vi presentiamo lucrezia ganazzoli

Ogni fotografo ha la sua storia da raccontare, e un modo unico di narrarla. La nuova generazione di creativi sceglie di allontanarsi dagli stereotipi, usando la fotografia come mezzo di cambiamento sociale.

di Gloria Maria Cappelletti
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14 giugno 2017, 7:08am

Raccontaci qualcosa di te e del posto in cui sei cresciuta.
Sono una capriola: una persona curiosa e veloce, cambio spesso stato d'animo ed espressione ma la luce che è in me rimane sempre accesa, anche nei momenti più bui. Sono molto esigente in primis con me e poi con gli altri, cerco di crescere ogni giorno dalle esperienze che vivo e non mi scoraggio mai... niente è impossibile! Sono cresciuta in una piccola provincia, la bella Parma, che come un nido mi abbraccia con i suoi colori e la sua magica nebbia. E' stato difficile crescere in una citta' provinciale piena di pregiudizi e giudizi, ho sofferto molto fin da piccola per la mia diversità. Questo stato d'animo mi ha però aiutato ad essere più forte e andare avanti con coraggio verso le mie scelte. 

Come sei entrata in contatto con la fotografia?
Quando ero piccola mia madre aveva la passione della fotografia, era bello aspettare gli sviluppi per poi mettersi la sera a ritagliare le foto e fare gli album.

Chiesi fin da piccola di avere una macchina fotografica tutta mia, essendo eccentrica usai me stessa come modella per immortalare i primi scatti. Mi ricordo questo desiderio di raffigurare l'estetica in modo soggettivo, come la vedevo io, in modo diverso da quelle immagini degli anni '90 così commerciali. Così iniziai a farmi i primi autoritratti a quindici anni, poi cominciai a chiedere tra le persone conosciute, secondo me all'altezza di posare. Quando parlo di 'altezza', penso a canoni difficilmente traducibili, perché soggetti a impulsi, emozioni e visioni; non ero presuntuosa o snob, ero solo molto sicura di ciò che volevo scattare.

Cosa ti attira di questo medium?
Mi attira la pura immagine, poter fermare un attimo per l'eternità. Mi coinvolge completamente la ricerca verso l'eleganza, l'estetica pura, cruda, che fa quasi male a guardarla. È commovente. Le emozioni che provo quando scatto una polaroid o quando vedo il risultato che volevo ottenere è impagabile. La mia fotografia spero possa dare vita a qualcosa che non morirà in un'immagine, ma che possa trovare la sua strada, e possa diventare canone, spunto, ispirazione per nuove persone che a loro volta porteranno avanti una storia, un'idea, un gusto.

Dove hai imparato a scattare?
Ho imparato a scattare sul balcone di casa mia e nella casa di mia nonna. La prima macchina analogica me la regalò mia sorella e li cominciò la reale sfida, non potevo più adagiarmi sul tasto automatico. Quindi cominciai a studiare la macchina e sperimentare per settimane, mesi, anni.

È necessaria una laurea per intraprendere la carriera di fotografo?
Non è assolutamente necessaria una laurea. Le scuole di fotografia penso siano troppo teoriche, al contrario ci vuole tanta pratica. Io sono un pò della vecchia scuola, del pittore che andava in bottega ad imparare dal maestro. Bisogna essere umili e cercare di imparare il più possibile, sempre, per tutta la vita. Comunque studiare è fantastico e utile, per uscire dal banale, dal commerciale; essere colti è sempre un pregio e non un difetto. Ma la cultura non è solo università: si può studiare in biblioteca, nel salotto di casa o semplicemente stando in mezzo a delle persone stimolanti.

Chi o cosa ti ispira?
Mi ispirano molto le foto d'epoca, la musica e i movimenti delle persone. Sono le tre cose che coordinano le emozioni della mia vita. Osservo, percepisco e assemblo. Poi cerco di sviluppare.

Come descriveresti la tua estetica?
Contraddittoria: nostalgica, riconducibile al passato ma anche molto contemporanea. Cerco verità e vicinanza con il soggetto che scatto. Mi piace studiare la persona che ho di fronte all'obiettivo. Ricerco l'eleganza senza barriere, diretta, fruibile e determinata. Il mio stile si distacca dall'immaginario commerciale che propone scatti falsificanti.

Chi ti piacerebbe scattare?
Siamo circondati dalla bellezza in questo mondo... Mi piacerebbe scattare donne che trovo molto belle. Ricordo gli occhi di Freja Beha Erichsen: penso sia stata la prima modella importante che durante un back stage di Prada mi guardò con una dolcezza che mi distolse da tutta quella frenesia, si mise in posa per me e disse 'scattami come vuoi'. Il primo editoriale in cui potrò scegliere una modella importante, chiamerò lei.

A cosa stai lavorando al momento?
Sto lavorando tanto al mio portfolio, scatto progetti nuovi, appena ho tempo dedico tutto a questo. A volte sbaglio e non sono soddisfatta, a volte porto a casa dei lavori bellissimi. Vorrei cominciare a scattare degli editoriali importanti e vedere qualche piccolo frutto del lavoro svolto in questi anni.

Se potessi cambiare una cosa nel mondo quale sarebbe e perché?
Abbatterei l'indifferenza. Come diceva Gramsci "l'indifferenza è il peso morto della storia". Vedo tanti zombie in giro che camminano, vorrei scuoterli uno ad uno e gridargli in faccia "sei vivo!". Mi sento di vivere in un momento morto della storia, è una sensazione bruttissima. Ci lamentiamo di continuo ma non sappiamo fare altro, evidentemente. Vorrei abbattere l'indifferenza per costituire una comunità viva, allegra e attiva. Senza indifferenza anche la più grave delle ingiustizie umane può essere alleviata.

Per cosa ti batti?
Mi batto per la gentilezza, per l'attenzione. Viviamo in un mondo tanto distratto. Fa male vedere la distrazione dove porta, quanto può incidere negativamente nelle relazioni. Dalla più piccola distrazione alla più grande, bisogna prestare attenzione ed essere gentili con le persone che ci circondano.

Quali sono le tue speranze e i tuoi sogni per il futuro?
Spero di poter fotografare fino a quando non riuscirò più a fare capriole, spero di poter crescere, lavorare e confrontarmi con tanti professionisti.

Voglio nutrire con amore una bella famiglia con il mio compagno e costruire una casa aperta che possa accogliere tanti bambini da tutto il mondo. 

lucreziaganazzoli.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Lucrezia Ganazzoli

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