Fotografia di Joshua Gordon

Parliamo con Joshua Gordon di libertà creativa, CCCP e della sua bambola gonfiabile

Lo abbiamo intervistato in occasione del suo shooting per la capsule collection dei CCCP Fedeli alla Linea x Slam Jam.

di Gloria Maria Cappelletti
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05 ottobre 2020, 9:20am

Fotografia di Joshua Gordon

C’erano tutti gli ingredienti giusti per rendere questa collabo una delle più appetibili ed inaspettate di quest’anno. Slam Jam, lo sappiamo, è sempre una garanzia quando si tratta di riunire talenti e visioni con l’obiettivo di fondersi in un unico progetto, spesso totalmente sperimentale e sorprendente. Questa volta era il turno dei CCCP - Fedeli alla Linea, icone indiscusse del punk reggiano, e Joshua Gordon, talento visionario e fotografo prescelto per ritrarre la collezione del gruppo firmata Slam Jam.

Come ho accennato, tutto sembrava già essere assolutamente sperimentale e unico nel suo genere, ma quando ho visto una bambola gonfiabile indossare la T-shirt “PRODUCI, CONSUMA, CREPA”, non ho potuto resistere, e ho deciso di fare a Joshua qualche domanda per farmi raccontare meglio la storia dietro ai suoi scatti per il progetto.

​Fotografia di Joshua Gordon
​Fotografia di Joshua Gordon

Il tuo lavoro è una costante interpretazione e celebrazione di outsider clandestini e persone che non si adattano alle norme sociali. Chi ti ha ispirato maggiormente e qual è il tuo approccio fotografico?
Sono sempre stato interessato e attratto da immagini forti di persone insolite e culture di cui non conosco nulla—credo che probabilmente questa curiosità derivi dall'essere stato un bambino che passava la maggior parte del suo tempo su Internet. Online ho scoperto i guidos, juggalos, furries, gente che si maschera e vive uno stile di vita totalmente diverso dalla ‘norma’, e li ho trovati sempre estremamente affascinanti. Mi piace muovermi costantemente, conoscere persone e luoghi diversi, e suppongo che queste mie ossessioni siano solo una continuazione di quello che cercavo da più piccolo online.

Anche se non mi sono mai veramente considerato un fotografo documentarista tradizionale, ciò sui cui incentro la mia fotografia è tendenzialmente una rappresentazione continua di subculture, nicchie della società e un’analisi dei suoi lati più oscuri e sconosciuti. Trovo che se parti da buone intenzioni ed un autentico interesse, queste persone siano davvero accoglienti e volenterose a rivelarsi. Sono stato trattato meglio dai juggalo della maggior parte dei "creativi" con cui ho a che fare, e questi sono criminali americani che fumano crack e si vestono come clown per divertimento… aha! Immagina, le persone più difficili con cui abbia mai avuto a che fare sono i surfisti, il che è divertente perché sono anche la subcultura di persone più noiosa con cui abbia mai lavorato.

​Fotografia di Joshua Gordon
​Fotografia di Joshua Gordon

Qual è il DNA di Slam Jam che delinea questa collezione e dialoga con la tua fotografia?
Il team di Slam Jam ha una mentalità aperta e tutti hanno un gusto ben definito. Inoltre, mi sono sempre sentito accolto e vedo che hanno un profondo rispetto per tutte le persone con cui lavorano e lo dimostrano in maniera reale rispetto ad altre istituzioni. Non molte aziende che mi chiedono di scattare mi offrono anche uno spazio creativo attraverso cui esprimermi. Odio lavorare per altre persone e raramente lo faccio, ma con Slam Jam è diverso.

Puoi raccontarci come hai trovato l'intera esperienza e la narrazione che si snoda dietro queste immagini?
Sono stato fidanzato fino all'anno scorso e durante questa relazione di 5 anni ho scritto una sceneggiatura per una commedia romantica in cui io e la mia partner ci lasciamo e finisco per innamorarmi di una bambola gonfiabile. Non ho mai girato il film, ma il mio interesse per le bambole gonfiabili e i loro proprietari è sempre stato vivo. Dunque, non vedevo l'ora di lavorare con una bambola. Per questo shooting mi sono ripreso come se fossi un orribile vecchio pervertito, in posa con la mia nuova ragazza.

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Questo progetto con Slam Jam per la collezione CCCP - Fedeli alla Linea è stata davvero l’occasione giusta per esprimerti liberamente. C'è qualcosa che hai scoperto durante la realizzazione di questo progetto e che non ti aspettavi?
Sì, le bambole gonfiabili sono strane e averne una in casa mi ha fatto sentire malissimo con me stesso.

Quali sono i temi che inquadrano il tuo lavoro?
Sono un narratore, il mio lavoro consiste sempre nel raccontare storie mie o quelle di qualcun altro.

​Fotografia di Joshua Gordon
​Fotografia di Joshua Gordon

A questo punto sono curiosa di sapere cosa ti ossessiona, cosa guardi, leggi e da cosa sei ispirato...
Non sto leggendo molto in questo periodo, ma ascolto tanta musica che mi ispira come gli Amnesia Scanner, Basil Kirchin, Ahmed Fakroun, Muslimgauze, Croatian Amor, ovviamente i CCCP e tonnellate di altri. In questo momento sono ispirato dal processo di apprendimento di cose nuove, in particolare dalla musica e sto anche cercando di imparare a suonare il pianoforte.

Il punk ha ancora un posto nella cultura contemporanea?
Sì, ma la parola ‘punk’ non ha più lo stesso significato che aveva in passato, non si tratta più solo di mohawk e di pisciarti addosso in un angolo di Camden. Il punk ora riguarda le tue convinzioni, il modo in cui ti comporti, la tua posizione nei confronti del governo e della società.

Hai ragione, la parola ‘punk’ ha cambiato il suo significato, però la famosa strofa dei CCCP del 1986 “produci, consuma, crepa” è assolutamente attuale. Grazie Joshua, a presto e salutaci la tua bambola.

​Fotografia di Joshua Gordon
​Fotografia di Joshua Gordon
​Fotografia di Joshua Gordon
​Fotografia di Joshua Gordon

Crediti

Testo di Gloria Maria Cappelletti
Fotografia di Joshua Gordon

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