An Interpretation, 1997; Photographed by Steven Meisel, after Alex Katz

luis venegas ci parla della creazione del nuovo libro di loewe

Abbiamo incontrato l'editore indipendente per parlare del suo viaggio nel tempo tra gli archivi di Loewe e delle sue librerie preferite di New York.

di Emily Manning
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15 dicembre 2016, 2:20pm

An Interpretation, 1997; Photographed by Steven Meisel, after Alex Katz

"In un momento storico in cui non si fa altro che parlare del tramonto della carta stampata, riuscire a rendere le persone felici all'idea di comprare un libro è una vera sfida," confessa Luis Venegas davanti a una tazza di caffé presso il Ludlow Hotel della Lower East Side, un'ora prima di andare a firmare le copie della sua ultima pubblicazione alla libreria Dashwood Books. Sappiamo che non ha tutti i torti. Anche per i maggiori quotidiani del mondo è difficile riuscire a vendere una copia per una manciata di dollari, figuriamoci per un editore indipendente far sì che qualcuno si entusiasmi all'idea di portare a casa una monografia di 600 pagine. Ma se al mondo esiste qualcuno che sa come dar vita a un lavoro inaspettato, informativo e stimolante è proprio Venegas -- l'editore indipendente residente a Madrid e direttore creativo di titoli tra i quali anzine137, C☆ndy, and EY! Magateen. Eppure il suo ultimo progetto, Loewe: Past Present Future, sembra essere il più ambizioso tra tutti.

Per la sua realizzazione, Venegas ha trascorso un anno e mezzo immerso negli archivi di Loewe, riuscendo a risalire a tesori nascosti nella storia di 170 anni del brand. Nato come piccolo negozio di pelletteria, Loewe è riuscito a diventare uno dei brand di lusso più importanti del mondo e al momento si trova sotto la direzione creativa del bambino prodigio Jonathan Anderson. Ma come immaginerà già chiunque abbia una certa familiarità con i lavori di Venegas, il suo libro è molto lontano dall'essere un preciso resoconto dei più grandi successi della casa di moda spagnola. Loewe: Past Present Future affianca le iconiche campagne di Steven Meisel a immagini del cane di Venegas, Perri, avvolto da sciarpe firmate Loewe. "Conosco Loewe da sempre perché sono cresciuto in Spagna e lì si tratta di un vero e proprio orgoglio nazionale. Però, allo stesso tempo, sono un outsider, non un dipendente. Avevo la possibilità di guardare tutto con una prospettiva nuova, inedita," ha spiegato Venegas. "Per me era importante che il libro fosse importante per Loewe però, allo stesso tempo doveva piacere anche a me. Era importante che si trattasse di un lavoro soggettivo."

Un'ora dopo l'intervista sono arrivata alla presentazione, ma mi è risultato impossibile scorgere i volti di Venegas o Anderson. La famosa libreria pullulava di gente, di giovani felici all'idea di scoprire qualcosa di nuovo in 200 anni di storia della moda. Nell'intervista di seguito, Venegas ci ha parlato del suo rapporto con Jonathan e l'importanza della libertà creativa.

All'inizio di quest'anno hai realizzato un altro libro, The Rain in Spain Stays Mainly in the Plain, utilizzando le creazioni di J.W. Anderson. Ovviamente si tratta di due cose completamente diverse, ma parliamo dei punti d'incontro tra i due progetti.
Ho iniziato a lavorare al libro di Loewe nell'aprile dello scorso anno, quindi un anno e mezzo fa. Il libro su J.W.Anderson, invece, mi è stato proposto a fine ottobre. In un certo senso, si trattava della stessa cosa -- mi sono immerso negli archivi di J.W.Anderson e ho creato un'antologia della casa. Ma in quel caso si tratta di un brand che ha 5 anni; Loewe ne ha 170. Ho trovato le immagini per il libro di J.W.Anderson in tre giorni; ho scelto i capi che preferivo all'archivio e ho scattato il tutto in compagnia di amici in un piccolo studio di Madrid. Con il libro di Loewe è stato molto, molto diverso -- il processo, l'approccio, e l'oggetto fisico. Ciò che hanno in comune i due progetti, però, è che sono entrambi molto liberi.

