Andrea Sestini fotografato da Narènte // Lucio Aru + Franco Erre

La Sardegna che i turisti non conoscono (e non vedono mai)

Un'indagine fotografica che spazia per tutta la Sardegna e che raccoglie i giovani volti di un'isola complessa.

di Carolina Davalli
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07 gennaio 2020, 10:33am

Andrea Sestini fotografato da Narènte // Lucio Aru + Franco Erre

C'è chi da Cabras si sposta a Milano dove sfilerà sulle passerelle della sua prima Fashion Week, qualcun altro che affronta un'ora di viaggio per raggiungere la scuola più vicina; c'è chi a soli 18 anni lavora già alla sua prima collezione di streetwear e chi invece ha il sogno di diventare pilota e parla perfettamente tre lingue.

Ma tutti loro sono i Boys of Sardinia.

NARÈNTE, il duo fotografico composto da Lucio Aru e Franco Erre, ha voluto raccontare proprio questo: la tensione che spinge i ragazzi della Sardegna ad andare, a restare, oppure a partire per poi ritornare. Boys of Sardinia è un'indagine che spazia per tutta la Sardegna e che raccoglie i giovani volti di un'isola complessa e multiforme.

Con questo progetto NARÈNTE vuole raccontare la forza visiva di questi ragazzi, la dicotomia che esiste tra il loro essere sardi e insieme esponenti di una generazione contemporanea universalmente riconoscibile. Sono i loro volti, le loro storie, a renderli simili nella ricerca di esperienze e nella voglia di conoscere, per poi forse fare ritorno a casa.

Abbiamo fatto un paio di domande a Lucio Aru e a Franco Erre per farci dire di più sul progetto, sulle loro, di storie, e sulla loro isola, la Sardegna.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Riccardo Grivel
BOS_Lucio Aru + Franco Erre
William Laird


Come vi siete conosciuti e quand’è che avete iniziato a collaborare insieme a Narènte?
LA: Ci siamo conosciuti circa dieci anni fa, in un momento in cui entrambi eravamo di passaggio in Sardegna, in pausa dalle rispettive vite a Bologna e Milano. Di lì a poco, è cominciato il nostro “sodalizio artistico” e anche la nostra vita insieme.
FE: Era il 2010, ci trovavamo entrambi in Sardegna per le vacanze di Natale e ci siamo conosciuti ad una festa. All’epoca io vivevo a Milano e stavo cominciando ad avvicinarmi al mondo della fotografia, che è sempre stata una mia passione, anche se fino a quel momento avevo studiato e lavorato come fashion designer. Da allora, dopo un breve passaggio a Bologna, c’è stata Berlino: abbiamo lavorato insieme con la fotografia e, singolarmente, in altri campi: per sei anni ho collaborato con Stefano Pilati, prima per Zegna, in seguito per Random Identities. Insieme a Lucio ho coltivato la passione per il visivo e abbiamo sviluppato insieme il nostro linguaggio. Il nome Narènte è nato relativamente da poco, un anno fa circa, figlio di un lungo percorso (mentale e fisico) di allontanamento e riavvicinamento dall’isola e verso l’isola.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Nicola Abimbola

Narènte in sardo significa ‘dicente’. Raccontateci la storia e il significato di questo nome e il perché lo avete scelto come emblema della vostra piattaforma visiva.
LA: Abbiamo adottato “NARÈNTE” nel momento in cui abbiamo preso la decisione chiave di sdoppiare la nostra sede operativa da Berlino a Cagliari, in Sardegna. NARÈNTE è la voce narrante che sentiamo di voler utilizzare per raccontare la nostra visione. L'isola è una piattaforma di storie, di facce e di location fantastiche.
FE: Abbiamo ricercato a lungo una parola in sardo il cui suono funzionasse anche per chi non è sardo (o non è italiano), e in un certo senso questa volontà di arrivare ovunque e a chiunque ci suggerisce l’essenza stessa del progetto: proiettare l’isola oltre i suoi confini. La doppia base Berlino/Cagliari è fondamentale per questo ambizioso obiettivo.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Andrea Frau
BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Andrea Usai, Niccolò Spinas


