la più punk della moda, vivienne westwood, arriva al cinema

La sua storia è degna di un film, e finalmente lo diventerà.

di Benedetta Pini
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25 gennaio 2019, 10:20am

Senza ombra di dubbio, è lei la più punk della moda, Madame Vivienne Westwood.

L’ultima vera ribelle dei nostri tempi nasceva l’8 aprile 1942 in un piccolo villaggio del Derbyshire, in Inghilterra, decisa a ribaltare ogni forma di conformismo. Qualche anno dopo decideva di rivoltare l'industria del fashion come un calzino, e da quel momento la moda non è più stata la stessa. Una figura del genere non poteva che attirare l’attenzione di Lorna Tucker, regista nota per i suoi documentari controversi e il suo passato turbolento – ex modella scappata di casa a 15 anni e costretta a vivere per strada, finendo nel tunnel della tossicodipendenza – e ispirare il suo ultimo lavoro: Vivienne Westwood. Punk, icona, attivista, in uscita nelle sale italiane dal 20 febbraio.

"Senza sponsor, soldi o una formazione universitaria, Vivienne di giorno lavorava e di notte cuciva i suoi abiti sul tavolo della cucina. Ma per anni furono sforzi inutili, perché nessun professionista la voleva prendere sul serio e ogni tentativo falliva miseramente."

"Quello che mi ha fatto innamorare di lei è il suo essere genuina e determinata, così vera e così forte. Nonostante sia in là con gli anni, è così sexy e il fatto che sia riuscita a rompere il soffitto di cristallo diventando un'imprenditrice di successo in un mondo di uomini mi ha molto colpito," ha raccontato la regista in un'intervista a La Repubblica. E nel momento storico in cui ci troviamo oggi, tra #MeToo e rinascita del movimento femminista in chiave pop, tra tagli alla cultura e rigurgiti di estremismi politici e religiosi, raccontare una personalità come quella di Vivienne Westwood si impone come una necessità, un bisogno quasi fisico.


Guarda anche la nostra intervista video alla Westwood:


Oggi Vivienne Westwood è una delle stiliste più affermate e rispettate dell'industria, ma forse non tutti sanno che la sua storia nacque dal nulla, letteralmente. Senza sponsor, soldi, né una formazione universitaria, di giorno lavorava e di notte cuciva i suoi abiti sul tavolo della cucina. Ma per anni furono sforzi inutili, perché nessun professionista la voleva prendere sul serio e ogni tentativo falliva miseramente. Nel frattempo ne sono successe di cose, è stata persino nominata Dama dell’Impero Britannico ed è diventata uno dei colossi della moda mondiale, eppure questo suo mood da outsider è ancora oggi il valore aggiunto delle sue creazioni, profondamente radicate nella sua personalità e nelle sue origini.

Ma andiamo con ordine. Vivienne Isabel Swire condusse una vita piuttosto normale, nella tranquillità dell’Inghilterra rurale, finché non conobbe Malcolm McLaren, il futuro manager dei Sex Pistols. Il loro incontro fu decisivo: Vivienne divorziò dal marito – dal quale aveva preso il cognome – e aprì insieme a McLaren Let it Rock al 430 di Kings Road, un negozio destinato a diventare il luogo cardine della sottocultura punk che proprio in quel periodo stava emergendo. Siamo negli anni ‘70, nel pieno del fermento dei moti giovanili: una generazione allo sbaraglio, senza diritti e disimpegnata, ormai priva di fiducia nei confronti di un governo incapace di cogliere i bisogni del Paese. Le aspirazioni rivoluzionarie di Vivienne trovarono sfogo nella moda, che divenne lo strumento attraverso il quale poteva esprimere il suo dissenso nei confronti dello status quo: ago e filo alla mano, rielaborò l’estetica punk, creando quello stile provocatorio che è ancora oggi il cuore del marchio Westwood.

La prima sfilata arrivò nel 1981 a Londra, con la collezione Pirate. Fu il risultato di una complessa ricerca storica sul costume del XVII e XVIII secolo, riadattandolo alla moda contemporanea: corsetti, faux-cul e dettagli di sartoria si affiancarono alla moda giovanile e di strada dell’epoca, creando un dialogo dal fascino eccentrico. L'anno successivo uscì Buffalo Girls e nell'83-84 la collezione autunno/inverno Witches, ispirata a Keith Haring e alla scena underground emergente dell'hip-hop newyorkese. Moda, musica, arte e non solo. Negli anni più recenti, invece, il lavoro creativo di Vivienne Westwood avvicina sempre più a un'altra sua grande passione: sensibilizzare le masse sulla questione climatica, al grido di: "Comprare meno, scegliere bene e farlo durare."

"Non sto cercando di fare solo vestiti, credo di dare una bellissima opportunità alle persone di esprimere la loro personalità. E ciò ha a che fare con la ribellione, è qualità non quantità. Questa è la vera ribellione per me."

Una filosofia che applica anche alla sua azienda, traducendo l’attivismo in azione concreta attraverso programmi di sostenibilità: "Ho capito che la mia azienda si è espansa troppo rapidamente, è troppo grande per me e i nostri prodotti sono troppi, sto cercando di ridurre le cose," ha spiegato a noi di i-D qualche anno fa, “non sto cercando di fare solo vestiti, credo di dare una bellissima opportunità alle persone di esprimere la propria personalità. E ciò ha a che fare con la ribellione, è qualità non quantità. Questa è la vera ribellione per me." Combattere per ciò in cui si crede e andare controcorrente, tanto nella moda quanto nelle battaglie ambientaliste: "Dobbiamo credere di avere ancora la possibilità di salvare il mondo. Ma è urgente, dobbiamo farlo ora."

Nel film non mancano gli interventi di alcune delle sue modelle più celebri, come Kate Moss (“le sue sfilate erano oltraggiose”) e Naomi Campbell (“era la nostra regina”), legate a Westwood da un sincero rapporto di amicizia, di reciproco supporto nelle insicurezze e nei dubbi – perché sì, anche una forza della natura come lei ha i suoi momenti di debolezza. Eppure, proprio dove tanti si sarebbero fermati, lei è sempre andata avanti, animata da una verve politica che scorre sottotraccia a ogni sua creazione.


Punk, dicevamo:


Veniamo a oggi. Vivienne Westwood è una stilista iconica, che ha influenzato la generazione dei suoi contemporanei e quelle a venire, ed è più irriverente che mai. "Puoi indossare qualsiasi cosa oggi. Ai miei tempi non potevi. [...] Ora non c'è nulla che non sia stato già fatto. Non c'è nulla di nuovo da scoprire, ora è come fai qualcosa." Uno sguardo lucido e consapevole ancora oggi, che sprona a intervenire e mettere in discussione lo status quo, perché ognuno di noi può davvero fare la differenza. Anche andando al cinema, ad esempio.

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Altro su Madame Vivienne Westwood, nell'attesa del nuovo documentario:

Crediti


Testo di Benedetta Pini
Fotografia di Juergen Teller