takashi murakami parla di vans, nerd e spiritualità

La sua collaborazione con Vans è stata subito sold out. Abbiamo incontrato il re della pop art giapponese alla settimana della moda a Parigi per discutere del progetto.

di Felix Petty
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02 luglio 2015, 9:25am

Takashi Murakami ha messo le mani su qualsiasi forma d'arte esistente: pittura, scultura, stampe, cinema, video musicali, ha persino applicato il suo stile inconfondibile all'iconico logo di Louis Vuitton.

Come la generazione di artisti pop che sono vissuti prima di lui, Murakami elimina le distinzioni tra arte bassa e alta, collaborazioni commerciali e lavori concettuali, cercando di ridefinire il ruolo dell'artista nel 21esimo secolo. Ha mostre in tutto il mondo e ha creato icone della pop art.  Di recente ha rilasciato il suo primo lungometraggio, e ora ha fatto arrivare le sue stampe distintive con teschi e fiori sulle altrettanto distintive Vans slip-on per una collaborazione in edizione limitata, che ha venduto tutto quasi istantaneamente, e ha visto a Londra persone fare la fila per tutto l'isolato pur di comprarle.

Puoi parlarmi del tuo processo creativo per le tue scarpe?
La prima cosa con cui ho iniziato è stato un piccolo disegno di un fiore, e da lì l'ho riprodotto formando un pattern. Variandolo ogni volta. Credo che questo disegno floreale sia molto positivo.

Vuoi che le persone siano positive quando vedono la tua arte?
Alle persone qui, in Occidente, piace di più il mio lavoro che in Giappone. I giapponesi sono contro di me, i nerd mi odiano, perché uso cose da nerd giapponesi e pensano le stia rubando per esportarle nel mondo occidentale.

L'opportunità commerciale di queste collaborazioni è importante per te come forma di comunicazione di massa?
Si molto, perché, beh sono giapponese, e la cultura giapponese non sta bene con questa distinzione occidentale tra arte alta e bassa, siamo molto più coinvolti dalle nostre sottoculture, per noi le forme istituzionali sono le animazioni, i giochi, i fumetti, queste cose sono prestigiose in Giappone, e non sono opere d'arte in occidente.

Pensi di ridare qualcosa ai nerd con il tuo lavoro?
Prendo le mie idee dalla cultura nerd, certo, ma anche loro adesso prendono le loro idee da me. C'è questo film d'animazione in Giappone molto famoso, non so il nome in inglese, è la storia di una principessa magica e c'è un mostro che è esattamente Mr Dob! Il mio personaggio originale. Quindi ci sono delle influenze tra me e la cultura nerd, è un dare-avere, ma mi odiano ancora! Va bene...

Qual è stata la differenza tra lavorare con Vans e Louis Vuitton?
Da Louis Vuitton, con Marc Jacobs, parlavamo per mail, ho mandato a Marc 70 o 80 immagini, e ne ha scelte uno o due. Abbiamo parlato forse 10 volte per la prima collaborazione, ma questa volta Vans ha detto si a tutto! Sono molto West Coast, molto rilassati, diversi da Marc Jacobs.

Quindi è stata questa l'attrattiva di lavorare con Vans?
Per 15 anni ho indossato Vans tutti i giorni in studio, ne ho sei paia! Non direi di essere un fan, le Vans sono come bere acqua e respirare aria, sono una cosa così naturale. Quindi Steve, di Vans, aveva letto in un'intervista che avevo detto, dopo aver lavorato con Louis Vuitton, che l'unico altro brand con cui volevo lavorare era Vans. Quindi è venuto nel mio studio in Giappone quando non riuscivo a trovare idee, ma mi ha convinto ad usare queste stampe iconiche, è stata una cosa molto tranquilla.

Perché le stampe dei fiori e dei teschi?
È quello che faccio ogni giorno, teschi e fiori, è come l'aria che respiro, e siccome indosso Vans tutti i giorni, è stato come mescolare aria e aria. Fiori e teschi, vita e morte, questi temi sono sempre ricorrenti nel mio lavoro, perché? E' una cosa onesta, molto spirituale, molto primitiva. Magari è necessario creare una religione, come esseri umani, per capire tutto, per i disastri naturali?
Per esempio, il terremoto giapponese e lo tsunami, una dimostrazione di come la natura possa uccidere migliaia di persone. Ricordo di aver visto dei ragazzini in un documentario TV dopo il disastro, l'intervistatore diceva "dov'è il tuo papà?" e il bambino indica il cielo e dice, "tra le stelle." E' molto primitivo, questa specie di cosa naturale, spirituale, i genitori sono morti ma il bambino non piange, crede che i genitori siano nel cielo. Ma è scioccante questa cosa, perché è un disastro naturale, non una guerra, è la natura che si prende la vita, e le persone non possono fare nulla, è molto triste.

Il tuo lavoro è stato influenzato di recente dal calligramma tradizionale giapponese Enso, cosa ti ha fatto ritornare ad esso?
L'immagine del monaco zen che disegna un cerchio, la calligrafia giapponese è vista spesso come l'inizio dei manga giapponesi, anche se l'Enso è una cosa seria, ma allo stesso tempo, molto libera.

Ma tu usi vernice spray, non pennello e inchiostro.
Tutti i giorni guardavo le ultime notizie, vedendo le zone di guerra dell'ISIS e di Gaza, e vedevo così tanti messaggi fatti con la vernice spry, questa cosa è come la filosofia zen ho pensato, questi messaggi semplici come "fanculo il mondo", "salva il mondo, no alla guerra". Queste emozioni semplici sono motivazioni pure per fare dei quadri, volevo essere vicino a questo sentire attraverso l'uso della vernice spry. Vicino a questa sensazione di vuoto e purezza. 

Crediti


Testo Felix Petty
Foto su cortese concessione di Vans

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