8 documentari su libertà d’espressione e censura online

Processi e inchieste, geopolitica e leggi restrittive, arte e dissidenza. Ecco una watchlist per capire dinamiche che non vediamo, che ci riguardano molto più di quanto pensiamo.

di Arianna Caserta
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22 ottobre 2021, 1:07pm

I film distopici, alla fine, non sono altro che estremizzazioni—neanche poi così assurde—di situazioni già in atto. Pensiamo alla serie tv Netflix Black Mirror, con i suoi scenari futuri preoccupantemente vicini al nostro presente, o al più classico film Fahrenheit 451, romanzo (e poi film di Truffaut) ambientato proprio nel 2022 (!), e ancora Blow-Up di Michelangelo Antonioni, Salò di Pier Paolo Pasolini, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.

Il filo conduttore di questi mondi futuri catastrofici è legato alle conseguenze della censura e delle limitazioni alla libertà d’espressione, tema parecchio discusso oggi anche per via delle restrizioni esercitate sui contenuti di principali social network—leggi: Instagram, Facebook, Tumblr. E il cinema non ne è esente. L’atto censorio più dibattuto delle ultime settimane riguarda La scuola cattolica, film di Stefano Mordini in sala dal 7 ottobre 2021, vietato ai minori di 18 anni per la “sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice” che sembrerebbe trasparire dall’opera—motivazione vicina ai parametri del Codice Hays degli anni ‘30, che vietava di virare la simpatia del pubblico verso i personaggi ambigui e imponeva che qualsiasi azione negativa si risolvesse con un lieto fine e il trionfo del bene e della giustizia.

Oggi la censura colpisce tanto le opere d’arte quanto i media, il giornalismo e il web, ed è attorno a questo tema che gravitano alcuni degli interrogativi più urgenti della nostra epoca. Le discussioni sulla sospensione dell’account Twitter dell’ex-presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, lo scandalo Cambridge Analytica, o il caso Julian Assange sono solo alcuni dei casi che hanno sollevato dibattiti accesissimi.

Nato come uno spazio democratico e libero, oggi Internet sembra infatti essere diventato l’ennesimo strumento di controllo e sorveglianza di chi detiene il potere. Per capire meglio queste dinamiche sottostanti a uno strumento di cui ci serviamo ogni giorno, abbiamo stilato una lista di documentari che le indagano e provano a spiegarle.

Lista dei documentari da vedere su censura, libertà d’espressione e ban online

Geopolitica dei social network e accesso a Internet

Un documentario che ci trasporta in quei luoghi del mondo dove Internet non è come lo conosciamo. Anche se ci sembra che il globo sia interconnesso, non è così: problemi di accesso alle reti o ai supporti che permettono la navigazione impediscono a molti paesi di connettersi al web, facendo emergere come i processi di globalizzazione rallentano quelle categorie che non sono ancora riuscite ad adeguarsi agli standard tecnologici dominanti. E poi c’è un altro caso, quei luoghi in cui, nonostante Internet sia diffuso e accessibile, molti dei social network che utilizziamo sono bloccati. Quello che ne emerge è un altissimo livello di controllo geopolitico ed economico sulla circolazione delle informazioni, smontando la presunta libertà e democraticità della rete.

Iran e censura su Instagram, l’ultimo social network permesso nel paese

Dopo il ban dei social network in Iran, gli utenti locali sono confluiti sull’ultima piattaforma ancora accessibile: Instagram. Ma, anche qui, vigono le rigide norme del paese. Vi ricordate la notizia dei sei giovani arrestati per avere diffuso su YouTube un video in cui ballavano sulle note di Happy di Pharrell Williams? Secondo la polizia iraniana, quel contenuto avrebbe “colpito la castità del pubblico” e rappresentato “l’abbandono dei valori islamici.” La censura sul web riflette infatti le limitazioni alla libertà d’espressione esercitate dalle autorità iraniane.

Il documentario su Julian Assange e WikiLeaks: un’estradizione annunciata?

Aaron Swartz, Edward Snowden, Julian Assange: questi i nomi di alcuni degli attivisti digitali che hanno combattuto per il diritto all’informazione libera su Internet, scagliandosi contro chi ne governa la circolazione. La storia del giornalista australiano Assange—attualmente detenuto nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh—la conosciamo bene: fu processato per la pubblicazione su WikiLeaks di documenti segreti riguardanti crimini di guerra e segreti dei governi di mezzo mondo, aprendo un dibattito su giornalismo, verità e libertà di stampa; temi attualissimi ancora oggi.

