una pausa parigina con caroline de maigret

i-D invita l’icona di stile Caroline de Maigret e la giornalista Susie Bubble a parlare di moda, amicizia e cibo davanti ad un aperitivo a Parigi con la partecipazione di Martini.

di Susie Lau
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09 maggio 2016, 10:30am

Play With Time è una nuova serie di interviste di i-D e Martini che riunisce i nostri volti preferiti della cultura contemporanea per fare due chiacchiere davanti a un aperitivo in alcune delle più belle location europee. Nella prima puntata, la blogger di moda e giornalista Susie Bubble incontra la musa francese Caroline De Maigret a Parigi per ripercorrere la sua carriera nella moda e tutto ciò che ha vissuto in questi anni..

Non ci si aspetterebbe mai di trovare un pezzo d'Italia nell'area di Oberkampf a Parigi. Tovaglie italiane di pregio, stoviglie prodotte a Bologna e salumi di qualità è ciò che puoi trovare al Borgo delle Tovaglie, dove incontro Caroline de Maigret per un paio di martini. Avendola incontrata solo durante la Settimana della Moda dove ci scambiamo qualche veloce "Hello" e qualche battuta carina, questa è una rara opportunità per sedere con lei per un abbondante aperitivo e parlare della direzione unica che ha preso la sua vita.

Cercare di definire cosa faccia nella vita Maigret può risultare difficile. Non esiste un unico termine per definire tutto ciò che fa. Forse la conoscete in quanto co-autrice di un libro dal sapore ironico, "How to be Parisian Wherever You Are", o per il suo aspetto da donna distinta, con una massa di folti capelli scuri che le copre il volto appositamente struccato, che spesso spunta tra le foto di street style. "Alla mia età non so ancora cosa rispondere quando la gente mi chiede cosa faccio," dice de Maigret. "Quando dico che 'faccio la modella' arrossisco per via della mia età. Cosa dovrei dire? Sono una produttrice musicale, ho co-scritto un libro ma non direi mai che 'sono una scrittrice'. Sono una madre. Non è abbastanza?"

Controcorrente rispetto ai limiti d'età che impone l'industria della moda, de Maigret ha trovato la propria strada piuttosto tardi, dopo una lunga carriera come modella all'inizio degli anni '90. "C'erano molti aspetti del fare la modella che non mi appartenevano e ciò non mi piaceva," ricorda de Maigret, spiluccando un antipasto con prosciutto e parmigiano. "Ma allo stesso tempo i fotografi, i viaggi e il fatto di incontrare quel tipo di persone cibava la mia mente." 

La musica è stato il primo amore di de Maigret e diventò il perfetto contrassegno per quella che sembrava una carriera limitata nel mondo della moda a quel tempo. "Sono cresciuta ascoltando band punk a Parigi - gli Alice in Chains, i Fugazi - ed ero alta, per cui potevo pogare nella folla. La musica era il mio modo per sfuggire a ciò che mi era stato insegnato. Era anche il mio modo per relazionarmi alla moda. Sono passata dal grunge/punk al reggae ed è stato lì che tutto è diventato più semplice e colorato. Poi sono passata al goth, avevo i capelli neri e indossavo un velo nero con qualsiasi outfit."

Dopo un periodo passato a New York, dove si è fatta largo in un clima elettrizzante, vivacizzato dalla musica di Mazzy Star, Stone Temple Pilot e Smashing Pumpkins, de Maigret desiderava condurre una vita dai ritmi più tranquilli. Il tempo è un argomento che de Maigret affronta spesso, mentre si destreggia tra un progetto e l'altro nella frenesia della sua quotidianità. "Inizia a mancarmi il modo europeo di vivere…" riflette Caroline. "Il modo in cui stanno seduti per ore, a osservare il mondo senza quella costante sensazione di fretta. Riesco a mantenere quell'equilibrio quando faccio avanti e indietro da Parigi a New York. A quell'epoca, però, c'era un forte clima d'ansia. Non ti fermavi mai per osservare, pensare. Per lo meno, io non lo facevo."

