Fotografia di Kamisalak

da nyc a milano, passando per la sicilia: ecco l'arte sfaccettata di susan cianciolo

Artista di fama mondiale, Susan inaugura ora a Milano la sua nuova mostra. L'abbiamo incontrata per parlarne, ma siamo finite per chiederci come navigare nella vita, attraverso la natura e la pluralità delle esperienze.

di Federica Tattoli; foto di Kamisalak
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16 settembre 2019, 11:57am

Fotografia di Kamisalak

Martina Simeti presenta negli spazi della sua galleria in via Tortona a Milano, dal 18 settembre al 22 novembre 2019, GAME ROOM, NATURE MAZE. To live A Life on Earth is one of the Highest Honors, personale dell’artista newyorkese Susan Cianciolo risultato della prima residenza d’artista organizzata da Martina Simeti. Nel corso dell’estate, infatti, Susan Cianciolo ha lavorato a Milano, negli spazi della galleria, e in Sicilia, in un antico frantoio, parte dell’azienda agricola di famiglia «Bosco Falconeria». L'opening della mostra si terrà invece domani sera, 17 settembre, sempre negli spazi di Simeti.

Questa intervista ha attraversato il tempo della residenza dal principio alla conclusione, iniziando a Milano in un assolata mattina di giugno subito dopo lo screening di video di Susan Cianciolo—una sorta di prologo e incipit di residenza, che si è tenuto presso lo spazio NFQ e si è chiusa qualche giorno prima della mostra—e concludendosi ora, all'avvicinarsi dell'inaugurazione ufficiale.

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Federica Tattoli: Ieri ho visto tutti i video che hai presentato all'evento organizzato da Martina Simeti da NFQ di Milano, e quando li guardavo pensavo al concetto di femminilità, quindi vorrei sapere qual è la tua idea di femminilità, anche legandoci alla società? In questi tempi stiamo parlando molto di gender penso che nel tuo video ci sia qualcosa legato a quel tipo di idee ...
Susan Cianciolo: Sono una donna e sono una designer il ché ha certamente un significato, e sono consapevole che lo stile del mio lavoro vada decisamente più verso il femminile che il maschile. I personaggi dei miei film sono però raffigurati in modo che la femminilità possa essere al contempo forte e quindi anche un po’ maschile. Creando i costumi dei miei video sicuramente ho pensato di mixarli con capi da uomo, sono cosciente del fatto che ci sia un lavoro da fare sul confine di genere. Molti dei miei studenti stanno creando abiti, stanno facendo un ottimo lavoro concentrandosi appunto sul crinale. Sai, anche gli abiti che ho visto ieri da Fabio (Quaranta ed), sono un buon esempio di ciò. E’ stato interessante perché non guardavo Love Life da così tanto tempo, alla fine del video c'è una donna che recitava un ruolo maschile, quando quel personaggio muore si parla di quel ragazzo che era in realtà una donna, e poi vedi che il costume cambia lievemente. Non mi ero accorta di questo al tempo - l'ho fatto nel 2001, quindi 20 anni fa - e mi sono detta “wow in realtà ero così consapevole di come l’abito incida sul genere”. È così difficile per me parlare del mio lavoro sotto questo profilo perché non sono certo una specialista sugli studi di genere, ma sono rimasta molto sorpresa. Sono grata per il mio lavoro... e 20 anni dopo posso dire che è un buon concetto base. Questo è in realtà il mio studio, ripercorro i miei passi. Non studio così tanto il lavoro di altre persone, non vado a molte mostre, piuttosto scelgo mostre in cui portare i miei studenti, ma per lo più studio me stessa, i miei vecchi schemi, il miei vecchi lavori. Ripercorrendoli a volte mi dico "oh questo è qualcosa che userò di nuovo" perché nell'inconscio del fare la consapevolezza appare dopo anni. Quindi è divertente che me lo chieda perché è una cosa che ho realizzato anche io guardando quel video ieri sera!

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FT: Qual è stata l’ultima mostra visitata con i tuoi studenti?
SC: E’ stata tempo fa, siamo andati a vedere Hilma af Klint al Guggenheim. Li ho condotti lì per due ragioni, sono 4 anni che questo particolare gruppo di studenti studiava le sue opere e perché Bridget Donahue, la mia gallerista a New York, quando l’incontrai per la prima volta - non ricordo se fosse il 2014 o il 2015 - mi disse che avrei dovuto approfondire la figura di Hilma af Klint perché anche la sua poetica aveva molto a che fare con la guarigione, la meditazione e l'ascolto delle voci. È stata una sorta di epifania, ho pensato: "Oh mio Dio! Ma allora c'è qualcun altro, c'è una donna, che mi è simile!" E lì mi sono sentita meno sola. Sai, non avevo nessuno a cui connettermi e, da un momento all’altro, c'era una donna là fuori così vicina a me. Sono davvero connessa a lei e ho sentito subito che tutto quello che sto facendo è giusto, che non sono poi così strana.

