Timothée indossa giacca Maison Margiela spring/summer 19. Maglia dall'archivio dello stylist. Collana e orecchino Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19.

timothée chalamet intervistato da harry styles: l'attore più sexy del pianeta insieme alla popstar più carismatica dell'industria

In occasione dell’uscita di 'Beautiful Boy', le due celebrità si incontrano sulle pagine di i-D per parlare di popolarità, social media e mascolinità moderna.

di i-D Magazine; traduzione di Giulia Fornetti
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02 novembre 2018, 9:21am

Timothée indossa giacca Maison Margiela spring/summer 19. Maglia dall'archivio dello stylist. Collana e orecchino Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19.

Timothée Chalamet è il giovane e talentuoso attore nominato agli Oscar che sta dando un nuovo significato al concetto di mascolinità nel 2018.
Harry Styles è il musicista pluripremiato che sta cercando di trasmettere un messaggio di gentilezza al mondo intero.
In occasione dell’uscita del nuovo e attesissimo film con Chalamet, 'Beautiful Boy', le due star si incontrano sulle pagine del numero di i-D The Superstar Issue per parlare di popolarità, social media e mascolinità moderna.

Quando Timothée Chalamet è apparso sugli schermi in Chiamami col tuo nome nel 2017, il mondo intero si è innamorato immediatamente del suo viso angelico e dei suoi capelli indomabili. Oltre alla sua innata bellezza, a lasciare a bocca aperta è stata l’incredibile interpretazione del giovane e tormentato Elio, nonché con la padronanza di ben tre lingue diverse. Grazie alla sua magistrale performance, Chalamet è diventato il più giovane candidato agli Oscar come Miglior Attore Protagonista in 80 anni, e da lì in poi la sua stella non ha fatto che brillare sempre più, puntando sempre più in alto.

Timothée ha recitato anche in un altro film candidato agli Oscar, Ladybird di Greta Gerwig, e anche qui riesce a infondere profondità e cognizione di causa a un giovane liceale. Ma è il suo ruolo nel film di Felix van Groeningen, Beautiful Boy, che gli ha permesso di fare il grande salto, in cui Timothée interpreta il ruolo del giovane Nic, trascinato nel vortice della dipendenza da metanfetamina sotto gli occhi terrorizzati del padre giornalista, interpretato da Steve Carell.

Visto dall’esterno, Nic sembra avere una vita invidiabile: vive a San Francisco, lungo la splendida costa californiana battuta dai surfisti, e sembra destinato a un meraviglioso futuro di successi. A un certo punto, però, il suo interesse per le droghe ha la meglio su di lui e Nic sprofonda nel tunnel della dipendenza.Basato sui diari di padre e figlio, David e Nic Sheff, la doppia prospettiva è quello che rende Beautiful Boy così tremendamente reale.

intervista i-d timothee chalamet harry styles italiano
Tutti gli abiti sono Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19.

Timothée interpreta in modo viscerale il personaggio di Nic, disperato e ferito, a cui fa da contraltare il padre, che ripercorre la vicenda cercando di ricostruire quanto accaduto. Il susseguirsi di discesa nel mondo della droga, prima fase di recupero, ricaduta e nuova ripresa rende la visione di questo film profondamente dolorosa, ma a differenza di ogni altra pellicola a tema tossicodipendenza, Beautiful Boy non cerca di dare risposte moraliste. Il film racconta semplicemente un rapporto tra padre e figlio, interrotto e distrutto dall’uso di droghe.

Timothée interpreta Nic in tutta la sua complessità, dalla scena in cui, consumato dalla droga, incontra con il padre in un caffè per estorcergli soldi, fino a quando torna a casa, ripulito ma consapevole che questa fase non potrà durare per sempre. Commovente e difficile da guardare, il film sta facendo già parlare di sé in vista degli Oscar, e meritatamente. Nel mondo post #MeToo, Timothée Chalamet è esattamente il cambiamento che vorremmo vedere nell’industria cinematografica. È un uomo sensibile, onesto, attento, educato e con consapevolezza di sé. È in contatto con il suo lato più femminile, e sorride spesso, lasciando da parte il broncio da bello e dannato.

Venerato come un idolo da ragazze e ragazzi indistintamente, Chalamet è la celebrità più desiderata del momento, come non succedeva ormai da molti anni. Proprio come successo in passato a James Dean, River Phoenix e Leonardo DiCaprio, il 22enne di New York è assediato dai paparazzi, perseguitato online e nella vita reale da orde di fan e giornalisti. Internet è letteralmente ossessionato da Chalamet. Ci sono hashtag che testimoniano ogni suo singolo passo, da #timotheechalametdoingthings a #timotheechalamethair. Qualche mese fe, l’account Instagram @chalametinart, che photoshoppa il giovane attore all’interno di celebri opere d’arte, dal David di Michelangelo alla Nascita di Venere del Botticelli, è diventato virale nel giro di pochissimo, confermando la tesi di molti, secondo cui l’attore è “davvero un capolavoro.”