Media e censura a Pechino

In Cina, dove il controllo dell’informazione è tutto nelle mani del Partito Comunista Cinese, la struttura del web è particolarmente emblematica della situazione: una muraglia digitale blocca la maggior parte dei servizi che utilizziamo in Europa ed esiste un’alternativa sviluppata localmente per ognuno dei social network più noti. WeChat somiglia a Facebook e Whatsapp, Youku a Youtube, InJobs a LinkedIn, e così via. Nel documentario si parla infatti di “un Internet dai due volti”, quello del resto del mondo e della Cina, dove circolano informazioni diverse, filtrate e censurate secondo le leggi del regime comunista—e lo stesso vale anche per i media tradizionali, come la stampa, la radio e la tv—trasformando l’attualità in un suo surrogato.

La rivoluzione delle fumettiste arabe

Nei paesi arabi il fumetto è un fenomeno marginale, utilizzato spesso come mezzo di satira politica e per dare voce a quelle istanze silenziate dai media mainstream. Nel documentario emergono le storie alcune disegnatrici che intendono il fumetto come una forma d’arte libera e legittima, ognuna delle quali sta combattendo una battaglia personale contro la censura, che le costringe spesso a ricorrere all’anonimato sul web. Loro sono Zainab Fasiki, fumettista marocchina le cui illustrazioni riflettono su sesso, tabù e vergogna; Deena Mohamed, fumettista egiziana creatrice della supereroina Qahera, simbolo della lotta contro l’islamofobia e gli stereotipi annessi; Nadia Khiari, illustratrice tunisina dietro al personaggio Willis from Tunis, un gatto divenuto voce ufficiale della rivoluzione dei Gelsomini nel 2011.

La censura degli artisti in Spagna

La Spagna è uno dei paesi con il più alto numero di artisti processati e condannati per il contenuto delle loro opere. Lo racconta Abel Azcona, performance artist di Madrid, citato in tribunale per blasfemia a causa di un progetto in cui denunciava degli abusi della Chiesa, la visione conservatrice e retrograda del Paese, le limitazioni alla libertà d’espressione e le persecuzione ai danni degli artisti che hanno denunciato la Corona spagnola—come Pablo Hasèl, rapper condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione per aver fatto riferimento all’oppressione della monarchia nei testi delle sue canzoni. La denuncia di Azcona ha scatenato manifestazioni in tutto il paese e la stesura di un manifesto firmato da oltre 200 artist*, tra cui Javier Bardem e Pedro Almodovar. Secondo Azcona e gli altri attivisti per la libertà di pensiero, questa situazione è dovuta alla presenza in Spagna di movimenti filo-franchisti e della Fondazione Francisco Franco, che promuovono la di censura e un assetto politico di sorveglianza e punizione di ogni pensiero dissidente.

Le complicazioni della libertà di stampa

Quali sono i confini della privacy nell’era nella comunicazione istantanea? Su questo riflette il documentario di Brian Knappenberger, facendo emergere come che il conflitto tra privacy e libertà di stampa non è che un tassello infinitesimale di una questione molto più complessa. L’inchiesta svela i retroscena del caso di Gawker, testata indipendente online che si proponeva di indagare storie nascoste e torbide—perlopiù gossip e notizie relative a celebrità. Fu proprio la redazione del magazine ad essere chiamata in tribunale per il primo celebrity sex tape a venire processato, quello del divo della WWE Hulk Hogan. Ma a essere sconvolgente fu lo scandalo che seguì il video: dietro la denuncia si celava il pilastro della Silicon Valley Peter Thiel—imprenditore miliardario che voleva vendicarsi dell’outing subito dal blog—, contravvenendo all’etica della libertà di stampa. Il caso Gawker-Thiel ha così fatto emergere l’esistenza di una cerchia di persone facoltose che si occupano di sovvenzionare cause legali contro chi fa informazione, con lo scopo di censurarli e di limitarne la libertà.
Puoi vedere il documentario “Nobody Speak” in streaming su Netflix, qui.

Chi c’è dietro all’algoritmo dei social network?

Internet è un ecosistema caotico, uno “specchio oscuro” che riflette le contraddizioni e le zone d’ombra della società. La parte di Internet che navighiamo non è che la punta di un iceberg immenso, che corrisponde a una zona franca per qualsiasi tipo di crimine. Per evitare che questi contenuti risalgano fin sulla superficie, ci sono i Content Moderator, persone che vagliano, ed eventualmente eliminano, tutti i materiali che violano le linee guida delle piattaforme su cui vengono caricati, rendendo l’Internet un posto più “pulito”. Sono loro i veri “censori di internet” e vengono sottoposti ogni giorno a circa 25000 immagini di ogni tipo: contenuti terroristici, pornografia, cyberbullismo, diffamazioni.
Puoi vedere il documentario “Quello che i social non dicono - The Cleaners” in streaming su IWonder, qui.

Crediti

Testo: Arianna Caserta
In copertina: Screen da “Nobody Speak”

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