Narènte nasce dall’esigenza di raccontare le realtà interne a un’isola conosciuta per essere riservata e misteriosa. E voi lo fate attraverso casting, immagini e parole. Qual è lo scopo ultimo di questo progetto visivo?
LA: Negli ultimi dodici anni ho visto l'isola da lontano, con qualche rapido passaggio-vacanza. Un buon 80% del materiale visivo/narrativo prodotto qui è bello, interessante, carico di mistero e tradizione, come dicevamo poco sopra, ma un filo autoreferenziale. Lavorando per tanti anni in questo ambiente (come fotografo, ma anche agente/scout soprattutto per agenzie di modelli in Germania) e occupandomi anche di casting e location scouting, mi sono sempre ripromesso di tornare un giorno a evidenziare quelle che sono le potenzialità dell'isola in queste direzioni. Ora lo stiamo facendo, finalmente, e siamo molto soddisfatti dei risultati e delle piacevoli scoperte che facciamo giorno dopo giorno. Incontrare un ragazzo di diciassette anni di un piccolo villaggio di pescatori sulla costa ovest per vederlo, fotografarlo per le prime volte e individuarne le potenzialità per poi ritrovarlo, dopo soli tre mesi, ai casting della Fashion Week a Milano, è una cosa che non ha prezzo.
FE: L'esigenza nasce da un istinto naturale che nel tempo, con gli anni e l’esperienza, ci siamo concessi di ascoltare sempre di più. Guardavamo l’isola da lontano. L’intento è cercare di tradurre le realtà interne in una lingua comprensibile a tutti. Ho un legame quasi primordiale con l’ambiente, che è costante fonte di ispirazione. Ora come ora sento il bisogno di prendere tutto ciò che ho fagocitato negli anni vissuti nelle metropoli, a contatto con tanti mondi diversi, e mischiarlo con queste diverse verginità: quando penso a un'immagine con Lucio, tendo a evitare i cliché autocelebrativi (è facile caderci): per me l’isola deve mostrare la sua identità ma deve poter essere fruita come fosse nel mondo, parte del mondo. E questo deriva da tutto ciò che ho visto e assimilato: il sintetico di Berlino, il “grezzo” e puro di qua. E questo si ricollega anche al dualismo tra l'industria e la natura, che da tanti anni convivono sull'isola stessa.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Filippo Pinna


Che relazione avete con la vostra terra?
LA: Come molti dei nostri “Boys”, anch'io a diciotto anni non vedevo l'ora di scappare, evadere questi confini geografici che l'isola necessariamente ti impone ed esplorare “ciò che c'è la fuori”. L'ho fatto e, gradualmente e in maniera esponenziale, ho sentito un richiamo e insieme una richiesta: può sembrare romantico, forse lo è, ma era quest'isola a chiamare e a mostrarmi tutte le cose belle che negli anni altrove ho cominciato a ricostruire nella mia mente e a sognare. Finché un giorno non mi sono svegliato e ho detto a me stesso (e a Franco): ma perché non tentare?
FE: Chi è nato su un’isola avrà sempre dentro sé il confine e l’infinito: un forte dualismo, in bilico tra una sensazione di culla e nido e la voglia di sporgersi oltre e immaginare mondi allucinanti. Il mio rapporto con la Sardegna ha avuto fasi di amore e fasi di odio: tutti abbiamo bisogno di allontanarci. Al momento sono in pace e in forte comunicazione con la mia Terra.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Carlo Cossu


Raccontateci il vostro processo creativo quando lavorate sul vostro progetto. Quali sono gli step e compiti che eseguite prima di programmare uno scatto?
LA: Molti dei nostri progetti sono indissolubilmente legati alle facce che scegliamo di ritrarre. Tralasciando chiaramente i progetti più commerciali commissionati, la nostra ricerca parte spesso dal casting. Gli step successivi sono quegli “classici” (moodboard, location scouting, la ricerca di un team ad hoc). Io mi occupo della parte fotografica, Franco più della post-produzione, ma sul set siamo presenti allo stesso modo e i nostri occhi funzionano come se fossero connessi allo stesso cervello.
FE: Generalmente nascono dall’idea di uno o dell’altro, oppure di entrambi. Li sviluppiamo insieme e ognuno si dedica alle sue aree di competenza principali. Spesso, provenendo da molti anni di esperienza nel settore, curo io lo styling. Mi occupo anche della post-produzione. Ciò che è fondamentale è la scelta di chi ritraiamo: molto spesso se il volto non ci parla rinunciamo al progetto. Come dice Lucio, sul set diventiamo una sorta di unica entità.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
William Laird


Nominate tre influenze artistiche che vi hanno formato.
LA: La ritrattistica mi ha sempre appassionato, fin dalle prime nozioni di storia dell'arte al liceo. Mi sono innamorato della fotografia durante i miei studi di Arti visive a Bologna. Ricordo come rimasi affascinato dagli studi sui corpi di Mapplethorpe. In un modo diverso, mi incuriosivano i maestri della street photography, la surreale perfezione di E. Olaf. Poi ho conosciuto Mustafa Sabbagh: il suo alfabeto visivo mi ha segnato senza dubbio, insieme alla sua enorme passione. Perché tutto parte da lì, da come riesci a incanalare l'amore per il bello (per il tuo bello).
FE: Una delle influenze che più hanno formato il mio alfabeto figurativo, soprattutto durante i miei studi d'arte, è sicuramente la pittura romantica. Quelle immagini hanno contribuito a creare la mia visione poetica e struggente del paesaggio. Agli antipodi, le “sporcature” e rotture che tanto amo derivano da quella che viene definita “MTV Generation”, che ha generato il mio animo più Pop. I grandi fotografi che hanno plasmato la “fotografia di moda” mi hanno insegnato invece quanto può essere potente un singolo scatto.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Riccardo Grivel


