Fotografia di David Uzochukwu

un enfant prodige della fotografia ci spiega come si crea uno scatto così

Ryan White

Ha 19 anni, ma la sua estetica è così forte e riconoscibile che tutti vogliono lavorare con lui.

Fotografia di David Uzochukwu

Questa nuova serie di i-D chiede ai giovani fotografi che stanno lasciando li segno di raccontarci le loro esperienze, le loro riflessioni su social media versus creatività e le loro idee per capire meglio come si fa a sfondare in una delle industrie più competitive in assoluto.

C'è qualcosa di sublime nel lavoro del fotografo per metà austriaco e per metà nigeriano David Uzochukwu. Anche da uno sguardo veloce ai suoi scatti, sia commerciali che personali, emerge uno stile così definito e d'impatto che riesce difficile credere David abbia solo 19 anni. A metà tra gli sconfinati paesaggi di Ryan McGinley e il calore dei ritratti di Harley Weir, le sue immagini sono opere d'arte complesse e digitalmente migliorate che offrono uno scorcio su una dimensione parallela. Definiti dalla dicotomia tra sensibilità e magnificenza, i suoi autoscatti sono vulnerabili e forti allo stesso tempo, rappresentando un corpo delicato contorto in posizioni scomode e circondato dagli elementi naturali. I suoi lavori editoriali e commerciali (FKA Twigs per Nike, Pharrell per Louis XIII, una campagna per il WWF, giusto per nominarne alcune) ricalcano lo stesso meccanismo, unendo magistralmente creatività ed esigenze professionali.

Esibendo i suoi lavori sia in mostre fotografiche, sia sulle pagine di Vogue Italia, Numéro, W e Clash, David ha sviluppato un impressionante portfolio e si è guadagnato legioni di ammiratori. Noi di i-D abbiamo intervistato questo ragazzo prodigio per chiedergli com'è la vita quando sei un fotografo così giovane.

Roam

Raccontami qualcosa di te e della tua infanzia.
Sono nato in Austria. Mia mamma è austriaca, mio padre nigeriano. Quando avevo sei anni ci siamo trasferiti in Lussemburgo (molto verde, un po' isolato), poi a Bruxelles (che era leggermente più vivace). Il mio lavoro è influenzato da forza e vulnerabilità, che cerco sempre di collegare a paesaggi e natura.

Come e quando ti sei avvicinato al mondo della fotografia?
Ero un preadolescente quando ho scoperto la fotografia. Semplicemente, ho preso la macchina fotografica di mia madre e ho iniziato a scattare. Per due anni non ho fatto altro che osservare i lavori degli altri e fotografare paesaggi. Poi ho iniziato con gli autoritratti, che sono ancora oggi uno dei miei leitmotiv.

I was a pre-teen when I got into photography -- I appropriated my mum’s point and shoot one day. I mostly looked at a lot of work for two years, shot landscapes. Then I started taking self-portraits, that stuck.

Regrowth II

Ricordi la prima volta in cui il lavoro di un altro fotografo ha avuto un forte impatto su di te?
Ho scoperto gli autoritratti di Laura Zalenga su Flickr e subito mi hanno comunicato qualcosa, era come se parlassero con me direttamente. A colpirmi è stato in particolare l'universo surreale a cui lei aveva dato vita. Era qualcosa che sapevo da sempre, ma che non avevo mai visto.

Hai studiato fotografia all'università? Credi sia un passo necessario?
Ho imparato le basi da autodidatta. Internet mi ha dato una mano non indifferente. Tutto quello che avevo bisogno di sapere in un preciso momento, beh, bastava andare su Google e cercare. È stato un processo naturale. Credo che per me sia la soluzione migliore.

Poi è arrivato il momento di iscrivermi all'università, ma la mia fotografia era qualcosa di troppo personale per trasformarla in una materia accademica. Forse, se avessi avuto dei professori, avrei capito prima che avevo bisogno di creare un maggior numero di serie e inserire i miei lavori in un contesto più ampio. Credo che chi esce da una scuola di fotografia abbia un approccio molto specifico. Quindi, se ne senti l'esigenza, fallo.

Root

Come riesci a creare immagini fresche e nuove in un'industria ormai satura?
È impossibile evitare la saturazione, quindi ho cercato di trarne vantaggio! Mi concentro su lavori che sento vicini alla mia creatività, cerco di capire cos'è che mi attrae davvero e poi inizio a rielaborare questi aspetti all'interno della mia pratica. Insomma, ruba! Trasforma tutte quelle immagini in qualcosa di tuo!

Per quanto riguarda l'originalità, come riesci a non perderla quando sembra ormai che tutto sia già stato scattato?
Ho l'incubo di diventare un'imitazione di me stesso, di ripetermi e non creare più nulla di originale. Per questo, cerco di trovare sempre nuovi punti di vista attraverso i quali elaborare la mia visione. Sarebbe molto più facile prendere dimestichezza con un solo angolo, ma non è ciò che voglio fare. Ma non credo che tutto sia già stato scattato. Semplicemente, non sento il bisogno di fotografare ciò che i miei occhi hanno già visto altrove.