Serio nel suo ruolo di attore, ma anche ironico quando parla del suo status nell’industria cinematografica, fuori dal set Timothée è proprio come tutti noi. Adora Cardi B, Kid Cudi e Frank Ocean, esattamente come noi adoriamo il video in cui rappa nel liceo di LaGuardia, che ha raggiunto oltre un milione di visualizzazioni su YouTube. All’anteprima di Beautiful Boy a Londra, lo scorso ottobre, Timothée ha indossato un abito floreale dipinto a mano creato da Sarah Burton per Alexander McQueen. A molti questo look ha ricordato gli outfit di Harry Styles, e l’internet è andato in visibilio all’idea di questa bromance.

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Camicia Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19.

Non è la prima volta che qualcuno fa un confronto tra l’attore e la pop star: l’amicizia tra Timothée e Harry è stata fortemente voluta dal popolo online. Ci sono account Tumblr, montaggi video, meme e fanfiction dedicate ai due giovani. Quando hanno cominciato a seguirsi su Instagram, qualche tempo fa, i fan hanno gioito increduli, certi che i loro desideri si stessero per avverare. Insieme, Harry e Timothée rappresentano una nuova idea di mascolinità, il ritratto di uomo sensibile, riflessivo, creativo e che non ha paura di mostrarsi per quello che è. Incredibilmente, i due non si sono mai incontrati dal vivo. Ma è proprio questa dimestichezza con la vulnerabilità che ha trasformato Timothée in uno degli attori più ricercati della sua generazione.

Il prossimo anno lo vedremo mostrarsi in tutta la sua forza bruta nei panni di Enrico V nello show di Netflix The King, prima di tornare a lavorare con Greta Gerwig al suo adattamento di Piccole Donne, e con Denis Villeneuve nel reboot di Dune. Si parla addirittura di un sequel di Chiamami col tuo nome. Ma prima di tutto, deve rispondere a una telefonata importante...

Harry Styles: Signor Chalamet...
Timothée Chalamet: Signor Styles... Piacere di conoscerti, anche se al telefono. E grazie per la chiamata!

H: Grazie a te! Questa mattina ho visto Beautiful Boy ed è bellissimo, sul serio.
T: È bello sapere che tu ti sia preso il tempo per vederlo, significa molto per me.

H: Prima domanda: una volta David Bowie ha detto che “La creatività è come un tuffo nell’oceano. Nuoti finché non senti più la sabbia sotto i tuoi piedi, hai un po’ paura, ed è proprio in quel momento che tiri fuori il meglio di te.” Sei d’accordo?
T: Sì, sono d’accordo. Mi ricorda un po’ quella frase… “Se qualcuno dice a un artista che è coraggioso, in realtà gli sta dicendo che è pazzo.” Non so quale sia il nervo scoperto che la recitazione tocca in me, ma quando sono di fronte alla telecamera mi sento sempre un po’ fuori controllo, come se mi fossi avventurato un briciolo troppo in là.

H: Beh, chi non si allontana mai dalla sua comfort zone è spesso annoiato. È importante invece avventurarsi nell’ignoto, anche lottando contro l’istinto che ti vorrebbe far restare sempre e comunque al sicuro...
T: ... E non stare alle regole, correndo qualche rischio. Lavorando nel cinema so bene che se una scena va male, la soluzione migliore è farsi una risata tutti insieme, sciogliere la tensione e poi proseguire. Chiudersi a riccio e perdersi nei propri pensieri è peggio. Per me, la migliore insegnante è sempre stata l’esperienza diretta.

H: Il tuo personaggio in Beautiful Boy è piuttosto intenso. Tendi a rimanere nel personaggio anche una volta spente le telecamere o riesci invece a staccartene completamente?T: Il mio personaggio in Beautiful Boy è rimasto con me molto più a lungo di quanto mi sarei aspettato. Credevo che una delle cose più difficili sarebbe stata calarmi in questo ruolo così serio, dato che sono un attore piuttosto nervoso e con un’esperienza limitata alle spalle. Non volevo essere troppo duro con me stesso, pensando magari che provare e riprovare fino allo sfinimento avrebbe reso migliore la mia intepretazione. Dopo l’ultimo giorno di riprese, il ritorno a casa è stato stranissimo. Ero colpito, prosciugato e devastato, ma non per colpa del film, perché non è deprimente, ma offre anzi un messaggio di redenzione e speranza.

