Fotografia di Lucas Possiede

Come negoziare gli stipendi, le tariffe e le fee che ti spettano

Se la questione "come chiedo un aumento" ti fa venire l’ansia, non ti preoccupare, è una cosa comune. Per questo, abbiamo chiesto a Tia Taylor di rispondere alle domande dei nostri follower su negoziazione di stipendi e fee.

di Sumaia Saiboub e Tia Taylor
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24 novembre 2020, 5:00am

Fotografia di Lucas Possiede

I soldi, soprattutto in Italia, sono e restano un grandissimo tabù. Non se ne parla quasi mai, si tende a vergognarsi di dire quanto si guadagna o di chiederlo a chi lavora già nel settore a cui ambiamo. Persino oggi, dove tutto è a portata di click, trovare risorse online in italiano quando si parla di gestione delle finanze è praticamente impossibile. Sembrano non esistere. Anche offline le cose non sono tanto diverse: basti pensare che l’Italia rimane uno dei pochi paesi dell’Unione Europea senza una legge sul minimo salariale.

C’è chi attraverso il proprio percorso di studi (o direttamente sul campo) ha acquisito le competenze per valutare se una proposta lavorativa sia adeguata al proprio livello di esperienza e al costo della vita di un determinato luogo. Ma dovrebbero essere conoscenze alla portata di tutt*, non solo di chi decide di compiere un determinato percorso nel settore economico-finanziario. E dovrebbero esserlo soprattutto le basi, come la fee media per una determinata prestazione da professionista in un certo settore, che rimane spesso del tutto nebulosa.

Quando si tratta di soldi, essere a conoscenza di certe dinamiche non solo determina un ambiente lavorativo più sano, trasparente e quindi meritocratico, ma porta anche al livellamento delle disuguaglianze. Proprio per questo, abbiamo deciso di affrontare l’argomento partendo dalle domande di chi ci legge, mettendo a vostra disposizione una persona che da tempo ha deciso di colmare il vuoto di silenzio attorno al tema dei soldi in Italia: Tia Taylor, affiancata dalla nostra collaboratrice Sumaia Saiboub.

Se questi nomi dovessero suonarvi (stranamente) nuovi, Tia Taylor è una ragazza per metà giamaicana e per metà nigeriana, nata negli Stati Uniti e ora di base a Milano, dove lavora come content creator, digital talent e digital strategist. È lei la mente e il volto dietro alla serie IGTV Una donna che conta (i soldi), in cui offre consigli, informazioni e contenuti relativi alla finanza personale.

Sumaia, emiliana dai tratti nordafricani, su Instagram è @coveredinlayers, un “outlet creativo” che sprigiona good vibes. Oggi si occupa di diversità e inclusione per diverse realtà, scrive di cultura e moda ed è, appunto, una presenza regolare su i-D Italy. In quanto freelance, ha imparato ben presto l’importanza di sapersi valorizzare come professionista.

Quindi, chi meglio di loro per rispondere a tutti i nostri dubbi su fee, pagamenti e retribuzioni? Insieme hanno raccolto le domande che ci avete mandato in DM su Instagram, selezionando le più ricorrenti e importanti a cui rispondere per capire come negoziare gli stipendi, le tariffe e le fee senza vergogna.

Come si fa a negoziare quando la posizione è molto ambita e sai che c'è tanta concorrenza?
Tia Taylor: Non vorrei sembrare brusca, ma se non riesci a vedere il tuo valore, ovvero sapere che tu sei la persona migliore per quella posizione o almeno che sei brav* tanto quanto la concorrenza, hai già perso metà della battaglia. Inizia tutto da come ti vedi e come ti poni.

Per me il problema è l'imbarazzo che provo quando devo affrontare l'argomento, soprattutto se il cliente non lo menziona e devo essere io a sollevarlo.
T: Neanche per me è particolarmente comodo parlare di soldi faccia a faccia. Trovo invece molto più facile farlo via email, così tutto è scritto, nero su bianco e senza sentimenti. Se i clienti cercano di trattare tramite telefono—cosa che non mi piace—, insisto per farmi mandare un’email, perché è anche una questione di sicurezza e tutela. Quando un potenziale cliente ti scrive di cosa ha bisogno, tu mandagli una quotazione o un preventivo per quello che ha chiesto. Non fare il lavoro finché tutte e due le parti sono d’accordo sui termini. Fagli firmare il preventivo, o ancora meglio un contratto (un avvocato ti può procurare un template che puoi riutilizzare sempre), così che tu sia protett* e, qualora non vengano rispettati i termini di lavoro, puoi muoverti per vie legali. 

