qualche domanda a piotr niepsuj sul suo primo libro 'a'

Abbiamo incontrato il fotografo polacco e milanese d'adozione in occasione dell'uscita del suo primo libro, A, il racconto fotografico di un viaggio tra Lodz, Varsavia e Berlino scattato interamente con il suo iPhone.

di i-D Staff
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30 marzo 2016, 9:25am

Piotr Niepsuj è un fotografo polacco e milanese d'adozione. Se vivete a Milano e gravitate intorno alla cosiddetta "industria creativa" è probabile che vi sia capitato di incontrarlo e che vi ricordiate di lui. Oltre al fatto che a Milano di Piotr fotografi non ce ne sono troppi, la sua figura è piuttosto riconoscibile: cappellino, occhiali in tartaruga rotondi, baffo biondo, giacca da lavoro, jeans comodi, sneaker e macchina fotografica appesa al collo.

Come il suo personaggio, anche le sue foto sono estremamente riconoscibili. Che si tratti di backstage di sfilate, ritratti o impalcature mezze distrutte su un marciapiede milanese, Piotr è uno di quei fotografi che ha la capacità di individuare e valorizzare dettagli che passerebbero facilmente del tutto inosservati, e di rendere attraenti e appaganti scene urbane a prima vista insignificanti.

Molta di questa sua produzione—scattata con un iPhone 5c bianco—si trova sul suo account Instagram, che infatti è molto seguito nonostante sia composto principalmente da foto di tubi di plastica e strisce pedonali.

Piotr ha appena pubblicato il suo primo libro. È il racconto fotografico, realizzato sempre con l'iPhone, di un viaggio fatto quest'estate in compagnia di una ragazza tra la sua città natale Lodz, Varsavia e Berlino.

Il libro si chiama A—dal nome della ragazza in questione—e verrà presentato questo venerdì, 01.04.2016, alla libreria Riviera allestita temporaneamente all'intero dell'Istituto Svizzero a Milano.

Per l'occasione gli ho fatto qualche domanda.

Da dove è nata l'idea del libro?
Quest'estate, come tutti gli anni, sono andato a trovare i miei in Polonia e poi ad agosto mi sono spostato a Berlino. Solo che quest'anno non sono partito da solo, ma con una ragazza. Quando sono tornato a Milano e ho riguardato le foto, ho pensato che questa volta un album su Facebook non sarebbe bastato: è stata un'estate troppo importante per me e volevo che ne restasse qualcosa di più tangibile. E poi ho sempre voluto fare un "libro di foto della vacanza con la ragazza" e questa mi è sembrata l'occasione perfetta.

Cos'aveva di così importante e diverso quest'estate?
Ero innamorato. Non mi succede molto spesso [ride].

Quindi la presenza di questa persona ha influito sulle foto?
Sicuramente, ma forse non in maniera diretta. Quando conosci una persona nuova cominci a vedere il mondo da un'altra prospettiva—e poi grazie alla sua sensibilità, pur non intendendosi di fotografia mi ha fatto notare cose delle mie foto che io non avrei mai visto. Mi ha aiutato a maturare come fotografo: sono diventato più libero nel fare foto e più consapevole in generale.

Ok, una presenza fondamentale, direi. A questo punto non posso non chiederti se sei ancora innamorato.
Sono molto contento che ci siamo conosciuti, mettiamola così.

Bene, cambiamo argomento allora. Sembra che usi l'iPhone quasi più spesso della macchina fotografica, e non solo per foto personali. Cosa ti piace dello scattare in questo modo?
Lo smartphone è una cosa che hai sempre con te, che non mette in imbarazzo le persone quando vuoi fare loro una foto—c'è quasi una sensazione di intimità. Mi piace anche il fatto che è facile da usare, non ti fa perdere tempo. Vedi e scatti, è un po' l'equivalente di un'analogica compatta, come quella con cui ho cominciato. Proprio come la compatta, anche l'iPhone ha rivoluzionato il mondo della fotografia.

E poi oggi, con tutte le macchine fotografiche che fanno foto di altissima qualità, scattare con l'iPhone è un po più 'rilassante'.

Ora che tutti hanno uno smartphone e potenzialmente possono scattare a livelli "alti", cosa rende le tue foto riconoscibili?
Pensa a Wolfgang Tillmans: ha cominciato con una compatta che avevano tutti, che chiunque usava per fare le foto delle vacanze. Ma pur con uno strumento popolare è riuscito a trovare la propria identità. Se era possibile allora, dovrebbe esserlo anche con l'iPhone.

Ovviamente internet rende tutto più difficile. Appena trovi la tua strada e la tua riconoscibilità, ci sono cento persone che cercano di imitarti. Ma penso (spero!) che se fai una cosa sincera e coerente alla fine vinci. Fare belle foto non basta.

Che senso ha, oltre al "pierraggio", stampare un libro di foto oggi?
La foto stampata non sparisce nell'oceano delle immagini online, hai più tempo per guardarla, per consumarla, per capirla... Di solito è anche più grande, quanto a dimensioni, e questo ti permette di notare più cose. Non è solo una cosa romantica o, come dici tu, di pierraggio. È "scientifica".

Tu sei cresciuto professionalmente a Milano. Che influenza ha avuto su di te questa città?
Vivo qui da dieci anni e praticamente tutto quello che ho fatto lo devo a Milano. È una città perfetta. Non è così grande per cui ti perdi nella folla né così piccola per cui non succede mai nulla. È vicina al resto d'Europa, non è troppo costosa rispetto alle altre capitali culturali, è piena di persone che alla fine sono gentili, anche se forse all'inizio non sembra. Certo, culturalmente è un po' decaduta, ma è proprio questo che ti dà la possibilità di lavorarci e migliorarla.

Quindi ti piace ancora dopo tutti questi anni?
Sempre di più! L'altro giorno passeggiavo in zona Loreto e mi dicevo che è proprio bella—con la primavera, poi, è ancora meglio. Penso che potrei rimanerci per sempre: ci si sta bene e adesso che è "rinata" non ci si può lamentare di nulla. Milano desta grande interesse, e si sente molta energia in città. All eyez on Milano.

'A' Piotr Niepsuj 2016, Auto pubblicazione, 300 copie, firmate e numerate a mano. In vendita venerdì alla presentazione e in librerie selezionate.

Crediti


Testo Toni Zugna
Foto del libro prese da instagram.com/spreadingspreads

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