no comment: i cinque stilisti più timidi dell’industria

Più sei schivo e più sei desiderato: da Phoebe Philo al fondatore di Supreme, ecco i cinque maestri del mistero del fashion business.

di Courtney Iseman
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11 maggio 2015, 4:20pm

Photography Francois Guillot for Getty Images

Dai giorni di Yves Saint Laurent gli stilisti più amati hanno iniziato a guadagnare la stessa importanza delle celebrità che vestono, basti pensare a Ralph Lauren, Marc Jacobs o Karl Lagerfeld. I direttori creativi devono presentare e rappresentare i loro marchi durante infinite apparizioni pubbliche sia alla stampa che, recentemente, sui social media. Essere in primo piano quando si lavora giorno e notte ha spesso avuto un costo alto per gli stilisti, così come documentato da Dan Thomas nel suo recente libro, Gods and Kings: The Rise and Fall of Alexander McQueen and John Galliano. C'è comunque un'alternativa alle apparizioni pubbliche, le video interviste e la pubblicazione delle foto delle proprie vacanze: chiamarsi del tutto fuori dal circo-stampa e concentrarsi sul proprio lavoro (nota bene: funziona principalmente quando si è un artista di indiscusso talento). Abbiamo analizzato per voi i cinque stilisti che notoriamente si nascondono dall'avido sguardo della stampa, scoprendo fino a che punto abbiano difeso la propria privacy.

Rei Kawakubo
Rei Kawakubo di Comme des Garçon è stata una delle stiliste più ammirati dell'industria per oltre quarant'anni e, tutt'ora, resta comunque avvolta nella più assoluta aura di mistero. Un articolo del New Yorker risalente al 2005 documenta di prima mano il silenzio stampa della stilista: quando la scrittrice Judith Thurman ha incontrato Kawakubo e il marito, Adrian Joffe, ha scoperto che Joffe vede la moglie solo una volta al mese, rispettando il suo bisogno di solitudine. Thurman sottolinea che "i convenevoli non sono il forte di Kawakubo" e, nonostante amici come Azzedine Alaia rivelino quanto affascinante Kawakubo possa essere, Rei non ha mai dimostrato di voler socializzare durante eventi mondani, guadagnandosi una reputazione per l'essere austera. "Semplicemente ha sempre preferito che il suo lavoro parlasse per lei", ha dichiarato Joffe al South China Morning Press. Kawakubo stessa ha sempre dichiarato che il modo migliore di conoscerla sia attraverso i suoi vestiti e amici designer, editori, compratori e scrittori rispettano da sempre la sua tranquillità, in quanto grave natura del suo indiscusso genio creativo.

James Jebbia
Supreme è uno dei marchi di streetwear più riconoscibili al mondo, un fresco passe-partout per chiunque, dal giovanissimo skater a Kate Moss. Il logo è onnipresente nella vita di tutti i giorni, eppure il suo fondatore, James Jebbia, preferisce non avere nulla a che fare con la stampa. Perché? Perché generalmente interpretano lui e il suo marchio in maniera sbagliata, come dichiarato nel 2012 a 032C; "Ogni singolo giornale, se è gentile, scrive che siamo un qualche tipo di piccolo negozio di skate che cazzeggia in centro città. Non fanno nient'altro che scrivere sempre la stessa cosa". Jebbia non ha mai sentito la pressione di essere un'icona, semplicemente sorvola sulle opportunità che non sono in grado di fare chiarezza sull'identità di Supreme: quando frammenti della sua vita passano attraverso la stampa (come ad esempio il suo surreale loft newyorkese apparso su Case Da Abitare), questi vengono ossessivamente bloggati e ribloggati da ossessionati dello streetwear. Il basso profilo di James serve solo a rafforzare il senso di esclusività che è parte integrante di ciò che davvero è Supreme. 

Phoebe Philo
Come Kawakubo anche Phoebe Philo crede che siano le sue collezioni a dover parlare al posto suo. La stilista di Cèlina non ha mai voluto far parte del circo mondano del mondo della moda, dando sempre la precedenza alla sua famiglia (non avrebbe spostato la famiglia da Londra a Parigi per l'esibizione di Cèline ed è ben documentato che le sue dimissione fossero dovute al suo desiderio di passare più tempo con la figlia). Philo ha sempre mantenuto un velo di privacy ben steso sulla suo vita privata e questa tendenza alla tranquillità è stato lussuosamente tradotta nel suo stile minimalistico. Se si dovesse presumere qualcosa dalle poche interviste rilasciate, sarebbe che Phoebe Philo sia un normalissimo e modesto essere umano, follemente talentuoso, che è capitato per puro caso nel visibilissimo gioco della moda. Secondo The Cut durante una discussione con Alexandra Shulman al British Vogue Festival, Philo ha dichiarato: "Ho fatto ciò che mi faceva sentire a mio agio. Ho un'innata paura della fama e non ho mai pensato che l'essere famosa potesse essere un bel modo di vivere".

Martin Margiela
Che cosa sarebbe un resoconto degli stilisti più elusivi senza l'uomo che ha inventato l'anonimato? Nonostante al momento sia in pensione, la quasi invisibilità di Martin Margiela è diventata un argomento scottante anche grazie al cortometraggio The Artist is Absent, che ha debuttato quest'anno al Tribeca Film Festival. Vero artista d'avanguardia, Margiela è stato l'anello mancante tra progetti futurustici e anonimato. Comunica con i media solo attraverso fax e rifiuta categoricamente ogni apparizione pubblica così come l'essere fotografato e la sua identità è stato così nascosta che nel 2008 le persone hanno iniziato a chiedersi se fosse ancora coinvolto nella sua etichetta, acquistata nel 2002 da OTB Group spingendo i devoti a credere che se ne sarebbe andato da un momento all'altro. L'annuncio del suo ritiro è stato reso pubblico solo nel 2009. Il marchio ha continuato la tradizione dell'anonimato fino a quando Suzy Menkes ha "smascherato" lo stilista Matthieu Blazy durante la sfilata per la primavera estate 2015 che da quel momento si è spostato a Cèline, lasciando il trono al poco anonimo John Galliano.

Melitta Baumeister
Più giovane stilista dell'elenco con soli ventinove anni, Baumeister dimostra che anche gli stilisti del millennio possono odiare la stampa. Seguendo i passi di Kawakubo, Baumeister si è ritagliata uno spazio d'onore nella cerchia ristretta dei visionari d'avanguardia. Nata in Germania e ora stanziata a New York, una volta laurata alla Parsons si è velocemente ritrovata a Dove Street Market per scoprire che i suoi pezzi venivano indossati da personaggi pubblici come Rihanna. Approcciando l'abbigliamento in maniera scultorea attraverso l'uso di silicone e altri elementi inaspettatamente tattili, le creazioni di Baumeister sono cliniche e di alto impatto ed il suo minimalismo si abbina perfettamente alla sua tendenza di restare in silenzio quando si parla di comunicati stampa. Rifiutando le interviste e con una presenza che è quasi assenza su Instagram, sente già la pressione di una stampa equivoca. Ha scelto di isolarsi nella creazione piuttosto che farsi influenzare dalla pressione di essere costantemente visibile e accessibile al mondo della moda.  

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Testo Courtney Iseman

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