Fotografia di Leonardo Veloce.

7 artisti in mostra a roma ci spiegano come difendono l’arte dal caos di internet

Social media e web in generale ci danno accesso a troppe informazioni, bombardandoci ogni giorno con contenuti superflui. Ma l'arte può aiutarci a gestire meglio questo processo, come ci spiegano i protagonisti della mostra 'Hyperland'.

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apr 16 2018, 1:50pm

Fotografia di Leonardo Veloce.

The Orange Garden è un collettivo fondato da Arturo Passacantando e Tommaso de Benedictis. Basato a Roma, questo gruppo cura esposizioni che vogliono aprire un dialogo tra artisti locali e internazionali, proponendosi quindi come spazio comune in cui le visioni di artisti appartenenti a mondi diversi entrano in relazione le une con le altre. E se da un lato The Orange Garden esalta e celebra la scena artistica locale, dall'altro dà vita a una rete internazionale di creativi la cui pratica indaga i problemi del mondo in cui viviamo.

L'ultima mostra curata dal collettivo è Hyperland, in cui dieci artisti internazionali riflettono su temi legati alla produzione e al consumo d'informazioni nel mondo contemporaneo. Il nome dell'esibizione arriva da un documentario underground del 1990 che racconta la storia dello scienziato Ted Nelson, figura che ipotizzò molto prima di tutti noi la nascita di uno spazio virtuale in cui tutti avessero accesso illimitato alle informazioni. E quindi figura che ha fondamentalmente detto "hey, tra qualche anno tutti useremo internet per reperire nozioni," ma che l'ha detto prima che tutti noi anche solo lo immaginassimo.

È una visione utopica e forse marxista quella per cui le strutture di potere del nostro mondo possono essere rivoluzionate dalle democraticizzazione delle informazioni, ma oggi è anche un tema sempre più ricorrente e urgente. Partendo quindi da questa idea, Hyperland vuole portare alla luce meccanismi, conseguenze e potenziali risvolti della nozione di perception management, o gestione della percezione. Per capire meglio il modo in cui Hyperland tratta tale tema abbiamo fatto qualche domanda ad alcuni artisti coinvolti.

Alina Birkner, 28 anni, Monaco

Come inizi le tue giornate?
Dopo essermi svegliata rimango a letto almeno per altri 20 minuti. Penso ai sogni che ho fatto, cerco di rimetterne insieme i pezzi e capire quale potrebbe essere il loro significato.

Come ti sei avvicinata al mondo dell’arte?
L'arte fa parte del mio mondo da sempre. I miei genitori sono entrambi artisti, quindi è stata la cosa più naturale del mondo, sin da quando ero bambina. Mia madre dipingeva spesso in cucina e a volte mi chiedeva di posare per lei. Intanto mio padre dipingeva i mobili della nostra casa. Disegnavo moltissimo da piccola, seguivo il loro esempio. Mi ricordo perfettamente quanto mi piaceva inventare storie e raccontarle sulla carta. Più avanti mi sono avvicinata alla storia dell'arte e alle diverse tecniche. Vedere i lavori di Rothko dal vivo—all'epoca avevo circa 18 o 19 anni e li avevo osservati solo in alcuni libri—ha fatto nascere in me un'ossessione per il colore. Mi hanno colpito così tanto che mi sono messa a piangere e ho capito quanto profondo fosse l'effetto che i colori possono avere sulla psiche umana. È stata un'illuminazione: se mai fossi diventata un'artista, il colore sarebbe stato il mio tema principale.

Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un artista?
Diventalo e basta! Ricordati di non mentire mai a te stesso e ai tuoi sentimenti più profondi. Concentrati sempre su ciò che è importante per te. Dai al mondo ciò che vorresti ricevere.

Come esprimi la tua personalità al di fuori dell’arte?
Scrivo. Tutte le volte che sento il bisogno di esprimermi, quando sono confusa e non capisco ciò che sto vivendo, ecco, scrivo. Anche la musica ha un ruolo fondamentale, perché cantare e ballare (rigorosamente da sola) migliora il mio umore in un attimo.