Tornata a Parigi, l'influenza di de Maigret in quanto icona di stile non ha smesso di crescere, proprio come il fascino che esercita su di noi con il suo senso della moda tanto sicuro, tanto consapevole, scrivendo un altro capitolo nella storia dell'ossessione collettiva con il modo di vestirsi delle donne francesi. De Maigret è più che mai intenzionata a dar valore all'intelligenza più che all'apparenza. "Siamo un Paese socialista e qui fare mostra del lusso è sempre stato sinonimo di volgarità. Da un lato non si vuole sembrare troppo frivoli, perché sono altre le cose di cui dovresti preoccuparti. Non è opportuno esagerare con le dimostrazioni di ricchezza, a meno che non si tratti dei tessuti e dei tagli degli abiti. Questi elementi determinano il valore del capo, che è una cosa che ammiro molto." Secondo quanto afferma lei stessa, però, lo stile francese poteva cercare di essere più giocoso. "Non ci divertiamo così tanto con i capi che indossiamo," aggiunge con un certo sarcasmo.

De Maigret è consapevole del ruolo di guida che esercita per i nuovi talenti, avendo già fatto da maestra a stilisti parigini del calibro di Anthony Vaccarello (il giorno precedente era appena stata divulgata la notizia del suo nuovo ruolo di direttore creativo a casa Saint Laurent) e Simon Porte di Jacquemus. "Sono della convinzione che se ci si trova nella 'luce', si dovrebbe aiutare le altre persone ad 'uscire allo scoperto'. Per esempio, le tre ragazze del brand Blazé Milano sono venute a una presentazione del mio libro per regalarmi una delle loro giacche e, a partire da quel momento, io non ho fatto altro che sostenerle e supportarle, che si trattasse di servizi fotografici o di Instagram." La recente tendenza dell'industria della moda ad interrogarsi sull'ormai interrotto equilibrio tra legge del profitto e creatività è un'altra tematica che sta a cuore a de Maigret. "Non sono una fan delle grandi aziende che comprendono ogni singolo brand, concentrandosi solo sui numeri. La sola legge è quella dei numeri e manca un po' di anima."

Oggi, nonostante sia costretta a destreggiarsi tra il lavoro di mamma, gli shooting di moda e lo studio di registrazione, de Maigret trova anche il tempo di sottrarsi alla frenesia e prendersi qualche momento per sé. "A Parigi mi sento di avere una vita. Sono una madre. Sono una moglie. Sono una donna d'affari. Ho tempo di andare a visitare musei o vedere concerti. È un posto in cui mi prendo il tempo per fare delle cose e mi prendo il tempo per non fare assolutamente nulla. Per qualche strana ragione in altri luoghi non è lo stesso."

De Maigret non si sottrae ai ritmi tranquilli tipici di Parigi e non disdegna nemmeno i classici svaghi che offre la Ville Lumière. "Quando passeggi fiancheggiando la Senna in prossimità dell'Île de la Cité e il sole sta tramontando, in primavera o in estate è la cosa più romantica del mondo." Di notte, il bar Le Mansart in zona Pigalle (in cui vive la stessa De Maigret) si trasforma nello sfondo perfetto per un pre-party. "Quando ti fermi qui per un drink hai come l'impressione che la serata andrà benissimo." Drink preferito? "Un martini bianco con una fetta di limone e ghiaccio." ci dice sorridendo de Maigret. "Vent'anni fa sono comparsa sulla pubblicità del Martini."

Quando questo inaspettato momento aperitivo è giunto al termine, è impossibile non scoprirsi vagamente invidiosi del suo spirito così composto e controllato. Sarebbe l'ispirazione perfetta per le frasi motivazionali pensate per chiunque abbia dovuto confrontarsi con le insicurezze inevitabilmente indotte dai social media. "Non mi interessa cercare la perfezione perché so che non la raggiungerò mai," osserva, mentre analizza ciò che considera essere un volto irregolare. De Maigret riesce ancora a gestire la propria vita personale e professionale con un aplomb non indifferente. Dopo una piacevole ora di chiacchiere in tranquillità, la frase con cui mi ha salutata ha lasciato il segno in questa giornalista freelance. "La mia indipendenza è niente capi e niente dipendenti. Non appartengo a nessuno e nessuno dipende da me."

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Crediti


Testo Susie Lau
Foto Maciek Pozoga

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