Fotografia di Giorgia Imbrenda

quando cina, azerbaigian e italia s'incontrano: vi presentiamo il brand act n°1

Per il nuovo appuntamento della rubrica "Rebel Label" abbiamo scelto una delle migliori novità dell'ultima Fashion Week di Milano: Act n°1.

di Giorgia Imbrenda
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17 ottobre 2019, 10:57am

Fotografia di Giorgia Imbrenda

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e per questa volta ha fotografato i brand emergenti in Italia. Oggi è il turno dei designer di Act n°1, brand emergente formato da un giovanissimo duo creativo che unisce mondi e tradizioni lontanissimi tra loro, sia geograficamente che culturalmente.

Vi presentiamo quindi Galib Gassanoff e Luca Lin, originari rispettivamente dell'Azerbaigian e della Cina. Insieme hanno saputo fondere le loro due culture, dando vita a un'estetica unica, dai richiami tribali e contemporanei al tempo stesso. Dopo aver passato un po' di tempo con loro, tra il backstage della sfilata Act n°1 S/S 2020 (dove abbiamo scattato le foto che accompagnano questo articolo) e il loro showroom/atelier creativo, abbiamo voluto intervistarli per capire meglio come nasce la loro visione creativa, ma soprattutto come due designer così giovani possano essere così lucidi e determinati, avendo ben chiaro in testa cosa vogliono fare, e come.

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Siete una coppia di designer molto giovane e con un percorso interessante alle spalle. Luca di Reggio Emilia, ma con origini cinesi, Galib invece nato in Georgia, nel 2016 fondate Act n°1 proprio a Reggio Emilia per poi spostare il vostro quartier generale a Milano. Qual è stato il momento più significativo in questi tre anni di lavoro insieme?
Galib e Luca: Vincere Who Is On Next nel 2017 è stato sicuramente uno dei momenti più importanti dl nostro percorso ad oggi; ci ha dato una forte visibilità, sia a livello stampa che a livello commerciale. Da lì in poi le vendite sono cresciute in maniera costante e possiamo dire che è stata una grande ricompensa per tutte le notti sonni che abbiamo trascorso! É stato un grande salto.

Come dicevi tu, merita una menzione speciale anche il nostro trasferimento a Milano; avevamo in mente di farlo fin dal principio, ma volevamo aspettare il posto e il momento giusto. A metà 2018 abbiamo trovato un bellissimo spazio nella zona sud della città, che è anche la nostra preferita. Si trattava di un caseggiato industriale adibito in seguito a studio di registrazione, al cui interno erano stati costruiti degli uffici e due sale insonorizzate. Al loro posto, oggi c'è la nostra sartoria.

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Sempre parlando delle origini... Act n°1, perché questo nome? Che significato ha?
Galib e Luca: Tutto ha origine dai ricordi della nostra infanzia, che sono state esperienze molto diverse ma con elementi comuni. Con il tempo, ci siamo accorti che potevamo raccontare una storia interessante solo mettendo insieme questi elementi. Volevamo raccontare un pò di noi attraverso ciò che facciamo, dando un tocco di personalità al marchio. Da qui abbiamo il nome Act n°1, che rappresenta il primo atto della nostra vita, perché l’identità del brand è basata sul nostro background culturale.

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Esatto, una delle caratteristiche più forti del vostro brand è sicuramente il fatto che nella ricerca estetica e di design l’infanzia gioca un ruolo fondamentale. Quindi andiamo sul personale e vi chiedo: qual è il vostro primo ricordo d’infanzia, e in che modo è stato determinante per il vostro futuro?
Galib: I ricordi belli della mia infanzia non sono tanti e non so dire un ricordo che nello specifico sia stato determinante. Di una cosa, però, ho memoria e so che non la dimenticherò mai: quando avevo circa 11 o 12 anni, quindi fine 2005, nelle provincie della Georgia l’energia elettrica non era sempre presente e a volte capitava di rimanere senza anche per due mesi. Così ci trovavamo sempre a giocare in giardino o a studiare sotto la fiamma della candela; tutto dipendeva da noi, definivamo i nostri giorni e noi stessi, non eravamo influenzati da internet o dalla televisione e aspettavamo con ansia quando avremmo potuto nuovamente giocare per mezza giornata alla Playstation oppure guardare un cartone animato.
Luca: Anche io non ho un ricordo specifico, ma un insieme di tanti ricordi che hanno determinato ciò che siamo. Nel mio caso posso menzionare la passione che i miei genitori nutrono per l’antiquariato cinese, che è stato sicuramente uno dei fattori più importanti: quando ero piccolo passavo i weekend con loro tra fiere e mercatini alla ricerca di oggetti e cimeli, a casa siamo circondati da mobili, acquarelli e vasi. Nonostante sia nato e cresciuto in Italia, i miei genitori tengono in modo particolare al mantenimento dei valori delle nostre origini e mi hanno trasmesso questa passione fin da piccolo; questa componente emerge tantissimo sia nelle nostre collezioni che nel fare ricerca.