Come descriveresti il progetto a cui stai lavorando?
È una serie di quadri su larga scala che mi fa sentire molto libera e a mio agio con il processo creativo. Vorrei che evocassero connessioni, infinito e tenerezza. Inoltre, sento che questo è il momento giusto per iniziare a esplorare nuovi mezzi espressivi, quindi sto cercando nuovi media con cui lavorare.

Dove vai quando sei alla ricerca di ispirazione?
Mi immergo nella natura e osservo il cielo, perché non smette mai di lasciarmi a bocca aperta.

Qual è la tua routine in studio?
Solitamente appena arrivata mi siedo e osservo con tranquillità ciò a cui sto lavorando. Quando i quadri parlano, io ascolto. È questo il modo in cui capisco ciò di cui hanno bisogno, quali colori dovrei intensificare. A volte creo anche bozzetti o scrivo; sono modi per trovare una soluzione quando non sono soddisfatta del risultato di un'opera. E poi dipingo, mi mangio un burrito, dipingo di nuovo. È una sorta di loop che si ripete ogni giorno.

Gaia Di Lorenzo, 27 anni, Roma

Come inizi le tue giornate?
Cerco di buttare giù una lista delle cose da fare.

Come ti sei avvicinata al mondo dell'arte?
Ho iniziato a disegnare abiti per alcune modelle che mia zia mi portava dal Brasile, dove lavora come stilista. Dopo un po' mi sono stufata di avere sempre le stesse modelle—mia zia non veniva spesso a Roma—e ho iniziato a disegnarne di nuove. Da quel primo flash creativo al disegno come medium artistico il passo è stato breve.

Che consiglio daresti a chi sogna di diventare artista?
Quello che tempo fa hanno dato a me: cerca di essere gentile con tutti. E aggiungerei specialmente con te stesso/a.

Come esprimi la tua personalità al di fuori dell’arte?
Tengo un taccuino—e prima che tu me lo chieda, no, non lo chiamerei un diario. Lo tengo da sempre, perché cambiare e scordarmi chi ero è una delle mie più grandi paure. Quindi, in un certo senso, scrivo per ricordare. Ma a volte anche per dialogare con me stessa: butto giù delle domande, e poi provo a trovare le risposte. Forse raccontarlo mi fa sembrare una pazza, ma funziona.

Come descriveresti il progetto a cui stai lavorando?
Ci sono un po' di cose in cantiere. Solitamente le descrivo come un lavoro di giocoleria, che funziona ed è d'impatto.

Dove vai quando sei alla ricerca di ispirazione?
Vado a vedermi una mostra. Osservare il lavoro di altri mi è sempre d'aiuto. Se mi piace mi sento stimolata e torno a darmi da fare. Se non mi piace mi sento altrettanto stimolata, perché torno in studio con la voglia di dare il massimo e creare ciò che vorrei aver visto in esposizione.

Qual è la tua routine in studio?
Se non sto lavorando a qualcosa già dal giorno precedente, metto su un po' di musica appena arrivata e inizio a spostare le mie cose finché non capisco ciò con cui voglio lavorare.

GB Group (Giordano Boetti Raganelli, Leonardo Gualco, Alessandro Giacobbe), 25 e 26 anni, Roma

A rispondere alle nostre domande è Giordano Boetti Raganelli.

Come inizi le tue giornate?
Caffè doppio e una sigaretta. Subito dopo doccia e mi vesto. E poi guardo il telegiornale.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte?
Il mondo dell’arte mi ha sempre affascinato, ma credo che l’interesse sia nato quando ho sentito parlare per la prima volta di Marcel Duchamp. L’arte degli anni ‘60 era viva, provocante e non necessariamente espressa attraverso quadri e sculture. Era divertente ed emozionante. Poi mi sono avvicinato ai lavori di Joseph Kosuth, J. Baldessari e Yoko Ono.

Questi artisti ci hanno ispirato nello sviluppo dell’idea del pubblico come autore della performance e vero genitore delle nostre opere d’arte. Sono loro a dar vita all’esibizione, e le loro azioni creano l’opera, rendendola in costante divenire. Attualmente, ci stiamo concentrando su artisti che lavorano con metodi di postproduzione.

Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un artista?
Mangiare bio, essere gentile, non parlare a voce troppo alta, aver un’aria misteriosa, sembrare sempre tristi e timidi, interessarsi all’ecosostenibilità, preoccuparsi per i delfini (perché i delfini sono carini), essere politicamente attivi, andare in Perù e dire che quel viaggio vi ha cambiato la vita.

Chi vuole diventare un performer deve sempre assicurarsi di essere la persona che acquista tutti i materiali di scena, così da risparmiare tempo ed essere sicuri di avere sempre a portata di mano tutto ciò di cui si ha bisogno.

Come esprimi la tua personalità al di fuori dell’arte?
Non conosciamo altri modi di esprimere la nostra personalità al di fuori dell’arte.

Come descriveresti il progetto a cui state lavorando ora?
È un demone che spaventa, indossa abiti rosa solo per apparire innocente e intanto ti ruba un pezzo della tua anima.

Non osare dare un giudizio su questa creatura la cui volontà di prendere vita è così forte da averla trasformata in un demone. Un demone infelice che vuole solo rubarti l’anima in cambio di uno spettacolo.

"Chi cerca trova e chi trova tiene." Ha mille frammenti di anime diverse e ora aspetta all’interno dell’opera mentre finge di essere un adolescente vestito di rosa con un lollipop in bocca.

Dove vai quando sei alla ricerca di ispirazione?
Non cerchiamo ispirazione, cerchiamo co-operazione.

Qual è la vostra routine in studio?
Durante la preparazione delle nostre performance lavoriamo separatamente. Ognuno di noi si concentra su un aspetto diverso. Leonardo reperisce i materiali e si occupa delle scenografie e degli spazi, con lui lavora Alessandro, il nostro designer e creativo quando si tratta di testi e flyer. Io lavoro invece al concept della performance stessa, scrivendone i testi ed elaborandone lo sviluppo.

Marisa Argentato, 41 anni, Napoli e Pasquale Pennacchio, 39 anni, Napoli

Come inizi le tue giornate?
Pasquale: Con un caffè. Anzi, ben più di uno in realtà.

Come vi siete avvicinati al mondo dell’arte?
Marisa: Non ricordo, non credo ci sia stato un momento davvero decisivo. Mi ha sempre interessato, ma su livelli diversi.

Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un artista?
M: Mai arrendersi, dare tutto, seguire il proprio istinto e accettare il fallimento.

Come esprimi la tua personalità al di fuori dell’arte?
P: Vivendo.

Come descriveresti il progetto a cui stai lavorando?
M: È un viaggio liquido attraverso diversi stati di materia e spazio, alla ricerca di ciò che ci definisce in quanto esseri umani.

Dove vai quando sei alla ricerca di ispirazione?
P: Da nessuna parte, in realtà. Me ne sto a casa, sfoglio qualche libro e rivedo i miei appunti.

Qual è la tua routine in studio?
M: Entro, accendo le luci, organizzo lo spazio e inizio a lavorare.

Pietro Pasolini, 25 anni, Roma

Come inizi le tue giornate?
Mi sveglio, faccio colazione nel solito bar in cui vado da tutta la vita e poi vado in studio. Come prima cosa medito e solo quando ho raggiunto un senso di calma interiore inizio a lavorare.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte?
Praticamente non sapevo neanche camminare, ma ricordo che giocavo con mio fratello in quello che successivamente è diventato Tarot Gardens. Dall'altra parte della strada viveva Niki de Saint Phalle, che in quegli anni stava lavorando al suo Opus Magnum e ci lasciava osservare quello spazio magico. Ho vissuto immerso nell'arte da molto prima che io potessi capire cosa fosse o a cosa servisse l'arte. Per me è sempre stato un gioco e, in qualche modo, ancora lo è.

Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un artista?
È un lavoro difficile. Gli orari sono folli e ricevi un bel po' di porte chiuse in faccia. Devi perseverare, altrimenti non ce la farai mai.

Come esprimi la tua personalità al di fuori dell’arte?
Scrivo. È la cosa più liberatoria che noi esseri umani possiamo fare. Non rileggo mai quegli scarabocchi neri che le mie mani creano sul foglio, ed è questo l'aspetto liberatorio dello scrivere. Non esistono giudici.

