molti tentativi di copiare il nostro progetto ma quello che molte persone non capiscono è che in questo mercato non ci si può improvvisare ed è necessario avere esperienza. Solo se sei un vero professionista riesci in quello che fai. E questo discorso vale anche per i colori e le tinte, o sei bravo o non puoi vendere fumo. La nostra clientela si è fidelizzata poiché curiamo molto l'aspetto tecnico. La mia visione, quella di Monica, Emiliano e dei ragazzi rispecchia quella della nostra clientela. Questo è un elemento fondamentale. Vuoi sapere qual è il nostro segreto? Sicuramente l'aspetto tecnico. La fiducia si conquista solo così.

Cosa vi passa per la testa?
Stefano: Il nostro prossimo step riguarda i prodotti. Questo è un progetto esclusivamente dedicato al nostro brand e nasce dall'esigenza di avere una nostra personale linea. In stati come gli USA e l'Inghilterra, è normale che un salone utilizzi soltanto i suoi materiali. Solo in Italia c'è ancora questa tendenza a legarsi a grandi marchi di produzione non capendo che questa scelta depersonalizza. Il prossimo passo che faremo sarà allargare la distribuzione a nuovi concept store come 10 Corso Como e l'e-commerce di Wallpaper, dove siamo già presenti. Vogliamo allargarci su tutta la linea!

Come descrivereste il vostro metodo di lavoro?
Stefano: Prima di tutto, rispettiamo molto la tipologia di capello che ci troviamo lavorare e stiamo attenti che la richiesta del cliente si addica al suo stile e alla sua estetica. Siamo contrari all'idea di creare look che le persone non riescano a replicare o gestire in autonomia. Se viene da noi una ragazza riccia chiedendo di un caschetto, o una dai capelli rossi che vuole un effetto totalmente bleachato, e noi capiamo l'impossibilità della cosa e quanto il capello ne soffrirebbe allora siamo i primi a dire di no.
Marco: Dopo aver studiato il capello, facciamo molta ricerca. Sentiamo le esigenze del cliente, i suoi gusti e i suoi desideri. Elaboriamo poi le informazioni date unendole alle nostre idee e ispirazioni. Per arrivare a rivolgere una nuova proposta che comprenda consigli sul taglio e sul colore grazie a Monica. Abbiamo un approccio che definirei empatico.

Vi capita mai di avere un'illuminazione durante il vostro processo creativo?
Marco: Illuminazione succede spesso. Si parte dal cliente e dalla sua idea di cambiare look e si unisce alla nostra. I risultati più spettacolari sono nati così. Ed è proprio grazie a questa casuale alchimia che a volte si raggiunge un'immagine di successo!

Parliamo di tendenze. È novembre e le immagini inserite in questo articolo rappresentano in anteprima la vostra nuova campagna e le proposte look "del futuro".
Stefano: Io, purtroppo o per fortuna, ho vissuto gli anni '90. E adesso questi sono tornati nei pannelli di colore molto importanti e netti su basi cromatiche normali. Anche le linee dei tagli sono molto più piene, grafiche e seguono queste colorazioni definite. Queste sono le prossime tendenze o almeno, questa è la nostra visione.
Monica: Le tendenze ci stanno riportando agli anni '90 nella loro parte estrema e meno tamarra. La nostra immagine rappresenta ovviamente una rivisitazione. Per il momento il trend è questo però, a mio avviso, si tornerà presto ai colori naturali, ramati, caldi.

Come si sposano queste vostre tendenze e immagini di riferimento con la città di Milano?
Stefano:
Milano è molto improntata sui colori forti. Mi ricordo ancora quando 3/4 anni fa, eravamo stati i primi a proporre questo tipo di cromie strong. Il fatto che oggi le vediamo dominare, vuol dire che avevamo ragione! C'è però una difficoltà che riscontriamo con la città. Alcuni vorrebbero colorazioni che non sono adatte al proprio capello o alla persona. Ci troviamo a dire di no a volte poiché ci preoccupiamo e valutiamo in anticipo anche la vita e l'ambiente lavorativo delle persone.

Abbiamo appurato che la vostra clientela non è fatta solo da creativi. Pensate quindi molto bene all'ambiente lavorativo e sociale del cliente per capire la fattibilità del look desiderato?
Marco: Assolutamente sì. Se venisse da noi un'avvocatessa chiedendo di tingere i capelli di verde, noi le proporremmo magari un castano con sfumature verdi visibili benissimo alla luce del sole. Cerchiamo allo stesso tempo di rendere soddisfatti i clienti senza metterli in ridicolo. Perché ci sono moltissime persone che lavorano in banca, in uffici o altri ambienti (ritenuti non artistici per definizione) che non vogliono sentirsi "sciapi" perché hanno personalità più forti.