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In un’intervista di qualche tempo fa avete definito il vostro brand come “artigianale”, quindi vorrei capire meglio come lavorate alla produzione dei capi. In che modo curate l’artigianalità di ogni capo?
Galib e Luca: Nelle nostre collezioni c’è sempre un certo numero di abiti che richiedono lunghi passaggi di lavorazione, specialmente per produrre i nostri capi iconici, che sono gli ibridi: si tratta in origine di due capi che vengono tagliati, confezionati e stirati separatamente, e che solo alla fine vengono poi assemblati insieme montandoli uno sopra l’altro attraverso l’ausilio del manichino. Questo processo è abbastanza complicato, ma l’estetica irregolare che caratterizza questi capi è assolutamente identificativa del nostro brand.

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La vostra linea di abbigliamento è un caleidoscopio di ricerca di tessuti e materiale, volete raccontarci di più? In questa ultima sfilata abbiamo notato un progressivo avvicinamento a linee di design piuttosto complesse e ricercate—come le avete abbinate a tessuti preziosi e non semplicissimi da utilizzare?
Galib e Luca: Ci piace molto fare ricerca negli archivi storici dei nostri fornitori di tessuti, probabilmente sono una delle nostre fonti preferite. Ogni stagione facciamo ricerca tra centinaia di campioni storici all’interno dei loro archivi appunto, per poi sperimentare varie tecniche di lavorazione con i fili tecnici, mischiandoli a quelli naturali. Questa parte del nostro lavoro è fondamentale per noi e rappresenta un’inesauribile fonte d’ispirazione.

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Parliamo dell’idea di far sfilare le modelle su questa passerella riempita d’acqua. Da dove, e perché, vi è venuta quest’idea? E soprattutto, qual è il significato metaforico di tale scelta?
Galib e Luca: In ogni show cerchiamo di interagire con il pubblico. Questa stagione abbiamo scelto di avere l'acqua sulla passerella, per cui ogni volta che una modella o un modello ci passava sopra gli schizzi arrivavano sugli ospiti. Abbiamo anche fornito delle coperte alle prime file per proteggersi! Si trattava di tessuti avanzati alla precedente stagione e che abbiamo deciso di riutilizzare in questo modo; la fantasia del velluto stampato sullo jacquard ha creato un bellissimo sfondo per la sfilata. L’idea metaforica del messaggio è la doppia personalità, simboleggiata dal riflesso del proprio sguardo nello specchio d’acqua.

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Gli accessori sono sempre un tocco in più che date ai vostri capi. Per questa sfilata avete usato orecchini, piercing e borse riccamente decorate da perle e pietre preziose. Dove avete trovato l’ispirazione? E da dove provengono i materiali?
Galib e Luca: Abbiamo lavorato con un’azienda che produce perline da ben 40 anni. Facendo ricerca, abbiamo trovato nello specifico rimanenze degli anni '80 che abbiamo recuperato per fare accessori, collane e orecchini, assemblandoli con filo di metallo. Con la stessa tecnica abbiamo realizzato una capsule di borse fatti totalmente a mano, realizzate sempre con il filo di metallo e perline.

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Ultima domanda. Sappiamo che siete dei veri stacanovisti: siete già tornati al lavoro o vi prenderete un po’ di tempo per riposarvi nel post Fashion Month?
Dopo lo show c’è sempre da organizzare la collezione per la campagna vendite, e questa volta in particolare i capi si sono tutti bagnati! Per cui, dopo aver festeggiato con tutto il team, siamo già tornati a lavorare :) Per un brand emergente ed indipendente come il nostro, probabilmente un pò di tempo libero si può trovare ad aprile oppure una settimana ad Agosto. Il sistema non ci permette altri periodi.

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Crediti

Testo e fotografia di Giorgia Imbrenda

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