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l'evoluzione delle stylist nelle serie tv

Come siamo passati dalla cabina armadio di Carrie Bradshaw ai look delle serie tv di oggi?

di Amanda Margiaria
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16 maggio 2017, 1:13pm

Nel 2013 tutti parlavano di Girls, serie TV che racconta le vicende di quattro spiantate newyorkesi scritta da Lena Dunham. Oltre a una trama ben scritta e storie in cui tutti possono riconoscersi Girls ha avuto un altro grande merito, inaugurando una lunga stagione di svolazzanti caftani colorati, ampi vestiti a fiori e jeans boyfriend nell'armadio delle sue fan, accompagnati da lunghi capelli biondi e e orecchini che superavano i 20cm di diametro: Jessa, interpretata da Jemima Kirke, era ufficialmente diventata l'unica donna a cui da quel momento in poi le giovani ragazze si sarebbero ispirate in materia di moda. Perché? Perché vedere che un'affascinante ex alcolista persa tra dipendenze, rehab, amori e illusioni era riuscita a trovare la sua strada ha convinto le seguaci della serie che non importava quanto incasinata fosse la loro vita, una soluzione c'era sempre. Bastava essere abbastanza badass da non perdersi d'animo, proprio come Jessa. E quale miglior modo di provare a seguire le sue orme se non ricalcare i suoi outfit?

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Specialmente in Italia, dove a causa di una cultura incentrata sull'apparenza e sul dover sempre fare una buona impressione le ragazze vengono spinte a curarsi e vestirsi con più attenzione rispetto alle coetanee straniere, vedere un personaggio dagli atteggiamenti così liberi, spontanei e privi di qualunque influenza esterna è in qualche modo liberatorio; una sorta di legittimazione del 'mi vesto come voglio, perché mi piace e perché non devo preoccuparmi di cosa penseranno gli altri' assente in precedenza che ha avuto un effetto liberatorio sulle spettatrici. Così, Jessa è diventata il simbolo di una voglia d'affermazione di sé lontana dagli stereotipi a cui le ragazze italiane erano abituate, lontana dalla piega fresca di parrucchiere ogni settimana, lontana dalla borsa abbinata al pantalone con cui mamme e nonne ossessionano la loro prole sin dall'infanzia, lontana dal velo di rossetto che non deve mancare mai.

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Ma dall'avvento sugli schermi di Girls sono ormai passati quattro anni, e da allora l'ossessione per Jessa è lentamente sfumata all'esasperante ritmo con cui anche la sua rilevanza all'interno della serie di casa HBO è andata scemando. Il progressivo spodestamento dal trono di regina di stile si è fatto sempre più palese con il passare delle stagioni: i tessuti eterei e colorati a cui Jena Rogien, stylist della serie, ci aveva abituati sono stati man mano sostituiti da outfit più sobri e composti, come si nota già all'inizio della terza stagione, quando Jessa se ne va dalla clinica di riabilitazione indossando un informe cappotto verdone. La Rogien ha infatti recentemente dichiarato che proprio la fine del periodo di rehab di Jessa è stato il punto di svolta nell'evolversi del suo guardaroba, che si è fatto sempre meno coraggioso e che è tristemente culminato in un jeans boyfriend con camicia bianca durante la sesta stagione. L'involuzione dell'armadio di Jessa è l'esempio lampante del modus operandi che ha guidato la Rogien nelle sue scelte e che lei stessa ha spiegato così: "gli abiti rispecchiano sempre quello che accade alle protagoniste, ma le loro situazioni sono cambiate; hanno cambiato lavoro e fidanzati, e questo si riflette anche nel loro modo di vestirsi." L'unico passo indietro in questo dissestato percorso verso l'età adulta — e aggiungerei verso l'insopportabile banalità di look tendenti al monocromatico — avviene nella penultima puntata della serie, quando una Jessa sconvolta vaga per New York in shorts Levi's vintage e bikini, esattamente come avrebbe fatto sei anni prima, fiondandosi in un pub a metà pomeriggio per fare sesso con uno sconosciuto, anche in questo caso esattamente come avrebbe fatto sei anni prima.

