Fotografia Li Hui

come si cattura l'intimità in una foto, spiegato da una giovane fotografa

Li Hui dice che essere timida e introversa aiuta moltissimo a fotografare momenti privati. Insieme allo studio di misticismo e semiotica.

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lug 30 2018, 11:13am

Fotografia Li Hui

"La personalità dell'artista si riflette inevitabilmente nel suo lavoro," ci dice Li Hui. Fotografa basata a Pechino, si definisce come "piuttosto timida," ma i suoi scatti riescono comunque a catturare momenti di intimità che la maggior parte di noi neanche nota: braccia e gambe intrecciate su uno sfondo di lenzuola stropicciale, il profilo di una ragazza mentre succhia il pollice dell'amante, corpi che si intravedono attraverso il vetro appannato di una doccia, mani che toccano frutti maturi. Ma la vera bravura di questa artista sta nella sua capacità di cogliere la luce perfetta per ogni momento, dando vita a immagini fortemente cinematografiche, che sembrano esistere solo per pochi secondi. "Sono più sensibile ai dettagli e alle piccole cose che spesso la gente ignora," riconosce lei stessa.

Essere introversa le permette infatti di osservare gli altri con calma e riflessività, dimostrando che non è necessario un contatto visivo per traslare su pellicola l'intimità della vita reale. Anzi, a volte un legame diretto distrae il fotografo dal suo obiettivo. Potremmo definire il suo approccio a questo medium come anonimo, anche se i soggetti che sceglie sono spesso suoi amici o conoscenti; in futuro, però, ci dice che vorrebbe ritrarre anche i suoi numerosi fan, espandendo così gli orizzonti del suo lavoro.

Come e quando ti sei avvicinata al mondo della fotografia?
Ho iniziato a interessarmi alla fotografia di cinema quando ho scoperto la tecnica della doppia esposizione. Il surrealismo mi ha sempre attratto, e avvicinandomi a questo medium ho capito che avrei finalmente potuto dare forma concreta a tutte le idee che mi giravano in testa. Non ci ho messo molto a rendermi conto che volevo trasformare questa passione in un vero e proprio lavoro, così mi sono comprata la mia prima macchina fotografica professionale e ho iniziato a darmi da fare seriamente.

In che modo si è evoluto il tuo lavoro nel corso degli anni?
Credo che i maggiori cambiamenti siano legati all'attrezzatura. Usare macchine fotografiche e lenti diverse mi ha spinto a sperimentare effetti molto diversi tra loro a livello visivo. Temi e soggetti, invece, sono sempre gli stessi: natura, gioventù e intimità. Quello che cambia è il modo in cui li esploro e mi approccio a loro: doppia esposizione, still life, qualunque cosa. Voglio dare significato a ciò che fotografo, cercando attraverso le immagini di spiegare il mio punto di vista a chi osserva. Insomma, l'obiettivo è riuscire a scattare esattamente quello che ho intesta, e per farlo uso gli strumenti più disparati, cercando comunque di mettermi continuamente alla prova.

La tua estetica sembra essere molto influenzata dal cinema. A quali altri mondi ti ispiri, in quanto artista?
Pittura e musica ambient sono due arti che hanno una forte influenza su di me. Probabilmente perché sono una persona piuttosto timida, quindi mi aiutano nello sviluppare una visione e un immaginario personale di come intendo il mondo. Anche misticismo ed esoterismo mi sono serviti, perché mi hanno spinto a sperimentare di più con luci, ombre, elementi naturali e forme delle mie composizioni, sempre tenendo a mente il modo in cui i diversi colori dialogano tra loro. A queste discipline si lega poi la semiotica, che uso per trovare un significato più profondo in quello che faccio.

Chi sono i soggetti delle tue fotografie? Sono persone che conoscevi già, o perfetti sconosciuti? Come riesci a entrare nella loro intimità?
Sono miei amici. Scatto quasi sempre le stesse due persone, più qualche autoritratto. Ci fidiamo ciecamente gli uni degli altri, quindi è più facile per me entrare nella loro sfera privata. Ma fotografare sempre i soliti soggetti mi limita molto, perché circoscrive i temi che posso esplorare nei miei scatti. Non voglio rimanere allo stesso livello in cui mi trovo ora, quindi sto cercando di forzarmi a uscire di più, conoscere nuove persone e provare a scattare situazioni per me inedite. Ho iniziato a fotografare anche sconosciuti, che è completamente diverso. Lavorare con gli amici significa mettere a punto un processo creativo che solo di rado incontra ostacoli: ci si capisce subito, dare istruzioni è facile. Le persone che non conosci, invece, richiedono un certo grado di adattamento. Sto cercando di trovare un approccio egualmente funzionale.

Perché nelle tue foto non si vedono quasi mai i volti dei soggetti?
Nei miei lavori del passato il viso è quasi sempre nascosto, in parte perché raramente mi concentro sugli occhi, preferendo invece osservare il linguaggio del corpo. È un'abitudine che deriva dal mio essere introversa: ho sempre osservato molto, convinta che a volte le espressioni del nostro viso possano mentire, mentre il resto del corpo dirà sempre e comunque la verità.

Ora come ora, il mio lavoro si sta evolvendo sulla scia della mia personalità. Ho iniziato a prendere dimestichezza con diversi tipi di fotografia, e in alcuni casi ho bisogno del volto, così ho iniziato a fotografare anche occhi, nasi e labbra. È un processo di espansione del linguaggio visivo. Ma non importa quanto il mio stile stia cambiando o cambierà, quello che mi importa davvero è essere sincera con me stessa e con ciò che faccio.

Cosa ti affascina di still life e dettagli?
È assolutamente normale iniziare a fotografare partendo dalla vita quotidiana, perché agli esordi non hai idea di come si crei un set o si diriga uno shooting, quindi ti lasci condurre dalla situazione. Non sei tu a condurla. Ho sempre cercato di registrare su pellicola le intricate correlazioni tra emozioni e linguaggio del corpo, immortalando i dettagli che spesso dimentichiamo e offrendo così all'osservatore un punto di vista inconsueto su una situazione anche molto canonica. È una ricerca di significato di tutte le piccole, bellissime e fragili cose che l'universo ci offre.

Il modo in cui usi la luce naturale richiede un certo grado di imprevedibilità sul set. Credi che gli errori possano rendere le immagini ancora più belle?
Assolutamente sì. A volte rimango incredula quando scopro che uno sbaglio ha trasformato uno scatto mediocre in uno stupendo, di cui vado orgogliosa e che, banalmente, posso inserire nel mio portfolio. Ma è comunque una fortuna che capita di rado e si basa sul duro lavoro. Ecco, la fotografia ti chiede questo: basi solide e uno spiraglio di casualità.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.