Rasmus wears shirt Vetements.

​walter pfeiffer: anima, libertà e bellezza

In occasione della sua nuova mostra a Parigi e della pubblicazione dei suoi ultimi lavori sulle pagine di i-D, abbiamo incontrato l'inimitabile fotografo svizzero per parlare della sua carriera e del perché fotografare non è altro che vedere la...

di Felix Petty
|
18 ottobre 2016, 2:16pm

Rasmus wears shirt Vetements.

Pochi fotografi sono riusciti ad immortalare con tanta abilità così tanti mondi diversi senza per questo perdere ciò che li rendeva unici. Walter Pfeiffer è uno di questi. Si sa destreggiare nel mondo dell'arte almeno quanto riesce a farlo nel mondo della moda, scattando ragazzi e ragazze, modelli e amici o persone incontrate per strada nella sua città natale, Zurigo. Scatta foto in bianco e nero fortemente contrastate o utilizzando colori saturati, fotografa nature morte con fiori, statue, e i paesaggi svizzeri, tutto con lo stesso romanticismo, con la stessa cura per la forma, il dinamismo e la bellezza.

Forse Walter è un fotografo tanto singolare perché non ha mai davvero voluto fare il fotografo? Ha iniziato a scattare solo per aver qualcosa da dipingere. Nonostante la sua carriera copra ormai oltre tre decadi, ha passato gran parte di questi anni senza la macchina fotografica tra le mani, dedicandosi esclusivamente alla pittura e al disegno.

Si è dedicato alla fotografia per un po' perché voleva aver qualcosa di divertente da fare, qualcosa che tenesse occupati lui e i suoi amici, qualcosa che gli permettesse di circondarsi di bellezza. I suoi primi lavori, raccolti in Walter Pfeiffer: 1970-1980, marcano la fine di una fase della sua carriera, una fase che si sarebbe rivelata essenziale per la sua crescita in quanto fotografo. Nel corso degli anni successivi ha smesso di scattare, ma il resto del mondo continuava ad ispirarsi a lui; fotografi come Juergen Teller, David Sims, Wolfgang Tillmans si sono lasciati ispirare dal suo realismo romantico e dalla sua inconfondibile idea di bellezza.

È stato nel 2001, quando ha pubblicato il secondo libro, Welcome Aboard, Photographs 1980-2000, che la sua carriera è realmente decollata e, a 55 anni, Walter ha iniziato una nuova vita fatta di successi. A partire da quel momento è diventato uno dei fotografi di moda più richiesti dei nostri giorni: ha scattato per innumerevoli magazine, esposto i propri lavori in un notevole numero di mostre, pubblicato le proprie foto in più volumi. In occasione della nuova mostra sui suoi lavori alla Galerie Sultana di Parigi e alla collaborazione con Hannes Hetta per il nostro nuovo numero, abbiamo incontrato Walter per parlare della sua vita, del suo lavoro e della sua lunga e fortunata carriera.

Domonkos indossa jeans Vetements. Catena Masha Ma. 

Alla Galerie Sultana di Parigi si sta tenendo una nuova mostra sui tuoi lavori. Ti emozioni ancora quando le tue fotografie vengono esposte?
Sì, perché questa mostra è molto diversa di qualsiasi altra mostra io abbia fino ad ora. Volevamo provare qualcosa di nuovo, non limitarci ad appendere le foto al muro. C'è una carta da parati con dei fiori che abbiamo realizzato noi stessi e che fa da sfondo alle mie foto. Trovo sia perfetta. Questo per me è un buon lavoro perché, appunto, è diverso dal solito e non si limita ad essere una mostra fotografica in senso tradizionale. Non faccio molte exhibition e finora mi sono sempre emozionato ogni volta, se non fosse così sarebbe come ripetere sempre la stessa formula.

Le scelte curatoriali sono interessanti, la mostra spazia da foto nuovissime ad altre più datate.
Ci sono foto nuovissime e ce ne sono degli anni '80. Mi piace aver la possibilità di esporre tutti i miei lavori perché, in ogni decade, ne ho di preferiti.

Maxime indossa Loewe. 

È interessante poter guardare al passato e al futuro allo stesso tempo?
Sì, i miei lavori passati mi hanno sempre ispirato a reagire. Nel primo libro che ho pubblicato ogni cosa era a colori e, dopo quell'esperienza, ho scelto di non farlo mai più. Quindi ho iniziato a scattare in bianco e nero, poi sono ritornato ai colori in un secondo momento. Volevo imparare di più sull'illuminazione, ma ho dimenticato qualsiasi nozione tecnica quando ho smesso di scattare per un periodo. Ora mi limito a mescolare tutto ciò che conosco. Non credo che la scelta di scattare in bianco e nero o a colori sia interessante ora come ora, tanto si può modificare il tutto digitalmente in un secondo momento.

Usi tecnologie e processi digitali nel tuo lavoro?
No, a dire il vero no. Scatto ancora in analogico. Ho un enorme contenitore pieno di rullini che sento di dover finire. Non vorrei sprecarli. Uso le tecniche che ho sempre usato; impostazione automatica e click. Nulla di complicato.

