intervista a christeene, drag terrorist impossibile da definire (o paragonare)

Prima della sua mostra al Barbican di Londra, abbiamo incontrato la performance artist che twerka nei Walmart e ha preso d’assalto la Chiesa di Scientology.

di Philippa Snow
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14 novembre 2019, 10:35am

Questo articolo è apparso sul numero di i-D The Post Truth Truth Issue, n. 357, Autunno 2019.

Prima di intervistare Christeene, la musicista che si autodefinisce “terrorista drag,” avevo già assistito a una sua performance in cui usava le sue natiche come due bonghi, facendole letteralmente suonare. Avevo anche sentito parlare di lei quando ha preso d’assalto la Chiesa di Scientology e un'altra volta perché si era messa a twerkare in un Walmart chiedendo alla gente se potevano “lanciarle addosso una bistecca” o “aggiustare il suo ca**o”.

Sono stato cinque minuti incantato a guardare il video della sua cupa ballad che parla del "pianto della vagina", una traccia-pastiche che sarebbe potuta diventare una mega hit se solo avesse avuto un altro testo e non fosse stata intitolata letteralmente Lacrime dalla mia vagina. Nel ideo di un suo spettacolo presso il Parkteatret di Oslo, si esibisce in una versione di You Don’t Own Me di Lesley Gore con un mazzo di palloncini colorati legati direttamente alla sua butt-plug.

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“Sono la vostra nuova celebrità, sono la nuova America,” ringhia nel video di una canzone chiamata, inspiegabilmente, African Mayonnaise. “Vieni a prenderti un pezzo di me e brucialo nel tuo cortile.” Mi è sembrata la personificazione del sogno più grande di John Waters e dell’incubo peggiore di Middle America: selvaggia, spaventosa, sudicia, divertente e mettendo decisamente a disagio le persone etero, per quanto sia ancora possibile farlo dopo che programmi come Queer Eye sono stati completamente sdoganati.

Il suo caro amico Rick Owens, che appare nel video del suo singolo del 2017 Butt Muscle mentre finge di bere la sua urina, l’ha descritta come “un teatro, un mix di commedia dell’arte, kabuki, musical hollywoodiani di Busby Berkeley [e di] Grand Guignol,” una definizione che calza a pennello la sua follia, esattamente come i vestiti firmati Rick Owens. In uno dei commenti al suo video Fix My Dick Christeene viene descritta come una “stupida disgustosa fantastica geniale.” Ecco perché l’ho amata immediatamente.

Ho concordato l'incontro con Christeene in un parco pubblico, sperando di uscirne sconvolto e pronto ad aspettarmi l'inaspettabile. La cosa che non avevo minimamente considerato era il fatto che potesse essere, pur col suo personaggio e i suoi costumi, davvero meticolosa ed educatissima. La contraddizione interna di Christeene è la fusione delle sue provocazioni sessuali estreme con i suoi messaggi positivi di stampo politico e sociale, per inneggiare all’uguaglianza e celebrare le virtù del sesso anale con la stessa intensità e partecipazione emotiva. Come il suo creatore Paul Soileau e la sua anima gemella disfunzionale Britney Spears, Christeene è originaria della Louisiana e parla con frasi musicali e lucenti al ritmo di una lumaca. I suoi occhi, evidenziati dalle lenti blu acceso, sono spesso coperti da un paio di occhiali scuri “per risparmiare alle persone che stanno passando dei momenti difficili di dover avere a che fare con una me demoniaca in metro.”