Soprattutto, dobbiamo sempre ricordarci che uno stipendio o un compenso giusto per i nostri servizi non è solo qualcosa che meritiamo, ma di cui abbiamo bisogno. Performare per meno di quanto meriti significa venire sfruttat, e non ha senso sul lungo termine per te e per l’intero settore all’interno del quale lavori. Inoltre, quando ricevi il compenso adeguato, sarai sempre più motivat nel tuo lavoro. Spesso le persone si aspettano che prima o poi saranno le altre a riconoscere il loro valore e che in automatico riceveranno compensi e lodi, ma purtroppo non è così e bisogna andare a prenderseli.

Come si può capire il proprio valore e alzare il tiro di conseguenza?
T: Assicurati di avere chiaro in mente quanto valore e quanti soldi porti alla tua azienda, ad esempio il peso dei contratti che chiudi o dei pagamenti dei clienti per i servizi che produci, così puoi sapere quando è il momento di alzare il tiro. Anche sentire che per te non c’è più spazio di crescita nel tuo ruolo e tutto inizia a sembrare meccanico e ripetitivo è un altro segnale. Oppure, quando non ti senti più motivat* o apprezzat* nel tuo ambiente, quando percepisci che stai dando molto di più rispetto a quello che stai ricevendo indietro. Questi sono tutti segnali che è ora di farsi avanti e chiedere uno stipendio più alto e un ruolo che richiede maggiori responsabilità.

Quanto può valere il mio lavoro se non ho un pezzo di carta che lo certifichi?
T: Per i lavori creativi è importante avere un portfolio che mostri i tuoi lavori migliori e dia un’idea chiara di quello che sai fare. Prova inoltre a guardarti intorno, è utile per capire se i lavori di altri professionisti del tuo settore ti paiono fattibili con le competenze che hai acquisito. Se è così, non hai nulla da temere nei confronti di chi ha un “pezzo di carta”.

Non sono stato pagat* per tantissimi piccoli lavori, la fee era così bassa che mi sentivo persino in imbarazzo a chiedere che fosse saldata.
T: Questo è un problema, una fee è sempre una fee e deve essere sempre pagata. Il lavoro e il tempo delle persone vanno rispettati. 

Affitto Milano > affitto nelle altre città. Perché allora non viene mai tenuto in considerazione nelle fee dei lavori su Milano?
T: In teoria ne tengono conto, e per questo gli stipendi milanesi sono più alti, anche se non abbastanza per viverci. Per quanto riguarda i liberi professionisti, devono calcolare di quanti soldi hanno bisogno per rendere la loro attività profittevole rispetto ai costi di vita e di attività.

Dove posso trovare dei benchmark di categoria? Conosco Glassdoor, ma non è aggiornato sull'Italia.
T: Uno abbastanza affidabile è Quora. È un sito per domande e risposte, anonime e non. Ti basta scrivere nella ricerca parole chiave come “stipendio junior grafica” per trovare pareri specifici.

È davvero difficile per una ragazza con il velo essere considerata alla pari degli altri, cosa posso fare per evitare le discriminazioni in fase di selezione?
Sumaia: Rimuovere la tua fotografia dal CV può spesso rimuovere parte del problema. O meglio, spinge i recruiter a leggere tutto il tuo curriculum e non fermarsi agli stereotipi, agevolando il passaggio alla parte successiva del colloquio, in cui emerge la tua personalità, oltre ovviamente alle tue competenze. E se qualcuno dovesse fare domande inappropriate o avanzare pretese fuori luogo, ricordagli che il corpo è il tuo e nessuno può arrogarsi il diritto di decidere al tuo posto.

Una donna che contratta la sua fee viene percepita come una donna che "sta facendo una provocazione". Come ovviare a questa situazione? 
T: Chiedere di essere pagate adeguatamente non è affatto una provocazione. Se spiegarlo non funziona e continuano a mancarti di rispetto, evita il più possibile di lavorare con persone che la vedono così. 

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Crediti

Testo di Sumaia Saiboub e Tia Taylor
Fotografie di Lucas Possiede

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