Beh, non hai mai scelto di diventare un fotografo, no?
All'inizio volevo disegnare e usavo la fotografia per questo. Poi, però, ha finito per piacermi. Mi piaceva scattare, mi piaceva circondarmi di belle persone, mi piaceva lavorare con loro, dirigerle. La fotografia non ha mai avuto uno scopo particolare per me, lo facevo per me stesso, per divertirmi. Non sopportavo circondarmi di persone che non facevano nulla, che stavano lì a bersi il the, quindi pensavo costantemente a cose che potevamo fare o fotografare, per tenerci occupati. Le mie foto sono nate così.

Quando ho iniziato tutti i fotografi professionisti criticavano i miei lavori perché li trovavano di scarsa qualità. Ma il punto è che lo erano! Non avevo soldi, non potevo sviluppare da solo le mie foto ed ero costretto a portare i negativi ai grandi magazzini. Ricordo di aver provato a portare le foto a dei professionisti e, quando gli assistenti mi chiedevano se fossi un professionista e io rispondevo che non lo ero, si rifiutavano di sviluppare i miei rullini. Quindi i risultati erano di scarsa qualità all'epoca! Solo in un secondo momento hanno assunto un impiegato particolarmente cordiale che mi permetteva di esser loro cliente.

Rasmus indossa collana dello stilista. 

Per quanto continuerai a scattare?
Credo continuerò fino alla fine, fino a che non riuscirò più a farlo. Non smetterò di fotografare fino a che non ci saranno impedimenti a livello fisico e, alla mia età, non si sa mai quando sarà il caso.

Avresti mai potuto immaginare di riscuotere un tale successo nel mondo della fotografia? Hai collaborato con centinaia di riviste e i tuoi lavori sono stati protagonisti di numerose mostre e libri. Sei molto acclamato dalla critica attualmente. 
Sai, quando sono tornato alla fotografia voi di i-D siete stati i primi a offrirmi un lavoro! Non avrei mai osato tentare di fare qualcosa con persone che non conoscevo, ma c'era Ben Reardon, l'editor di quel periodo, che mi ha dato il primo vero incarico ed è andato benissimo. Sarò sempre riconoscente ad i-D perché il mio non è stato un successo immediato, ma un percorso graduale. La fama è arrivata molto lentamente. Ho iniziato con il libro, Welcome Abroad. Le ho provate tutte per imparare come fotografare degli sconosciuti ed essere professionale. In principio scattavo solo i miei amici e non mi interessava se il risultato era troppo scuro, sfuocato, o mosso a causa della mia mano poco ferma. Sai, credo proprio di aver scelto la carriera sbagliata perché un fotografo dovrebbe avere le mani ferme, ma le mie tremano costantemente da quando sono nato. Ecco perché scatto solo con il flash, perché rende il tutto più nitido. Se non fosse così sarebbero tutte mosse.

Come ti senti a lavorare in un contesto che non è quello dell'arte, ma quello della moda? Come ti trovi a collaborare con gli stylist?
La moda mi ha sempre interessato, anche quando mi limitavo a scattare i miei amici e le mie ragazze. Erano tutte persone con un ottimo gusto e a tutti piaceva la moda. Veniamo da quel periodo storico in cui non era semplice procurarsi dei bei capi, dovevamo cercarli ai negozi dell'usato per ore intere. I vestiti mi hanno sempre affascinato, cosa indossare con cosa, cosa sta bene con cosa. Ora è fantastico poter lavorare con dei grandi stylist, ma se credo abbiano torto non ho problemi a dirlo. Do loro dei consigli, del tipo: "No, non dovresti farlo in questo modo". Come hai detto tu stesso: deve trattarsi di una collaborazione.

Domonkos indossa maglione Valentino. Pantaloni Dior Homme. 

Molti tuoi lavori hanno ragazzi come protagonisti, ma, quando scatti per la moda, devi fotografare donne.
Non ho mai avuto nessun problema con le ragazze! Mi piace scattare entrambi. Adoro le persone e adoro fare nuove conoscenze. La vera differenza è che nella moda incontri le persone una o due volte, quindi devi avere un approccio diverso. Quando lavori con persone che conosci puoi permetterti di andare più a fondo.

Scatti molte persone che non sono modelli di professione.
Sì, è quello che mi piace! Adoro scattare questo genere di persone, è così che si hanno i risultati più interessanti. Ho uno scout che trova i migliori, il che è molto importante. Da solo non ce l'avrei mai fatta.

In molti dei tuoi lavori giovanili, però, si possono vedere persone di Zurigo che hai trovato per strada.
Sì, probabilmente erano tutti svizzeri. Questo è ciò che intendo quando dico che ci sono dovuto andare piano con il mio lavoro. Forse se non avessi mai fatto moda non avrei mai superato questa fase giovanile? Tutta la vita a scattare gli abitanti di Zurigo. Per me è stato fantastico accettare la sfida della moda. All'inizio non mi sentivo assolutamente in grado! Ricordo che quando Ben Reardon mi ha chiesto di collaborare con i-D mi ha mandato tutti i capi direttamente a casa perché avevo paura di portare in giro vestiti tanto costosi. Ho realizzato il servizio senza una stylist, da solo, ma, vedi: a volte e necessario buttarsi.