Come descriveresti il progetto a cui stai lavorando?
La mia ultima opera nasce dal mondo naturale. Creo senza usare strumenti creati dall'uomo, limitandomi a tutti quelli offerti dalla natura.

Dove vai quando sei alla ricerca di ispirazione?
Mettendo in contatto materiali diversi con un numero di elementi naturali come acqua, fuoco e vento. Dando forma a sculture e quadri che sono il risultato della stretta collaborazione tra pensiero umano e imprevedibilità della natura. La totalità del mio lavoro è stata realizzata senza usare pittura, inchiostro o altri colori. È la reazione della natura ai suoi stessi elementi.

Qual è la tua routine in studio?
Non ho una routine fissa. Spesso lavoro a due o tre opere contemporaneamente. Mi sposto da una all'altra continuamente, così da non perdere l'occhio critico.

Tommaso de Benedictis, 26 anni, Roma/New York/Londra e Arturo Passacantando, 25 anni, Roma

Come inizi le tue giornate?
Tommaso: Un sacco di caffè e una sigaretta.
Arturo: Accendo le casse.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte?
T: Durante il liceo, quando nelle ore di storia dell'arte passeggiavamo per Roma e osservavamo le rovine dell'Antico Impero, i quadri rinascimentali e le architetture moderne.
A: Mio fratello maggiore è un artista. Ho passato gran parte della mia infanzia osservandolo mentre creava strane sculture e quadri surreali. Credo che ciò che davvero mi ha colpito sia la sua capacità di creare immagini oniriche.

Che consiglio daresti a chi sogna di diventare un artista?
T: Fai ricerca. Se conosci abbastanza bene il tuo soggetto puoi convincere chiunque della sua importanza.
A: Credi in te stesso. Non lasciare che nessuno ti impedisca di creare. Non lasciare che nessuno ti dica cosa puoi e non puoi fare. Se lotti per ciò che vuoi, tutto è possibile.

Come esprimi la tua personalità al di fuori dell’arte?
T: Mi piace esprimermi attraverso la scrittura. Dopo estetica e arti visive, credo che sia proprio la letteratura ad avere il maggior impatto sulle persone.
A: Credo che tutti si esprimano continuamente. Tutto ciò che facciamo è una forma di auto-espressione. Dal modo in cui parliamo a quello in cui ci vestiamo.

Come descriveresti il progetto a cui stai lavorando?
T: È rilevante, provocatorio e d'impatto. Ma anche necessario.
A: Credo che Hyperland rappresenti una risposta fisica all'eccesso di informazioni a cui siamo esposti quotidianamente. Siamo bombardati da contenuti di cui non abbiamo bisogno, specialmente su internet. Questa mostra è una conseguenza della situazione in cui viviamo e i lavori che ospita vogliono sollevare il pubblico da quel senso di ansia che sembra soffocarci tutti oggi.

Dove vai quando sei alla ricerca di ispirazione?
T: Non "cerco" ispirazione. Credo che l'ispirazione sia solo un'informazione sotto mentite spoglie. La vera sfida è trovare il modo di tradurre queste informazioni in qualcosa di nuovo e inedito.
A: Non vado in un posto particolare, cerco semplicemente di vivere la mia vita. Crescere a Roma significa avere abbastanza input creativi per una vita intera. Anche se a volte ho la sensazione che a ispirarmi davvero sia l'amore.

Qual è la tua routine in studio?
T: Principalmente, cerco forme d'arte e artisti sconosciuti su internet, nelle gallerie e nei musei.
A: Sono abbastanza fortunato da cambiare spesso la mia routine. Dipende molto dal progetto a cui stiamo lavorando. A volte mi concentro sull'organizzazione e curatela delle mostre, mentre in altri momenti giro ed edito video. L'unica costante sono le troppe sigarette che fumo.

Roma è la capitale artistica d'Italia? Non abbiamo risposte certe, ma poco tempo fa è proprio in questa città che ha esposto i suoi lavori Celia Hempton. Qui trovate quello che ci ha detto quando l'abbiamo incontrata:

Crediti


Tutte le immagini di Leonardo Veloce.

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È possibile visitare la mostra Hyperland fino al 30 aprile in Via Crescimbeni 11, Roma.