giovanni vetere, l'artista che vuole creare una mimesi creature marine e uomo

"Con la mia arte porto il mare in galleria, con tutte le sue creature e potenzialità."

di Federica Tattoli
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23 luglio 2019, 4:52pm

Ha inaugurato il 12 luglio scorso presso la Union Gallery di Londra, in collaborazione con la realtà romana The Orange Garden (di cui noi di i-D Italy abbiamo intervistato i fondatori qualche tempo fa), Fleas in My Scales l'ultima mostra personale di Giovanni Vetere, giovane artista romano con studi in Gran Bretagna. Vetere continua un percorso che unisce arte e natura. E di conseguenza il perno centrale della sua poetica è l'acqua, l’acqua come sostanza essenziale della vita e attivatore di potenzialità. Consigliamo di tenere d’occhio questo artista che, sicuramente, ci regala e regalerà lavori di pura qualità.

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“Into the sea (you) are returned… Why leave the sea?” - Luce Irigaray, ho trovato questa bella frase in apertura del comunicato relativo a Liquid Ground, il tuo lavoro in mostra ora ad Ansedonia, me la commenti?
Un richiamo alla natura, un avvertimento, un allarme. Irigaray ci ricorda che veniamo dall’acqua e che il terreno in cui viviamo, pur essendo roccioso, è comunque bagnato. Non dobbiamo tralasciare il nostro passato acquatico così come il nostro forte legame con la natura e con tutte le speci che vi abitano. Dobbiamo ricordare che il nostro corpo non ha un significato preciso, non è un organismo fisso ma vive un constante processo e cambiamento.

Senza accorgercene, l’acqua che ingeriamo attraversa miriadi di altri corpi e viene filtrata da diversi processi naturali i quali sfuggono alla nostra comprensione. Siamo troppo impegnati a condurre le nostre vite da esseri umani, troppo sofisticati ed eleganti per comprendere la Natura. E così: "Ci scordiamo che il nostro antenato era un animale che respirava acqua, aveva una vescica natatoria, un incredibile coda per nuotare, uno scheletro imperfetto ed era senza dubbio ermafrodito. Ecco una lezione genealogica per l’essere umano."

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Come mai ti sei avviato ad un percorso nell’arte?
Mi ci sono ritrovato per caso, davanti a un quadro di Agnes Martin, blu, rosa e bianco. Era bellissimo perché mi ricordava il mare. Quelle linee orizzontali continuavano all’infinito e io avrei potuto contemplarle per ore, giorni, anni. Quel quadro mi ha parlato, Agnes mi ha parlato, e in quel momento ho capito di voler fare arte per poter ricreare un’esperienza passata, per poter fermare un sentimento e poter mettere in contatto persone, luoghi ed emozioni.

Come mai la scelta di una performance?
Dicono che per capire una parola e percepirne il significato sia necessario pronunciarla almeno dieci volte e scriverla altrettante. Allo stesso modo, come un concetto va vissuto prima di capirlo, anche l’arte va vissuta per poterla assimilare. La performance è il mezzo che io utilizzo per comunicare in maniera più efficace il mio messaggio allo spettatore, ed è il mezzo che io stesso uso per poter capire la mia arte.

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E… Come mai proprio l’Acqua, cosa ti affascina di questo fondamentale elemento?
L’acqua è l’elemento primordiale, Mother Sea, il grembo materno, il liquido amniotico. È l’elemento che rende possibile ogni processo vitale ed evolutivo; è l’unico elemento che passa attraverso ogni creatura terrestre e che viene tramutato in nuovi organismi. Tutti rapporti umani e naturali sonobagnati come dice Astrida Neimanis, ed il mondo è regolato dalle nostre hydrocommonalities ovvero, i nostri scambi di fluidi.

Dunque l’acqua, essendo l’elemento di creazione è anche elemento di potenzialità. Mi piace considerare il mio corpo ed il corpo dell’essere umano come un corpo in stato di becoming. Voglio espandere la concezione di essere un corpo, e cercare nuove personificazioni in Natura. Dobbiamo espandere la nostra concezione di essere un corpo nel Pianeta Terra, e di ascoltare le potenzialità di diventare qualcosa di alieno e diverso. C’è troppa paura di cambiare, paura dell’altro. Io invece voglio diventare diverso, voglio diventare l’altro.