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Come risolvere quindi l'annoso problema di dover trovare un nuovo modello a cui fare riferimento dopo che anche Jessa aveva perso gran parte del suo atteggiamento menefreghista e ribelle? In soccorso degli indecisi cronici che non hanno idea di come vestirsi la mattina — e neanche la sera o il pomeriggio, per quanto mi riguarda — è giunta un'altra serie TV in cui l'abbigliamento esprime con chiarezza e forza il carattere determinato della protagonista: si tratta di Love, chicca di casa Netflix la cui protagonista Mickey è diventata il nuovo punto di riferimento in fatto di stile e abbigliamento per moltissime ragazze, proprio perché chiara espressione di una personalità libera da compromessi estetici che segue l'efficace quanto breve filosofia del faccio il cazzo che mi pare.

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Una trama interessante non è però il solo motivo per cui ho divorato la prima stagione in una notte e la seconda nell'arco di un weekend. Love ha infatti saputo regalare alle sue spettatrici un nuovo modello, che a suon di salopette Carhartt vintage, Levis 501, giacche da baseball e adorabili top a righe dal sapore anni '90 ha fatto capire a tutte noi che sì, esprimersi attraverso i vestiti che s'indossano è non solo possibile, ma anche replicabile dall'altro lato dell'oceano Atlantico. Grazie a una serie di outfit ispirati a "un'Alexa Chung in hungover," come ha spiegato la stylist della serie Jennifer Eve, Mickey risulta perfetta nel suo essere assolutamente imperfetta, fregandosene del giudizio altrui. Trovare la combinazione giusta per riportare a livello visivo il carattere complesso e sfaccettato della protagonista non era semplice, perché superati i 25 ci vuole un certo contegno nella vita, ma non possiamo che convenire sul fatto che l'obiettivo sia stato centrato in pieno. E per contrasto le scelte della stylist di Love appaiono ancora più azzeccate se paragonate al glamour anni 2000 della cabina armadio di Carrie Bradshaw, quando in una sola puntata la nostra columnist preferita arrivava a cambiarsi anche quattro o cinque volte. Mickey invece indossa uno, massimo due outfit diversi a puntata, e spesso uno stesso capo viene riproposto più volte nel corso di episodi diversi, o ancora il cambio di look è dato da accessori oppure dall'aggiunta di un capospalla.

E se c'è un outfit in Love che comunica allo spettatore chi è Mickey senza bisogno di farle recitare neanche mezza battuta è quello scelto per uscire con l'ex-non-proprio-ancora-ex-con-cui-fa-ancora-sesso: un costume intero rosso fuoco usato come top, jeans dal taglio morbido e zeppe che dopo la disastrosa serata abbina a una camicia di flanella e ciabatte Adidas per andare al supermercato in piena notte. La nonchalance con cui si presenta davanti al cassiere in costume e faccia da psicopatica mi hanno immediatamente ricordato l'atteggiamento menefreghista tanto caro a Jessa, e in quel momento ho capito: Mickey non è altro che una Jessa con qualche anno in più che ha abbandonato lo stile da gipsy bohémienne per passare a quello da losangelina trentenne. Come da copione, ho cercato di replicare l'outfit il più fedelmente possibile, ma su internet non ho trovato traccia di quel maledetto costume rosso perché, ovviamente, la Eve l'ha pescato in un qualche mercatino vintage di Melrose Place. Pazienza. Però da allora quando mi trovo in una situazione in cui mi sento fuori posto, vestita troppo bene o troppo male, incasinata e magari triste ripenso a Mickey in costume, jeans e ciabatte che s'incazza con il commesso perché non vuole farle credito e mi dico che nella vita bastano due cose: convinzione e faccia da culo. Anzi, tre: convinzione, faccia da culo e un costume intero rosso fuoco.

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagini via Instagram