Quando è nata la vostra passione?
Marco: È nata per caso e si è sviluppata col tempo. Non pensavo che avrei fatto questo da grande. Poi dal primo approccio è stato puro amore. Ho capito che a questo mondo dei capelli faceva parte la moda. Attraverso questo era possibile conoscere il fashion business e le personalità che avrebbero potuto farsi portavoce o meglio volto del mio lavoro.
Monica: I colori mi hanno sempre appassionato. E appena ho capito come usarli ne ho fatte di tutte! La pettinatura più folle? Rasata a zero e tinta di rosa. Se posso poi fare una confessione, mi sono sempre piaciuti i cartoni animati e tutte le loro meravigliose acconciature.
Stefano: Durante l'adolescenza non ero portato per lo studio. Dopo essere stato cacciato da 3 istituti, ho deciso di cambiare direzione. Vivevo in Piemonte e il mio migliore amico si era appena iscritto all'Accademia di formazione parrucchieri di Torino e così anziché scegliere il rinomatissimo alberghiero della zona (il piano B) ho deciso di seguirlo. Dai 17 ai 21 anni, ho lavorato in un negozio della mia zona. Arrivato a Milano, sono entrato da Tony & Guy, ed è stata un'esperienza di stile e di vita importante, e anche l'unico modo per tirarsi fuori da condizioni economiche poco stabili e anni di sacrifici. Ho iniziato a tenere corsi, fare consulenza prodotti salendo costantemente di grado fino a quando, nel 2009, ho sentito l'esigenza di aprire una mia realtà.

Come descrivereste Milano oggi vista attraverso i vostri colori.
Monica: Io sono di Milano e posso garantire che c'è stata una apertura pazzesca. Sono 11 anni che faccio questo lavoro e finalmente adesso è possibile sperimentare di più. C'è sempre una grande attenzione alla "tendenza del momento" ma c'è un ampio margine di miglioramento.
Stefano: Noi di GUM abbiamo fatto un lavoro lungo e delicato. È stata dura trovare il nostro spazio in questa città. All'apparenza potevamo risultare snob perché volevamo fare solo ciò che ci interessava e nel nostro modo. Desideravamo far capire alle persone chi eravamo e cosa volevamo. Mi sono detto "voglio che tra cinque anni il mio marchio sia riconoscibile" e così ho perseguito questo obbiettivo senza rinunciare alla mia e nostra identità. Apparentemente i milanesi sono aperti anche se hanno quel tipico atteggiamento da "vorrei ma non posso". Sembra che per avere successo sia necessario scendere a compromessi, ma in realtà bisogna anche lavorare duro e mantenersi fedeli a se stessi. Il nostro ambiente è difficile. Mentre da un salone di Londra, escono su 20 clienti almeno 18 colorati; in Italia succede che decidano di tingersi i restanti 2!

Che consiglio dareste ai giovani che sognano di lavorare nel vostro settore?
Stefano: Sicuramente le parole chiave sono: passione e umiltà. Dovete essere consapevoli che è una strada molto lunga e richiede anni di sacrifici e impegno. È necessario scegliere le persone giuste a cui affiancarsi. Sconsiglio scuole professionali che sono solo una perdita di tempo. Questo lavoro ti porta ad avere successo se sei persona umile e sei disposto a far sacrifici. Il nostro metodo di lavoro è infatti molto rigido. Gli stagisti devono superare molti step. Noi tre abbiamo cominciato anni fa e, solo con costanza e passione, siamo andati avanti.
Marco: Sacrificio, impegno e restare se stessi.

Qual è la vostra definizione di bellezza?
Stefano: La bellezza estetica è lo specchio della persona. Quindi direi che la bellezza è tale se asseconda la bellezza interiore.
Marco: Sono un grande cultore dell'estetismo del '900. Seguendo quel filone, trovo che sia bello tutto ciò che ti trasmette un'emozione forte.
Monica: Non saprei rispondere con esattezza perché mi piacciono cose completamente diverse. Rispondo lasciandoti con una non risposta.

gumsalon.com

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto campagna su cortese concessione di GUM
Stefano Terzuolo: Owner & Senior Director
Marco Steri: Stylist Director
Monica Farina: Art Director & Top Technician
Emiliano Vittorio: Senior barber
Crystle Ingram: Assistant
Clarissa Carbone: MUA
Maela Leporati: Stylist
Luca De Santis: Ph
Alice Turazza: Post Editing 

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