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Arte e Natura, cosa rappresentano per te e che parte hanno nella tua vita?
Sono cresciuto in barca con mio padre, ho imparato i nomi dei pesci prima di ogni altro scrittore o filosofo. Ho un fortissimo interesse nello studio della biologia e delle creature marine. Sento il bisogno di creare qualcosa che mi riporti alla Natura per poterla personificare e adattarmi ad essa.

I tuoi artisti di riferimento, se li hai?
Certo che ne ho. Durante i miei studi universitari mi sono affacciato ad alcuni movimenti americani degli anni 50 e 60, Black Mountain College e Judson Dance Theatre. Yvonne Rainer e Trisha Brown hanno ispirato i miei studi performativi ed il bisogno di vivere un esperienza per poterla capire. Sempre nel campo della performance ma in un contesto contemporaneo, i miei punti di riferimento sono Tino Seghal e Anne Imhof, grazie ai quali ho capito l’importanza del ‘qui e ora’ per lanciare un messaggio diretto allo spettatore.

Quando ho iniziato a studiare e sperimentare l’acqua nei miei lavori, il mio punto di riferimento è stato Jacques Yves Cousteau e suoi documentari. Dopo aver visto una mostra al Guggenheim di Bilbao ho avuto un importante riscontro con il lavoro di Bill Viola, il quale mi ha fatto capire il duplice effetto dell’acqua, di vita e di morte.

Per quanto riguarda la scultura, dopo aver visitato lo studio del Maestro Luigi Ontani a Roma ho sentito il bisogno di cimentarmi nella ceramica. Ho avuto la fortuna di poter parlare con lui e sapere di più del suo rapporto con la ceramica e la performance.

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In questo momento storico, finalmente, stiamo iniziando a prendere coscienza del male che è stato fatto al nostro pianeta e ai nostri mari, dove la vita ebbe inizio, pensi che i tuoi lavori possano aiutare questo processo di consapevolezza e stimolare a salvaguardare la nostra Terra e i nostri Mari? tu cosa fai a riguardo?
Il ruolo dell’artista è fondamentale, poiché presenta allo spettatore una realtà alternativa alla quale si trova. Dopo aver visto una mostra ci sono domande irrisolte che trasportano lo spettatore in un quesito sulla sua condizione passata e futura. Come dice Hans Ulrich Obrist “Art produces reality!” Con la mia arte porto il mare in galleria, con tutte le sue creature e potenzialità.

Presto inaugurerai una mostra a Londra, presso la Union Gallery, puoi anticiparci come sarà strutturata la mostra?
Esistono dei microrganismi chiamati ‘extremophiles’ che vivono sparsi in tutto il mondo. Come dice il nome, questi organismi sono amanti delle condizioni estreme, quindi forti temperature, acidità, pressione etc. Ciò che mi interessa di queste creature è la loro forte capacità di adattarsi e di sopravvivere ai cambi climatici. Per la mostra a Union Gallery ho creato per la prima volta un’installazione di ceramiche ispirate a queste creature, che nella loro macro-scala si mettono in confronto con lo spettatore.

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Un progetto che vorresti realizzare nel futuro prossimo e un sogno che vorresti veder realizzato nel futuro remoto?
Quest’estate andrò a visitare il primo e unico giardino subacqueo, Nemo’s Garden, dove viene coltivato il basilico a una decina di metri sotto la superficie del mare. Questo avviene in Liguria e sono due giovani scienziati italiani ad aver avviato questo interessantissimo progetto. La mia intenzione è quella di capire come può essere la vita sott’acqua e come i nostri rapporti con la natura e con noi stessi cambierebbero in un’ipotetica società acquatica.

Il mio sogno è quello di realizzare una struttura subacquea che possa funzionare come habitat naturale per l’uomo e le creature marine e dove esse possano vivere in mimesi.

Our ancestor was an animal which breathed water, had a swim bladder, a great swimming tail, an imperfect skull, and undoubtedly was an hermaphrodite! Here is a pleasant genealogy for mankind. (Charles Darwin, Letter to thomas Huxley)

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Crediti

Testo di Federica Tattoli
Fotografia di Ana Lurruy

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