Courtesy of Valentino

La minigonna è tornata! E abbiamo solo la F/W 21 Valentino da ringraziare

Per la sua F/W 21 Valentino, Pierpaolo Piccioli era in cerca di un romanticismo radicale, e l'ha trovato in una performance da brividi e in una nuova silhouette.

di Osman Ahmed
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02 marzo 2021, 2:05pm

Courtesy of Valentino

Cosa accade quando tutto finisce? È una questione che i designer non possono evitare di esplorare, che sia riflettendo sulla bieca realtà che li circonda o progettando universi escapisti per fuggirla. In questi termini, la sfilata per la F/W 21 Valentino ha mostrato forse per la prima volta il lato più oscuro di Pierpaolo Piccioli. La collezione era quasi interamente composta da capi nero corvino e ambientata nella piena oscurità del teatro Piccolo di Milano, chiuso dall’inizio della pandemia. In sottofondo, l’orchestra sinfonica della città accompagnava la performance di ‘Nothing Compares 2 U’ della cantante di base a Londra Cosima. Il mood era austero, forse addirittura funereo—stiamo vivendo in tempi oscuri, dopotutto. Ma la sobrietà dell’ambiente è stata totalmente diffusa dalla presenza di silhouettes accorciate, minigonne così corte che la pletora di mantelle, camicie e maglioni improvvisamente prendevano la forma di abiti sproporzionatamente voluminosi.

Le note della sfilata Valentino parlano chiaro: “Pierpaolo Piccioli compie un autentico gesto di sartoria, accorciando brutalmente ogni capo… Il taglio è senza esitazione: motivato da un’urgenza inesorabile.” Sono altezze che non vediamo dai tempi di Paris Hilton e di Nicole Richie—o di Jean Shrimpton e Twiggy prima di loro. Mentre il mondo è al collasso e la maggior parte delle nostre gambe sono state nascoste da coprenti tute di felpa, c’è qualcosa di più radicale di scoprirle e avanzare verso una nuova era?

La collezione è un atto di moda: una silhouette radicalmente nuova. Una volta esisteva una correlazione tra gli orli e i dettami del mercato: quando gli orli delle gonne si alzavano, così faceva anche l’economia. Ma questo era allora. Oggi, la narrazione rispetto alle minigonne è cambiata, non solo in termini di simbologia sartoriale ma anche a livello culturale. Pensiamo al terribile fenomeno dell’“up-skirting” negli scatti dei paparazzi anni Duemila—evidenziata nell’ormai iconico documentario Framing Britney Spears—o l’arcaica nozione che associava la sessualità femminile alla promiscuità.

Pierpaolo si auto-definisce un designer romantico, una disposizione d’animo che si nota nella sua enfasi sull'empatia e la condizione umana, incarnata dalle sfilate sempre ammalianti ed eteree. Crede nella favola che è la moda. E se da una parte i capisaldi del suo lavoro da Valentino sono sempre stati abiti lunghi e diafani, questa è sicuramente stata una mossa azzardata all’interno dell’universo del brand, ma che simboleggia un nuovo tipo di romanticismo, una nuova armonia con la propria sessualità e sensualità. “Essere sensuali è un attitude,” si legge nelle note di sfilata. “Una coscienza del proprio corpo che non rinnega il romanticismo, ma lo radicalizza in un istante liberatorio.” In altre parole, la minigonna sta tornando in auge, questa volta liberata dal peso di narrazioni sessiste o sessualizzate.

Altrove troviamo motivi e pattern punk e grunge che reiterano il tema di un atteggiamento radicale, anche se incarnato da preziosi e raffinati tessuti italiani. Stud e calze a rete erano elementi ricorrenti, e abbellivano la maglieria, i tacchi e gli stivali della collezione. Abiti trasparenti in pizzo, una sartoria elegante oversize e uno spettro di maglioni iconici—alcuni con piume, altri a righe di paillette e altri ancora con ritagli—erano i pezzi centrali. La collezione co-ed conteneva dunque anche la linea maschile, che per la maggior parte faceva eco alle camicie a collo ampio e alle giacche della collezione donna, con pantaloni accorciati alla caviglia. Il successo della sfilata stava tutto nella classicità di questi pezzi—capi archetipici della moda, dopotutto—infusi di una nuova energia dal brutale stacco tra bianco e nero e radicalizzati dalle lunghezze accorciate. Mentre i modelli emergevano dall’oscurità per bagnarsi della luce dei riflettori, tutto si caricava di simbolismo, nonostante la mancanza di un pubblico. Dopo un anno di oscurità, riusciremo a riemergere alla luce—e come noi, così anche le nostre gambe.

Review Valentino F/W 21/22 MFW
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