Maxime indossa una camicia Margaret Howell. Stivali Vetements. 

Ora invece ti senti a tuo agio?
Sì, perché sono circondato di assistenti, professionisti, il che è fantastico: niente può andare storto e io mi posso concentrare ad immortalare lo spirito di questi giovani, guidarli. All'inizio dovevo preparare il flash, montare il rullino, fare tutto da solo. Ora è incredibile.

Porti sempre una macchina fotografica con te?
Assolutamente no! A volte quando esco vedo qualcosa che voglio immortalare e mi rendo conto di aver lasciato la macchina a casa. Non sono un fotografo pazzo, sono un'eccezione nel mio campo. 

Le nature morte, però, rimangono tra i tuoi lavori preferiti.
Sono i miei preferiti perché non c'è nessuno in giro. Allestisco il tutto a casa, click, ed è andata. O anche i paesaggi quando vado in montagna. Non faccio mai troppe fotografie perché poi sei costretto a selezionare quali tenere. Ne ho già moltissime, di fotografie.

Maxime indossa Juun J. 

Il modo in cui fotografi le statue ha dell'incredibile. Riesci a far emergere qualcosa di incredibilmente umano.
Sì, per questo devo ringraziare la mia formazione artistica classica, che plasma ancora il mio modo di pensare e lavorare. Quando le persone mi chiedono quali fotografi ammiro non so mai cosa dire. Mi piacciono tutti i grandi, ovviamente, e Cecil Beaton è il mio idolo probabilmente, ma è sempre l'arte, la bellezza classica, ciò che mi ispira davvero.

Ti definisci un artista o un fotografo?
Qualcosa tra i due, forse un ibrido. A dire il vero, però, non lo so con certezza. Mi è sempre piaciuto cambiare, provare nuove cose solo per vedere se sono in grado di farlo. La sfida è il centro di tutto. Non si tratta mai di un desiderio di essere il migliore. Forse faccio ancora in tempo a cambiare strada un'altra volta! Mi piace disegnare, mi piace dipingere. La prossima volta vorrei realizzare un libro di dipinti, perché ho passato tutti gli anni '90 a fare quello, senza mai scattare una singola foto.

Dipingi ancora?
Sì, soprattutto nature morte, però. Non voglio più utilizzare le foto per i miei dipinti. Dipingo principalmente per me stesso, perché mi rende molto felice. Non ci sono computer, niente cellulari, solo il dipinto ed io. è bello avere modo di esplorare cose che non avresti mai pensato di poter esplorare. 

Maxime indossa camicia Dior Homme. Collana dello stylist. Rasmus indossa top Neil Barrett. Domonkos indossa camicia Joseph. 

Dipingere ti rilassa?
È molto rilassante, ma sfiancante. Per dipingere qualcosa mi ci vogliono giorni interi, perché il mio stile è iper realistico, molto dettagliato. Ora è diverso, non ho molto tempo a disposizione. In passato non ero sotto pressione e lo facevo per me, per imparare, per migliorare. Volevo dipingere perché sarebbe stato più semplice diventare un grande pittore che un grande fotografo. Poi però è uscito il libro delle mie fotografie, che ha marcato una nuova era nella mia vita e nella quale i-D è stato essenziale. E Terry! Sono venuto a Londra per realizzare questo servizio con Agyness Deyn e gli altri fotografi e mi sentivo nessuno in confronto a loro. è stato difficile. Non potevo credere che Terry volesse una mia foto in copertina.

Come ti senti a vedere un'intera generazione di fotografi che s'ispira ai tuoi lavori?
A volte organizzo dei workshop e insegno. Gli studenti impazziscono per questo lavoro, ma sono tecnica pura: però questo non è fotografare. Fotografare significa essere in grado di vedere la bellezza nelle cose.

galeriesultana.com

Maxime indossa pantaloni Juun J. Stivali Vetements. 

Rasmus indossa cappotto Hermès. Maglione Raf Simons. Stivali Vetements. Maxime indossa cappotto DSquared2. Top Raf Simons. Stivali Vetements. 

Crediti


Testo Felix Petty
Foto Walter Pfeiffer 
Moda Hannes Hetta
Capelli Marc Lopez at ArtList
Set design Sophear van Froment
Assistenti foto Aline Blocman, Alexandre Sjoeberg
Digital technician Torvioll Jashari
Assistente moda Emmanuelle de Luze
Assistente capelli Mickael Delmas
Production PRODn Paris. Casting director Rene de Bathory
Scout Martin Franck
Modelli Domonkos Szendrei at Wilhelmina. Rasmus Holm at Premium. Maxime Tavoleira.

Tagged:
Cultură
giovani
Walter Pfeiffer