Come stiamo reagendo all'invasione russa dell'Ucraina tramite i social media

Hai già sentito parlare di WarTok?

di Geremia Trinchese
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22 marzo 2022, 1:21pm

Lo scorso 24 febbraio è iniziata l’invasione russa in Ucraina. A un mese dall’inizio dello scontro, i bombardamenti non accennano a fermarsi—nonostante l’intervento della Corte Internazionale di Giustizia—, le vittime tra la popolazione ammontano a diverse centinaia e la situazione in città come Leopoli, Kharkiv e Mariupol è critica.

Grazie alla facilità con cui le immagini vengono oggi diffuse e condivise attraverso Internet e i social media, i feed dei nostri profili sono invasi da istantanee di edifici distrutti, corpi mutilati e video di attacchi aerei. L’invasione russa dell’Ucraina sta assumendo la forma di un conflitto ibrido, combattuto sul campo di battaglia ma anche a suon di propaganda, sovraesposizione di informazioni e narrazione mediatica. A questo proposito, diverse ricerche hanno dimostrato che un’eccessiva esposizione a contenuti di eventi reali violenti può causare una sintomatologia da stress post-traumatico, rilevando che può avere anche ripercussioni sul funzionamento delle proprie attività quotidiane fino a sei mesi dalla visione del materiale. 

Il rapporto tra guerra e social media

In questa dinamica, i social media rivestono ovviamente un ruolo fondamentale. Non è la prima volta che circola in modo così capillare e massiccio materiale audiovisivo di un conflitto, basti pensare ai video che documentano le brutalità di Israele contro il popolo palestinese.

Nel caso dell’invasione russa dell’Ucraina, Twitter e Telegram sono diventati dei veri e propri canali di comunicazione anche tra organi politici—Telegram, ad esempio, è la piattaforma in cui Zelenskyy condivide i propri comunicati, oltre a essere diventato uno dei mezzi principali attraverso cui ottenere fast-breaking news, incentivando il fenomeno del doomscrolling. Twitter, oltre a continuare a riportare notizie, è diventato un’arena di scambi tra politici, dove proliferano thread che pretendono di poter spiegare in battute di 140 caratteri tutti i risvolti del conflitto.

Allo stesso tempo, i social media svolgono un ruolo cruciale per condividere e diffondere informazioni sui modi per aiutare le vittime di un conflitto—raccolte fondi, manifestazioni, raccolte di beni di prima necessità, ospitalità. Telegram, inoltre, è una delle principali piattaforme utilizzate dagli OSINT (Open-Source Intelligence) come Bellingcat, ovvero organi creati per verificare le informazioni diffuse da entrambe le parti di un conflitto attraverso, ad esempio, geolocalizzazione.

Come stiamo usando i social media per reagire all’invasione russa dell’Ucraina

Non è la prima guerra in cui i social media diffondono e mostrano immagini del conflitto, ma l’invasione russa dell’Ucraina presenta delle specificità che differenziano questa situazione da tutte le altre a cui abbiamo assistito. Prima tra tutte, la quantità di contenuti prodotti—tanto che questa guerra è stata definita “The TikTok War”“The WarTok”, come coniato dal New York Magazine.

Su Reddit sono nati diversi thread per condividere e diffondere notizie, milioni di persone ucraine si sono affidate a gruppi Telegram per reperire informazioni e organizzare le fasi della resistenza, su Twitter l’account ufficiale del governo ucraino ha annunciato l’invasione russa proprio tramite questo tweet, seguito da un altro per specificare la gravità della situazione—probabilmente nessuno dell team Twitter del governo Ucraino si aspettava “cringe” come risposta a una vignetta che preannunciava un massacro.

I meme sulla Russia e Putin prima dell’invasione dell’Ucraina

Molto tempo prima che la Russia invadesse l’Ucraina, la nota tensione tra i due paesi veniva comunicata tramite meme, come se fosse ovvio che non sarebbe mai scoppiata in una guerra per davvero e che tutto si sarebbe risolto con i “pls mr daddy, stop!” inviati a Putin in DM e perché tanto “the war is so last year”. Così è nato il personaggio di Vlady Daddy—termine coniato dall’unione di Vladimir + Daddy, come suggerisce Urban Dictionary—, diventato protagonista di gag e sexy romcom.

Come la Gen Z sta usando TikTok per reagire all’invasione russa dell’Ucraina

Anche se fino all’ultimo non ci credeva, non se ne interessava o non faceva altro che shitpostare, la Gen-Z ha reagito all’invasione russa dell’Ucraina in modo immediato tramite i social media, soprattutto TikTok. E non solo con “dei balletti”—nonostante sui social si continui a condividere questo post palesemente falso.

Tramite Airbnb, sono stati inviati circa 2 milioni di euro in Ucraina in modo diretto, senza passare per alcuna organizzazione. Come? Semplicemente fingendo di prenotare le stanze disponibili per poi non andarci. Con le informazioni lasciate su Google Review, si è provato a superare la censura attuata da Putin in Russia. Inoltre, usando numeri cellulare russi randomicamente generati, sono state inviate news sul conflitto direttamente sui cellulari dei cittadini russi.

Un nuovo tipo di giornalismo partecipato per documentare l’invasione russa dell’Ucraina

L’invasione russa dell’Ucraina sembra aver infatti dato vita a “un nuovo tipo di giornalismo partecipato”, che va oltre i classici siti d’informazione. Soprattutto su TikTok, la maggior parte delle notizie è raccolta e diffusa da autonomi cittadini residenti in Ucraina, che hanno iniziato a raccontare le proprie giornate tramite live infinite e a mostrare quello che altrimenti non sarebbe stato possibile condividere a causa della censura. 

Quelli che erano meme si trasformano in news e diventano un trend virali e visibili a tutt3: è il caso di contenuti come questo, dove vengono mostrati gli eventi che hanno scombussolato Kyiv nei primi giorni dell’attacco russo; oppure  questo, in cui i video della fuga dei milionari russi è accompagnata da Material Girl e una cover innocua per rendere l’informazione virale e di difficile censura; o ancora questo, il BikiniBottom News, che fa vera e propria informazione mascherata da format leggero e divertente.

La romanticizzazione delle figure politiche in Ucraina e Russia

Certo, gli utenti di TikTok sono diversi e non mancano i contenuti studiati ad hoc per essere virali, con suoni e effetti a impatto, cupcut acchiappa-like, scenari prima/dopo e romanticizzazione del conflitto e dei soldati—proprio come facevamo con i Marines su Tumblr. Ma ci sono casi in cui è raccontare ciò che succede rendendolo un trend è uno strumento potentissimo e utile per diffondere notizie.

Ed è il caso dei trend che si basano sulla creazione di contenuti parodistici rispetto all’estetica normie di TikTok. Soprattutto se è l’unico modo per poter nominare Putin e raggirare la censura. Ma il thirst per i politici non è ovviamente finito qui, ed ora è quindi il turno di Zelensky che, come spiegato dai nostri colleghi di VICE, sembra essere diventato un improbabile sex symbol—cosa che lui stesso ha in parte contribuito a fomentare, condividendo foto e video assolutamente non necessari a petto nudo—vi ricordate le Bimbe di Conte durante la pandemia?

Crediti

Testo: Geremia Trinchese e Enea Venegoni

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