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Tutti gli abiti Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19.

H: Tutti noi sappiamo bene che la tossicodipendenza è un problema estremamente diffuso, ma allora perché è tutt’oggi avvolto da un’aura di vergogna e mistero?
T: Non ho l’autorità che servirebbe per affermarlo con certezza, ma penso semplicemente che sia più facile agire in questo modo. È confortante pensare che questo problema non potrà mai colpire te, la tua famiglia, o una persona a te vicina. Mentre la realtà, come hai detto tu, è che questa malattia non guarda in faccia nessuno. Non discrimina. Non fa differenze di razza, classe o genere. È una malattia profondamente umana, che colpisce molte persone della nostra età. Una delle cose che mi piace molto di Beautiful Boy è che non analizza il motivo per cui Nic diventa dipendente. Penso che sia più facile per le persone pensare che sia una scelta, che le persone dipendenti siano sempre intente a far festa e sempre euforiche, quando in realtà spesso ti ritrovi all’interno di un grande buco nero, o come direbbe Nic, in un luogo di dolore.

H: La prima volta che hai visto il film finito, c’è stato qualcosa che ti ha sorpreso?
T: Vedere questo film mi ha terrorizzato più di qualsiasi altra cosa che io abbia mai girato, perché è basato su una storia vera. Sentivo molta pressione, e quando l’ho rivisto per la prima volta non è stata un’esperienza piacevole, se devo dirla tutta

H: Quando giro un film o il videoclip di una mia canzone, in genere cerco di inserire dei messaggi nascosti che solo i miei amici capiranno. Ad esempio, porto una scritta con il nome di qualcuno, o indosso la collana fatta dal figlio di amici. Ti capita mai di mettere messaggi in codice nei film che fai?
T: Per me il contatto fisico è molto importante, e se per qualche motivo inizio a pensare di fare schifo, inizio a cercare appiglio nelle cose, e rivivo dei ricordi felici del passato. Sicuramente, in un film come Chiamami col tuo nome, girato principalmente in casa, c’erano tantissime nicchie e fessure dove mi sentivo più al sicuro. Ci sono delle cose che tengo per me di ogni ruolo che faccio, piccoli oggetti che porto con me anche dopo la fine del film.

H: Quando hai letto lo script di Chiamami col tuo nome, qual è stata la scena che ti ha fatto capire che dovevi fare questo film?
T: Penso che sia stata la scena in cui Elio rivela i suoi sentimenti a Oliver, accanto al monumento ai caduti. Il libro è così genuino e così ben scritto che mi sono detto che quella scena sarebbe stata il metro di valutazione per capire se il film era venuto bene o male. Quel giorno, Luca Guadagnino non aveva le idee ben chiare su come girare la scena, ed è stato Armie Hammer a suggerire di girarla in un solo take, con l’inquadratura larga. Ha tolto tutta quella sensazione di imbarazzo da Hollywood. Se guardi il film senza audio, capisci comunque che c’è un personaggio che sta dicendo all’altro che prova dei sentimenti per lui.

H: Che è poi quello che succede nella vita reale…
T: Penso di sì...Facendo le cose in grande, rischi di spaventare qualcuno.

H: Ci sono voci su un possibile sequel, sei nervoso all’idea di portare avanti una storia così amata dal pubblico?
T: Abbiamo fatto il primo film con la timida speranza che almeno i fan del libro andassero al cinema a vederlo. Mi piacerebbe se anche il sequel vedesse la luce, sarebbe una sfida non da poco.

H: Riesci ancora a mangiare le pesche?
T: [ride] Mmm, sì, ma non senza ripensare a quella scena…

H: Devo dire che io ho fatto fatica…
T: [ride ancora] È la scena più bizzarra in assoluto da guardare con i tuoi sul set. Povero papà…

H: Sono sicuro che non sia stato facile neanche per lui. Hai un rapporto stretto con la tua famiglia, giusto?
T: Sì, anche tu?

