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cosa dice dei diritti civili nel 2018 il fallimento del referendum in romania

Dovevano votare per modificare la Costituzione e impedire la (futura) promulgazione di una legge a favore dei matrimoni omosessuali. Peccato che alle urne si siano presentati solo il 20 percento degli aventi diritto.

di Benedetta Pini
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09 ottobre 2018, 1:45pm

Fotografia di @vidisorin via @VICEromania

Romania 1 - omofobia 0. È fallito il referendum che voleva apportare una sostanziale modifica alla Costituzione del paese, specificando che il matrimonio è l’unione spontanea fra "uomo e donna" e non "fra coniugi", come recita l’articolo 48. E contro ogni aspettativa, considerato che i sondaggi effettuati nei giorni precedenti il voto avevano rilevato che oltre il 90 per cento degli intervistati era a favore delle modifiche.

Il motivo per cui il referendum è fallito, tuttavia, lascia aperte diverse analisi interpretative: non un plebiscito a favore o contro la proposta di modifica costituzionale, ma un'indifferenza generale sul tema. Solo il 20,4 percento degli aventi diritto si è effettivamente recato alle urne, rendendo di fatto nullo il referendum a causa del mancato raggiungimento del quorum previsto, attestato al 30 percento dei votanti.

Certo, in prima battuta potremmo eufemisticamente definire la Romania come un paese "poco attento" ai diritti della comunità LGBTQ+ e delle minoranze in generale, ma sarebbe appunto un eufemismo: eccezion fatta per il partito Unione Salva Romania, tutte le forze politiche nazionali si sono schierate a favore del referendum, rispecchiando un generale clima reazionario, che mira non solo a fermare il progresso sociale, ma anche a eliminare diritti civili precedentemente conquistati dalle forze più progressiste. A questo quadro generale si aggiunge poi l’aggressiva campagna di sensibilizzazione messa in moto da Coalizione per la Famiglia, associazione di matrice ortodossa promotrice della svolta contro il matrimonio omosessuale.

Una battaglia vinta, insomma, ma la guerra è ancora in corso, e non ce la sentiamo davvero di fare pronostici sul lungo termine. Va infatti sottolineato che in Romania continua a non venire riconosciuta alcuna forma di unione civile tra persone dello stesso sesso e l’obiettivo del referendum era proprio quello di negare anche solo la possibilità di un cambiamento in futuro.

In Italia, sempre in materia di diritti civili, solo la settimana scorsa Verona è stata ufficialmente nominata "città della vita" e ha approvato in sede comunale il finanziamento di attività e progetti di sensibilizzazione contro l’aborto—ne abbiamo parlato nel dettaglio qui. Intanto, il leghista Alberto Zelger, colui che ha proposto la mozione "pro-vita", continua a parlare del bisogno impellente di aumentare il tasso di natalità nel nostro paese per "contrastare l’avanzata islamica." Altrimenti, si sa, "senza bimbi italiani saremo invasi dagli islamici." Toni da crociata medievale che nel 2018 risultano decisamente fuori tempo massimo. Slogan pensati e pronunciati per fare notizia, per essere notati dall'opinione pubblica e abbassare il livello qualitativo del dibattito sociale.

L'unica lezione possibile che possiamo trarre da quanto accaduto durante il weekend in Romania in Veneto è una sola: in un paese affossato da gravi problemi economici (uno su tutti: la corruzione dilagante tra la classe dirigente), inevitabilmente i diritti civili passano in secondo piano. Inoltre, come riporta il New York Times, "gli analisti politici suggeriscono che il referendum sia stato creato in parte per distrarre la popolazione rumena dalle difficoltà reali del Governo, criticato la settimana scorsa da diversi esperti in diritto dell'Unione Europea."

I parallelismi possibili con la situazione italiana sono, anche qui eufemisticamente, piuttosto numerosi e consistenti. Il pericolo, non solo in Italia o in Romania ma a livello globale, è che si innesti un gioco a chi tira di più la corda. Corda che, a quanto pare, sta già iniziando a sfilacciarsi.

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Non solo pessime notizie, però:

Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagine via @VICEromania