hessle audio, il clubbing e la musica che verrà: intervista a pangaea

Sì, Pangaea. Proprio lui. Proprio il co-fondatore di Hessle Audio. Quello che se ascolti l'elettronica che ascolti, è anche un po' merito suo.

di Elena Viale
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13 settembre 2019, 8:33am

Pangaea è un nome talmente familiare per chi ha ascoltato musica elettronica nell’ultima decade che quasi ci si scorda che in effetti all’anagrafe si chiama Kevin McAuley, e si rischia di rimanere imbambolati davanti all’editor che ci chiede quale sia il suo nome vero. Pangaea, dunque, è produttore, dj e co-fondatore, insieme agli ex compagni di scuola Ben Ufo (Ben Thompson) e Pearson Sound (David Kennedy), di Hessle Audio, etichetta inglese universalmente nota e rispettata che ha attaccato la spina dentro la prima scena dubstep e portato la prolunga nell’avanguardia dell’elettronica. Per Hessle Audio sono usciti artisti come Pev, Kowton, Martyn, Objekt or Untold, oltre che Pangaea e Pearson Sound stessi.

E che fai quando ti trovi sulla stessa isola siciliana dove suona una leggenda della musica? Fai di tutto per intervistarla, esatto. Così mentre eravamo all'Ortigia Sound System ne abbiamo approfittato per fare alcune domande a Pangaea in occasione dello showcase di Hessle Audio.

Hessle Audio è al suo 13esimo anno di vita. Se consideri oggi il percorso che avete fatto, cosa vedi?
È dal 2006/2007 che lavoriamo nello stesso modo. Le nostre radici sono nella prima scena dubstep, ma l’abbiamo sempre considerata una zona in cui sperimentare a livello sonoro, spesso con ritmi diversi ma rimanendo su frequenze sub-heavy. La musica che pubblichiamo spesso si colloca all’intersezione dei gusti musicali di David, Ben e miei. Vogliamo fare uscire dischi che noi per primi avremo ancora voglia di riascoltare tra qualche anno (non che ci sia qualcosa di sbagliato nelle tracce che vengono suonate solo per qualche mese, eh). Per questo non facciamo uscire troppe cose, perché ci piace ricordare la storia di una traccia quando la sentiamo, ed esserne orgogliosi.

Pangaea intervista Ortigia Sound System
Pangaea intervista Ortigia Sound System

Ho letto in un’intervista che vuoi sempre che la musica che produci sia indirizzata parimenti a DJ e pubblico "comune", quello dei non addetti ai lavori. Come è fatto il prototipo dell’ascoltatore che hai in mente quando produci?
Per me la cosa importante è fare musica dance per i DJ, ma mi viene naturale metterci anche elementi melodici o temi forti, che poi rendono le tracce anche semplicemente belle da ascoltare.

Che ruolo gioca il setting in cui suoni, quando suoni? Ci racconti come hai costruito il set per Ortigia?
Prendo sempre in considerazione il setting e il luogo dove suonerò. A Ortigia in realtà pensavo che prima di me ci sarebbe stato un altro DJ, e invece no, quindi ho finito per suonare molti ritmi diversi! Ma alla fine mi sono davvero divertito, il posto e il pubblico erano pazzeschi.

Che musica stai ascoltando al momento, e quali sono invece i “fondamentali” che porti sempre con te fisicamente o mentalmente quando suoni?
Ora come ora sto sentendo un sacco di nuova musica di Floating Points, Blawan, Privacy, Schacke, Ondo Fudd, Rhyw, Object Blue, e vari altri! Per quanto riguarda i fondamentali, recentemente sto risentendo molte vecchie tracce di Thomas P Heckmann.

Pangaea intervista Ortigia Sound System
Pangaea intervista Ortigia Sound System

A giudicare dalla tua esperienza, come si è evoluta la situazione del clubbing in Europa dal momento in cui hai cominciato a suonare a ora? Cosa diresti che i clubber più giovani si sono persi, e in cosa invece sono più fortunati delle generazioni precedenti?
Penso che oggi ci sia molta più parità tra donne e uomini, che ovviamente è un bene, anche se è ancora tutto work in progress. La parte visiva è molto più forte di prima, a causa di Instagram, quindi molta di quella che viene chiamata scena musicale oggi non c’entra granché con la musica. Ma per molti versi non penso che le cose siano cambiate troppo. Se una città ha sia club più piccoli con un buon soundsystem (diciamo per 150-400 persone) sia posti più grandi che possono presentare musicisti più famosi, c’è la speranza che chi vive i club adesso possa avere la stessa esperienza di chi l’ha preceduto.

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Altra intervista che abbiamo fatto a Ortigia, ma a una DJ dal passato molto diverso rispetto a Pangaea:

Crediti


Testo di Elena Viale
Fotografia di Salvatore Di Gregorio

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