H: Sì, a volte i miei genitori vengono a trovarmi in tour, ed è bello averli lì con me. Gli ultimi due anni sono stati folli, per te. Che ruolo hanno avuto i tuoi genitori nel farti resta con i piedi per terra?
T: Penso che la cosa più preziosa che ricevo dai i miei genitori–e che io cerco di restituire, per quanto possibile–è il loro amore e sostegno incondizionato. Spero che non suoni troppo banale, ma è vero. Verso la fine dell’adolescenza, a circa 20 anni o poco più, capisci improvvisamente che i tuoi genitori sono esseri umani, e non supereroi. Questo non significa che oggi non mi diano più consigli straordinari, assolutamente, ma quando arrivi a una certa età devi essere tu a prendere il controllo della tua vita. Recentemente, mia madre ha pubblicato questa foto di lei e mio padre all’anteprima a Los Angeles di Beautiful Boy ed è una cosa che mi ha profondamente emozionato, si vede che le brillano gli occhi dall’orgoglio. È travolgente, non si può spiegare.

H: Ti prendi mai un momento per te, per assimilare tutto quello che ti succede, per apprezzare quanto sia pazzesco tutto questo? Io tengo un diario, mi aiuta anche in fase di scrittura creativa. Anche se butto giù poche parole, magari divise per punti, mi aiutano a fermarmi un secondo e tenere traccia di quello che faccio.
T: Sì, scrivo un diario, e butto giù pensieri random sul telefono. Per me è fondamentale essere grato per ciò che ho e apprezzare la situazione in cui mi trovo, ma è qualcosa che si impara col tempo. Ora mi aspetta circa un anno e mezzo di lavoro senza sosta, con Piccole Donne e poi Dune… Spero di avere il tempo di continuare ad apprezzare tutto questo. Quello che mi conforta è sapere che quando mi sveglio la mattina, in un ambiente sicuro e sano, ho sempre quella sensazione di gratitudine. È fantastico sapere che anche una persona come te, che lo fa da tanto tempo, ha ancora l’oggettività e l’abilità di fare un passo indietro e tenere un diario. Prendersi tempo per riflettere su se stessi è importante.

intervista i-d timothee chalamet harry styles italiano
Cappotto e camicia Alexander McQueen. Jeans Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19. Stivali Louis Vuitton spring/summer 19.

H: Spesso, quando fai qualcosa che va bene, pensi subito “E ora? Cosa farò dopo?” Tutto si muove talmente in fretta che spesso non hai modo di fermarti e pensare “Ca**o, questa roba è davvero pazzesca.” Ho appena finito il tour ed è utile fare un passo indietro, ripetermi che faccio un lavoro incredibile.
T: Questi pensieri li fai in tanti momenti diversi? Oppure ti prendi una mezza giornata per farlo tutto in una volta sola?

H: Quando capita, capita. Mi succede spesso di fare queste considerazioni mentre guido. Mentre ascolto qualcosa, torno con la mente a quando avevo 12 anni e penso “chissà se quel ragazzino potesse vedermi ora.” Credo che siano momenti cruciali, perché altrimenti ti illudi che questa sia la normalità e può essere molto pericoloso.
T: Questo mi spaventa, e non sono sicuro di riuscire a gestirle la cosa nel migliore dei modi. Ed è per questo che ringrazio di essere cresciuto a New York. Passo più tempo possibile qui, mi gaso molto con Kid Cudi, che è di Cleveland, e ho dieci volte più rispetto per tutti quegli artisti che sono emersi da città che non sono Los Angeles o New York, e nessun altro grande centro nevralgico di questa industria, e che hanno lanciato la propria carriera, sembra davvero una montagna altissima da scalare.

H: Quando partecipi ai programmi tv a volte sembri un po’ nervoso, mentre sullo schermo risulti un attore estremamente sicuro di sé. È più facile recitare il ruolo di un’altra persona che essere te stesso?
T: Questa è veramente una domanda interessante. Essere troppo sicuri di sé è molto pericoloso, ed è per questo che nei programmi a cui mi invitano sono un po’ nervoso. Per me è tutto completamente nuovo, quindi cerco di mettermi nei panni del pubblico e immagino chi mi guarda mentre ascolta parlare questo tizio giovanissimo che cerca di parlare dei film in cui ha lavorato con un minimo di serietà.

H: Senti l’urgenza di impegnarti politicamente oggi?
T: Non so se la definirei un’urgenza, ma credo sia una nostra responsabilità. Ne parlavo con Steve Carell, che mi spiegava come le generazioni precedenti abbiano sempre avuto una sorta di noncuranza nei confronti di questo tema, perché erano convinti che tutto sarebbe andato per il meglio. Le persone della nostra età, invece, sono più impegnate, e penso che sia una cosa positiva.

