onitsuka tiger vuole conquistare il mondo (e lo sportswear)

È uno dei brand più vecchi del Giappone. Eppure oggi guarda al futuro, e lo fa con un coraggio non indifferente.

di Antoine Mbemba
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04 dicembre 2018, 11:24am

Nel vasto anfiteatro della Waseda University, davanti a un pubblico di cool kids in felpa con cappuccio d'ordinanza, Onitsuka Tiger ha messo su una sfilata incredibile durante la Tokyo Fashion Week di quest'anno. Guidata da Andrea Pompilio, tutta la squadra stava lanciando la collezione primavera/estate 19 con due obiettivi: alzare l'asticella dello sportswear giapponese e, successivamente, "spingere il brand" nel territorio inesplorato dell'Europa, dove non ha la stessa reputazione che ha nel mercato asiatico.

Pompilio soffre per questa debolezza in Europa, ma guardiamo le cose da un altro punto di vista. Se vi dico "Bruce Lee", quale immagine vi viene in mente? Probabilmente quella in cui indossa una tuta bianca e gialla, brandisce nunchaku e negli occhi ha la determinazione del miglior atleta di arti marziali del mondo. Nel corso degli anni è diventata un simbolo della cultura pop globale, e continua a esserlo anche oggi. Magari vi chiederete che scarpe indossava Lee in quella foto, ecco, sono Onitsuka Tiger.

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Over on Western shores, however, the brand has been left in the shadow of ASICS; save for a 2002 relaunch, hot on the heels of Quentin Tarantino’s Kill Bill. Always the one to pay homage to his idols, Tarantino had his heroine, Beatrix Kiddo, mirror Lee’s Game of Death outfit, as she sliced through her opponents in a yellow-and-black bodysuit and a pair of Onitsuka Tiger Tai-Chis. The connection with Tarantino and Lee sparked a mini-revival of sorts, but Tiger has a long way to go before it matches ASICS for notoriety.

Il brand è nato nel 1949. Il suo fondatore è Kihachiro Onitsuka, un ex funzionario pubblico giapponese che voleva ridare speranza alla gioventù post-bellica incoraggiandoli a praticare sport. All'inizio produceva abbigliamento da basket, per passare poi negli anni '50 alle scarpe da corsa e lanciare nel decennio successivo ASICS. Nato come spin-off del brand principale, è poi cresciuto così tanto da mettere in ombra Onitsuka. Ma Tiger, comunque, ha lasciato un marchio indelebile sulla cultura giapponese, e ancora oggi è un modello di qualità.

Qui in Occidente, tuttavia, è ASICS a farla da padrone oggi, eccezion fatta per un rilancio del 2002 promosso da Kill Bill: sempre disposto a rendere omaggio ai suoi idoli, Quentin Tarantino ha voluto far indossare alla sua eroina Beatrix Kiddo un outfit ispirato a quello di Bruce Lee in L'Ultimo Combattimento di Chen.

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Con questo in mente, la collezione di Pompilio diventa ancor più importante. Ha cercato di creare quello che definisce un "equilibrio tra questo antico brand giapponese, il modo di pensare europeo e l'eredità del design italiano", con l'obiettivo di riportare Onitsuka Tiger sulla mappa mondiale; unire le caratteristiche del mondo orientale a quelle dell'Occidente. Sulle ipnotiche note di un remix di Heart of Glass di Philip Glass, modelle e modelli hanno sfilato lungo gli infiniti corridoi dell'auditorium sotto gli occhi di spettatori completamente rapiti.

Pompilio si è ispirato a tutte le discipline atletiche: dal balletto al basket, passando per il calcio, perché "nessuno di questi prevale sull'altro". E quindi la collezione spazia da enormi gonne in tulle a tute intere gialle; da completi in denim ad accessori su misura. Nell'insieme si è notata un'attenzione speciale alle calzature, tra sneaker vintage e nuove di zecca, che rappresentano l'attaccamento all'eredità del brand e la contemporanea voglia di guardare al futuro.

Nonostante il setting accademico, la passerella non è stata affatto una lezione noiosa. E sebbene il luogo scelto per l'evento abbia in qualche modo sorpreso, Pompilio crede che fosse perfetta per trasmettere il messaggio che voleva far arrivare al pubblico. "È un edificio storico che abbiamo scelto per rappresentare una sorta di punto di contatto tra le nuove generazioni e il passato del brand", ha spiegato Pompilio il giorno dopo la sfilata. "Abbiamo inserito un tradizionale giardino giapponese all'interno della struttura, in modo che gli ospiti dovessero attraversarlo per arrivare alla festa. Era ricco di installazioni, un modo per enfatizzare il contrasto tra giovani e heritage".

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Questo contrasto è Tokyo stessa, è il Giappone in senso più ampio, quello diventato famoso in tutto il resto del mondo. "Mi ispiro molto alla gioventù locale", aggiunge Andrea. "Ciò che amo di più è quanto la loro relazione con l'abbigliamento sia semplice e diretta. Se un ragazzo vuole uscire indossando una gonna e con i capelli tinti di rosa, allora lo farà, e nessuno lo giudicherà. In Europa e negli Stati Uniti, le cose non stanno affatto così. Le persone sono più dure, ti fissano e fanno commenti a mezza voce. In GIappone nessuno lo fa, e lo trovo bellissimo. Riescono ad essere molto aperti e allo stesso tempo molto decisi nel modo in cui si comportano e vestono".

Andrea Pompilio ha ben presente quanto ha ottenuto Onitsuka Tiger, ma sa ancor meglio quanto vaste siano le potenzialità finora inesplorate del suo brand. E infine, deve trovare il modo di convincere orde di aficionados dello streetwear che è Tiger ad aver fatto nascere ASICS, e non viceversa. Pompilio non avrebbe potuto trovare una miglior seconda casa per lanciare questa sfida: "In Europa siamo sempre iper-stressati e vagamente aggressivi. Il Giappone è terapeutico. Quando torno a Milano, la gente mi chiede se sono stato in una SPA! Anche se lavoro 12 ore al giorno, non sono mai triste. C'è un'energia incredibile lì".

Nell'arco di pochi anni, lo stilista ha capito che Onitsuka Tiger è un drago che dorme, con tutte le prerogative per brillare su scala globale. Ma presentare la sua collezione in un'università è un segno ben chiaro: se vuoi farcela quando hai un compito così difficile davanti, devi essere sempre disposto a imparare e migliorare. "L'idea principale è che possiamo sempre fare meglio. Se sei soddisfatto di te stesso, finisci per impantanarti".

E non puoi conquistare il mondo se sei impantanato.

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Crediti


Fotografia di Tom de Peyret
Moda di Tom de Peyret
Capelli e trucco Kato
Assistente alla fotografia Wakaba Noda
Assistente capelli e trucco Tsukushi Tomita
Produzione Chihiro Yomono
Assistente alla produzione Makoto Kikuchi, Noriko Wada
Modelli Akito (Donna Models), Safil (Image Models), Yuna Mori (Light Models), Yuna Ishikawa (Unknownmodels)

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D FR.

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