Tra iceberg blu e laghi ghiacciati, un road-trip attraverso l'Islanda

Thomas Whiteside condivide con noi alcuni scatti tratti dal suo libro, in cui racconta la magia dell'Islanda vista da un gruppo di amici.

di Zio Baritaux
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26 ottobre 2016, 11:15am

Il nuovo incredibile libro del fotografo Thomas Whiteside, Route 1, Mike and India, è nato nel 2015 con una vacanza in Islanda. Whiteside ha fotografato il suo compagno, l'artista Michael Bailey-Gate, proprio tra questi paesaggi mozzafiato, servendosi di un'esposizione lunga per catturare intimi momenti passati al buio (in inverno ci sono solo quattro ore di luce al giorno), e tenendo sempre a mente il consiglio di una collega. "Mi ha chiesto di pensare alle 'gioie della vita' mentre scatto," spiega Thomas. "Un concetto così semplice, ma allo stesso tempo tanto utile e indicativo." Il viaggio -- che li ha visti partecipare a falò in compagnia di Bjork, escursioni al chiaro di luna e bagni nella Laguna Blu -- si è rivelato essere tanto memorabile e stimolante da spingere i due a fare ritorno in quelle terre anche l'estate dopo, questa volta in compagnia della modella e attrice India Salvor Menuez.

Hanno noleggiato un camper e hanno seguito la Ring Road (In inglese chiamata anche Route 1), una strada che percorre il perimetro di tutta l'isola passando per i vulcani attivi, cascate ruggenti, iceberg blu intenso e i laghi ghiacciati. "Volevo continuare la prima serie fotografica e documentare il rapporto tra Mike e India," spiega Thomas, "essere in viaggio insieme ha creato una speciale intimità tra i membri del gruppo."

Route 1, Mike and India 

contiene immagini scattate nel corso dei due viaggi intrapresi dal fotografo e, oltre a documentare l'affiatamento del gruppo, include immagini delicate (spesso nudi) dei suoi compagni di viaggio che saltellano nei campi o fanno la pipì liberamente tra i boschi. "Per Mike, l'Islanda rappresenta una fantasia idealizzata di un luogo che ha sognato per tutto il corso della sua vita," spiega Thomas. "Per India, invece, si trattava di riscoprire il senso di appartenenza alla terra dalla quale provengono la madre e gran parte dei membri della sua famiglia." In una di queste immagini, Mike spunta dall'acqua, una creatura più mitologica che mortale, e in un altro scatto, la chioma rossa di India è ricoperta di fango, della terra dei suoi predecessori.

Il volume autopubblicato da Thomas tramite Dashwood Books è arricchito da una poesia scritta da India, dei disegni tratti dal quaderno degli schizzi di Mike e una postfazione redatta da Chloe Wise. Disponibile in edizione limitata (solo 400 copie) il libro è intimo e personale quanto lo è stato il viaggio stesso. Thomas ce ne parla in questa intervista.

Quando ti sei innamorato della fotografia?
La mia insegnante d'arte del liceo ci aveva dato il compito di trovare una fotografia in una scatola di riviste scartate e di usarla come fonte d'ispirazione per un dipinto. Io ho scelto la copertina di Allure di Steven Meisel che ritraeva Linda Evangelista. Quel ritratto mi ha davvero colpito e l'ho preso come spunto per molti dipinti. Studiavo le forme, gli angoli che andavano a formare il volte e il collo. Dipingevo e ridipingevo. Ancora oggi quella rimane una delle mie angolazioni preferite quando scatto.

Nel libro hai inserito un tuo autoscatto da adolescente. Hai sempre saputo di voler fare il fotografo? Cosa penserebbe quel ragazzo di ciò che sei diventato ora? 
Ho sempre avuto una vena artistica fin da bambino. Quando avevo dieci anni, ho strappato le pagine di un libro di Rothko e le ho appese alle pareti della mia camera come se si trattasse di una galleria. Ho spostato tutti i mobili al centro della stanza, compreso il mio letto. Ho lasciato la mia camera in quello stato per un mese intero. Quando ero più grande, invece, ho iniziato a portare sempre con me una fotocamera digitale per documentare le mie esperienze e girare videoritratti, spesso di me stesso. Ho ore e ore di filmati da adolescente imbarazzante e credo che le userò per dei progetti futuri. Quando ho chiesto alla mia amica Chloe Wise di scrivere un la prefazione del libro, ha fatto riferimento proprio ad alcuni di questi video e di come questo modo di sperimentare con le immagini non fosse altro che l'inizio del mio percorso in quanto creativo. Da piccolo non sapevo che avrei fatto il fotografo, volevo solo creare.

Com'è nato Route 1? Si trattava della tua prima volta in Islanda?
Tutto è nato da una vacanza in Islanda che io e Mike abbiamo fatto per il capodanno 2015. Era la prima volta per entrambi. Quando abbiamo raccontato a Rory Satran [U.S. editorial director di i-D] del nostro prossimo viaggio mi ha suggerito di documentare la mia esperienza per i-D. Mi ha chiesto di pensare alle 'gioie della vita' mentre scattavo. Un'idea così semplice, ma allo stesso tempo così utile e indicativa. 

