Immagini su gentile concessione di "Class of 2020"

Una fanzine fatta da 100 giovani racconta come la Gen Z sta affrontando il 2020

Il progetto è una piattaforma online e una zine cartacea che raccoglie i lavori di 100 giovani creativi da tutto il mondo, dimostrando la potenza espressiva della nuova generazione.

di Carolina Davalli
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18 settembre 2020, 4:00am

Immagini su gentile concessione di "Class of 2020"

In quest’ultimo anno, fatto di grossi e repentini cambiamenti, spesso non ci si sofferma a riflettere su come una situazione del genere possa ripercuotersi sulla sensibilità delle nuove generazioni. I mesi che abbiamo vissuto ci hanno messo alla prova su innumerevoli fronti, sia politici e sociali che interpersonali e interiori, e non dovrebbe stupire il fatto che una disillusione generale aleggi sull’intera collettività.

Ma questo non vale per la Gen Z, una generazione nata e cresciuta nel bel mezzo di rivolgimenti sociali, crolli politici ed emergenze climatiche, che ha reagito a tutto questo interiorizzando un forte senso di responsabilità e uno slancio verso azioni concrete, decisa a innescare circoli virtuosi che possano affrontare le difficoltà globali. Una generazione “woke”, attenta alla diversità, all’inclusività e radicalmente propositiva.

Un esempio di questa attitudine è l’iniziativa creata da Jasmine Wong, insieme al suo team e alla comunità che ha formato, composta da oltre 100 giovani creativi da tutto il mondo, sotto il comune desiderio di creare uno spazio in cui condividere le proprie visioni del mondo di oggi, attraverso da rogettuali che spaziano dalla fotografia, al filmmaking, all’arte digitale. Così nasce The Class of 2020, una piattaforma digitale e azione benefica divenuta poi zine cartacea, che dà la possibilità ai laureandi (e non solo) di presentare i propri progetti, restituendo l’istantanea di un’intera generazione, con le sue speranze, paure e aspirazioni.

Abbiamo deciso di fare qualche domanda a Wong per sapere di più sul progetto e sui suoi risultati.

Come è nata l’idea di creare l’iniziativa benefica Class Of 2O2O e la zine che ne è seguita?
Class Of 2O2O era qualcosa a cui pensavo da tempo, molto prima che si materializzasse. Volevo creare qualcosa che unisse tre concetti: comunità, beneficenza e creatività. Volevo amplificare la voce della mia generazione. La quarantena è diventata la mia occasione per concretizzare questa idea. Class of 2020 ha dato la possibilità a ogni partecipante di esprimere chi fosse, di fare ricerca all’interno del proprio ambito e di esprimersi come individuo e creativo.

In fase di progettazione era tutto confuso e vago, ma siamo riusciti ad andare molto oltre le mie aspettative. Non avrei mai immaginato di raggiungere un numero simile di giovani, né che questo progetto potesse essere una fonte di ispirazione per altri giovani.

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Nick, Fotografia di Skye Lai

Come è cresciuta la comunità che hai raggiunto e in che modo i partecipanti si sono influenzati l'un l'altro, alimentando il progetto stesso?
Il progetto si è sviluppato in modo incredibilmente organico. La community è cresciuta principalmente attraverso Instagram e passaparola. Tutti si sono sentiti connessi e coinvolti. Volevamo coinvolgere una folla diversificata di giovani da tutto il mondo, e siamo riusciti a raggiungere persone con i background più variegati.

Sebbene i singoli non abbiano interagito molto tra loro, credo che produrre la zine e giustapporre i loro lavori abbia dimostrato che non siamo soli, anche se al tempo, in quarantena, ci siamo sentiti fisicamente isolati. Ti confesso che, a metà progetto, stavo pensando di rinunciare a tutto quanto, ma dopo aver letto le loro interviste e guardato i loro lavori, mi sono ricordata quanto stessi investendo su di loro, il che a sua volta significava che stavo investendo nel nostro futuro come Gen Z.

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Virgo Couture, Fotografia di Lily Burgess

Alla fine del processo di selezione, ti sei resa conto che tutti i progetti, in qualche modo, hanno risposto alla domanda: "Chi vuoi essere nei momenti più difficili?". E tu, come risponderesti?
Ho intravisto questa domanda come leitmotiv dei progetti. Penso che quando il mondo ti sfida, il tuo comportamento, i tuoi pensieri, le tue reazioni sono ciò che definiscono la tua integrità come individuo, specialmente durante i periodi di incertezza. È il momento in cui riveli chi sei veramente. Voglio essere una persona che non si arrende mai. Voglio essere cosciente di me stessa e delle mie capacità, e saperlo dimostrare. Ogni singolo progetto mi ha dimostrato proprio questo, e Class Of 2O2O è il mio tentativo di essere la persona che voglio essere.

Qual è stato il criterio di selezione?
Trattandosi di un'iniziativa nuova e indipendente, all'inizio non avevamo un pubblico o target preciso. Il primo compito che ho assegnato al mio team è stato quello di nominare cinque persone che conoscevano o di cui avevano sentito parlare che fossero interessanti, che avessero qualcosa di importante da dire. Non si trattava di trovare persone con un ampio seguito: volevo anzi dare l'opportunità a chi è meno conosciuto di amplificare la propria voce. Penso che le persone "comuni", o semplicemente quelle più introverse, abbiano tutte qualcosa da dire e un punto di vista unico.