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Le sue metafore si dispiegano con naturalezza. “Noi persone creative,” dice lei, parlando delle collaborazioni tra gli artisti, “siamo coscienti dei rispettivi lavori, c’è questa tendenza a orbitare uno verso l’altro e piano piano vedi questi pianeti avvicinarsi tra loro. Certe volte è possibile che si scontrino, certe volte no. Quello che piace fare a me è allungarmi e letteralmente aggrapparmi agli altri pianeti, fregandomene della tensione gravitazionale per un po'.” Il suo ultimo progetto è pazzesco: lo scorso 22 settembre ha performato un intero album di Sinéad O’Connor – nello specifico quello di debutto, The Lion and The Cobra – al The Barbican di Londra per una sola serata andata completamente sold-out. “La gente non sa cosa aspettarsi,” dice con un’alzata di spalle. “E io stessa non so che cosa aspettarmi. È come una botta e via! Ma io amo questo tipo di salti nel vuoto. E per me passare da club come il Vauxhall Tavern o il Vogue Fabrics al Barbican è sconvolgente.” A dividere il palco con Christeene c'era l’artista elettronico svedese Fever Ray e il provocatorio musicista punk canadese Peaches; “entrambi promotori di un’energia che urla,” spiega lei, “con una voce che ha qualcosa da dire e provenienti da un ambiente femminile”. Ma l’evento non aveva niente a che fare con un tributo. Per tutti quelli che non erano familiari con i lavori di Christeene, l'evento è stato assolutamente incredibile e sconvolgente.

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Nella recensione originale del 1988 di The Lion and the Cobra, Rolling Stone aveva descritto la musica di Sinéad come “un lamento ossessivo tra le paludi.” Una frase che si addice benissimo a uno spettacolo di Christeene e che potrebbe aiutarci a capire che cosa un'artista sperimentale e gender-bending come lei possa vederci in un album folk-punk. “Ha fatto quell’album a 19 anni, era molto giovane e aspettava un bambino,” dice Christeene. “È così arrabbiata, ha saputo usare il suo corpo, la sua voce e la sua chitarra come una macchina magica per liberarsi dalle proprie emozioni. Che macchina! Che potenza!”

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“Nata” undici anni fa, prima di evolversi – “o devolversi, come preferisci” – con esibizioni folli nei club, su YouTube e alle feste nei basement, Christeene tratta il suo corpo come se fosse una bellissima macchina: uno strumento per mettere in discussione la positività della natura. “Sono sempre stata attratta dalle fonti di energia per l'inquietudine e il calore che mi trasmettono,” continua lei, “per questo ho sempre nutrito un rispetto profondo per Sinead e un’attrazione verso il suo lavoro in quanto anima ribelle, lupo solitario. Sicuramente ha avuto bisogno di aiuto a volte, ma si tratta di un bisogno umano. E non riesco a trovare molti esempi di occasioni in cui abbia detto cose completamente sbagliate dal punto di vista di una donna o di vista di chi ha sofferto per situazioni difficili, per mano della Chiesa e della sua famiglia.”

Per commemorare la serata unica che l’artista ha dedicato alla sua eroina, aveva senso che fosse Christeene stessa a trovare il suo modo per rivelarsi a noi. La nudità non sarebbe bastata; nemmeno l’ennesimo scatto di lei vestita come una ragazzina pop sotto metanfetamine. E infatti ci ha sorpresi con qualcosa di incredibile: si è fatta scannerizzare in 3D dall’artista Katerina Jebb per creare una gigantografia a dimensioni reali, un’amazzone di cui è stato fotografato ogni centimetro del corpo.

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Strizzando l’occhio ai suoi modi selvaggi e alla sua parrucca nero pece, Christeene ha chiamato lo spettacolo The Lion, The Witch and The Cobra. “Mi ricordo di aver ascoltato The Lion and the Cobra per la prima volta dopo che aver già sentito il suo secondo album,” afferma lei, prima di dirigersi allo studio di Juergen Teller per fare gli scatti, “e mi sono chiesta: perché non è questo l’album più mainstream? Perché ascoltiamo questa triste signora tutta in ghingheri, quando potremmo ascoltare questa punk che sta stravolgendo tutto con aggressività, potere femminile e forza inattaccabile?”

Il 22 settembre anche gli spettatori del Barbican sentiranno tutto questo. Spero che Sinéad O’Connor lo venga a sapere, che l'abbia saputo e che ne sia felice. Christeene tende ad avere questo effetto sulle persone.


Crediti

Fotografia Juergen Teller.
Styling Christeene.

Partner Creativo Dovile Drizyte.
Assistente alla Fotografia e Tecnico Digital Karin Xiao.
Post produzione Catalin Plesa per Quickfix Retouch.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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