H: Viviamo in un momento storico in cui è impossibile non essere consapevoli di quello che accade nel mondo. La società non è mai stata così profondamente polarizzata. È importante che ognuno di noi porti avanti le cause in cui crede. È un modo significativo per usare la nostra voce. Penso che per troppo tempo la gente abbia pensato che il proprio comportamento fosse privo d’importanza, ma la rivoluzione si fa a piccoli passi, e ora ci stiamo rendendo conto che sono le piccole azioni a generare il vero cambiamento.
T: Viviamo in un momento storico di grande ispirazione, perché molte di quelle voci–come Emma Gonzalez per esempio–sono molto giovani. Siamo noi che dobbiamo affrontare questa situazione, e che la stiamo affrontando ora. È stato interessante quello che è successo ai Golden Globe e agli Oscar dello scorso anno, c’era questa grande tensione dovuta all’auto-celebrazione intrinseca a ogni cerimonia di premiazione. Sai, tutti siamo consapevoli di quante persone stanno soffrendo in tutto il mondo, eppure siamo lì a darci pacche sulle spalle; e in molti si sono lamentati per questo. Dal mio punto di vista, non erano commenti futili, ma di lamentele assolutamente giuste.

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Maglia Alexander McQueen spring/summer 19.

H: Oggi i modi per impegnarsi socialmente e politicamente sono molti più che in passato. Penso che questa sia la cosa positiva dei social media, anche se ci sono tante cose che invece ritengo pericolose. Tu cosa ne pensi della rivoluzione legata alla nostra presenza online? Sia in positivo, sia in negativo…
T: Alla fine degli anni ‘00, con l’esplosione della Primavera Araba in Egitto, si è diffuso grande ottimismo sulle possibilità offerte dai social media e da internet. Ma negli ultimi tre o quattro anni abbiamo assistito a una sorta di seconda ondata, in cui le persone leggono e sentono solo quello che vogliono leggere e sentire, e non fanno altro che urlare nella propria bolla, incuranti se qualcuno li sta ascoltando o meno. Un vecchio compagno di classe mi ha raccontato di aver letto un’intervista fatta ai creatori di internet, in cui dicevano di essere terrorizzati da quello la loro invenzione era diventata, e che non erano per niente soddisfatti della disinformazione che genera. A livello più personale, penso che i social media siano difficili da utilizzare, perché l’ultima cosa che voglio, come artista, è creare qualcosa che verrà poi risucchiato in un grande aspiratore. Ma se leggi i commenti, ti esponi all’autolesionismo. In un certo senso, ho nostalgia dei tempi in cui non c’era uno schermo dove evadere.

H: Se devo parlare a livello personale, mi sono davvero accorto di essere più felice quando non uso i social media. Qualcuno una volta li ha paragonati a una festa in casa dove ci sono tre persone molto simpatiche e 30 non così simpatiche; la trovo una definizione perfetta, perchè chi andrebbe mai a una festa simile? È così che uso i social: li apro, controllo ciò che voglio controllare, e poi chiudo.
T: È stato facile per te arrivare a possedere questa consapevolezza?

H: L’ho imparato nel corso del tempo. All’inizio sei spinto a condividere tutto sui social media, ma poi capisci che è necessaria una separazione tra lavoro e vita privata, perché ci sono cose che è meglio tenere per sé e cose che non serve condividere. Tutto va meglio, se lo fai.
T: Serve molta autocoscienza quando è il momento di scegliere cosa condividere e cosa no, la stessa di cui abbiamo bisogno nel decidere cosa guardare e leggere online.

H: Esatto. Sui social media trovi di tutto: i commenti positivi, quelli negativi, qualunque cosa davvero. Andare a cercare con il lanternino le cose orribili che dicono su di te è tortura autoinflitta.
T: È masochista.

H: All’inizio lo facevo spesso, ma ora non più, e ho l’impressione che questo mi abbia aiutato a stare meglio. Non voglio comunque puntare il dito contro i social network, perché hanno anche i loro lati positivi ed è giusto sottolinearli.
T: Alla fine, non c’è alternativa: le cose oggi stanno così, e basta. E com’è stato recitare in Dunkirk? Quando avevo ottenuto una piccola parte in Interstellar, ero mega emozionato all’idea di lavorare con Christopher Nolan. È il mio regista preferito.

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Maglia Alexander McQueen spring/summer 19. Orecchino dall'archivio dello stylist.

H: Anche io sono sempre stato un fan sfegatato di Christopher Nolan. Quando l’ho visto seduto sul fondo della sala dove avrei fatto l’audizione, mi sono sentito fortunato anche solo per aver avuto la possibilità di essere in quella stanza. Dunkirk è stato strano perché è stato il mio primo film, quindi non è che io abbia dei veri e propri termini di paragone.
T: Il paesaggio sembrava molto arido, decisamente non un posto dove andrei volentieri in vacanza.