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Jack Latawski Spread, di Jasmine Wong

Questo progetto potrebbe essere percepito come una rappresentazione visiva dei tempi turbolenti che stiamo vivendo, quali sono i sentimenti e gli ideali trasmessi dalla zine? Pensi che, nonostante tutto, esista un raggio di speranza e positività all’interno della Gen Z?
Al 100%. La Gen Z sta facendo del suo meglio per apportare il cambiamento che vuole vedere all’interno di comunità specifiche e della società in generale. A volte è difficile stare sui social media ed essere immersi costantemente in quest'aria di disperazione, ma dall’altra parte, proprio per il fatto di essere dentro un contesto instabile, siamo coscienti di dover agire. Siamo in qualche modo nati avendo già questa responsabilità sulle spalle, e non possiamo permetterci di arrenderci.

Sostenere cause come Covid Relief e BLM sono sempre stati il cuore del progetto, permettendo ai diversi creativi che hanno collaborato di parlarne in modo onesto. In ogni loro intervista o lavoro si vede davvero la loro portata di speranza, nonostante siano stati creati quasi tutti in quarantena, o durante l’emergenza sanitaria. Penso che questa zine proietti un sentimento di ottimismo e un atteggiamento positivo da parte della nostra comunità come Gen Z.

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Muhammad Shai, Fotografia di Gabe Tan e Syed Abdullah Albar

Pensi che l'industria creativa abbia bisogno di più piattaforme e azioni come la tua? Se sì, perché?
Sicuramente, e ne avremmo bisogno sempre di più. Attraverso questo tipo di iniziative, le persone hanno la possibilità di sentirsi parte di una comunità più grande e di condividere idee, opinioni e azioni. Una riforma sociale deve iniziare per forza da una riforma di noi stessi, e anche l'industria creativa deve tenerne conto.

La maggior parte delle volte mi sembra che l’industria creativa sia relegata in una bolla di esclusività, in particolare negli ambienti come la moda, che percepisco come sempre più tossici. Creando comunità come la nostra, dove tutte le persone (non solo quelle tradizionalmente etichettate come “creative”) sono invitate a condividere le loro visioni, si cerca di rimodellare il settore nella sua interezza e plasmare un nuovo tipo di visione del mondo.

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Fotografia di Muhammad Shaiful

Ci sono elementi di particolare affinità o discordanza nel modo in cui i diversi progetti riflettono sul mondo in cui viviamo?
Il filo conduttore dei progetti, oltre al fatto che tutti i partecipanti sono parte della Gen Z, è l’unicità, sia dal punto di vista estetico che di pensiero. L'inclusività è stata un aspetto importante del progetto sin dall'inizio, Volevamo rappresentare al meglio la nostra generazione, e di conseguenza anche tutti i nostri lettori.

Detto questo, non c'erano differenze culturali, sociali e politiche contrastanti, almeno non abbastanza grandi da aver provocato grandi discordanze. Penso che, nell'era dei social media, la nostra generazione abbia più di ogni altra una mentalità globale, aperta e inclusiva. La maggior parte di noi è estremamente curiosa e positiva, sosteniamo la diversità, che si tratti di etnia, sessualità, genere, abilità, ecc. Quindi, anche se sono persone molto diverse, ho notato una comune attitudine alla comprensione verso ciò che è giusto e importante in questo momento storico.

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Fotografia di Muhammad Shaiful

Quali sono le tue idee rispetto allo spazio digitale e a quello fisico in relazione a un output creativo e di rappresentazione?
Penso che gli spazi digitali e fisici siano totalmente diversi, ma che siano in stretta relazione tra loro. Non possono sostituirsi a vicenda, ma sono l’uno l’alternativa dell’altro: come i pantaloni, non possono sostituire le gonne, ma rimangono comunque una valida opzione. Potrebbero essere fusi insieme, ma manterranno sempre le loro caratteristiche individuali.

Tuttavia, dal punto di vista dell'output, il digitale è un metodo più sostenibile. Dovremmo trarne il massimo per assicurarci di essere al passo con gli sviluppi tecnologici e per non vivere nel passato, consentendo così una maggiore rappresentazione creativa attraverso un misto tra digitale e fisico.

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Fotografia di Lily Burgess

Tutti i ricavati dalla vendita della zine andranno al Covid Relief Fund di GlobalGiving e all'Equal Justice Initiative a sostegno del movimento Black Lives Matter. Quanto è importante la solidarietà all'interno dell'industria creativa?
Mi sono sempre chiesta se gli artisti debbano sentire la responsabilità di parlare o di creare lavori su questioni politiche e sociali. Da parte mia, l’ho sicuramente sentita, ma credo che sia più giusto parlare di “desiderio” piuttosto che di “senso del dovere”. Se l'arte è qualcosa che fornisce potere emotivo, non credo che abbia il dovere di esercitarlo necessariamente. Il modo in cui ci relazioniamo l'un l'altro attraverso l'arte implica spesso un aspetto sociale, e se i giovani creativi hanno opinioni più liberali ciò viene a galla, più o meno intenzionalmente, nel lavoro che svolgono.

La solidarietà è estremamente importante. Ma, visto che ogni persona ha una mentalità propria, è la comprensione comune ciò di cui abbiamo più bisogno.

Puoi acquistare “The Class Of 2020” Charity Zine qui, tutti i ricavati saranno devoluti al Covid Relief Fund di GlobalGiving e all’Equal Justice Initiative del Movimento Black Lives Matter.

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Toyosi Badejo-Okunsoya, curatela di Jasmine Wong
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Luke Harris
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Aundraj Jude, Fotografia di Gabe Tan e Syed Abdullah Albar
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Hajer Zubairu, Fotografia di Jasmine Wong su FaceTime
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Muhammad Shaiful spread, di Jasmine Wong
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Jaiquon Jones-Clarke and Isabela Cortes, Fotografia di Jasmine Wong su FaceTime
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Skye Lai spread, di Jasmine Wong
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Copertina della zine

Crediti

Testo di Carolina Davalli
Immagini su gentile concessione di Class of 2020

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