Storia dei pionieri trans che hanno aperto la strada a Caitlyn Jenner e Laverne

La strada per la parità di diritti è ancora lunga, ma è innegabile che negli ultimi anni la comunità trans abbia ottenuto finalmente visibilità. E se è successo, dobbiamo essere grati a queste leggende viventi.

di La JohnJoseph
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02 settembre 2015, 8:45am

April Ashley / Fotografia di Vic Singh

In questo momento storico, essere trans significa ritrovarsi spesso sotto i riflettori -- anche se non sempre in modo genuino e davvero scevro di bias. Mentre assistiamo a un'ondata di conservatorismo e bigottismo sempre più dilaganti contro cui è importante continuare a lottare senza sosta, ci sono stati anche dei passi positivi che è bene sottolineare. Volendo guardare il lato dal verso più positivo, in effetti capita sempre più spesso di vedere modelli trans che camminano sulle passerelle, attori trans che compaiono su Netflix e rapper trans che hanno milioni di visualizzazioni su YouTube. Nel bene e nel male, è innegabile l'enorme visibilità che la comunità trans ha ottenuto negli ultimi tempi, qualcosa che solo 5 anni fa sembrava impensabile. Ma di certo non si tratta di un miracolo avvenuto così, all'improvviso, da un giorno all'altro, e non dobbiamo dimenticarci che a fare retromarcia ci vuole pochissimo. Se comunque sono stati raggiunti dei traguardi positivi, dobbiamo tutto ad alcune figure leggendarie che hanno lottato per costruire un ponte tra intolleranza storicamente consolidata e rivendicazioni del movimento transgender.

Andreja Pejic e Lea T sono oggi due icone delle passerelle, ma già negli anni '60 April Ashley la modella preferita di Vogue. Fotografata da David Bailey e Terence Donovan, fu "smascherata" crudelmente dal Sunday People come donna trans, e vide la sua carriera completamente rovinata da un giorno all'altro. Decisa a mantenere intatta la sua posizione sociale e a non farsi abbattere da questa vicenda, April fondò AD8, un ristorante a Knightsbridge, e si fece conoscere come la direttrice di sala più glamour di tutta Londra. Sfidando le convenzioni a testa alta, è infine stata premiata con un OBE nel 2012 per il suo impegno come attivista transgender. D'altronde, come disse una volta Quentin Crisp, "il tempo è buono con i non-conformisti."

Oltre al AD8, un altro luogo di culto della nightlife europea degli anni '70 era il famigerato Chez Romy Haag di Berlino, gestito dall'omonima cantante disco e sex symbol dell'epoca. Quando passavano da Berlino, tutti, da Patricia Highsmith a Tina Turner, dagli Stones a ovviamente David Bowie, facevano una capatina al club. La leggenda narra che Haag non sapesse chi fosse Bowie quando lo incontrò per la prima volta, ma fu un vero e proprio colpo di fulmine: la rockstar lasciò immediatamente la moglie e si trasferì in Germania per registrare quella che sarebbe diventata la famosa trilogia berlinese. Haag era la musa di Bowie, ed è a lei che si è ispirato l'iconico videoclip di Boys Keep Swinging, diventando così una figura iconica anche nel mondo del pop.

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Genesis P-Orridge. Foto Masao Nakagami

I nightclub erano la casa tramandata di generazione in generazione dagli attivisti LGBTQ+, quindi non c'è da stupirsi che questi luoghi fossero gli incubatori di così tante leggende. Un'altra da nominare Al-Lana Pellay che si fece un nome come cantante e attrice negli anni '80, entrando nel giro di Leigh Bowery e Michael Clark, la star del cabaret. Aprendo i The Fall con la sua band e recitando come protagonista nel film satirico Mangia il ricco (1987), Pellay dimostrò di essere uno dei nightclubber trans che giocò di più con il concetto di gender, provocando spesso reazioni su larga scala.

Ma non era da meno P-Orridge, che fu etichettat* "distruttore/distruttrice della civiltà" in Parlamento in seguito al suo spettacolo Pornography, andato in scena presso l'Institute of Contemporary Arts nel 1976. Conosciut* soprattutto per aver fondato i Throbbing Gristle e gli Psychic TV, P-Orridge si occupò di ben altro oltre alla musica. Insieme alla sua seconda moglie, Lady Jaye Breyer, realizzò il Pandrogeny Project, sottoponendosi entramb* a trattamenti di chirurgia plastica, del valore di 200.000 di dollari, con il fine di assomigliarsi tra di loro, fino a fondersi in un unico essere pandrogino chiamato Breyer P-Orridge. L'obiettivo era quello di raggiungere una "nuova unione tra uomo e donna, ottenendo il perfetto stato ermafrodita." In confronto la storia di Kellie Malone è una cosa da nulla.

Oggi siamo ormai abituati a frasi come "il gender è performance," proposta dall'idolatrata Judith Butler, ma in questo processo è stato fondamentale il libro del 1994 di Kate Bornstein, Gender Outlaw, che affronta in modo diretto e accorto il concetto di decostruzione del gender. Come persona lesbica MtF che sceglie di non identificarsi né come uomo né come donna, la battaglia radicale di Bornstein contro il pensiero binario l'ha resa una delle teoriche trans più prominenti del secolo, che con i suoi studi aprì la strada ad autori di successo come Janet Mock e Julia Serano. Tra i protetti di Bornstein c'è anche Justin Vivian Bond, niente meno che "il miglior artista di cabaret della sua generazione" secondo il The New Yorker. Come per Bornstein, l'unione tra glamour e intelletto hanno fatto guadagnare a V - il suo nome da trans - un seguito mondiale. Dalla vittoria agli Obie Award alle memorie di V, dai ruoli nel cinema ai profumi, Bond ha influenzato l'immaginario culturale per quasi quarant'anni.

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Buck Angel

Uscendo dai club e dalle librerie, i pionieri trans hanno conquistato anche il mercato vietato ai minori. L'autoproclamato "uomo con la vagina" Buck Angel è uno dei pornostar più famosi al mondo. Angel è la prima -- e finora unica --star trans uomo ad apparire in un porno di soli uomini, e da quel momento è diventato un fenomeno mediatico, partecipando al programma televisivo di Tyra Banks, venendo scolpito da Marc Quinn e collaborando con nomi affermati del settore come James Darling.

Nessuno può dire che le persone trans abbiano oggi una vita facile -- è ancora parecchio diffusa la transfobia e continuano a emergere rigurgiti conservatori, soprattutto negli ultimi anni. Ma non dimentichiamoci i traguardi raggiunti, sulla base dei quali consolidare i risultati e andare avanti. Le cose sono cambiate parecchio da quando Wendy Carlos (vincitrice di 3 Grammy e compositrice della colonna sonora di Arancia Meccanica) uscì su Playboy nel 1979 e divenne un fenomeno mediatico, ovvero ben 36 anni prima che Caitlyn Jenner finisse sulla cover di Vanity Fair. L'esistenza di un gruppo così numeroso di talenti trans integrati nella cultura di oggi sarebbe una cosa impensabile se non fosse stato per il coraggio e la forza dei loro predecessori, come Carlos, Haag e Bornstein. Dai palchi dei nightclub alle pagine di Vogue, i loro sforzi hanno reso possibile tutto ciò che sta accadendo ora. Questo è il loro momento.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

Crediti


Testo LaJohn Joseph

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