H: No, decisamente no. Quando mi hanno detto che avremmo girato in spiaggia, mi aspettavo qualcosa di completamente diverso. Impersonare i panni di qualcun altro è stato interessante, mi sono divertito. Mi è piaciuto anche dovermi allontanare così tanto dalla mia comfort zone. Essere sul set ed essere quello che non sa cosa sta facendo è figo, a volte.
T: Spero davvero che continuerai a recitare, se vuoi saperlo, perché sei stato davvero bravo in quel film, ca**o.

H: Grazie, davvero.
T: Quel film è una figata. Mentre lo guardavo continuavo a pensare “Oddio, spero che Harry non creda che tutti i set sono come quello di Dunkirk!”

H: Tutti mi hanno detto che qualunque sarà il mio prossimo film, rispetto a Dunkirk sarà una passeggiata. Però io mi sono divertito sul set. Pensando al mondo in cui viviamo oggi, in quanto attore ti senti in dovere di portare sul grande schermo nuove forme di mascolinità? Il concetto stesso di mascolinità si è evoluto moltissimo da quando noi eravamo adolescenti...
T: Sai, avrei voluto parlartene prima, ma avevo l’impressione che darmi tutta questa importanza sarebbe stato un po’ eccessivo. Ma se sei tu a parlarne… Beh, allora ne prendo volentieri atto, diciamo. Uno dei motivi per cui sono così felice di potermi fare questa chiacchierata con te è che abbiamo un sacco di cose in comune; ad esempio, crescendo avevamo dei modelli di mascolinità alternativa, anche se non appartenenti ai circuiti mainstream. Penso a gente come Lil B—sperando che i lettori non stiano alzando gli occhi al cielo ora—, che ha avuto un impatto molto forte su di me, perché ha saputo eliminare certi confini grazie alla sua musica. Sapere che per qualcuno, in qualche modo, il mio lavoro sta generando meccanismi simili mi gasa da morire. Come posso dirlo nel modo giusto? Credo che molte persone più brave a scrivere di me ne abbiano già parlato, ma quello che intendo è: puoi essere chiunque tu voglia essere. Non esiste atteggiamento, taglia di jeans, tipo di t-shirt, modo di muoversi, taglio di capelli o altro che sia sempre e comunque riconducibile alla mascolinità. Non esistono elementi necessari per essere mascolini, ed è una figata. È un mondo nuovo e allettante. Forse è merito dei social media, o di chissà cos’altro, ma la nostra generazione è davvero impaziente all’idea di poter rivoluzionare la società in cui viviamo. Tu che ne pensi?

H: Non sono cresciuto in un mondo di soli uomini, anzi, da bambino sono stato circondato principalmente da figure femminili, come mia mamma e mia sorella. Ma negli ultimi due anni ho fatto alcuni cambiamenti che mi hanno portato a essere molto più soddisfatto della persona che sono. Credo che la mascolinità sia anche essere vulnerabili e femminili. Mi sento perfettamente a mio agio con questo concetto. Crescendo, non sai neanche cosa sia la mascolinità, ma diventare adulti significa anche avere più auto-consapevolezza. Oggi le diverse sfumature della mascolinità sono molto più accettate che in passato, e devo ammettere che per me essere vulnerabile coincide spesso con l’essere a mio agio nel mio corpo. Succede attraverso la musica, la scrittura e le confidenze con gli amici, ed è qualcosa che faccio molto spesso, ormai.
T: Quello che hai detto è estremamente bello e d’ispirazione, e si lega in un certo modo a quello che dicevamo sul sentirsi a proprio agio nel caos e sul creare nella follia. Essere vulnerabili è quasi un tocco aggiunto, lo capisco perfettamente. Credo che ci si possa arrivare attraverso l’arte, ma anche attraverso l’intimità. Vorrei che questa nostra conversazione possa aiutare qualcuno là fuori a capire che essere vulnerabili non è una debolezza, né una barriera sociale. Non significa essere pazzi, né iper-emotivi, ma solo essere umani. Questo è quello che trasmette la tua musica, e spero che in parte anche i miei film ci riescano. L’uomo è un animale complesso, perché ha bisogno di provare sentimenti forti e contrastanti per sentirsi vivo.

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Gilet e maglia Givenchy spring/summer 19.

