Memento è il progetto musicale emergente che scaccia le bad vibes invernali

Dalla una cameretta nell'hinterland, all'etichetta milanese sulla cresta dell'onda, vi presentiamo il nuovo pupillo di Venerus.

di i-D Staff
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09 ottobre 2020, 8:10am

Classe 2002, Memento è il nome d’arte di Andrea Bruno, un ragazzo dell’hinterland nord-est di Milano cresciuto a suon di Led Zeppelin e Pink Floyd. Seguendo la sua attitudine naturale, decide di seguire un percorso scolastico a indirizzo musicale, e a 11 anni inizia a studiare chitarra, scoprendo che è quello lo strumento per lui. Così, dalla cameretta passa ai centri sociali, suonando per diversi progetti che gli permettono di costruirsi un’identità artistica sempre più solida e personale. Finché, due anni fa, arriva la svolta: il suo primo brano solista. Così, Non mi manchi apre un nuovo capitolo per Andrea, che da quel momento si chiamerà Memento.

Il nome inizia a farsi largo nella scena, e a giugno 2020 entra nel progetto HANAMI di Asian Fake, un album creato per dare visibilità ad alcuni esponenti della nuova generazione di talenti della musica italiana, contattati attraverso una call to action su Instagram aperta a chiunque, senza limiti di genere o età. E tra i 13 nomi selezionati dalla redazione dell’etichetta, c’era anche Memento, con il brano Non ti conosco. Questa opportunità lo ha portato sotto l’ala di Venerus, a cui molti, non a caso, l’hanno paragonato.

Il suo ultimo singolo, Mollamy, è l’esito di tutto questo percorso, che va a consolidare alcuni dei tratti distintivi di Memento: la delicatezza e la semplicità delle linee vocali, il suono limpido della chitarra che emerge nella produzione di Stefano Iascone e l’attitudine disinvolta e genuina dell’artista. Riprendendo le parole dell’autore, la canzone è “uno scacciapensieri cantato fra sé e sé per allontanare pesantezza e pensieri opprimenti; un dolce capriccio, scritta durante un brutto pomeriggio temporalesco, un po’ di tempo fa.”

Insomma, l’antidoto alle fredde bad vibes dell’inverno, e ne abbiamo parlato direttamente con lui.

Ciao Memento, che cosa fai oggi? E cosa stavi facendo prima di rispondere a queste domande?
Ciao! In questo momento sono a letto a rispondere alle vostre domande. Prima stavo suonando delle cose nuove che ho trovato in giro per l'Internet.

Dove sei cresciuto, e com’è stato crescere dove sei cresciuto?
Sono cresciuto a Brugherio, in provincia di Monza. Ed è sempre stato tutto tranquillo, né frenetico né monotono. A parte qualche amicizia molto stretta, non ho instaurato rapporti solidissimi nella mia città, le relazioni più salde che ho coltivato, e che sto coltivando, gravitano attorno a Monza e dintorni.

Quando e come ti sei avvicinato alla musica?
Sono cresciuto con le influenze della mia famiglia, tra Led Zeppelin e Vibrazioni. Ho scelto di frequentare le scuole medie a indirizzo musicale per studiare chitarra, e ho continuato lungo quel percorso, alternando chitarra classica e acustica. È stato in quel periodo che ho iniziato a sviluppare una modalità di ascolto musicale più personale ed autocentrata, senza però mai abbandonare le influenze che mi hanno formato.

E il nome d’arte “Memento” com’è nato?
Memento, in latino, significa “ricordati”, ma l’ho scelto totalmente a caso, una sera che ero in giro a Milano con degli amici. Mi ci è voluto del tempo per accorgermi di essere una persona molto smemorata, e che forse Memento non era un nome poi così casuale.

Ti ricordi il primo artista che ha avuto un profondo effetto su di te? Quello, o quella, che ti ha fatto dire: ok, io nella vita voglio fare questo!
A dire la verità no, non lo ricordo. Ma so che tra Pink Floyd, Beatles e tutto quello che è entrato nelle orecchie del me bambino, una scintilla è scattata.

L’artwork del tuo nuovo singolo, Mollamy, è molto originale. L’ha disegnato Moyra e rappresenta bene il mood della canzone. Mi racconti come lo avete creato?
Quando io e il mio grafico Michele ci stavamo confrontando per capire come realizzare l’artwork del brano, mi ha fatto vedere i disegni di quest’artista, e li ho trovato subito fighissimi. Non abbiamo seguito regole, solo un flusso creativo. Moyra è riuscita a traslare perfettamente la mia musica sulla superficie del foglio.

Mollamy, invece, com’è che ha visto la luce? Prima o dopo il lockdown?
MOLLAMY è stato ciò che prima mi ha fatto luce in un periodo difficile, e che poi ha finalmente visto la luce dopo il lockdown. Questo brano risale a inizio gennaio 2020 ed è rimasto nel solaio della mia testa un bel po' di tempo, fino a quando non ho deciso di rispolverarlo e tirarlo fuori allo scoperto.

Hai detto che “nasce dalla volontà di illuminare con la musica un periodo faticoso.” Ti va di parlarci un po’ di questo periodo faticoso?
A gennaio 2020 è finita una relazione d’amore molto importante per me, che è poi rinata tempo dopo. Questa rottura mi ha spento la luce, e MOLLAMY mi ha aiutato a riaccenderla.

Con il palco hai dimestichezza, mi sembra di capire. Ci racconti il live più bello di sempre?
La musica mi fa stare bene, e poterla condividere dal vivo ancora di più. Non ho fatto un gran numero di concerti, in realtà, ed è difficile sceglierne uno in particolare. Sicuramente, quello del 5 settembre all'Anfiteatro del Venda, a Padova, è stato speciale. Fare musica circondato dai colli, sotto le stelle, con un sacco di persone sedute sul prato che si godono la tua musica assieme a te è stato magico. Ma il mio live migliore è quello che ancora non ho fatto.

Con chi vorresti suonare a tutti i costi, se potessi scegliere?
Probabilmente tra un paio di mesi ti risponderei con un nome diverso. Oggi, escludendo chi purtroppo non è più su questo pianeta, sceglierei i BROCKHAMPTON, che sono una delle mie influenze più grandi dell'ultimo periodo.

I paragoni con Venerus ti infastidiscono o lusingano? O tutt’e due?
Mi lusingano. Siamo ovviamente due entità diverse, ma considero Vinny uno dei musicisti più forti nel panorama italiano di questo momento, sono quindi onorato di essere paragonato a lui.

Tre musicisti da tenere d’occhio nei prossimi tempi? A parte te, ovviamente.
Tenete gli occhi e sopratutto le orecchie aperte sui miei amici Brividee e Savhesse, non ve ne pentirete.

Dove ti vedi nel 2030?
Non guardo spesso al futuro, preferisco il presente. Nel 2030 spero di far felice me stesso e chi mi sta intorno.

Il paradiso esiste?
Il paradiso esiste solo se ci credi.

Cosa farai domani?
Prenderò un caffè con degli amici, passerò del tempo con la mia ragazza e farò un po' di musica. Solita routine.

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Crediti

Immagini su concessione dell’ufficio stampa

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