Sardegna e Berlino, cosa vi hanno insegnato questi due luoghi? Ci sono dei punti di contatto tra due realtà che sembrano essere lontane anni luce tra loro?
LA: Berlino mi ha insegnato che tutto è possibile, l'importanza enorme del networking, che l'ingegno paga e, soprattutto, per sottrazione, mi ha insegnato l'importanza fondamentale di un contesto naturale raggiungibile in poco tempo. La Sardegna, invece, mi ha insegnato che la verità è effettivamente bellezza, come diceva Keats, e che ogni storia esiste già e non fa altro che chiedere di esser raccontata. I punti di contatto, dal punto di vista lavorativo, sono nati o stanno nascendo: la Sardegna è una piattaforma per produzioni e, fortunatamente, abbiamo riscontrato che la rete di “chi torna”, pronto a costruire ponti di contatto tra il fuori e il dentro l'isola, cresce sempre di più. Dal punto di vista identitario, è bene sapere che Berlino è definita dai tedeschi stessi un'Isola della Germania: ne fa parte e al contempo è unica e “separata” dal resto del Paese. È, sicuramente, un'eccezione. Dunque parliamo, in un certo senso, di due isole a confronto.
FE: Berlino mi ha insegnato la libertà: una libertà mentale, il rispetto dell’altro, la tolleranza sincera. È, di fatti, una palestra per il mondo. La Sardegna in cui ho scelto di tornare, a dispetto di quella che mi ha formato e mi ha visto andar via, mi ha insegnato a riappropriarmi del mio tempo libero, un qualcosa al quale avevo praticamente rinunciato. È con progetti come Boys of Sardinia che individuo e sottolineo punti di contatto tra realtà così apparentemente diverse tra loro: i “nostri” Boys vivono qui, quasi tutti sono nati qui, eppure racchiudono un mix di culture e provenienze disparate: ed è in questo che un po` ritroviamo Berlino e la sua multiculturalità.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Francesco Provenzano

Per il vostro progetto BELTIMENTAS, prodotto l’anno scorso sull’isola e divenuto mostra itinerante (Parigi, Mosca, Qatar) avete messo in relazione i costumi tradizionali sardi con la fotografia di moda. Secondo voi è importante che questi costumi storici vengano visti in una chiave più contemporanea, e non solo addosso a manichini dentro a musei del costume? Che cosa provoca questa attualizzazione?
LA: Quando siamo stati contattati per curare la parte fotografica di BELTIMENTAS, ci siamo detti: “finalmente!”. Non ne potevamo più di vedere quelle creazioni fantastiche relegate a contesti museali o riproduzioni anacronistiche. Quei pezzi vivono (tuttora, in alcune parti dell'isola), hanno una funzione e, secondo la nostra visione, un potenziale incredibile dal punto di vista dell'immagine. BELTIMENTAS è stato sì un progetto su costume e moda, ma il cast ha avuto ancora una volta un peso non indifferente: abbiamo messo insieme facce diverse, età e abitudini eterogenee, per creare la prima rappresentazione dell'isola come è sempre stata per noi: un meraviglioso contenitore di diversità e, di conseguenza, di ricchezza.
FE: Questo progetto mi ha divertito ed emozionato particolarmente, perché è un tema che avrei voluto affrontare da sempre. La ricchezza dei costumi ha un potenziale visivo enorme, ma purtroppo li abbiamo sempre visti rappresentati in maniera non proprio contemporanea. L’attualizzazione per noi è avvenuta grazie al casting, più vario possibile, e alla ricerca di styling. Scomporre i costumi e mixarli con pezzi contemporanei ci ha permesso di creare look credibili e fruibili da chiunque.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Paolo Ferralis

Quali elementi non possono prescindere dai vostri scatti?
LA: Una storia. Che non deve essere didascalica o palese. Ma ci deve essere.
FE: L’importanza dell’elemento styling non necessariamente inteso come moda: che sia un pezzo di tessuto o un completo classico da uomo il tutto deve diventare una forma strutturale per l’immagine.

BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Manuel Piras, Paolo Ferralis
BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Niccolò Spinas
BOS_Lucio Aru + Franco Erre
Pietro e Leo

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Crediti

Fotografia e Styling Narènte // Lucio Aru + Franco Erre
Intervista di Carolina Davalli
Modelli Andrea Sestini, Nicola Abimbola, Andrea Frau, Manuel Piras, Paolo Ferralis, Filippo Pinna, Riccardo Grivel, Carlo Cossu, William Laird, Andrea Usai, Niccolò Spinas, Francesco Provenzano, Pietro e Leo, Paolo Ferralis, Niccolò Spinas

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