H: Esatto, non è facile separare le cose con facilità... Ancora un paio di domande... Gli ultimi due anni per te sono stati folli. Come li hai vissuti? Ti sei divertito?
T: Non riesco a spiegarti quanto sono grato per questi ultimi anni. Lo dico sempre a mio padre, che mi prende in giro perché non ho mai parlato di gratitudine o cose simili prima, ma percepire l’energia di alcuni nostri coetanei mi dà la carica. Tre anni fa ero preoccupatissimo perché si diceva che i social media avrebbero avuto un impatto negativo sulla nostra capacità di concentrazione; tutti pensavano che arte e cinema fossero discipline morte, ma non credo proprio sia così. Oggi, non so per quale ca**o di motivo, ho la possibilità di scegliere liberamente ciò su cui voglio lavorare, ed è un diritto enorme. Sto lavorando a una nuova versione di Piccole Donne a Boston con Greta Gerwig, Saoirse Ronan ed Emma Watson, e a volte mi devo davvero dare un pizzicotto per ricordarmi che è tutto vero, che sto davvero dando il mio contributo a un film che reputo culturalmente importante. Tu dopo i primi anni ti sei preso una pausa? O hai continuato con gli stessi ritmi?

H: Fino a due anni fa ho sempre lavorato a ritmi piuttosto intensi. Solo ultimamente ho avuto la possibilità di fermarmi a riflettere, e devo dire che mi è servito molto prendermi un momento per processare tutto quello che ho vissuto finora. Mi ha permesso di tornare con più energia e determinazione, pronto a godermi il futuro, quando arriverà. E tu? Sei emozionato pensando al futuro? Intendo il tuo futuro, non quello dell’umanità o cose simili.
T: Oh, peccato, sarebbe stato una figata poter parlare in termini generali del futuro della specie umana!

H: Ora puoi permetterti di accettare o rifiutare una parte, che è qualcosa di incredibile. Quando sei agli esordi passi un sacco di tempo sperando che la gente guardi i tuoi film e ascolti la tua musica, poi quando lo fanno non riesci a smettere di pensare “E dopo cosa farò? Cosa succederà?”. Tu di cosa ti preoccupi oggi?
T: Di fare le scelte giuste. Credo che essere dei giovani adulti significhi soffrire d’ansia, in un modo o nell’altro. Chissà come sarebbe fare questa stessa conversazione tra 15 anni. Comunque, per me la cosa importante è sempre stata lavorare con i registi giusti. Ora sono sul set con Greta Gerwig, e poi lavorerò con uno dei miei registi preferiti di sempre, un americano amatissimo anche all’estero. Poi ci sarà Dune, diretto da Denis Villeneuve. Ho sempre voluto recitare in produzioni hollywoodiane con budget enormi come Dunkirk, Dark Knight o Inception. Quindi hai ragione, Harry, la paura del futuro c’è eccome, ma non posso nasconderti che dovermi preoccupare di registi e film è un privilegio. Non devo spaccarmi la testa pensando a come arrivare a fine mese, e sono grato di questo. Magari un giorno reciteremo insieme, io e te. Sai già a cosa lavorerai nei prossimi mesi?

H: Sto lavorando al mio secondo album, quindi in questo periodo sono concentrato sulla musica, aspettando di vedere che succederà. Quando ho ottenuto un ruolo in Dunkirk avevo appena iniziato a lavorare al mio primo disco da solista, e ho dovuto bloccare tutto per cinque mesi. Ma sono cose che succedono, quindi in realtà non so davvero cosa sarà il mio futuro.
T: Questa è una cosa che mi hanno detto molti musicisti. Avete agende molto meno rigide di quelle degli attori, che invece devono letteralmente essere in un certo posto a una certa ora. Non lo so, immagino che dovunque tu sia saranno tipo le tre del mattino adesso. Voi artisti avete orari strani.

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Tutti gli abiti Saint Laurent by Anthony Vaccarello spring/summer 19. Braccialetto dall'archivio del modello.

H: Quando facevo parte degli One Direction sapevo con due anni d’anticipo quello che avrei fatto in futuro. Ora che sono un cantante solista è tutto diverso, meno definito e più incerto. È un modo diverso di lavorare.
T: Immagino che il processo creativo che sta dietro a un album solista sia molto diverso da quello che si segue lavorando a un progetto a più mani.

H: Esatto, quando ho iniziato non avevo un’idea precisa di quello che avrei fatto in futuro. Scrivevo il più possibile, con più persone possibili, provando qualunque strada. Ti assicuro che ho scritto un sacco, ma davvero un sacco di me**a prima di comporre qualcosa di vagamente decente. Comunque, se ti dicessero che potrai ascoltare una sola canzone, vedere un solo film, leggere un solo libro e parlare con una sola persona per il resto della tua vita, cosa sceglieresti?
T: Okay, mi sono scritto tutto, così non rischio di dimenticare qualche pezzo. Ottima domanda, comunque. Allora, canzone: Rain di Kid Cudi. Film: Punch Drunk Love. Libro: The Book of Disquiet, che è quello che sto leggendo proprio ora. La persona non la dirò, la terrò per me, ma ho una risposta ben precisa in testa. E tu? Posso fare la stessa domanda a te?