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FT: Sì, comprendo perfettamente. Ho avuto la stessa sensazione la prima volta che ho letto i diari di Anais Nin.
SC: Oh, l’adoro, l'ho letto quando ero così giovane. La storia di Hilma af Klint non termina qui! Al Guggenheim è successa una cosa bizzarra: avevano una troupe cinematografica e hanno chiesto a Bridget (Donahue ndr) se potevano intervistarmi per chiedermi di parlare di Hilma af Klint. Hanno realizzato tutto il film intervistando storici dell'arte e poi eccomi lì l'unica artista a parlarne! Sono stata molto onorata per questo, sono così entusiasta di imparare e parlare di lei. Ero molto nervosa nell'intervista, ma poi mi sono rilassata e ho sentito che qualsiasi cosa stesse per succedere, sarebbe accaduta positivamente. Quello che è accaduto in quel momento è stata una sorta di prova, e forse anche di più.

FT: Pensi che l'abito sia un modo per esprimere quello che hai dentro? È un modo di comunicare?

SC: Beh, torno alla tua prima domanda, sento anche che è un modo bellissimo di esprimersi per uomo e donna. Penso che un vestito possa rappresentare così tante emozioni ogni giorno, il vestire per me è così bello, emotivo, quasi come dipingere. Quindi, quando realizzo abiti, li vedo sempre come un dipinto, come molti collage che si uniscono in strati. In un certo senso l’abito è un elemento emotivo nuovo ogni giorno

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FT: Hai sfilato solo per Eckhaus Latta o anche per altri?
SC: Per loro e per la mia amica Maryam Nassir Zadeh che ha un negozio nel Lower East Side. Ci siamo incontrate più di dieci anni fa perché indossava uno dei miei pezzi unici e poi ho utilizzato il suo negozio per piccoli eventi, il mio studio era vicino a lei, poi ha avviato la sua collezione e allora le ho fatto da modella. Stanno accadendo cose così belle e ci sono designer molto giovani e di talento come Eckahus Latta che aprono le loro linee. Questo è il mio sentimento su quel che accade ora nella moda, c’è qualcosa di speciale, eccitante e sperimentale e questo mi ha fatto sentire nuovamente coinvolta

FT: Per quanto riguarda i tuoi studenti, pensi che diventeranno stilisti di moda e qual è il tuo modo di insegnare loro?
SC: Alcuni di loro sono diventati grandi designer, indosso molti dei loro vestiti. Prima insegnavo alla Parsons e sto ancora seguendo da vicino alcuni di quegli studenti che stano andando molto bene. Da 6 anni sto insegnando alla Pratt, anche qui mi stanno dando molte soddisfazioni, sono così felice per loro.

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FT: Per chiudere questa conversazione, vorrei parlare della residenza, come ti senti riguardo questo periodo qui in Italia tra Milano e la Sicilia? Quali sentimenti ed emozioni e cosa ci dobbiamo aspettare da GAME ROOM, NATURE MAZE. To live A Life on Earth is one of the Highest Honors alla galleria di Martina Simeti?
SC: Pensando a questo periodo in Italia - tra Milano e la Sicilia - mi rendo conto che è iniziato la scorsa estate a Siena, esattamente un anno fa, prima ancora di sapere che sarei tornata di nuovo qui. Anche se credo che il lavoro conoscesse già il suo percorso e che questo passasse dall'Italia, da Siena a Milano, alla Sicilia, e poi di nuovo a Milano. È così che ha trovato la sua strada, per tradurre i messaggi attraverso l’opera. Gli arazzi che ho creato contengono un messaggio legato alla natura in un labirinto. Giocano, mentre giochiamo in un labirinto di vita, questo non è facile, spesso è molto arduo navigare attraverso la pace e la gioia di tutti i nostri desideri e soddisfazioni, e noi continuiamo a cercare la verità. Quindi i sentimenti e le emozioni sono questi. Questa mostra e questo mio passaggio in Italia prima con la Pratt e poi con Martina (Simeti ndr), mi ha permesso di lasciare il mio studio a New York per arrivare dove, presumibilmente, provenivano i miei antenati e forse le mie vite personali passate in cui avrei potuto sperimentare molte morti e molte molte emozioni. Quindi questo viaggio-mostra consiste di cinque arazzi, tre a muro, uno a pavimento e uno su un tavolo con pezzi mobili che in realtà compongono un tavolo da gioco funzionante. L'arazzo a pavimento rappresenta un labirinto e i tre appesi, il potere e il labirinto della vita! Da qui il titolo: Game room, nature maze, “to live a life on earth is one of the highest honors” (citazione dalle Pléiades). Non è affatto facile, ma dobbiamo continuare a fare il meglio che ci è possibile ogni giorno, in ogni momento, questa è la mia convinzione!

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Crediti


Testo di Federica Tattoli
Fotografia di Kamisalak

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