Qual è il criterio per la selezione delle immagini?
Ogni volta che inizio un nuovo progetto mi chiedo cosa ci si aspetti da me. In questo caso, cosa Loewe si aspettasse da me. Prima ancora, però, mi chiedo cosa voglio fare io stesso. Ciò a cui punto è la creazione di qualcosa di inedito, che non si è mai visto prima. Ogni volta che mi cimento in qualcosa che verrà pubblicato, soprattutto quando si tratta di un libro, tengo bene presente quali siano i suoi scopi originari: informare, intrattenere ed ispirare. Mi interessa ciò che sta a cuore a Loewe, ma è essenziale che il risultato soddisfi anche me. Ho affrontato il tutto in modo estremamente soggettivo. Vedevo una cosa, una piccola scatolina, e chiedevo cosa fosse. 'Oh, niente. Non è interessante.' Poi guardavo questa cosa più da vicino e capivo che, in realtà, si trattava di qualcosa con del potenziale.

Loewe in-house lookbook, primavera/estate 1983

Parlami di altre scoperte che hai fatto nell'archivio. Ho letto un'intervista con Jonathan dove ha parlato di una scatola dove mettere i denti dei bambini. Hai trovato qualcosa che ti ha davvero sorpreso?
Ho trovato una cosa che mi ha affascinato moltissimo: una fotocopia di un disegno di Karl Lagerfeld, che negli anni '70 lavorava da Chloé e spesso collaborava con Loewe. Anche Armani faceva lo stesso. Ciò che amo particolarmente di quella fotografia, però, è che c'era incollato un piccolissimo sacchettino di plastica che conteneva un frammento di tessuto grande quanto un'unghia. 'Cos'è?' chiesi. 'È un campione di tessuto'. Sarebbe bastato un minimo soffio e sarebbe scomparso, sparito! Si trattava di un minuscolo oggetto che qualcuno si era preso la briga di conservare, ritenendola importante. Adoro questo concetto: mostrare i grandi successi, ma anche le piccole cose.

Sei spagnolo e sei cresciuto con il mito di Loewe. Credi che questo rapporto personale con la cultura d'origine del brand emerga nel libro?
Sì, perché nel libro ho inserito anche delle mie immagini personali, semplicemente perché pensavo fossero perfette per la narrativa. Per quanto riguarda il legame emotivo tra me, la Spagna e Loewe: ho scattato le sciarpe con un uomo nudo, ma anche con il mio cane. Non importa ciò che accadrà in 15, 30 anni. Quando aprirò questo libro e ci vedrò il mio cane, sarà sempre molto emozionante per me. Ne sono certo.

Foto Luis Venegas

Parlami del libro, in senso fisico.
Parla di una realtà che esiste da 170 anni e, in qualche modo, anche la fattura del libro doveva rispecchiare questa tradizione. Doveva essere pesante, imponente. Però, allo stesso tempo, mi interessava mantenere un'aria di leggerezza. Non mi andava che si trattasse del solito libro a copertina rigida. Molto spesso i libri realizzati per le case di moda trasudano reverenza. Una tale reverenza che rende quasi impossibile trovare il coraggio di sfogliarli. Certo, si tratta di un libro importante, ma allo stesso tempo voglio che, se uno studente lo sfoglia e ci trova qualcosa che lo ispira, si senta libero di ricoprirlo di Post It. Ci sono delle pagine bianche e sarei felicissimo se qualcuno decidesse di disegnarcisi sopra. Vorrei si trattasse di un oggetto aperto all'interpretazione.

Quando tu e Jonathan avete deciso di presentarlo a New York?
If you can make it here, you can make it anywhere! [Ride] Non parlo solo di New York, ma di Dashwood Books. Dashwood ha iniziato a vendere le mie riviste dal principio. Sin da quando ero piccolo, le librerie sono state tra i miei luoghi preferiti e a New York ce ne sono di bellissime. Adoro BookMarc e Strand Books. Mike Gallagher aveva un seminterrato nelle vicinanze di Strand Books dove teneva enormi quantità di riviste. La prima volta in cui ci sono stato, ho raccolto tutto le copie di Vogue Italia che aveva, perché Pat McGrath voleva avere la collezione completa di tutti i magazine con i quali aveva collaborato. Voglio che le persone di New York sentano che si tratta di un libro di respiro internazionale con il sapore della Spagna. Ci tengo molto.

 Loewe primavera/estate 2015, Foto Jamie Hawkesworth

Steven Meisel, Sans titre (Autoportrait 1), 2015

Crediti


Testo Emily Manning

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