Questi progetti sono la quintessenza del concetto "Art of Upcycling & DIY Slow Fashion"

Le designer Matilde Calò, Chiara Fleretti e Laura Pierinelli hanno vinto il contest indetto da Istituto Marangoni Firenze e realizzato così il loro sogno: iniziare un percorso nell'industria della moda.

di Creato in collaborazione con Istituto Marangoni Fire
|
24 maggio 2021, 12:03pm

La pandemia ha stravolto il mondo per lo conoscevamo, facendo saltare le regole di ogni settore, incluso quello della moda. Abbiamo visto sfilate saltare, stagionalità venire ignorate, incursioni massicce delle possibilità sempre più estreme date dalla tecnologia e dall’AI, ibridazioni con settori anche lontanissimi, esplorazioni di spazi virtuali e reali inaspettati.

Tirando le somme di un periodo che ormai ha superato da un po’ anche la soglia dell’anno, tra prove e difficoltà, la fashion industry è stata costretta a ripensare da zero i propri meccanismi, ritmi e approcci. Ma questa crisi sta iniziando a mostrare anche le sue potenzialità di rinnovamento, permettendoci di mettere a fuoco, come settore e come singoli individui, l’urgenza di un tema che da lungo tempo sta a cuore a noi e a realtà come quella di Istituto Marangoni Firenze: la crisi climatica e la necessità di adottare un approccio ecosostenibile, a tutti i livelli.

Sempre più designer, artisti, artigiani, brand e consumer, infatti, si stanno muovendo in questa direzione, incluse le nuove generazioni di studenti—ossia la fascia maggiormente colpita dalle conseguenze pragmatiche e psicologiche della pandemia. Le capacità di intraprendenza, resilienza e flessibilità nel produrre e dare vita alle proprie visioni dimostrate durante quest’anno, permette loro di approcciarsi alla crisi climatica con lo stesso spirito.

Lo dimostra l’esito del contest lanciato da Istituto Marangoni Firenze The Art of Upcycling & DIY Slow Fashion—di cui vi avevamo parlato qualche mese fa—, mettendo in palio una selezione di borse di studio per un corso a scelta tra Fashion Design & Accessories, Fashion Styling & Creative Direction, Fashion Business, Multimedia Arts e Arts Curating. La visione alla base del contest è ormai imprescindibile per la moda del futuro, e non è che l’inizio per avviare un cambiamento concreto.

Tra le decine di progetti candidati, tre si sono distinti per originalità e rilevanza. Ve ne parliamo qui sotto.

Ecco le tre designer che hanno vinto il contest di Istituto Marangoni Firenze a tema “The Art of Upcycling & DIY Slow Fashion”

Matilde Calò

“Il trend dell’upcycling non è una novità—nonostante la sua ascesa negli ultimi anni—ma risale agli anni ‘80 e ‘90, quando il mondo della moda era animato dalla cosiddetta rave generation, dominata da uno stile particolare che non lasciava spazio alla banalità. E quindi colori accesi, eccessi, ricercatezza, ma anche concetto: riciclare vestiti o utilizzarli come materia per creare qualcosa di nuovo.”

Tra i pionieri di questo movimento c’è niente meno che Dr. Noki—di cui vi avevamo già parlato in questo articolo. Il progetto di Matilde, quindi, parte dal passato per puntare dritto al futuro. A partire da tutto questo, Matilde ha realizzato un progetto che analizza tutte le diverse sfaccettature del concetto di sostenibilità e di ciò che comporta. Parte da un approfondimento sull’upcycling, omaggia la rave generation, studia il processo dietro a vestiti e tessuti riciclati, ripassa il percorso di Dr. Noki e individua quei brand più o meno noti che sono sostenibili per davvero. Se volete informarvi su cosa significa per davvero sostenibilità e metterla in pratica, questo progetto vi illuminerà.

