Celia Forner. Sevilla, 1988.

ferdinando scianna, padre del fotogiornalismo italiano, in mostra a palermo

È il momento giusto per prenotare un volo diretto in Sicilia.

di Benedetta Pini
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09 aprile 2019, 10:38am

Celia Forner. Sevilla, 1988.

"Un'antologia è una legittima strage, una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose. Una pulita operazione di sbranare i libri che vanno per il mondo sotto il nome dell’autore per ricavarne uno stufato, un timballo, uno spezzatino…"
Giorgio Manganelli

Questa la frase con cui Ferdinando Scianna ha deciso di aprire la sua prima antologia, mettendo fin da subito in chiaro che l’autoironia sarà il fil rouge dell’intero percorso. Aperta lo scorso 21 febbraio negli spazi della Galleria d’Arte Moderna di Palermo, curata da Denis Curti e Paola Bergna con la direzione artistica di Alberto Bianda, la mostra raccoglie 180 fotografie che ripercorrono i 50 anni di carriera del fotografo siciliano, dando risalto all’eterogeneità del suo percorso: attualità, reportage per Magnum, paesaggi, animali, specchi, ritratti di amici e maestri dell’arte—come Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Borges— e poi viaggi, religiosità popolare, Bagheria, le Ande boliviane, le feste folcloristiche e la moda con Dolce & Gabbana e Marpessa.

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Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964

La storia di Ferdinando Scianna inizia a Bagheria, in Sicilia, dove nasce nel 1943. Sempre qui nel 1963 allestisce la sua prima mostra fotografica, incentrata sulle feste popolari, cultura, tradizioni e usanze della sua amata terra d’origine. Per caso passa a visitarla Leonardo Sciascia, che rimane colpito tanto dal lavoro quanto dalla personalità del giovane fotografo. Quel giorno segna l’inizio di una grande amicizia tra i due, nonché di un sodalizio professionale che durerà fino alla scomparsa dello scrittore. Il volume provoca molte polemiche, soprattutto a causa dei testi di Sciascia, che insistono sulla natura materialistica e artificiosa delle feste religiose. Così commenta il fotografo ripensando a quei giorni: "La fotografia era la possibilità del racconto di una vicenda umana. Questo il mio maestro mi fece capire, e mi introdusse ad una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo."

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New York, 1985

La passione di Scianna è così profonda che la fotografia diventa la sua priorità: dopo aver ignorato le pressioni dei genitori che lo volevano avvocato o medico, abbandona la facoltà di Lettere e diventa allievo del grande critico Cesare Brandi, per poi entrare in contatto con Enzo Sellerio e scoprire grazie a lui il lavoro di Henri Cartier-Bresson, di cui si innamorerà perdutamente. Nel 1967 Scianna si trasferisce a Milano, dove nel giro di un anno inizia a collaborare come fotoreporter de L’Europeo, diventando in breve tempo inviato speciale della testata e poi corrispondente da Parigi. Questo spostamento geografico non incide minimamente sul suo legame con la Sicilia, dove torna a più riprese per immortalare i volti dei suoi conterranei e le usanze culturali locali: i suoi ritratti sono carichi di un’intensità partecipe, curiosa e spontanea.

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Marpessa. Caltagirone, 1987

Da questo interesse nasceranno due libri: Les Siciliens (Francia, 1977) e La villa dei mostri (Italia, 1977, con l’introduzione di Leonardo Sciascia). Scianna rimarrà poi a Parigi per 10 anni, si cimenterà anche nella scrittura collaborando con Le Monde Diplomatique e La Quinzaine Littéraire. Ma il grande regalo che gli fa la capitale francese è permettergli di incontrare il suo idolo, la figura che ha ispirato le sue fotografie fin dai primissimi scatti: Henri Cartier-Bresson. Non solo: il fotografo francese lo introduce alla rinomata agenzia Magnum Photos, di cui nel 1989 diventa ufficialmente il primo membro italiano.

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Processione dei misteri del venerdì Santo. Ciminna, 1964

Negli anni '80 tornerà a Milano, lasciando L’Europeo e decidendo di dedicarsi esclusivamente alla fotografia. "L’agenzia è lo strumento di un gruppo di fotografi indipendenti, una struttura in grado di valorizzare il tuo lavoro tanto meglio quanto più sai utilizzare questo strumento," ha dichiarato. "Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori, in modo misterioso riesce a far convivere le più violente contraddizioni." Passando da una redazione all’altra senza fissa collocazione, aperto ad accogliere ogni input esterno per scoprire nuovi aspetti ancora inesplorati della sua sensibilità artistica, Scianna inizia a scattare per due giovani stilisti allora emergenti. Erano Dolce & Gabbana. Il loro sarà un incontro casuale che segnerà l’inizio di una delle collaborazioni più importanti della storia della fotografia di moda.

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Varanasi, 1972

La svolta avviene quando fotografa la modella Marpessa. Mescolando il registro linguistico del fotoreportage con l’estetica del mondo della moda, Scianna riesce a superare la monotonia plastificata e asettica delle campagne pubblicitarie. E così di fronte a lui si apre un ambito nel quale, probabilmente, non avrebbe mai pensato di approdare nel corso della sua carriera: pubblicità e fotografia commerciale, che si affiancano ai suoi lavori da reporter, giornalista e ritrattista. “Adesso, con immutata passione, divertimento ed ironia, opero nei campi più diversi," raccontò all'epoca. "Faccio un po’ di moda, un po’ di pubblicità, il reportage e cerco più che mai di fare ritratti. Inoltre recupero materiale dal mio archivio fotografico per numerosi progetti. Nelle mostre non faccio distinzioni tra le immagini nate dal lavoro di fotoreporter e quelle di moda, per esempio. Le inserisco tutte in una continuità che è poi quella della mia pratica professionale."

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Kami, 1986

A rendere la mostra un vero e proprio racconto per immagini è la struttura del percorso espositivo: l'arco narrativo attraversa 19 temi raggruppati in sei grandi capitoli, ognuno con un allestimento peculiare che sottolinea la sensibilità di Scianna. Si parte con La memoria, quindi Bagheria, Sicilia e feste religiose, si prosegue con Il racconto, di Lourdes, di Kami, dei bambini e del dolore, poi arrivano le ossessioni che hanno segnato indelebilmente la sensibilità del fotografo (il sonno, le cose, l’ombra, le bestie, gli specchi), lo sguardo si allarga con il tema successivo, Il viaggio, in America e in altri luoghi del mondo, per tornare a stringersi sugli affetti di una vita con Ritratti e infine si approda a Riti e miti, con le cerimonie, le donne e Marpessa, tornando dove tutto era cominciato. Un iter circolare che è come un viaggio nella memoria di Scianna, ricca di racconti emozionanti narra in prima persona nell’audioguida della mostra, consigliatissima per chi volesse conoscere i risvolti più intimi del suo percorso umano e fotografico ed entrare al 100 percento in sintonia con il mood dell’allestimento.

Ferdinando Scianna. Viaggio, Racconto, Memoria sarà visitabile fino al 28 luglio a Palermo, presso la Galleria d’arte Moderna in Via Sant'Anna, quindi avete tutto il tempo per trovare un volo economico e approfittare di questa mostra per godervi anche un po’ di Sicilia. Tutte le informazioni le trovate qui.

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Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa © Ferdinando Scianna

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