Riptide

Quanta competitività c'è tra giovani fotografi?
Li vedo più come colleghi che come persone con cui competere. Sono felice di vedere altri giovani fotografi che hanno il successo che meritano. Tutti noi dobbiamo affrontare le stesse sfide. Quando si tratta di progetti specifici, a volte le circostanze portano a scegliere un professionista in particolare; altre volte si tratta di essere al posto giusto nel momento giusto. Nel peggiore dei casi mi rendo conto di dover migliorare.

Pellicola o digitale? Per farcela è necessario investire quantità ingenti di denaro in attrezzature?
Lavoro in digitale. È più economico e funziona meglio con il mio flusso di lavoro. Ma ho un amore spassionato per la pellicola. Una buona macchina fotografica può migliorare la qualità di un'immagine, ma la cosa fondamentale è sempre e solo la tua visione. Nelle circostanze giuste, uno scatto fatto con una compatta può essere molto più d'impatto di uno fatto con una Hasselblad. Il mio consiglio è di acquistare nuove attrezzature solo quando ti accorgi che i tuoi strumenti stanno limitando il tuo lavoro in un modo impossibile compensare a livello creativo. Sai, per me i professionisti con le migliori attrezzature sono quelli che alle attrezzature neanche ci devono pensare.

Drowse

Qual è la sfida più grande da affrontare in quanto fotografo?
Creare abbastanza. Creare lavori che siano soddisfacenti.

Credi che la fotografia sia un'industria elitaria?
Sì, come tutte le industrie creative. Le persone che possono permettersi di fare gli stagisti o di lavorare gratuitamente hanno una, anzi dieci possibilità in più di farcela. Entrare in certi ambienti è difficile. Ma internet sta cambiando tutto questo, perché tutto possono trovare il loro ambiente.

Come riesci a trovare un equilibrio tra esigenze creative e commerciali?
Dicendo molte volte di no. Spesso sai che non c'è modo di arrivare a un compromesso, quindi l'unica soluzione è rifiutare. Quando trovi un progetto che ti permette di trasformare il brief del cliente in un concept che funziona anche per te, beh, quello è stupendo.

Cosa rende una fotografia emozionante e d'impatto?
Deve esserci passione quando scatti. Credo che nelle immagini sia possibile percepire anche la più piccola traccia di disonestà.

Ilka

Quanto pensi alla fruibilità dell'immagine sui social media, e su Instagram in particolare, nel momento in cui scatti?
Quando scatto, l'unica cosa a cui penso sono le mie emozioni. Dover dare peso alle opinioni di chiunque si trovi sul set è stressante e controproducente, io cerco di dimenticarmene il prima possibile!

Quando si tratta di condivisione del mio lavoro online, Instagram è semplicemente l'opzione migliore. È gratuito e ti permette di raggiungere un vastissimo numero di persone. E poi sono io ad avere il controllo, insomma, è fantastico.

Internet ha cambiato il modo in cui fai ricerca e quello in cui fotografi?
Per molto tempo ho visto le mie immagini solo in pixel su uno schermo. Zero stampe. Non esistevano, erano solo una serie di zeri e uno salvati in un hard disk. È da poco che mi sono accorto di questo. Appena le vedo stampate, riesco a respirare meglio. È come se finalmente potessi vedere tutto il lavoro che ho fatto davanti ai miei occhi.

Lo stesso vale quando si tratta di ricerca: farla online è l'unico metodo che conosco e utilizzo. Curare il mio feed Instagram ormai fa parte della mia quotidianità e studiare i profili più interessanti è ormai una componente fondamentale del mio lavoro. Ma non è abbastanza: bisogna andare alle mostre, sfogliare libri d'arte e comprare monografie di altri artisti. Solo in questo modo possiamo mantenere viva questa industria.

Regrowth

Hai fiducia nel futuro della fotografia? Quale credi sia la direzione in cui questa industria si sta muovendo?
Sì, sono molto fiducioso. Credo che l'artigianato, la tradizione e la vecchia scuola di fotografia siano oggi più apprezzati che mai. Contemporaneamente, tutto cambia a una velocità più sostenuta che in passato. Tutto è in costante sviluppo.

Prima si facevano collage e ritocchi in camera oscura, oggi ci sono Photoshop, la realtà virtuale e mille altre tecnologie a nostra disposizione. I confini di questo medium e del modo in cui può essere usato si stanno espandendo. Personalmente, credo che questo aumenti le possibilità di creare lavori brutti, specialmente perché l'industria corre a una velocità troppo sostenuta. Ma tutto questo potenziale mi emoziona.

Perché la stampa è ancora così importante?
Tutto quello che è online ha vita breve. Trovo sano e positivo rallentare, dare alle cose a cui tieni il giusto tempo. L'interazione con un'immagine che si trova fisicamente davanti a te è totalmente diversa da quella che intercorre quando lo scatto viene osservato su uno schermo. Non credo il problema sia la dimensione del dispositivo a fare la differenza, PC o smartphone poco importa. Quello che conta davvero è la sensazione di una presenta concreta di fronte all'osservatore, perché lo invoglia a prendersi il suo tempo.

Che si tratti di una rivista, di un libro o di una mostra, è fondamentale per me prendermi tutto il tempo di cui ho bisogno per riflettere su ciò che stiamo facendo.

Immortal

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Fotografia di David Uzochukwu

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.