Chiara Fleretti

“Mi sento una creativa insoddisfatta che guarda le cose da prospettive diverse per creare una moda consapevole, sostenibile ed etica, per contribuire attivamente alla conservazione delle risorse limitate del nostro pianeta. Credo nel riciclo creativo che dona nuova vita a ciò che è stato scartato o dimenticato in un baule impolverato della soffitta, custode geloso di una vita passata.”

Fin da piccola amava curiosare nei cassetti della nonna, straripanti di antichi vestiti dai tessuti un po’ ingialliti dall'umidità, e fantasticava su come dare loro nuova vita. Di quella fanciullezza, Chiara conserva la fantasia, l’immaginazione, l’intuizione, il bisogno di creare e di trasformare, rendendo reale ciò che prende forma in quegli immaginari che si creano nella sua testa.

La sua idea di moda è quella di una moda coraggiosa, che risponda alle esigenze del corpo, permetta ai pensieri di evolversi liberi e favorisca un’apertura nei confronti di tutto ciò che si contrappone al pensiero dominante. Valori che sono confluiti nel suo progetto per il contest Art of Upcycling & DIY Slow Fashion, grazie al quale ha vinto una delle scholarship messe in palio da Istituto Marangoni Firenze.

“Tra le tante idee che mi frullano per la testa, ho sentito il dovere di lavorare a un progetto legato al complesso periodo di pandemia che stiamo vivendo, riflettendo sul rapporto di amore/odio rispetto alle mascherine: da una parte ci proteggono, dall’altra causano irritazioni e disagi, e soprattutto il loro smaltimento sarà presto una problematica per l'ambiente.

Ed ecco che Chiara ha preso mucchi di mascherine e dato loro nuova vita, prima trasferendovi le “idee più strampalate, oltre i confini dell’immaginazione,” nella forma di disegni fatti a mano, ricami e intarsi, poi assemblandole per creare capi di ogni tipo, dall’intimo, ai costumi da bagno, fino all’abbigliamento più casual o raffinato. E che fine fanno gli elastici? Vengono intrecciati in reti, con l’inserto di nodi, perle, rondelle e strass. Più upcycled e DIY di così!

Laura Pierinelli

“Durante il periodo pandemico di isolamento, abbiamo parzialmente perso il contatto con la realtà esterna e con quella che era la vita di tutti i giorni. Adesso, l’allentamento delle restrizioni ci dà la possibilità di ricominciare le nostre vite, ed è come se dovessimo imparare nuovamente a camminare, scrivendo passo dopo passo il nostro futuro.”

Ed è questo che sta facendo anche il mondo della moda, progettando un futuro fondato sull’economia circolare, l’innovazione tecnologica e l’unicità. Un processo palese nell’ultimo anno: riduzione del numero delle sfilate, attenzione massima alla sostenibilità, vicinanza alle problematiche e ai bisogni dei consumatori. Ed ecco la parola chiave del 2021: riciclo.

Avete mai pensato a quale potrebbe essere il prodotto di moda più difficile da riciclare? Beh, la scarpa: è composta da tanti materiali diversi, per la maggior parte non sostenibili, si accumulano negli archivi dei brand e il processo di realizzazione di scarpe riciclabili è ancora in fase di sviluppo. Da questa presa di coscienza nasce il progetto di Laura: dare una seconda vita a scarpe già realizzate ma mai vendute, permettendo di avviare un approccio veramente circolare e di consolidare una community che partecipi attivamente all’evoluzione del brand.

Ad esempio, Laura vede nel centenario di Gucci un’opportunità per applicare questo intento: organizzare una sfilata in cui a farla da padrona siano le scarpe d’archivio. Tutto partirebbe da un contest lanciato sui social: acquistando una scarpa d’archivio il pubblico può avere la possibilità di partecipare alla sfilata finale come modell* della Maison, dopodiché Gucci presenterebbe una scarpa al giorno per un mese, raccontando la storia dietro al pezzo unico d’archivio. Sostenibilità e community in un unico progetto, serve altro?

Crediti

Tagged:
designer emergenti
borse di studio
istituto marangoni firenze