siamo adolescenti fino ai 24 anni (lo dice la scienza)

La conferma che tutti aspettavamo.

di i-D Staff
|
20 febbraio 2018, 4:30pm

Il 18esimo compleanno è l'inizio ufficiale dell'età adulta. Si tratta di un traguardo importante, uno di quelli che fanno decisamente paura, ma che comunque aspettiamo per anni e anni: chi durante l'adolescenza non ha mai detto ai propri genitori la fatidica frase "non vedo l'ora di essere maggiorenne per poter andare a vivere da solo!"?

E poi ci sono tutte le altre cose da grandi, come poter finalmente iniziare a votare, essere legalmente perseguibili per le proprie cazzate e vedersi arrivare in testa una serie di sbatti non indifferenti (tipo dover aprire il proprio conto in banca e googlare non senza imbarazzo "qual è la differenza tra bancomat e carta di credito", leggere tutto quello che Wikipedia e/o Aranzulla hanno da dire a riguardo e continuare comunque a non capire perché un'opzione sarebbe meglio dell'altra).

Ma secondo un nuovo studio di psicologia, a 18 anni non siamo davvero adulti. Per niente. Brufoletti e capricci adolescenziali possono anche sparire una volta raggiunta la maggiore età, ma a livello mentale siamo teenager fino a 24 anni. Ripeto: psicologicamente parlando, siamo teenager fino a 24 anni.

Volendo essere sinceri, questi dati non fanno che confermare quello che molti di noi già sospettavano da un bel po' di tempo. Lo studio in questione, dal titolo "Age of Adolescence", è stato pubblicato dalla rivista medica specializzata Lancet Child and Adolescent Health e sostiene che una serie di cambiamenti nelle aspettative della società—uniti a nuove condizioni economiche—hanno prolungato di circa sei anni la durata dell'adolescenza.

Sono infatti sempre meno i 20-e-qualcosa-enni che possono dire di aver raggiunto uno o più dei traguardi simbolo dell'età adulta: tipo comprare una casa, sposarsi, fare figli, avere un lavoro stabile e magari anche un contratto a tempo indeterminato. Tra i fattori scatenanti, gli autori citano inoltre la diffusione capillare dei social media, sostenendo che "negli ultimi anni, forze sociali mai esistite in precedenza, inclusi media digitali e di marketing, hanno avuto un impatto su salute e benessere delle nuove generazioni."

Sappiamo bene che i media adorano ritrarre i millennials come una generazione senza prospettive né futuro. E questo studio non fa che alimentare la veridicità di tali discorsi, allungando di molto l'arco di tempo in cui responsabilità e doveri non erano che un miraggio distantissimo nel tempo. La stampa si interessa sempre più a questo fenomeno della contemporaneità, come dimostrano il contenuto sugli "uomini-bambini" di cui si è occupata la NPR, o questo pezzo del New York Times che descrive i millennial come radicali che odiano il capitalismo. Qui un estratto per capire le proporzioni di quanto sostenuto dal NYT:

Dopo la caduta del Comunismo, il capitalismo ha iniziato a sembrare la risposta naturale allo stato del mondo attuale; una mancanza d'ideologia più che un'ideologia vera e propria. [...] Non è necessario tifare per l'abolizione del capitalismo se si vuole capire perché si tratta di un'idea allettante per una generazione derubata.

"Age of Adolescence" sostiene che questa nuova idea dei ventenni è "essenziale per un corretto incasellamento di leggi, politiche sociali e servizi pubblici." E noi di i-D siamo d'accordo: i giovani hanno bisogno di maggiore empatia, aiuto e comprensione quando si tratta di varcare la soglia dell'età adulta. Non basta compatire la generazione dei millennials, serve darsi da fare per rendere il processo di maturazione il più indolore possibile.

Eppure, qualche tempo fa titolavamo Ecco perché essere un millennial non è poi così male, concludendo il pezzo d'opinione dicendo che "c'è anche un barlume di speranza: anche se stiamo ancora lavorando duro su alcune questioni—ad esempio la rabbia che proviamo verso noi stessi—i risultati mostrano che, più di ogni altra generazione, ci riteniamo degli idealisti."

Certo è che l’età in cui arriva la completa autonomia si sta spostando sempre più avanti, complice forse proprio quell'idealismo di cui parlavamo: rifugiarsi in sogni e aspirazioni allontana dalla concretezza e si traduce concretamente in un dilatarsi degli anni passati studiando, ma anche in un rinvio della costruzione del proprio nucleo famigliare, che dal 1973 a oggi ha fatto un balzo in avanti di ben otto anni, secondo l'Office of National Statistics, agenzia governativa britannica che raccoglie, analizza e pubblica le informazioni statistiche sull'economia, la popolazione e la società nel paese.

In questo marasma di studi, dati e opinioni, una cosa rimane però certa: le politiche giovanili dovrebbero tener conto di questi cambiamenti, cercando di tutelare i segmenti più esposti della popolazione con provvedimenti concreti e un'allocazione più attenta delle risorse; il tutto tenendo sempre presente che se viviamo in un clima d'incertezze e paure, le istituzioni possono fare molto per dare una mano a noi eterni adolescenti.

L'assurdità dell'adolescenza la trovate anche qui, raccontata però non con le parole, ma attraverso le immagini:

A scovare questa chicca sono stati i nostri colleghi di i-D US.