H: Ma certo che puoi! Canzone: Madame George di Van Morrison. Film: Il Padrino . I libri sono due, Norwegian Wood di Haruki Murakami e Love is a Mixtape di Rob Sheffield, che ti suggerisco davvero di leggere, se non l’hai ancora fatto, perché è magnifico.
T: E la persona?

H: Farò come te, la terrò nascosta.
T: Mi sembra giusto!

H: Credo sia uno scambio equo.
T: Non potrei essere più d’accordo.

intervista i-d timothee chalamet harry styles italiano
Cappotto e camicia Raf Simons spring/summer 19. Jeans Saint Laurent by Anthony Vaccarello.

H: È il momento delle domande botta e risposta, pronto?
T: Okay...

H: Ok, qual è il tuo cavallo di battaglia al karaoke?
T: Heart Shaped Box, ma sono troppo timido per esibirmi in pubblico.

H: New York o Los Angeles?
T: New York, New York vince a mani basse. Quando atterro al JFK bacio l’asfalto.

H: Calcio o basket?
T: Ti prego, tregua.

H: Serie tv preferita?
T: The Office.

H: Kobe Bryant o LeBron James? È il momento delle domande difficili…
T: Mettiamola così: LeBron è il giocatore di basket simbolo della mia generazione, ma per me Kobe ha più talento. Ho voluto bene a LeBron quando è andato a Miami, e anche quando è passato ai Cleveland. Adesso sono un po’ in quella fase in cui sto cercando di costringermi a comprare una maglia dei Lakers solo perché c’è lui in squadra.

H: Okay… Cosa indossi per dormire?
T: Niente.

H: Jay-Z o Beyonce?
T: Oh, è impossibile scegliere. Sono entrambi fantastici. Non possiamo unirli?

H: L’ultimo SMS che hai ricevuto?
T: Aspetta che guardo... [dà un’occhiata al telefono] Devo rispondere a un po’ di persone! L’ultimo messaggio è di mio papà, che mi fa i complimenti per Beautiful Boy e mi manda il link dei risultati al botteghino di Venom. È un film che non guarderebbe mai, quindi non capisco perché me lo abbia mandato.

H: I tuoi guilty pleasure ?
T: Rick and Morty, forse? Anche se non è un vero e proprio guilty pleasure, perché piace a un sacco di gente.

H: Hai visto Big Mouth ?
T: No, non l’ho ancora vista. Dovrei?

H: Sì, è su Netflix, vedila.
T: Lo farò.

H: Cardi B o Nicki Minaj?
T: Oddio... Nicki ha frequentato il mio stesso liceo, ma Cardi è una leggenda. Devo davvero scegliere? Vorrei che non avessero mai iniziato questa faida, perché è surreale. Nicky è un’icona, ma anche Cardi non scherza. Tu da che parte stai?

H: La parte di chi oggi fa le domande.
T: Hai ragione, vero.

H: Qual è il tuo rifugio felice?
T: È un rifugio felice mentale, e me lo immagino come un giorno d’estate a New York.

H: Bene! Un’ultima domanda: qual è il significato della vita?
T: Uhm... Ah... Siamo qui solo per un periodo di tempo limitato. Vivi e lascia vivere. Ama intensamente. Ama senza paura. E ricorda che l’uomo saggio sa di essere ignorante, ma continua a imparare.

H: Ottimo. È stato un piacere, grazie!
T: Il piacere è stato tutto mio, grazie per avermi dato questa opportunità!

intervista i-d timothee chalamet harry styles italiano
Timothée indossa abiti Gucci Cruise 19. Orecchino dall'archivio dello stylist.

Crediti


Intervista Harry Styles
Fotografia Mario Sorrenti
Fashion Director Alastair McKimm
Capelli Duffy per Streeters
Grooming Caoilfhionn Gifford con prodotti Tata Harper Skincare
Tecnico Luci Lars Beaulieu
Assistente alla Fotografia Kotaro Kawashima
Tecnico Digital Chad Meyer
Assistenti allo Styling Maggie Foster, Madison Matusicha e Abby Adler
Assistente Capelli Lukas Tralmer
Production Katie Fash e Steve Sutton
Casting Director Samuel Ellis Scheinman per DMCASTING