James Merry, che lavora con Björk, è un nostro carissimo amico. Ci ha presentato Björk e il suo gruppo, che ci hanno fatto da guida. È stato un modo stupendo di scoprire quella terra.

Quando siamo tornati in Islanda per la seconda volta, abbiamo portato India con noi. La sua famiglia viene proprio da lì e lei ci ha passato parecchio tempo. Ci ha aiutato a pianificare il primo viaggio e, per il secondo, ci ha consigliato di noleggiare un camper in modo da poterci spostare liberamente e avere sempre un posto in cui dormire. Volevo continuare la prima serie fotografica e documentare il rapporto tra Mike e India. Essere in viaggio insieme ha creato una speciale intimità tra i membri del gruppo.

Abbiamo seguito la strada principale che costeggia l'Islanda, la Route 1. Il secondo viaggio è durato una settimana. Abbiamo dormito nel camper con il ragazzo di India, Jack Shannon. India e Jack erano gli chef della situazione -- correvano tra le colline, raccoglievano del rabarbaro selvatico e tornavano nel camper per cucinarci del chutney per cena.

Cosa rappresentano Mike e India per te? Perché hai scelto di scattarli in proprio Islanda?
Mike è il mio compagno ed è amico di India da anni. Quando ho iniziato ad uscire con Mike me l'ha presentata e me ne sono innamorato fin da subito. Per Mike, l'Islanda rappresenta una fantasia idealizzata di un luogo che ha sognato per tutto il corso della sua vita. Non ha viaggiato tanto quanto me in passato, quindi vederlo scoprire questo luogo per la prima volta è stato a dir poco toccante. Per India, invece, si trattava di riscoprire il senso di appartenenza alla terra dalla quale provengono la madre e gran parte dei membri della sua famiglia. Sapevo che è un luogo caro al suo cuore e che lì si sente a casa, anche se in qualche modo ne è dissociata. Mi ha ricordato la mia esperienza nel mio luogo d'origine, che ho lasciato a soli 15 anni.

Qual è il tuo ricordo preferito dell'esperienza?
Ci sono stati così momenti in cui, mentre guidavamo, ci capitava di girare l'angolo e vedere il paesaggio che si apriva improvvisamente, facendoci trovare davanti a degli scenari magici, da favola. Cascate incredibili, interi chilometri di rocce laviche ricoperte di muschio, un muschio tanto fitto da fungere da materasso per i nostri pisolini. Il tempo tende a cambiare in modo repentino in Islanda. Dopo cinque minuti di pioggia torrenziale non è raro trovarsi ad ammirare un cielo blu cobalto attraversato da arcobaleni. È un luogo così surreale.

Qual è la tua immagine preferita del libro?
C'è una foto di India in una sorgente termale che adoro. Si trattava di una piscina esterna completamente abbandonata, incastrata tra due colline. Abbiamo dovuto camminare un po' per raggiungerla e l'aria era fredda, quindi quando abbiamo finalmente potuto immergerci nell'acqua calda è stato fantastico. Di quello scatto mi piace soprattutto l'espressione di India. 

C'è stato un momento che non hai catturato e che invece avresti voluto immortalare?
All'interno del camper abbiamo passato dei momenti fantastici che ho scelto di non documentare — a volte la fotografia ti distoglie dal goderti a pieno l'esperienza reale. Per esempio, guardare India e il suo ragazzo che cucinavano per noi e godersi i pasti. Adoravo quei momenti di semplicità. 

In che modo la luce naturale islandese ha influito sulle tue fotografie?
La cosa fantastica dell'Islanda è che in estate ci sono 22 ore di luce. E ci sono questi lunghissimi periodi in cui il sole è all'altezza perfetta, in cui rimane sospeso sulla linea dell'orizzonte per delle ore intere. Come se l'ora d'oro durasse in eterno. Ovviamente in inverno, il periodo in cui ci siamo stati noi, accadeva l'opposto: c'erano pochissime ore di luce, quindi ho giocato con l'esposizione. C'è una foto della casa di James Merry in cui la luna è tanto luminosa da sembrare il sole. 

Perché hai ritenuto importante includere gli schizzi di Mike e la poesia di India?
Volevo che questo libro catturasse la nostra esperienza nella sua totalità; è mio quanto è di India e di Mike. Volevo documentare anche i loro ricordi. Mike non posava mai il suo quadernetto degli schizzi, non faceva altro che disegnare durante tutto il viaggio. Ho chiesto ad India di scrivere una poesia e abbiamo scelto di estrarne un verso e stamparlo sul dorso del libro.

Cos'è più importante: una fotografia senza tempo o una bella fotografia?
Che domanda interessante. Nel momento in cui si scatta è difficile capire ciò che rende una foto immortale. Credo che quell'aura di eternità sia più potente e più rara. Però adoro la bellezza. Mi piacciono le immagini che rendono le persone felici. Non mi interessa documentare nulla che possa risultare grottesco o inquietante. Se dovessi scegliere, guarderei solamente film a lieto fine. Spero che queste foto siano un po' questo.

Crediti


Testo Zio Baritaux
Fotografie su gentile concessione di Thomas Whiteside

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