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e se bottega veneta fosse il nuovo céline?

Uno dei protegé di Phoebe Philo ha preso le redini di Bottega Veneta. E vuole colmare il vuoto creatosi con il Celine by Hedi Slimane. Ma spesso la cosa migliore in questi casi è, a malincuore, voltare pagina.

di Federico Rocco
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14 dicembre 2018, 10:48am

Immagini da Look Book Bottega Veneta Pre Fall 2019

Phoebe Philo ha lasciato un grande vuoto. La ormai ex direttrice creativa di Celine per quasi dieci anni ha vestito e interpretato l’umore di intellettuali nevrasteniche, donne in carriera estete e modaiole radicali, cultrici del fashion sapiente e archiviste appassionate. Quell’heritage intelligente e citazionistico che spazia da Margiela a Yamamoto fino ad arrivare a Helmut Lang, oggi è stato definitivamente depennato in casa Celine. E la domanda è sorta spontanea da subito: chi vestirà le philofile convinte che non sanno più come riempire i propri armadi? Quelle che fino ad ora si sono affermate grazie a bordi tagliati a vivo, décolleté di visone giallo e stampe buffe e reazionarie.

Com'è fisiologico, nel giro di poche settimane hanno iniziato a fare timidamente capolino i primi eredi dell'Old Céline, come viene ormai chiamato il brand in riferimento agli anni di direzione Philo. E così coloro che in precedenza si limitavano a emulare, adesso invece imbracciano coraggiosi lo stendardo del buon gusto alla Philo. Non è certo un segreto che Victoria Beckham, Ports e The Row, giusto per fare qualche nome, possano essere inseriti nell'albero genealogico Céliniano. La donna è quella, le variazioni di forma sono ammesse, ma lo spirito solido e convinto resta quello.

Cosa succede se uno dei protegé di Phoebe Philo stessa, quindi tedoforo di quel genere di eleganza, si ritrova alle redini di un marchio come Bottega Veneta? Non c’è bisogno di presentazioni: tutti conosciamo l’intrecciato più famoso del mondo. Chi non conosciamo invece è Daniel Lee, ex Céline e ora a capo della celebre pelletteria italiana. Le premesse ci sono e valevoli. L’estetica anche, seppure accennata.

La pre-fall 2019 di Bottega Veneta è una dichiarazione di intenti. Asettica e quasi pigra tanto è svogliata, di un dimesso che forse in futuro potrà essere eretto a virtù. Forse, perché dentro c’è un po’ di tutto. Forse per non sbagliare, forse perché, come spesso accade, i debutti sono attimi di valutazione.

Ciò che è chiaro fin da subito è una volontà di porre una cesura con il passato: il tempo del bon ton artigiano e iper lavorato di Tomas Maier è finito per sempre. Tubini sfoderati di pelle colorata, plastron posticci di raso trapuntato, maglieria incrociata, pinocchietti in nappa nera e trench traforati. E ancora weekender a macro intreccio, sabot stondati e con tacchetti sbagliati, scolli a U e dettagli in cuoio rigido. Funziona? Il rimando all’Old Céline é chiaro, per lo meno osservando gli scatti del lookbook. Come è chiaro che certe cose non siano, o lo sono molto difficilmente, replicabili.

L’elemento di rottura è forse lo sportswear, quella vena tecnica nel Bottega Veneta di Daniel Lee che si allontana sia da Tomas Maier che da Phoebe Philo. Il messaggio però suona forte e chiaro. C’è di sicuro una necessità. Rievocare quel mondo altissimo e cerebrale della donna Céline by Philo, colmare un vuoto commerciale o più genuinamente gridare a squarciagola un manifesto. Inutile prendersi in giro perché quel mondo è per sempre scomparso, e sappiamo perfettamente che niente lo riporterà indietro. Di sicuro non Slimane con i suoi appuntitissimi rockabilly, con questo debutto neanche Mr. Lee con il rinnovato Bottega Veneta. Il punto è chiedersi se ce ne sia davvero bisogno. Serve che qualcuno colmi il vuoto lasciato dalla Phoebe? Spesso la cosa migliore in questi casi è, a malincuore, voltare pagina.

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